Giustizia, via al comitato del No. E spunta la raccolta delle firme
di Michele Gambirasi
È ufficialmente nato il comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, il secondo dopo quello dell’Associazione nazionale magistrati. Presentato ieri, la formazione è presieduta da Giovanni Bachelet ed è composto da Cgil, Arci, Anpi, Acli, Libera e decine di altre associazioni. L’idea è che, accanto alla campagna dei magistrati che hanno promesso di non voler politicizzare la questione (come anche il governo del resto), in seno al nuovo comitato si promuova l’idea che la riforma sia dannosa in primo luogo per i cittadini. «Vota No per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia» è lo slogan scelto.
LA LINEA DELL’ESECUTIVO d’altronde è chiara: andate a votare contro i giudici. «Sono i cittadini ad avere il maggiore interesse a essere garantiti da una magistratura autonoma e indipendente da tutti, a partire dal governo pro tempore», ha detto Bachelet, «oltretutto, la legge Nordio non migliora in nulla la qualità del servizio della giustizia: non aumenta gli organici, non riduce i tempi del processo, non stabilizza le migliaia di lavoratrici e lavoratori precari del settore, non aumenta, anzi riduce, le garanzie per le persone». «Le riforme hanno un solo obiettivo: concentrare, accentrare e verticalizzare il potere nelle mani dell’esecutivo. Fermare la legge Nordio, fermare questo disegno» ha aggiunto il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. La prima forzatura è stata l’iter parlamentare della legge, varata dal governo e passata per quattro letture senza che una virgola venisse cambiata. La seconda starebbe nei tempi della consultazione, che il governo intenderebbe accelerare.
IL BLITZ DEL GOVERNO, però, è destinato a fallire. L’intenzione era quella di emanare un decreto entro la fine dell’anno, il 22 o il 29 dicembre. Poi l’indizione spetta al presidente della Repubblica. Obiettivo: andare alle urne il prima possibile, nella prima metà di marzo, per bruciare sul tempo la campagna per il No e approfittare del margine offerto dai sondaggi, che al momento danno il Sì una decina di punti in vantaggio.
Nordio e Meloni, però, dovranno attendere: è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale l’annuncio che quindici cittadini, muniti di certificato elettorale, venerdì si sono recati in Cassazione manifestando la volontà di raccogliere 500mila firme per promuovere il referendum. Ciò comporta che andrà lasciato loro il tempo stabilito per legge: sono novanta giorni dall’approvazione in Parlamento, datata 30 ottobre. Per cui fino al 30 gennaio si dovrà aspettare, permettendo ai quindici volenterosi di cercare di riempire i moduli. Dopodiché, devono trascorrere tra i 50 e i 70 giorni, e si è arrivati a fine marzo, anche aprile. Certo, il governo potrebbe cercare in ogni caso la forzatura e decidere da qui a dieci giorni: a quel punto però i quindici potrebbero sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta. Non il massimo per un avvio di campagna referendaria.
L’INIZIATIVA non è stata promossa dal neonato Comitato, in ragione del fatto che, hanno spiegato ieri, la scelta è stata quella di concentrarsi in primo luogo sulla creazione della formazione per entrare nel vivo della campagna. Ma lo slancio è comunque buona cosa: «Che nascano cento fiori» ha risposto Bachelet sollecitato sulla possibilità che qualcuno si recasse in tribunale. L’aria che si respira è ottimista: di rimonte, si è ricordato, già ce ne sono state (da ultimo il referendum del 2016 promosso dal governo Renzi, contro cui si oppose anche la Cgil), e anche pallottoliere alla mano l’impresa non è impossibile. «Se tornano a votare tutti quelli del referendum di giugno, possiamo vincere» il ragionamento, in forza della mancanza del quorum.
IL FRONTE DEL NO inizierà ufficialmente la propria campagna il 10 gennaio, data in cui è prevista la prima assemblea. Sul versante del Sì, invece, ogni momento è buono per ribadire le proprie ragioni, sempre squisitamente «di merito», come sarebbe l’ordine di scuderia impartito dalla maggioranza. Ieri la vicesindaca forzista di Casal di Principe, Martina Natale, ha colto l’occasione nel giorno del suo matrimonio: al Sì «finché morte non vi separi», ha voluto aggiungere all’altare anche un «Sì alla riforma della giustizia, a una giustizia davvero giusta e uguale per tutti». All’uscita dalla chiesa è stata accolta dai ragazzi della giovanile con cartelli di slogan.
(ilmanifesto.it .21 dicembre 2025)

