Il divorzio tra Grillo e Conte

di Franco Monaco

Dunque, è deflagrato il conflitto tra Grillo e Conte. Scontro politico, non personale. In gioco il profilo e il destino del M5S. L’equivalente di un congresso che, considerata la natura del movimento, mai si è fatto né mai si sarebbe potuto fare. Si pensi solo al nulla di fatto dei suoi cosiddetti “stati generali”, cui incredibilmente Grillo ritorna con la sua delirante “retropia”, rimettendosi nelle mani del giovane Casaleggio con il quale aveva rotto traumaticamente solo un paio di mesi fa.

Sarebbe disonesto non riconoscere che il M5S non abbia conosciuto una profonda evoluzione: da movimento protestatario a forza di governo, da euroscettico a europeista, da soggetto velleitariamente autosufficiente a soggetto disponibile (anche troppo, indifferentemente) a stringere alleanze con altri partiti. Conte incarna tale evoluzione. Complessivamente un processo di maturazione imperniato su tre elementi: cultura di governo, politica delle alleanze, scelta di campo. Regredire ai moduli dello stato nascente, prima ancora che sbagliato, mi sembra impossibile. Anche perché la fase è cambiata e, con essa, lo spirito del tempo.…

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Cento anni di sfide aperte

di Francesco Antonelli

Edgar Morin compie cento anni. Quello che, sin troppo facilmente, si potrebbe definire uno degli ultimi maÎtre-à-penser francesi, uno dei divi così ben analizzati in un suo famoso libro del 1957 ma anche l’ultimo esponente dell’Umanesimo, svolta del moderno in cui il sapiente lo era ancora a trecentosessanta gradi. È forse per questo suo essere a cavallo tra Pico della Mirandola e Jean Paul Sartre – dal cui modello, per altro, prese spesso le distanze – che Morin è stato poco considerato nei paesi anglosassoni ma amatissimo in America Latina e in Italia; che gli ha conferito numerose lauree honoris causa e che legge avidamente ogni suo libro, citato – provocatoriamente – da uomini di destra come Sarkozy ma soprattutto dal mondo intellettuale di sinistra. Il quale ha spesso visto in lui una delle alternative culturali alla «geometrica potenza» del pensiero liberale, del razionalismo economicista, della compartimentazione dei saperi. Dunque, di fronte al «fenomeno Morin» e al fatidico anniversario che oggi in molti celebrano, più che mai si impone una lettura non agiografica.…

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L’Africa degli italiani brava gente e dei raid aerei all’iprite

Raffaele J. Salinari

Addio ad Angelo Del Boca. È morto il più grande storico del «nostro» colonialismo. Denunciò la guerra Nato in Libia e i campi di concentramento per migranti

Ci ha lasciato Angelo Del Boca, la coscienza critica del colonialismo degli «italiani brava gente». Nato a Novara il 23 maggio del 1925; il padre aveva combattuto come fante nella prima battaglia dell’Isonzo durante la Grande Guerra e dunque già da piccolissimo si era dovuto confrontare con gli interrogativi che immancabilmente attraversano quanti hanno vissuto, più o meno direttamente, un’esperienza così traumatica. Nei libri autobiografici, in particolare in quelli che ricordano la sua esperienza partigiana, il ruolo testimoniale del padre e le ombre gettate sul suo mondo giovanile dalla Grande Guerra, diventano centrali nella formazione di una sensibilità verso i processi storici in generale e quelli coloniali in particolare.

ANGELO DEL BOCA partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e dopo essere stato deportato in Germania a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, si arruola nella Repubblica di Salò, nella divisione alpina Monte rosa, dalla quale però diserta per entrare a far parte della Resistenza nelle formazioni di Giustizia e Libertà.…

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L’ombelico dei partiti

di Paolo Ponbeni

Devono avere un ombelico molto bello i partiti, visto che passano il tempo a guardarselo. E non si tratta di questo o quel partito, perché è una sindrome che li coinvolge proprio tutti.

