La politica estera di Joe Biden

di Manlio Dinucci

Quali sono le linee programmatiche di politica estera che Joe Biden attuerà quando si sarà insediato alla Casa Bianca? Lo ha preannunciato con un dettagliato articolo sulla rivista Foreign Affairs (marzo/aprile 2020), che ha costituito la base della Piattaforma 2020 approvata in agosto dal Partito Democratico. Il titolo è già eloquente: «Perché l’America deve guidare di nuovo / Salvataggio della politica estera degli Stati uniti dopo Trump». Biden sintetizza così il suo programma di politica estera: mentre «il presidente Trump ha sminuito, indebolito e abbandonato alleati e partner, e abdicato alla leadership americana, come presidente farò immediatamente passi per rinnovare le alleanze degli Stati uniti, e far sì che l’America, ancora una volta, guidi il mondo.»

Il primo passo sarà quello di rafforzare la Nato, che è «il cuore stesso della sicurezza nazionale degli Stati uniti». A tal fine Biden farà gli «investimenti necessari» perché gli Stati uniti mantengano «la più potente forza militare del mondo» e, allo stesso tempo, farà in modo che «i nostri alleati Nato accrescano la loro spesa per la Difesa» secondo gli impegni già assunti con l’amministrazione Obama-Biden.…

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Ma il Cile è sempre più blu? Un’analisi del referendum

di Federico Nastasi

Domenica 25 ottobre 2020 è una giornata che finirà nei libri di storia del Cile. Un referendum ha aperto il cammino al superamento della Costituzione vigente, imposta esattamente quaranta anni fa durante la dittatura militare di Pinochet, fondamento del modello neoliberista cileno.

Ad ottobre 2019, una protesta contro l’aumento del biglietto della metropolitana, si è trasformata in un movimento popolare che ha portato in piazza milioni di cileni e ha innescato il momento costituente in atto (1).

I risultati del voto del 25 ottobre sono una richiesta decisa di voltare pagina. La battaglia è appena all’inizio, ora la sfida è trasformare la forza del risultato elettorale in un nuovo patto sociale, passare dal “voto destituente al patto costituente” scrive il politologo Juan Pablo Luna[2]. In questo articolo si presentano alcuni dati sul risultato elettorale, sulla partecipazione e sui prossimi passi del cammino costituente che può trasformare il Paese andino, che per oltre quarant’anni è stato il più autentico esperimento di “neoliberismo a cielo aperto” al mondo.…

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L’ultima Carta. Un commento alla “Fratelli tutti”

di Raniero La Valle

La proposta di papa Francesco dopo sette anni di pontificato è di cambiare il paradigma dell’umano, di passare da una società di soci a una comunità di fratelli, non per utilità, ma per amore

È una lettera sconcertante e potente questa enciclica  “Fratelli  tutti” che papa Francesco, facendosi  “trasformare” dal dolore del mondo nei lunghi giorni della pandemia, ha scritto a una società che invece mira a costruirsi “voltando le spalle al dolore”. Per questo la figura emblematicache fa l’identità di questa enciclica, prima ancora che quella di Francesco d’Assisi, è quella del Samaritano, che ci pone di fronte a una scelta stringente: davanti all’uomo ferito (e oggi sempre di più ci sono persone ferite,tutti i popoli sono feriti)ci sono solo tre possibilità: o noi siamo i briganti, e come tali armiamo la società dell’esclusione e dell’inequità, o siamo quelli dell’indifferenza che passano oltre immersi nelle loro faccende e nelle loro religioni, o riconosciamo l’uomo caduto e ci facciamo carico del suo dolore: e dobbiamo farlo non solo con il nostro amore privato, ma col nostro amore politico, perché dobbiamo pure far sì che ci sia una locanda a cui affidare la vittima, e istituzioni che giungano là dove il denaro non compra e il mercato non arriva.…

