Tre omelie contro il Führer

di Gian Antonio Stella

Clemens Van Galen scosse le coscienze dei tedeschi. Il 13 luglio 1941, e per altre due settimane, in Vescovo di Münster, da sempre ostile a Hitler, attaccò le politiche naziste.

«La mia testa è a disposizione di vostra maestà, ma non la mia coscienza». L’immenso Clemens von Galen, quell’estate 1941, citava ad esempio l’impavida risposta data nel 1763 da Ernst von Münchhausen a Federico II, l’imperatore che aveva osato chiedere al suo ministro di commettere un’ingiustizia. La citava e la faceva propria, per sfidare Adolf Hitler.

Sapeva bene, l’arcivescovo di Münster, che si stava giocando la pelle: «Nessuno di noi è sicuro, sia esso convinto di essere il più fedele, il più coscienzioso cittadino, sia esso convinto della propria completa innocenza, che un giorno non venga prelevato da casa, privato della propria libertà e rinchiuso nei sotterranei e nei campi di concentramento della polizia segreta. Non mi faccio illusioni: ciò può capitare anche oggi, o un giorno, anche a me.…

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La libertà come alternativa all’ordine globale bloccato

di Francesco Pallante

«Essere dispersi» di Santiago Zabala, pubblicato da Bollati Boringhieri

Uno alla volta, i pur angusti spiragli di ripensamento – dell’economia, della società, dell’ambiente – apertisi con la pandemia vanno tutti richiudendosi su se stessi. Altro che niente sarà più come prima! Come prima, più di prima: è questo il refrain che guida la ripartenza. E, dunque: più sregolatezza economica, più ingiustizie sociali, più sfruttamento dell’ambiente. E, in arrivo con le riforme del fisco, della giustizia e della pubblica amministrazione: meno progressività, meno indipendenza della magistratura, meno imparzialità e controlli. Il tutto, sotto la guida dell’Uomo della Provvidenza, che circondato da un manipolo di fedelissimi cantori dell’ultraliberismo, accentra tutti i poteri nelle proprie mani, imprimendo alla verticalizzazione del sistema istituzionale un’accelerazione da far rimpiangere i fautori della governabilità.

Se poi aggiungiamo che prossimo beneficiario della blindatura del blocco dominante sarà l’alleanza fascio-leghista-berlusconiana che vola nei sondaggi, davvero c’è poco da stare allegri. Un’illuminate spiegazione delle ragioni profonde di questa alleanza, solitamente negata ma che sempre torna a riproporsi, tra poteri tecnici e populismo di destra viene dalla riflessione del filosofo Santiago Zabala dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, che ha da poco dato alle stampe Essere dispersi.

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La follia di Dio. Una teologia dell’incondizionale

di Paolo Cattorini

L’espressione «follia di Dio» è impiegata, in questo libro, nel senso della Prima lettera di San Paolo ai Corinzi (cfr 1 Cor 1,22-25): la follia di Dio è più saggia degli esseri umani e la debolezza di Dio è più forte degli esseri umani. John Caputo, teologo e filosofo statunitense di formazione cattolica, è un noto esponente della cosiddetta «teologia debole o del forse o dell’incondizionale». In essa Dio non è pensato come un principio di potenza, una garanzia materiale di successo mondano, ma come la voce che chiama a operare il bene senza condizioni, accordi contrattuali, vantaggi idolatrici. Dio non «esiste» come la causa efficiente da cui tutto dipende, ma come l’emergere di un appello alla libertà.