Fuor di battuta, è abbastanza evidente che in questo momento le forze politiche sono più impegnate a guardare gli zero virgola conquistati o perduti settimanalmente nei sondaggi che ad impegnarsi sulle grandi questioni che affaticano questo paese e interessano il suo futuro. Se si prova a farne un elenco si resta impressionati, ma se si guardano talk show e giornali sembra che l’unico tema decisivo sia il DDL Zan: che ha una sua importanza, lo si volesse de-ideologizzare e inquadrare in un contesto razionale, ma non tale da mettere in secondo piano i nodi del futuro del paese.

Partiamo dalla questione della giustizia. Quanto il nostro sistema giudiziario sia messo male è notissimo. Eppure accelerare una riforma che fra il resto ci viene imposta come condizione per i fondi UE sembra un’impresa titanica.…

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Elisa Loncón

di Tonio Dell’Olio

Oggi, mentre da noi era notte, nell’aula del Congresso del Cile sono risuonate forti e chiare le parole nella lingua dei Mapuche. Le ha pronunciate Elisa Loncón, appena eletta presidente dell’Assemblea Costituente. Si tratta dell’assise votata dal popolo per scrivere la nuova Costituzione che andrà a cambiare quella entrata in vigore nel 1980 con la dittatura di Augusto Pinochet. Ma il primo ed entusiasmante segnale di cambiamento è che su 155 membri di quell’organismo, ben 96, in seconda votazione, hanno votato per Elisa Loncón. Elisa è una donna mapuche che, pur essendosi laureata in lettere, essere riconosciuta come linguista di valore e docente universitaria a Londra, non ha mai tagliato il cordone ombelicale con la sua gente. Dice che con questa elezione ha realizzato il sogno degli antenati ma, soprattutto, vuole scrivere la Carta di uno Stato plurinazionale che riconosca e valorizzi le diversità. “La Costituente sarà partecipativa” – ha detto – ed ha annunciato che per questo si è deciso che gli organi direttivi siano a rotazione per dare spazio a tutte le componenti rappresentate

(mosaicodipace.it…

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Riformare il capitalismo dalla luna

di Rachele Gonnelli

Rispondere alle sfide post Covid, cioè assicurare sanità e vaccini a tutti, battere le diseguaglianze, arginare il cambiamento climatico. Insomma a riformare il capitalismo finanziarizzato “che è fallito”. Per Mariana Mazzucato si può fare con politiche di missione su esempio dell’Apollo 11, con lo Stato come pilota.

Per capire chi ha ispirato l’ultimo libro dell’economista Mariana Mazzucato (“Missione economia, una guida per cambiare il capitalismo”; Laterza, aprile 2021) bisogna partire dalla fine. Due sono le tracce su cui si muove, tracce di personaggi evidentemente riconosciuti come leader portatori di messaggi per il futuro del mondo nell’epoca post pandemica. Due donne tra le tante che cita. Il primo spunto è senza dubbio il discorso con cui Ursula von Der Leyen ha presentato il Green Deal europeo. In quella occasione la presidente della Commissione di Bruxelles paragonò la sfida del Vecchio continente di raggiungere la decarbonizzazione totale entro il 2050 e più in generale per salvare la Terra dagli effetti del cambiamento climatico alla missione lunare dell’Apollo 11.…

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C’era una volta la Svezia

di Cristiano Lanzano

Questione abitativa. La questione abitativa agita il dibattito. Ultimatum del Partito della Sinistra al premier Löfven: se sulla liberalizzazione degli affitti non tornerà indietro il governo rischia

In questi giorni, il mercato degli affitti e le politiche abitative dominano il dibattito pubblico svedese e minacciano la sopravvivenza della coalizione di governo.

Mercoledì scorso Nooshi Dadgostar, eletta pochi mesi fa alla guida del Vänsterpartiet (Partito della Sinistra), aveva dato 48 ore di tempo al primo ministro socialdemocratico Stefan Löfven per tornare indietro sui piani di riforma del complesso sistema degli hyresrätt, che attualmente disciplina la fissazione dei canoni di affitto delle abitazioni private.

