Il nuovo partito di Di Maio alla prova dei territori

di  Giuliano Santoro

«Sono grato a Luigi Di Maio per essere un uomo di integrità» gli auguri al ministro degli esteri per la sua nuova avventura politica arrivano anche dal suo omologo ucraino Dmytro Kuleba. Di Maio ha cercato in tutti i modi di infiocchettare la sua scissione con i galloni delle relazioni diplomatiche e degli equilibri internazionali ma già da subito è cominciato il lavoro del pallottoliere.

A COMINCIARE dal parlamento. L’uomo-macchina della nuova struttura è il presidente della commissione Ue Sergio Battelli. Ieri, prima delle comunicazioni di Draghi a Montecitorio, Roberto Fico ha annunciato la nascita del gruppo: conta 51 deputati, molti di più di quanti erano stati messi in conto dai 5 Stelle rimasti con Giuseppe Conte e dovrebbe essere presieduto da Vincenzo Spadafora. Cioè colui il quale già da tempo, da prima che Di Maio venisse allo scoperto, cannoneggiava la leadership e sottolineava gli inciampi del nuovo corso. Al Senato fino a ieri mattina si contavano 11 adesioni. Però ci ha già ripensato ed è tornato alla casa madre Emiliano Fenu, eletto in Sardegna e alla prima legislatura. A Palazzo Madama, dove per formare un gruppo occorre un simbolo che abbia partecipato alle ultime elezioni, i dimaiani starebbero chiudendo l’accordo per l’utilizzo del simbolo di Centro democratico con Bruno Tabacci.

DI MAIO HA DETTO che vorrebbe partire dal rapporto coi sindaci. Ha avviato colloqui con quelo di Milano, Beppe Sala, profilo moderato di centrosinistra con tendenze ambientaliste che farebbe al caso suo. Si prospetta anche il gran recupero di Federico Pizzarotti, ex sindaco di Parma in cerca di collocazione in vista delle prossime elezioni. Sul versante di centrodestra, si parla di rapporti con il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, fondatore con Giovanni Toti di Coraggio Italia. Manda segnali di interesse persino il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in passato protagonista di attacchi coloriti all’ex capo politico grillino e adesso interessato al suo profilo di «riformista».

IL NOME SCELTO da Di Maio risuona nei territori: il blog dell’esperto di simboli elettorali Gabriele Maestri segnala sul suo blog che solo negli ultimi quattro anni risulta che il marchio «Insieme per il futuro» sia stato utilizzato cinquanta volte in diverse elezioni locali. «Quando ci chiedono di creare il nome di una nuova forza politica, che sia un partito o una piccola lista comunale – dice Giovanni Sasso, direttore creativo dell’agenzia Proforma – la prima cosa che facciamo è scartare due sostantivi, perché così tanto sentiti e utilizzati in passato che hanno ormai perso ogni potere evocativo, diventando irreversibilmente vuoti e retorici. I due sostantivi sono ‘insieme’ e ‘futuro’».

SARÀ INTERESSANTE capire gli eletti nei comuni e nelle regioni de M5S come si collocheranno. I primi segnali arrivano dal sud. Sul fronte caldo della Sicilia, la regione più prossima alle grandi manovre per rinnovare l’assemblea regionale, Di Maio ha fatto pochi proseliti, anzi nessuno. I quindici eletti all’Ars rimangono nel M5S. Resta anche Giancarlo Cancelleri, sottosegretario alle infrastrutture e già due volte candidato alla presidenza considerato in passato vicino a Di Maio. «Il mio impegno, i miei valori, le idee per le quali sono politicamente attivo e che oggi mi permettono di rappresentare tanti cittadini hanno un logo e un nome: M5S», dice Cancelleri. Anche nel Lazio, regione emblematica dell’alleanza col Pd nella quale il M5S esprime due assessore, i pentastellati restano tutti al loro posto. A cominciare da Roberta Lombardi, che biasima chi ha creduto «nella narrazione personale e autoreferenziale di un singolo individuo». In Campania, invece, il gruppo regionale è destinato a scindersi: seguirà Di Maio la fedelissima Valeria Ciarambino. Si spaccherà anche la pattuglia di sei eletti al consiglio comunale di Napoli: in tre dovrebbero passare con i futuristi del ministro degli esteri.

INFINE, DALLA delegazione dei 5 Stelle al parlamento europeo escono Chiara Gemma e Daniela Rondinelli. Gli eletti a Bruxelles nel 2019 erano quattordici. Adesso, tra abbandoni e rotture, restano in cinque.

(ilmanifesto.it , 23 giugno 2022)

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