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Non solo ignoranza

di Tonio Dell’Olio

C’era una volta una verità indiscutibile che la sapienza dei latini aveva virgolettato con “Contra factum non valet argumentum”, ovvero che “davanti ai fatti non si discute”. Un riscontro vale più di un ragionamento, la concretezza è l’unica strada verso la verità. Da qualche tempo invece negli anfratti dei social si annidano individui che arrivano ad espandersi in gruppo per incoraggiarsi gli uni gli altri nel convincersi che l’evidenza è dei pecoroni e che le uniche menti che, indipendenti, si elevano sul resto dell’umanità, sono quelle che non cascano nel luogo comune scientifico, smentiscono clamorosamente le credenze messe in giro da Grandi Fratelli che vogliono manipolare le coscienze a proprio vantaggio e così via. Per intenderci sono quelli che: la terra è piatta e che le scie chimiche e che le quattro stagioni, che la pandemia è un’invenzione come pure i campi di concentramento nazisti e che le vaccinazioni sono il flagello dell’umanità. Inizialmente (e superficialmente) ho sempre considerato queste reazioni sussulti scomposti di gente ignorante, nel significato letterale di coloro che non sanno.…

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Contro la democrazia diretta

di Daniela Condò

Se per lungo tempo la dimensione della società di massa ha impedito la realizzazione della democrazia diretta, la rivoluzione informatica sembra aver cambiato tutto, e oggi si pensa di poter risolvere la crisi politico-economico-culturale in cui siamo precipitati semplicemente attribuendo tutto il potere al popolo. Il libro di Francesco Pallante, docente di Diritto costituzionale all’Università di Torino, può costituire un utile strumento di orientamento e di conoscenza di alcune problematiche certamente complesse, come le possibili declinazioni del termine «democrazia» e la scelta tra «democrazia diretta» e «democrazia rappresentativa».

L’opera, articolata in 14 capitoli, propone al lettore un percorso espositivo il cui filo conduttore è costituito dall’analisi delle diverse forme di democrazia sperimentate in Occidente.

All’inizio, attraverso una panoramica degli strumenti utilizzabili per garantire il coinvolgimento del popolo, l’autore si sofferma su alcuni temi specifici: dal referendum abrogativo a quello propositivo; dal recall alla petizione popolare e alle primarie. Poi fa un’accurata analisi dei temi cruciali della rappresentanza, della rappresentatività e della delega, per giungere alla conclusione che la democrazia rappresentativa è la sintesi di due ideali di segno opposto: da un lato, quello dei governati, di partecipare realmente alle scelte dei governanti; dall’altro, quello dei governanti, di esercitare le proprie scelte autonomamente, in assenza del vincolo di mandato.…

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Un gesuita anti-populista tra politica e Chiesa

di Luca Kocci

È morto ieri mattina a Milano, all’età di 91 anni, il gesuita Bartolomeo Sorge. Sostenitore del rinnovamento moderato del Concilio Vaticano II, direttore della Civiltà Cattolica dal 1973 al 1985, fra i protagonisti della «primavera di Palermo» nella seconda metà degli anni ottanta, Sorge ha fatto dell’impegno culturale e politico sul versante cattolico-democratico il centro della propria missione: prima con il tentativo di ricomposizione del mondo cattolico lacerato in seguito alla frattura del referendum sul divorzio nel 1974, poi spendendosi per il rinnovamento della Dc, avendo come stella polare il popolarismo di don Sturzo. Nato nel 1929 all’isola d’Elba, entra giovanissimo nella Compagnia di Gesù e nel 1958 viene ordinato prete. Nel 1966 entra a far parte del «collegio degli scrittori» della Civiltà Cattolica, la prestigiosa rivista dei gesuiti – le cui bozze passano al vaglio della Segreteria di Stato vaticana prima della pubblicazione –, di cui diventa direttore nel 1973.

È un frangente complicato per il mondo cattolico, che nel 1974 si spacca in occasione del referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio: da una parte Fanfani che punta sul Sì per ricompattare i cattolici e attuare una svolta conservatrice, dall’altra i cattolici per No, che contribuiscono in maniera decisiva alla vittoria del fronte laico.…

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L’enciclica della fraternità integrale

di Lilia Sebastiani

Papa Francesco è molto affezionato, e qualcosa di più, al Santo di cui ha voluto prendere il nome. Guarda ancora a san Francesco, dopo la Laudato si’ del 2015, l’enciclica appena resa pubblica, Fratres omnes«sulla fraternità e l’amicizia sociale» (non trascurabile questo binomio, su cui occorrerà tornare). «Fratelli tutti» traduce infatti il vocativo usato da san Francesco nella VI Ammonizione: «Guardiamo, fratelli tutti, il Buon Pastore…» (FF 155). Tra l’altro alcuni commentatori e commentatrici hanno rilevato come un serio limite l’unilateralità al maschile dell’appellativo all’inizio. Ma la critica in questo caso sembra piuttosto inconsistente, trattandosi di una citazione da un testo medievale: otto secoli or sono non poteva esservi l’attuale sensibilità, purtroppo neanche da tutti condivisa oggi, per il sessismo linguistico. E le citazioni, è noto, non si correggono. L’enciclica, terza di questo pontificato(seconda in effetti, perché la prima, Lumen fidei, nonostante alcuni riconoscibili apporti di Francesco, è ancora da ascrivere al magistero di papa Benedetto), non è stata annunciata dal Vaticano ma dal Sacro Convento di Assisi, ed è stata firmata sulla tomba di san Francesco nella vigilia della sua festa, il 3 ottobre.…