Più che «esistere» al modo di una cosa, Dio «insiste» affinché noi, prendendoci cura di chi ha fame, sete, è ignudo, prigioniero, colmiamo ciò che manca al corpo di Dio e completiamo – facciamo «esistere» – ciò che Dio ha consegnato alle nostre deboli mani.…

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Rifiuti Usa

di Tonio dell’Olio

Che dopo 20 anni di “presenza” straniera, le truppe della coalizione abbandonino l’Afghanistan è cosa nota e risaputa, ma in questi giorni circolano alcune immagini che sono diventate l’icona del risultato di quella pluriennale occupazione. È la discarica infinita di rifiuti della base aerea di Bagram, quartier generale delle forze statunitensi. Sono tonnellate di rifiuti e rottami metallici tra i quali la povera gente si aggira alla ricerca di poter recuperare qualcosa da riutilizzare o rivendere. Sembra la vera metafora di una guerra protrattasi tanto a lungo e che ora si lascia alle spalle una scia di rifiuti, ovvero di sporcizia, di tante risorse spese per garantire i 100.000 soldati Usa che sono passati da lì. La situazione sociale e politica, come quella dello smaltimento dei rifiuti, è tutt’altro che risolta. Gruppi armati che hanno rialzato la testa, collaboratori (autisti, traduttori, inservienti) che tremano per gli effetti delle vendette da parte dei fondamentalisti, un governo fantoccio che si aggira su un panorama spettrale come una discarica, gente che fugge, donne che temono ritorsioni a suon di bombe per il solo fatto d’essersi affrancate dalla schiavitù.…

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Il divorzio tra Grillo e Conte

di Franco Monaco

Dunque, è deflagrato il conflitto tra Grillo e Conte. Scontro politico, non personale. In gioco il profilo e il destino del M5S. L’equivalente di un congresso che, considerata la natura del movimento, mai si è fatto né mai si sarebbe potuto fare. Si pensi solo al nulla di fatto dei suoi cosiddetti “stati generali”, cui incredibilmente Grillo ritorna con la sua delirante “retropia”, rimettendosi nelle mani del giovane Casaleggio con il quale aveva rotto traumaticamente solo un paio di mesi fa.

Sarebbe disonesto non riconoscere che il M5S non abbia conosciuto una profonda evoluzione: da movimento protestatario a forza di governo, da euroscettico a europeista, da soggetto velleitariamente autosufficiente a soggetto disponibile (anche troppo, indifferentemente) a stringere alleanze con altri partiti. Conte incarna tale evoluzione. Complessivamente un processo di maturazione imperniato su tre elementi: cultura di governo, politica delle alleanze, scelta di campo. Regredire ai moduli dello stato nascente, prima ancora che sbagliato, mi sembra impossibile. Anche perché la fase è cambiata e, con essa, lo spirito del tempo.…

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Cento anni di sfide aperte

di Francesco Antonelli

Edgar Morin compie cento anni. Quello che, sin troppo facilmente, si potrebbe definire uno degli ultimi maÎtre-à-penser francesi, uno dei divi così ben analizzati in un suo famoso libro del 1957 ma anche l’ultimo esponente dell’Umanesimo, svolta del moderno in cui il sapiente lo era ancora a trecentosessanta gradi. È forse per questo suo essere a cavallo tra Pico della Mirandola e Jean Paul Sartre – dal cui modello, per altro, prese spesso le distanze – che Morin è stato poco considerato nei paesi anglosassoni ma amatissimo in America Latina e in Italia; che gli ha conferito numerose lauree honoris causa e che legge avidamente ogni suo libro, citato – provocatoriamente – da uomini di destra come Sarkozy ma soprattutto dal mondo intellettuale di sinistra. Il quale ha spesso visto in lui una delle alternative culturali alla «geometrica potenza» del pensiero liberale, del razionalismo economicista, della compartimentazione dei saperi. Dunque, di fronte al «fenomeno Morin» e al fatidico anniversario che oggi in molti celebrano, più che mai si impone una lettura non agiografica.…

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L’Africa degli italiani brava gente e dei raid aerei all’iprite

Raffaele J. Salinari

Addio ad Angelo Del Boca. È morto il più grande storico del «nostro» colonialismo. Denunciò la guerra Nato in Libia e i campi di concentramento per migranti

Ci ha lasciato Angelo Del Boca, la coscienza critica del colonialismo degli «italiani brava gente». Nato a Novara il 23 maggio del 1925; il padre aveva combattuto come fante nella prima battaglia dell’Isonzo durante la Grande Guerra e dunque già da piccolissimo si era dovuto confrontare con gli interrogativi che immancabilmente attraversano quanti hanno vissuto, più o meno direttamente, un’esperienza così traumatica. Nei libri autobiografici, in particolare in quelli che ricordano la sua esperienza partigiana, il ruolo testimoniale del padre e le ombre gettate sul suo mondo giovanile dalla Grande Guerra, diventano centrali nella formazione di una sensibilità verso i processi storici in generale e quelli coloniali in particolare.

