Le opposizioni: “Non c’è spazio in Parlamento per i suprematisti”

di Luciana Cimino

Casapound contro i parlamentari: «L’antifascismo è una mafia»

«Matteotti sta bene dove sta». Se qualcuno pensava che in vista di un appuntamento nelle istituzioni i fascisti del terzo millennio avrebbero rinunciato al folklore macabro si è dovuto ricredere subito. Il portavoce di Casapound Luca Marsella, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, l’ex esponente di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti, sapevano che le opposizioni avrebbero bloccato l’evento sulla remigrazione e non si sono fatti cogliere impreparati: davanti a Montecitorio hanno esposto striscioni e bandiere del comitato Rer (Remigrazione e Riconquista) e scandito cori contro gli antifascisti. «Vergogna, parlamentari mafiosi», urlavano in favore di telecamera.

All’interno, intanto, Avs, Pd e M5S occupavano la salette delle conferenze stampa cantando Bella Ciao intorno all’ardimentoso deputato leghista Domenico Furgiuele che aveva richiesto la sala per il Rer. «Nelle istituzioni non c’è spazio per i neofascisti», dicono gli esponenti del centro sinistra, chi con il fazzoletto dei partigiani al collo, chi con la spilla della Resistenza, chi brandisce una Costituzione. Il deputato Pd Nico Stumpo fa risuonare al telefono Fischia il vento, il rossoverde Bonelli gli chiede provocatorio: «Lo capisci che portare qua naziskin e neofascisti è un oltraggio?».

Al dem Gianni Cuperlo tocca la lezione di storia: «Siamo qui in modo assolutamente pacifico ma la volontà di far rispettare le regole che non di una parte, ma della Costituzione», esordisce, ricordando poi le vittime e le responsabilità del regime fascista nella guerra e nell’Olocausto. «Chi nega quelle responsabilità dentro il Parlamento non ha il diritto di entrare», dice chiaro. «Nella settimana del Giorno della Memoria arrivano gli skinhead: non sono opinioni, sono crimini», attacca il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi.

Furgiuele replica con veemenza, gli scappa il segno della Decina Mas tra le urla dei deputati antifascisti. «Siete della Ztl», dice a mo’ di insulto. «Io sto sul Raccordo anulare, mentre quelli di CasaPound stanno a spese nostre da una vita qui a Roma», la risposta veloce del senatore Filippo Sensi. Poi Furgiuele si avvicina ai giornalisti per denunciare che i «veri antidemocratici» sono quelli che hanno bloccato l’iniziativa.

Dunque anche il presidente della Camera, il leghista Fontana? «Questo lo dite voi!», replica ai cronisti che gli fanno notare che l’ordine è partito dall’alto. Con la riga nera di lato laccata e l’intercalare tipico della sua zona («La verità», dice all’inizio e alla fine di ogni sua frase), va avanti e indietro tra l’esterno e l’interno di Montecitorio. Non si arrende: i camerati devono entrare in Parlamento, anche solo simbolicamente, varcando l’ingresso del Transatlantico. Li porta quindi a un ingresso laterale ma anche li vengono respinti: eccezionalmente i deputati non possono portare nessun ospite. La Camera è chiusa all’esterno, cosa che accade di rado.

Le opposizioni cantano vittoria: «Abbiamo tenuto fuori i fascisti dalla casa della democrazia». E chiedono che venga modificato il regolamento interno della Camera per «escludere l’ospitalità a gruppi che si richiamano all’ideologia fascista, come quelli che predicano la remigrazione e che praticano la violenza», spiega Avs. Ma i fascisti del terzo millennio non retrocedono, sanno di aver le coperture dentro il palazzo. La lega si propone di organizzare un altro appuntamento, lo stesso fa l’ex generale Vannacci. E Marsella, allontanando da Piazza Colonna rivendica: «Gli italiani sono con noi, l’antifascismo è una malattia mentale, è mafia».

(ilmanifesto.it, 31 gennaio 2026)

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