Chiesa, lo strappo dei lefebvriani. E arriva la scomunica
di Paolo Rodari
Il rito come un sudario, un panno che a
vvolge, protegge e nello stesso tempo separa non solo da Dio ma anche dal mondo. Ieri a Écône, in Svizzera, nella francofona Valle del Rodano, i lefebvriani hanno sancito la fuoriuscita dalla comunione con Roma con l’ordinazione, in diretta social, di quattro vescovi attraverso il rito antico, in latino e spalle al popolo, in vigore fino alla metà dello scorso secolo. Un rito di separazione, che non a caso ha sancito per la comunità ultratradizionalista fondata da Marcel Lefebvre la scomunica “latae sententiae”, la pena canonica in cui si incorre automaticamente per il solo fatto di aver commesso un delitto.
Un rito, ancora, che il venerdì santo contempla la preghiera “pro perfidis Judaeis”, per gli ebrei infedeli che, non a caso, i lefebvriani considerano da convertire in scia al più vetusto dei proselitismi.
TUTTO IERI SEMBRAVA immobile, fermo a prima del Concilio Vaticano II, l’assise che negli anni Sessanta ha traghettato la Chiesa verso la modernità, una grande onta per i lefebvriani. I sacerdoti, vestiti con la lunga talare nera sotto l’abito talare, in processione in fila per due. Le suore, dimesse, tutte alla destra dell’altare. Le donne sparse fra i fedeli con il velo muliebre a coprire il capo, in segno di «sottomissione a Cristo». E, ancora, i seminaristi con la tonsura, alcune ciocche di capelli tagliate quale segno di entrata ufficiale nello stato clericale.
OGNI MOVIMENTO risponde a disposizione precise, così anche le parole danno significato al momento: «Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà», ha detto il superiore della Fraternità San Pio X (così si chiamano i lefebvriani in onore del Papa che incarnò la battaglia contro il modernismo), don Davide Pagliarani, confermando che, a suo avviso, il tradimento ha avuto luogo a Roma e non ad Écône.
NON TUTTA LA GALASSIA conservatrice del cattolicesimo si rifà ai lefebvriani, ovviamente. Eppure, non sono una sparuta minoranza coloro che, anche fra preti e vescovi, sentono un’affinità col loro sentire, con la condanna verso le aperture su liturgia, dialogo ecumenico ed interreligioso. Lefebvre scappò dalla Francia perché ritenne la neutralità svizzera una garanzia di libertà. E in effetti, ad Écône, hanno sempre avuto possibilità di movimento ed espressione, fino a divenire un punto di riferimento per chi, non solo nel cattolicesimo ma più in generale nel cristianesimo, percepisce Roma vieppiù lontana dalla dottrina di sempre. Difficile, ad esempio, non sentire un’assonanza fra le critiche alla modernità dei lefebvriani e le parole in merito pronunciate a più riprese dal cardinale statunitense Raymond Burke, per anni “l’anti-Bergoglio”.
MA C’È DI PIÙ. I punti di contatto sono anche con parte del mondo politico più schierato su posizioni sovraniste ed anti-globaliste. Figure vicine a Donald Trump hanno teorizzato l’esistenza di un Deep State (Stato profondo) che manipola la politica. Ed insieme, l’esistenza di una Deep Church (Chiesa profonda) che avrebbe tradito la dottrina cattolica a favore proprio dell’agenda globalista. Una posizione che i lefebvriani condividono manifestando sintonia, ad esempio, con il cattolicesimo del vicepresidente statunitense, JD Vance, che proprio in queste ore ha respinto le critiche di Leone alla stretta sull’immigrazione voluta da Washington affermando di non condividere la posizione del Vaticano che ritiene «problematica».
Negli Stati Uniti esiste una potente rete di media cattolici conservatori (con canali YouTube, podcast e blog di grande seguito) che, pur non essendo formalmente lefebvriani, promuovono costantemente i loro contenuti. E poi ci sono i giovani del movimento della cosiddetta Alt-Right (destra alternativa) che utilizzano l’estetica lefebvriana (i canti gregoriani e i simboli delle crociate sui social media) per veicolare meme e messaggi politici nazionalisti. La liturgia dei lefebvriani, dunque, vista come una forma estrema e affascinante di ribellione alla modernità e al politicamente corretto.
Oltretevere sono al corrente di tutto, sanno che in diversi potrebbero scegliere l’antico, il vecchio, condannando la Chiesa ufficiale di eresia. Ma il rischio va affrontato fino in fondo, ritengono, senza cedere a compromessi. Anche perché, scomunica a parte, fuori dalla comunione con Roma i lefebvriani si sono messi non da oggi.
(ilmanifesto.it , 1 luglio 2026)