Nonostante la regolamentazione degli affitti sia una componente storicamente e simbolicamente importante del “modello svedese” costruito durante i decenni di egemonia socialdemocratica, Löfven ha dovuto inserire l’ipotesi di una liberalizzazione graduale nel controverso “accordo di gennaio” (2019) che aveva sbloccato mesi di impasse post-elettorale e permesso la formazione di un governo di minoranza in coalizione con i verdi e con il sostegno esterno di centristi e liberali.…

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La sacralità delle fonti

di Tonio Dell’Olio

Tenere segrete le fonti di informazione nella professione giornalistica non è un privilegio ma una necessità. Si possono e si devono attaccare – anche legalmente – le notizie ritenute false o lesive dell’immagine di una realtà o della dignità delle persone, ma non chiedere dove un giornalista ha attinto quelle informazioni. Quando una persona racconta fatti che vuole che siano conosciuti, è possibile che abbia intenzione di togliersi qualche sassolino dalla scarpa o che addirittura voglia consumare una vendetta ma il dovere del giornalista è di verificare che non vi sia falsità e non quali siano le ragioni che portano a svelare quelle notizie. Molto più probabilmente ciò che spinge la fonte a raccontare a un giornalista fatti di cui è stato testimone è la garanzia di restare anonimo e, quindi, al riparo del potere usato come minaccia. Per queste ragioni la sentenza del Tar del Lazio che condanna Report a rivelare di fatto le fonti all’avvocato Mascetti non garantisce e tutela questa condizione.…

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Paesaggi scartati

di Riccardo Ottaviani

La percezione di un’enorme quantità di materiale scartato prodotta dal modello di vita a cui siamo abituati ha portato negli ultimi anni al fiorire di riflessioni sempre più articolate sul concetto di “scarto”. Confrontarsi con quest’ultimo, d’altronde, è fondamentale se davvero s’intende dare concretezza ad azioni di circolarità del sistema e sostenibilità – sia questa ambientale, economica o sociale –. Da più parti si propone allora di riciclare, riutilizzare, rivedere i processi produttivi per un minor dispendio di risorse; di rado, però, l’idea di scarto viene estesa al territorio, nonostante quest’ultimo sia stato investito pesantemente dalle dinamiche di abbandono ed esclusione risultanti dal modello di sviluppo adottato dal Dopoguerra a oggi. Paesaggi scartati, edito da Manifestolibri a cura di Fausto Carmelo Nigrelli, riflette proprio di questo cambiamento epocale che il territorio sta vivendo, dove il divario fra i centri produttivi e le cosiddette periferie si fa sempre maggiore, portando spopolamento e impoverimento da una parte, sovrappopolamento dall’altra.…

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Weimar, cent’anni dopo

di Andrea Della Porta

La fine della Repubblica di Weimar rappresenta una delle questioni cruciali della storia europea. Qual è il “segreto” dell’eterno ritorno d’interesse nei confronti di un esperimento politico e culturale terminato in una tragedia senza precedenti? In Weimar, cent’anni dopo Andreas Wirsching[1] analizza gli assetti istituzionali ed economici, la politica, la società e la cultura dei quindici anni di vita della Repubblica, dal 1919 al 1933; dalla sconfitta dell’Impero tedesco nella Prima guerra mondiale al 30 gennaio 1933, il giorno in cui Hindenburg nominò Adolf Hitler cancelliere del Reich. L’autore ripercorre così le fasi cruciali del primo esperimento di Stato di diritto democratico e sociale della storia tedesca.

Per Wirsching la causa principale del fallimento del primo esperimento democratico in Germania è la frammentazione dei partiti liberali e conservatori. Lo storico tedesco descrive la formazione delle correnti politiche principali in Germania partendo dal 1870-1871. La nascita del Kaiserreich fu infatti cruciale per il sistema dei partiti.…

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