Massimo Troisi

di Tonio Dell’Olio

Se la recitazione è finzione, quella di Massimo Troisi è stata autentica, autentica finzione. Perché appariva del tutto spontanea, quasi istintiva, disarmata e, perciò, disarmante. L’impaccio, l’incedere incerto del linguaggio, lo sguardo da bambino che ha rubato la marmellata, l’interrogativo solo apparentemente ingenuo, la ribellione a un complesso di inferiorità che non diventava mai liberazione. Si direbbe tutt’altro che una maschera. E invece è stato il grande inventore di una maschera il cui idioma era sconosciuto e misterioso a molti ma che tutti comprendevano sorprendentemente e che tutti confermavano con una risata. Perché in verità c’è sempre un Massimo Troisi nascosto dentro ciascuno di noi. Inconfessato e non identificato del tutto ma assolutamente presente. E quell’attore riusciva a dare vita a un processo di identificazione in cui godevamo delle nostre stesse piccole conquiste, dei nostri sotterfugi celati, delle incertezze grottesche. No, non era un nuovo Totò, come qualcuno ha azzardato. Apparteneva piuttosto a un’altra specie. Quella che aggrotta le sopracciglia o spalanca gli occhi per questioni quotidiane che hanno il peso specifico della vita. Per questo non finiremo mai di ringraziarlo. Per quella filosofia scritta con il corpo e con parole che non sarebbero mai entrate in un testo di filosofia esistenziale.

(mosaicodipace.it, 17 febbraio 2023)

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