Quanti servi in giro per l’Italia

di Nello Ajello

La libertà, ammoniva Cicerone nel De republica «non consiste nell’avere un buon padrone, ma nel non averne affatto». Per attribuire il giusto peso alla differenza, è istruttivo il caso Italia all’inizio di questo XXI secolo (a patto, s’intende, di dubitare che il padrone sia buono). Il lettore capirà senza sforzo di cosa stiamo parlando. Per arricchirne le meditazioni, si può suggerirgli il volume di Maurizio Viroli, La libertà dei servi (Laterza, pagg. 144, euro 15).

L’autore, docente di teoria politica a Princeton, veste da sempre, con successo, l’abito dello storico dei fatti italiani. Qui, inclinando al gusto del pamphlet, lo fa con molta efficacia. Ci si trova a sfogliare un vademecum delle recenti vicende italiane: i materiali di cronaca sono presentati in una versione culturalizzata che li rende appassionanti.

Gli scrittori che Viroli chiama a sorreggere la sua narrazione vanno da Tacito e Plutarco, passando per Machiavelli, Goldoni e Baldassarre Castiglione, Gioberti e Mazzini, fino a Calamandrei, Salvemini, Sylos Labini, Bobbio o Sartori.…

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Annus horribilis

di Carlo Bersani

Una scrittura senza sorprese fa un libro senza sorprese. E’ questo che viene in mente leggendo l’ultimo lavoro di Giorgio Bocca edito da Feltrinelli (Annus horribilis, 158 pp.). Del resto è un vecchio problema del giornalismo italiano: salvo rarissime eccezioni, non brilla né per rigore analitico, né per spirito della complessità (e visto che la vita è sempre complessa, cioè ricca, chissà che non sia anche per questo che agli Italiani i giornali non piacciono). Non che Annus horribilis sia scritto male, tutt’altro: la pagina scivola bene e velocemente, l’asprezza di chi conosce la condizione del reduce, e forse si sente tale, ha non poco di nobile. L’indignazione è reale: più che condivisibile, contagiosa.

Inoltre, dei temi che Bocca mette sul tappeto non ce n’è uno che non sia fondamentale. Tento un catalogo, necessariamente incompleto: l’inclinazione al trasformismo (ad esempio, di Fini, pp. 6-7); la centralità del fascismo nella storia d’Italia (“perché il fascismo è una tentazione perenne degli italiani, come una traccia di sottofondo …?”,…

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Il sultanato

di Giovanni Bianco

Giovanni Sartori, uno dei massimi studiosi della politica del nostro tempo, ha raccolto in un nuovo volume (il quinto) i suoi editoriali editi sul “Corriere della sera” tra il 2006 ed il 2008 (“Il sultanato”, laterza, 2009).
Il tema fondamentale dell’opera è, come l’insigne studioso chiarisce nella prefazione all’opera, l’involuzione del sistema pluralistico italiano e la reale consistenza delle “intenzioni dittatoriali” del Cavaliere.
Al riguardo l’autore è cauto: il sostantivo “”dittatura” non deve essere usato a vanvera. Proprio e anche perchè le vere dittature sono, quando davvero ci sono, regimi orrendi, il termine va utilizzato con cognizione di causa”(p.V).
Tuttavia, si cerca di mettere a fuoco la fisionomia autoritaria della maggioranza al governo,giungendo a conclusioni preoccupate e fortemente critiche.

Sartori intende riferirsi al concetto di contemporaneo di dittatura, a quello che si è affermato nel ventesimo secolo, alla “dittatura sovrana”, per riprendere il lessico schmittiano (v.C.Schmitt,Die Diktatur, Berlin,1921), e non alla nozione romana, di “dittatura commissaria”(v. C.Schmitt, op.cit.,…

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