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Intorno ad Anselmo d’Aosta

di Roberto Timossi

San Tommaso Becket nel 1163 sedeva come arcivescovo sulla cattedra di Canterbury e, benché già travagliato dai primi scontri con il re Enrico II Plantageneto in difesa dell’autonomia della Chiesa, ritenne doveroso compiere un gesto di riconoscimento verso il suo autorevole predecessore Anselmo d’Aosta (1033-1109) avviandone il processo di canonizzazione. Il procedimento poi non fu molto rapido, dal momento che si concluse soltanto nel 1690 con la proclamazione della santità del grande aostano, seguita poi dall’inserimento nel novero ufficiale dei Dottori della Chiesa con il titolo di Doctor Magnificus. Anselmo d’Aosta è infatti celebre per aver formulato la prima dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio, oggi nota come «prova ontologica», nonché per essere stato l’ispiratore del metodo scolastico, dal quale prese avvio quella fase della storia della filosofia e della teologia medievali che va sotto il nome di «Scolastica».

L’attività di sant’Anselmo si svolse in tre luoghi fondamentali: Augusta Praetoria (Aosta), dove nacque da una famiglia di piccola nobiltà; il monastero di Le Bec, in Normandia (oggi comune di Le Bec-Hellouin), dove studiò e insegnò; e infine la città di Canterbury, nella quale nel 1063 fu elevato alla cattedra arcivescovile.…

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La causa assente: tempo e lavoro all’epoca del coronavirus

di Fabio Vighi

Nell’accelerare il processo implosivo del capitalismo globale, Covid-19 ci permette di toccare con mano il vuoto attorno a cui pulsa l’ormai sterile dialettica del capitale. Silenzioso e invisibile, il virus che oggi paralizza le nostre società contiene un piccolo frammento utopico proprio nell’incarnare il ‘grado zero’ della nostra condizione. A margine di sempre più improbabili resurrezioni neo-keynesiane o (peggio) neoliberiste, si avvicina una resa dei conti che converrebbe affrontare con spirito autenticamente critico piuttosto che (fingere di) ignorare.

Pensare di poter fare ‘buon uso’ del Covid-19 è senz’altro un’illusione, oltre che offensivo per chi – come sempre le fasce sociali più deboli – muore, soffre e si appresta a fronteggiare una recessione devastante. Tuttavia, dobbiamo ammettere che il virus ci consegna un oggetto sempre più raro nella nostra epoca, ovvero un tempo almeno parzialmente liberato dalla ‘passione conformistica’ che ci lega al nostro mondo. Improvvisamente diventa possibile, in un certo senso inevitabile, sottrarci agli imperativi (o ‘aperitivi’) categorici che regolano le nostre vite.…

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L’etica di Papa Francesco

di Giannino Piana

Tra i molti interventi che hanno caratterizzato questi anni di pontificato di papa Francesco non sono mancate prese di posizione nei confronti di alcune questioni morali di particolare attualità riguardanti sia la vita personale che sociale. E questo non soltanto in documenti di particolare rilevanza dottrinale e pastorale – è sufficiente ricordare a tale proposito l’esortazione apostolica Amoris laetitia e l’enciclica Laudato si’ – ma anche attraverso momenti informali come le omelie di Santa Marta o le interviste rilasciate ai giornalisti in occasione dei numerosi viaggi in varie parti del mondo.

Quale modello? Al di là dei contenuti dei singoli interventi, una particolare attenzione merita Il modello etico al quale egli fa riferimento e che costituisce la chiave interpretativa dell’intero suo magistero. La preoccupazione da cui muove è di natura squisitamente pastorale e ha come criterio fondamentale la mediazione tra ideale e realtà. Papa Francesco non rinuncia a presentare (come avviene peraltro anche in altri ambiti del suo magistero) l’ideale evangelico in tutta la sua radicalità.…

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