ANGELO DEL BOCA partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e dopo essere stato deportato in Germania a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, si arruola nella Repubblica di Salò, nella divisione alpina Monte rosa, dalla quale però diserta per entrare a far parte della Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà.…

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L’ombelico dei partiti

di Paolo Ponbeni

Devono avere un ombelico molto bello i partiti, visto che passano il tempo a guardarselo. E non si tratta di questo o quel partito, perché è una sindrome che li coinvolge proprio tutti.

Fuor di battuta, è abbastanza evidente che in questo momento le forze politiche sono più impegnate a guardare gli zero virgola conquistati o perduti settimanalmente nei sondaggi che ad impegnarsi sulle grandi questioni che affaticano questo paese e interessano il suo futuro. Se si prova a farne un elenco si resta impressionati, ma se si guardano talk show e giornali sembra che l’unico tema decisivo sia il DDL Zan: che ha una sua importanza, lo si volesse de-ideologizzare e inquadrare in un contesto razionale, ma non tale da mettere in secondo piano i nodi del futuro del paese.

Partiamo dalla questione della giustizia. Quanto il nostro sistema giudiziario sia messo male è notissimo. Eppure accelerare una riforma che fra il resto ci viene imposta come condizione per i fondi UE sembra un’impresa titanica.…

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Elisa Loncón

di Tonio Dell’Olio

Oggi, mentre da noi era notte, nell’aula del Congresso del Cile sono risuonate forti e chiare le parole nella lingua dei Mapuche. Le ha pronunciate Elisa Loncón, appena eletta presidente dell’Assemblea Costituente. Si tratta dell’assise votata dal popolo per scrivere la nuova Costituzione che andrà a cambiare quella entrata in vigore nel 1980 con la dittatura di Augusto Pinochet. Ma il primo ed entusiasmante segnale di cambiamento è che su 155 membri di quell’organismo, ben 96, in seconda votazione, hanno votato per Elisa Loncón. Elisa è una donna mapuche che, pur essendosi laureata in lettere, essere riconosciuta come linguista di valore e docente universitaria a Londra, non ha mai tagliato il cordone ombelicale con la sua gente. Dice che con questa elezione ha realizzato il sogno degli antenati ma, soprattutto, vuole scrivere la Carta di uno Stato plurinazionale che riconosca e valorizzi le diversità. “La Costituente sarà partecipativa” – ha detto – ed ha annunciato che per questo si è deciso che gli organi direttivi siano a rotazione per dare spazio a tutte le componenti rappresentate

(mosaicodipace.it…

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Riformare il capitalismo dalla luna

di Rachele Gonnelli

Rispondere alle sfide post Covid, cioè assicurare sanità e vaccini a tutti, battere le diseguaglianze, arginare il cambiamento climatico. Insomma a riformare il capitalismo finanziarizzato “che è fallito”. Per Mariana Mazzucato si può fare con politiche di missione su esempio dell’Apollo 11, con lo Stato come pilota.

Per capire chi ha ispirato l’ultimo libro dell’economista Mariana Mazzucato (“Missione economia, una guida per cambiare il capitalismo”; Laterza, aprile 2021) bisogna partire dalla fine. Due sono le tracce su cui si muove, tracce di personaggi evidentemente riconosciuti come leader portatori di messaggi per il futuro del mondo nell’epoca post pandemica. Due donne tra le tante che cita. Il primo spunto è senza dubbio il discorso con cui Ursula von Der Leyen ha presentato il Green Deal europeo. In quella occasione la presidente della Commissione di Bruxelles paragonò la sfida del Vecchio continente di raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2050 e più in generale per salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico alla missione lunare dell’Apollo 11.…

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