Referendum 2026, Bachelet: “La vera intenzione non è la terzietà ma colpire i magistrati”

di Flavia Amabile

Giovanni Bachelet, presidente del comitato “Società civile per il No”, sono le ultime ore della campagna per il referendum. Pronostici?

«I sondaggi e i pronostici li lasciamo fare agli altri, noi in queste ore ci stiamo dedicando con tutte le nostre forze a convincere gli ultimi incerti. Penso e spero che vinceremo ma siamo noi quelli che spingono i sondaggi non sono i sondaggi che spingono noi».

Qual è stato il momento peggiore di questa campagna?

«Dal punto dei pronostici l’inizio, quando il divario tra il No e il Sì era di una decina di punti percentuali. Dal punto di vista del contenuto delle gaffe e delle cadute di stile ce ne sono state tante. Penso che siano dovute alla volontà di distrarre noi cittadini dal merito della questione. Gli insulti che ci sono stati mi sembrano gravi ma mi sembra ancora più grave che il governo attacchi il Csm e i giudici. Il potere esecutivo dovrebbe lasciare ai contendenti la gara senza prendersela con altri organi autonomi dello Stato per evitare conflitti che costringono poi il presidente della Repubblica a intervenire».

E il momento migliore?

«Abbiamo condiviso con tante persone, una nuova stagione di educazione civica. La bestia nera di questo governo è il fatto che chi vince non può fare tutto ma la Costituzione dice in modo chiaro nell’articolo 1 che esistono dei limiti al potere e nell’articolo 2 specifica che le persone sono titolari di diritti inviolabili. Questo vuol dire che essere nati in un Paese dell’Africa non rende qualcuno meno titolare di diritti. Il ruolo di una magistratura indipendente è proprio quello di garantire la tutela dei più fragili».

Un principio a cui non tutti credono nel centrosinistra. Ci sarà anche chi voterà Sì nel Pd.

«Nel Pd saranno pochissimi. Secondo gli ultimi sondaggi sono calati di 4-5 volte. Uno degli effetti della nostra campagna è stato proprio riuscire a far capire le ragioni del No a chi si riconosce nel centrosinistra e avrebbe voluto votare il Sì».

Come ci siete riusciti?

«Abbiamo spiegato, per esempio, che questo testo è identico a quello uscito dal consiglio dei ministri perché il governo ha chiesto alla maggioranza di ritirare gli emendamenti. La maggioranza ha accettato con un grave atto di sottomissione del potere legislativo al potere esecutivo. Sia a destra che a sinistra c’è sempre stata una minoranza favorevole alla separazione delle carriere o decisa a mettere un dito nell’occhio dei magistrati per delegittimare un’intera categoria. In passato questa minoranza ha provato più volte a presentare una riforma in questo senso ma non sono mai riusciti ad arrivare fino in fondo. In ogni caso la separazione completa si può fare con legge ordinaria, non è necessaria una riforma costituzionale, lo stabilisce la sentenza 37 del 2000 della Corte allora presieduta da Vassalli».

Dal fronte del Sì elencano tutte le volte che nel centrosinistra ci si è detti favorevoli alla separazione delle carriere e vi accusano di aver cambiato idea solo perché avete trasformato il referendum in un voto contro il governo.

«Una leggenda metropolitana. La separazione delle carriere non è mai stata inserita all’interno dei programmi di un partito di centrosinistra e comunque non si realizza nemmeno con questa riforma. Come è una leggenda metropolitana il fatto che le carriere sono separate in tutta Europa o che i pm abbiano un’influenza sui giudici. Basterebbe controllare e si scoprirebbe che nulla di tutto questo è vero. Si pensa che l’elettore abbia l’età mentale di un bambino di dieci anni».

Chi vota Sì lo fa anche perché ci sono state sentenze che si sono rivelate errori clamorosi a partire dal caso Tortora ma nessuna sanzione nei confronti dei giudici che hanno sbagliato.

«Gli errori giudiziari sono previsti dallo stato di diritto: esistono il ricorso in appello e poi anche in Cassazione. La giustizia giusta non è quella di chi indovina il colpevole al primo colpo ma quella che prevede la possibilità di un errore e garantisce il diritto dell’imputato di provare la propria innocenza anche dopo una prima sentenza di condanna. Il problema sono i tempi del processo ma per accorciarli non serve una riforma costituzionale, bisogna aumentare le risorse a disposizione dei tribunali».

Il sorteggio è una misura di garanzia contro le correnti che condizionano il Csm affermano i sostenitori del Sì. Che ne pensa?

«C’è sempre stata un’insofferenza dell’estrema destra nei confronti di magistrati che non siano funzionari che non devono rompere le scatole alla politica. Questa non è l’idea dei costituenti né di chi vuole fermare questa riforma».

Ma il sistema sanzionatorio attuale funziona oppure no, secondo lei?

«Funziona. E il ministro Nordio che sostiene che non ci sia una sezione disciplinare adeguata in realtà è il migliore testimonial della bontà del sistema visto che non ha impugnato quasi nulla da quando è ministro».

I toni da parte di alcuni sostenitori del Sì a volte sono andati oltre le righe. La capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi che afferma che con il Sì, si tolgono di mezzo i giudici o il ministro Nordio che ha definito paramafiose le nomine del Csm. Come risponde?

«Non rispondo. Per noi sono un aiuto perché chi pronuncia parole come queste dimostra la vera intenzione di questa riforma, ovvero non ottenere la terzietà del giudice ma una battaglia per togliere di mezzo i magistrati».

(lastampa.it , 20 marzo 2026)

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