Nemici interni e esterni per Ucraina e Mosca. Kiev verso il rimpasto

di Francesco Brusa

Fronte orientale La premier Yulia Svyrydenko conferma le proprie dimissioni

Fronte esterno e fronte interno. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinsalda i rapporti con gli alleati europei più “volenterosi” in quel di Parigi, in patria inizia a concretizzarsi il rimpasto di governo annunciato nel fine settimana. La premier Yulia Svyrydenko ha infatti confermato le proprie dimissioni dopo poco meno di un anno di servizio, cosa che dovrebbe portare anche alla sostituzione di diversi ministri: sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per la decisione, è difficile non supporre che si tratti di una delle conseguenze della definitiva caduta politica e giudiziaria di Andriy Yermak – ex-braccio destro di Zelensky arrestato due mesi fa con accuse di riciclaggio, cui Svyrydenko era molto legata (tant’è che alcuni membri del suo gabinetto vennero travolti dalle vicende legali).

I MEDIA UCRAINI segnalano inoltre la scarsa autonomia e indipendenza dimostrate dalla primo ministro nel corso del suo mandato, cui era arrivata passando dall’ufficio presidenziale e poi dirigendo le politiche economiche del paese. Ma, in generale, è evidente come queste modifiche ai vertici riflettano anche la percezione di un mutamento nella fase bellica: se da un lato una certa crescita del malcontento popolare aleggia sempre sullo sfondo degli scandali e della coscrizione coatta, dall’altro Kiev continua a centrare obiettivi non di poco conto soprattutto grazie ai droni.

Le forze armate ucraine hanno dichiarato che nella notte di lunedì sarebbero stati colpite altre quindici imbarcazioni russe, portando a un totale di centocinque il conteggio dell’ultima settimana – una sequela che sta mettendo in seri problemi la capacità di navigazione e rifornimento dell’avversario tra Mar Nero e Mar d’Azov e che va dunque ad aggravare la già precaria situazione della penisola di Crimea (alle prese con carenze di carburante).

Né si arrestano le incursioni in zone nevralgiche del territorio della Federazione: le autorità della regione di Mosca hanno denunciato la morte di tre persone in un villaggio a circa 40 chilometri dalla capitale, mentre un’altra vittima si sarebbe registrata nell’area di Belgorod. Conseguenze della “guerra nei cieli” che si fa sempre più cruenta e apparentemente sempre più simmetrica: se Kiev ha tempestato l’avversario con 350 droni, la Russia nel frattempo scagliava uno dei suoi consueti attacchi sulle città ucraine – facendo oltre 50 feriti. Un ordigno pare inoltre aver sconfinato nella vicina Moldavia, esplodendo vicino al villaggio di Copanca (nel sud del paese), mentre, stando al resoconto dell’amministrazione di Odessa, un altro avrebbe raggiunto una nave commerciale e causato la morte di almeno tre membri dell’equipaggio. Rotte marittime e infrastrutture, dunque, sembrano i due elementi presi abbondantemente di mira dalle parti in conflitto.

PURE PER IL CREMLINO, comunque e a maggior ragione in un periodo di crescita della propria vulnerabilità, diventa importante il fronte interno. Ieri si è verificato l’arresto dell’ex-deputato Boris Nadezhdin, oppositore politico che aveva provato già a presentarsi alle elezioni presidenziali del marzo 2024 con un programma di contrarietà alla guerra (candidatura bloccata dalle autorità) e che aveva annunciato di voler correre per le parlamentari previste a settembre. Qualche giorno prima era stato designato «agente straniero». Per quanto ancora non ci siano motivazioni ufficiali per il fermo, è chiaro che il clima politico in Russia si sta gradualmente surriscaldando in vista della incipiente chiamata alle urne, che forse – fra impopolare blocco dei social media, difficoltà degli approvvigionamenti legata ai colpi ucraini sulle raffinerie e attacchi che iniziano a essere sentiti anche dai civili – potrebbero rivelarsi un filo più “turbolente” che in altre occasioni.

INSOMMA, sia Mosca che Kiev sembrano prepararsi per un’intensificazione del conflitto. Entrambe “serrano le fila” dentro e fuori, per attaccare da un lato e proteggere dall’altro. A tal proposito, secondo alcuni analisti il rimpasto di governo ucraino sarebbe legato anche alle evoluzioni militari: voci indicano il prossimo primo ministro nel direttore della compagnia di petrolio e gas nazionale Naftogaz, Serhii Koretsky, per meglio puntellare danni e problemi alle infrastrutture in vista della campagna di bombardamenti che con tutta probabilità il Cremlino rafforzerà durante l’inverno. Ma anche il ministro della difesa, Mikhaylo Fedorov, potrebbe venire sostituito.

(ilmanifesto.it , 14 luglio 2026)

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