Un 25 aprile per la libertà di dissentire

di Luciana Cimino

La coincidenza dell’approvazione del decreto sicurezza a 24 ore dalla Festa della Liberazione ha tolto la patina di ricorrenza alla data. Gli appuntamenti del 25 aprile quest’anno sono diventati una chiamata alla mobilitazione contro la repressione e le tentazioni autoritarie del governo, di cui l’ultimo pacchetto securitario è l’epifenomeno. Oltre agli appuntamenti istituzionali, si terranno cortei per la difesa della Costituzione dai tentativi di modifica delle destre, dopo l’assalto fermato con il No al referendum sulla giustizia.

«DAI PALCHI della Liberazione partirà un appello a tutti i partiti e i movimenti antifascisti per difendere il valore costituzionale del dissenso, perché c’è una cultura trasversale che giustifica la repressione, pensiamo non solo ai decreti sicurezza ma anche al ddl antisemitismo», ha spiegato Luciano Cerasa che oggi prenderà la parola a Roma per i No Kings. Nella Capitale (dove giovedì notte è stato appeso dai neofascisti lo striscione «Partigiano infame») saranno quattro le manifestazioni: alle 10.30 è previsto il corteo dell’Associazione nazionale partigiani da Porta San Paolo. I collettivi studenteschi Cambiare Rotta e Osa si sono dati appuntamento alle 8.30 davanti alla sede della Fao.

Nel pomeriggio corteo anche a Primavalle e al Quarticciolo, il quartiere di Roma Est che il Viminale ha militarizzato con il decreto Caivano. Movimenti e reti sociali capitolini invitano a partecipare per stare «dalla parte giusta della storia»: «Le élite trattano territori e vite come proprietà privata mentre i diritti conquistati con la Resistenza vengono messi in discussione. Dalla Palestina all’Ucraina la guerra – spiegano gli organizzatori – si normalizza, anche in Italia c’è un’accelerazione delle politiche securitarie e del modello fondato su disuguaglianze sociali, controllo e nazionalismo».

A NAPOLI, dopo la lettura della Costituzione al largo Berlinguer di Anpi, Cgil, Cisl e Uil, partirà il corteo No Kings da Porta Capuana per esprimere «la contrarietà al decreto sicurezza e chiedere lo scioglimento delle formazioni neofasciste». A Bologna, oltre alla tradizionale festa antifascista del Pratello, ci sarà un corteo che partirà da piazza dell’Unità alle 10 con lo slogan «Resistenza contro guerra, imperialismo e governo Meloni».

A Milano, dopo le polemiche della comunità ebraica cittadina, l’appuntamento per il corteo è a corso Venezia alle 14. Ha confermato la partecipazione, trascinandosi gli attacchi della destra, anche Forza Italia Giovani Lombardia per «rispetto istituzionale»: «Saremo presenti con orgoglio, la memoria deve essere patrimonio condiviso». Mentre, anche quest’anno, alcuni sindaci di centrodestra hanno preferito vietare le piazze per le celebrazioni.

A SENIGALLIA l’amministrazione comunale ha preferito concedere il Foro Annonario a una fiera di moto. «Nonostante lo schiaffo gravissimo del comune, non cambia la voglia di festeggiare la Liberazione», ha commentato l’Anpi locale. A Piombino le sinistre non parteciperanno alla cerimonia istituzionale in solidarietà con l’associazione nazionale partigiani, alla quale il primo cittadino di Fdi non ha permesso di parlare. «È una decisione sofferta – ha spiegato Avs – che nasce da una valutazione politica e morale: il 25 aprile non può essere svuotato dai contenuti antifascisti». A Trieste è stata la questura a spostare la manifestazione di Trieste Antifascista e Global Sumud Italia Fvg dalla risiera di San Sabba, campo di concentramento in suolo italiano, a uno slargo in prossimità: «Vorremmo che ci fosse una marea umana che chiedesse le dimissioni del governo», hanno detto gli organizzatori.

Le conquiste civili ottenute con la Liberazione «vengono messe in discussione da un barbaro ritorno della guerra, dei nazionalismi e dei fascismi», ha scritto l’Anpi nazionale. Ci sono però gli anticorpi: «Le grandi manifestazioni contro il genocidio di Gaza, il voto referendario a difesa dello stato di diritto, una nuova generazione protagonista che chiede giustizia sociale».

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