Pandemie mediali

di Nicola Zamperini

Cosa ricorderemo, tra qualche anno, della pandemia da Covid-19? Sicuramente l’emergenza sanitaria planetaria, rappresentata da alcune immagini simbolo: il «momento di preghiera straordinario», celebrato da solo da papa Francesco, il 27 marzo 2020, sul sagrato di una piazza San Pietro spettrale; i camion di Bergamo; le strade deserte delle grandi città. Ma ricorderemo anche un’altrettanto rilevante e pervasiva «infodemia» che ha contagiato il discorso pubblico, con rapidità sconcertante. Tutto questo è avvenuto a ogni livello, per ciascun tipo di media e di network, a ogni latitudine e in diversi ecosistemi informativi. Dalla sua comparsa, il virus si comporta come una sorta di reagente che mette alla prova costrutti e abitudini culturali, che vanno poi analizzati alla luce del passaggio pandemico.

Risulta dunque preziosa questa raccolta di saggi, a cura di Vania De Luca e Marica Spalletta, che mette in fila «potenzialità e criticità che la pandemia mediale ha contribuito a far emergere». Il testo prende in esame in maniera analitica molti ambiti e si offre come una cassetta degli attrezzi teorica, e non solo, per affrontare il post-pandemia. Dal contesto alla narrazione della crisi, dalla copertura mediale alle scelte linguistiche e alle metafore di guerra, i saggi mettono a punto una sorta di catalogo di temi e comportamenti sui quali il virus ha portato i suoi effetti di reagente socioculturale. Come scrive Vania De Luca, «potrebbe essere l’occasione per un esame di coscienza planetario, davanti a un virus che minaccia non solo le singole persone, ma anche l’organismo sociale». Ed è fin troppo evidente che i media hanno una colossale responsabilità e un’enorme opportunità.

In questo senso appare interessante il confronto tra i bisogni informativi di servizio espressi dai cittadini e la risposta emotiva proposta dai media. Mentre la gente, a ridosso del primo lockdown, cercava su Google «mascherine», «Trenitalia» e «supermercati», nelle notizie la parola «paura» compariva «51.300 volte il 24 gennaio, 71.400 volte il 27 gennaio, 126.000 volte il 3 febbraio». C’è da aggiungere che, se da un lato il pubblico è stato sommerso da valanghe di numeri, dall’altro il commento degli esperti non sempre è stato efficace. Insomma, spesso «è mancato il filtro giornalistico, divulgativo».

Difficoltà inedite, derivanti da una proliferazione massiccia di notizie manipolatorie e false, per lo più nello spazio digitale, hanno complicato lo scenario. Una sfida che i giornalisti devono accettare per riaffermare il «ruolo di intermediazione professionale, eticamente orientata, della ricostruzione della realtà, oggi minacciata alle fondamenta dalla scalata ostile del newsfaking», come scrivono Lorenzo Ugolini e Fabio Ciammella.

Questo libro è un’operazione di curatela che scommette anche su percorsi di lettura, e dunque di analisi, ulteriori.   

Recensione a Vania De Luca- Marica Spaletta, Pandemie mediali. Narrazioni, socializzazioni e contaminazioni del mediavirus, Aracne, Roma, 2020

(laciviltacattolica.it , 17 aprile 2021)

 

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