In Cile vince l’ultradestra pinochetista
di Andrea Mulas
La vittoria di José Antonio Kast in Cile segna il trionfo della Destra radicale e nostalgica del pinochetismo. La sua campagna si è concentrata su sicurezza e immigrazione, capitalizzando paure e malcontento dell’elettorato. Il nuovo presidente avrà il Congresso dalla sua parte, un fatto senza precedenti nella storia recente del Cile.
José Antonio Kast, come da pronostici, è stato eletto presidente della repubblica del Cile ottenendo uno schiacciante 58,1% dei consensi contro la sfidante Jeannette Jara, candidata del Centrosinistra, che si è fermata al 41,8%. Il peggior risultato che le forze progressiste abbiano avuto dal ritorno alla democrazia nel 1990. È la prima volta che un presidente di estrema Destra, nostalgico del pinochetismo, arriva alla Moneda. D’altra parte, al plebiscito del 5 ottobre 1988 indetto dal generale Augusto Pinochet per perpetuare per altri otto anni il suo potere illimitato, Kast sostenne l’opzione “Sì” e, per tutta la sua vita pubblica non ha rotto con il regime di Pinochet.
UN PINOCHETISTA AL POTERE
Ex deputato ed ex membro del partito Unione democratica indipendente (Udi), un tradizionale gruppo politico di Destra, ha difeso la dittatura,
tanto che nel 2017 ha affermato che se Pinochet fosse stato vivo lo avrebbe votato, sebbene qualche anno dopo dichiarare che chiunque aveva violato i diritti umani, militare o meno, non aveva il suo sostegno. Ma qual è il contesto in cui nasce questa vittoria? Nelle elezioni parlamentari tenutesi lo scorso 16 novembre, in concomitanza con le elezioni presidenziali, è stato confermato che le correnti moderate, sia di Destra che di Sinistra, sono state soppiantate da correnti più radicali. Il Partito Repubblicano dell’estrema Destra di José Antonio Kast, che con grandi aspettative è avanzato al secondo turno contro la Sinistra Jeannette Jara, ha trionfato insieme ai suoi partner sia alla Camera dei deputati che al Senato. Dall’altro lato dello schieramento politico, l’ala Sinistra del Frente Amplio del presidente uscente Gabriel Boric e del Partito comunista ha superato il Centrosinistra o Sinistra moderata, raggruppata sotto il Socialismo democratico, che include il Partito socialista. Ciò rappresenta una nuova configurazione del sistema politico che dovrà gestire il nuovo ciclo che si apre in Cile, trentacinque anni dopo il ritorno alla democrazia.
Il patto Cambio per il Cile, guidato dai repubblicani – insieme ai libertari di Kaiser e al Partito socialista cristiano – ha aumentato la sua rappresentanza da 15 a 42 deputati. Insieme alla Destra tradizionale, che ha ottenuto 34 seggi, detengono la maggioranza con 76 parlamentari nella Camera da 150 seggi. Al Senato, il partito di Kast è passato da uno a sette senatori. Insieme alla Destra tradizionale, che ora conta 20 seggi, detengono 27 dei 50 seggi, raggiungendo così la maggioranza. L’ultraconservatore avrà un Congresso dalla sua parte. Questo è insolito: l’ultima volta che un presidente cileno ha ottenuto la maggioranza in entrambe le Camere è stato durante il primo mandato di Michelle Bachelet nel 2006. Questo significa che per la prima volta nella storia del Cile, dopo le Costituzioni del 1925 e del 1980, la Destra ha il sostegno della maggioranza dell’elettorato.
IL PARTITO DELLA GENTE
La vera sorpresa delle urne è stato il Partito della gente guidato dal candidato populista Franco Parisi, sorprendentemente arrivato terzo, a soli quattro punti da Kast, ottenendo 14 seggi alla Camera. Tutta la sua campagna elettorale si è basata sulla critica radicale alle istituzioni politiche e alle élite. In un’intervista al Diario Financiero, alla domanda sul suo “vero avversario”, ha identificato l’establishment: «Sono anti-establishment perché priva le persone di opportunità. L’establishment mi ha rubato l’istruzione pubblica, mi ha rubato lo stile di vita bohémien, mi ha rubato la possibilità di giocare una partita di calcio di strada». In perfetta sintonia con il presidente argentino Milei si presenta come un outsider e accusa i suoi avversari di essere “incollati al capezzolo dello Stato” e di sfruttare le risorse pubbliche per le loro campagne elettorali. Secondo Eugenio Tironi, ex dirigente del Mapu ed ex militante del Partido por la Democracia (Ppd), propone una teoria che spiegherebbe l’ascesa e la portata del “fenomeno Parisi”: «Il suo voto è il frutto di una modernizzazione incompleta, che ha prodotto una classe media semi-indipendente che ha scalato diversi gradini ma non riesce a salire quello successivo e vive con la costante paura di cadere». Si tratta, in realtà, di un fenomeno sociologico che già esisteva nei primi anni Settanta e che sfociò nel sostegno alla dittatura da parte dei ceti medi.
LA “NUOVA DESTRA” DI KAST
Kast nel suo programma elettorale ha parlato di “nuova Destra”, «una opzione politica determinata a riprendere la battaglia culturale, ideologica e programmatica per riprendere il cammino della vera dignità umana e dello sviluppo». Il vento è totalmente cambiato in Cile. Contro ogni previsione, la vittoria di Gabriel Boric nel 2021 (che giungeva come coda delle forti proteste sociali del 2019, il cosiddetto Estallido social) aveva portato il Frente Amplio – nato dalla fusione di partiti di Sinistra, tra cui Convergencia Social e Revolución Democrática – alla Moneda – il palazzo del Governo –, per la prima volta, in un governo che includeva il Partito comunista, suscitando elevate aspettative.
Nella realtà dei fatti, in questi anni il presidente Boric ha dimostrato grande pragmatismo di fronte alle mutevoli condizioni politiche, dovendo fare i conti con un Congresso fortemente sfavorevole. Si è trattato infatti del governo con il minor sostegno legislativo dalla transizione alla democrazia. Inoltre, ha dovuto affrontare la pesante sconfitta del processo costituzionale, che mirava a superare la Costituzione del 1980 promulgato da Pinochet. Da questo punto di vista, il suo principale successo è stata la capacità di comprendere il contesto politico, adattarsi e modificare nel corso del mandato il programma di governo.
Uno dei grandi successi del governo Boric, che è riuscito a realizzare con il sostegno del Congresso, è stato il progresso compiuto nei diritti sociali. In questo senso, la riforma delle pensioni si distingue. Descritta dal governo come «il progresso più importante in materia pensionistica degli ultimi decenni», incorpora una serie di misure volte a migliorare le prestazioni pensionistiche e crea un nuovo sistema di previdenza sociale. Un altro passo avanti significativo è stata la legge che ha ridotto gradualmente la settimana lavorativa da 45 a 40 ore. Proprio da qui nasce la candidatura alla presidenza dell’ex ministro del Lavoro Jeannette Jara, storica dirigente del Partito Comunista, che in campagna elettorale ha proposto di proseguire sulla strada tracciata: rafforzare il sistema pensionistico pubblico, ampliare la copertura dei diritti sociali e consolidare la riduzione dell’orario di lavoro con misure di supporto per le piccole imprese. Jara ha insistito su un messaggio di continuità “realista”, sottolineando che le riforme ottenute sono state possibili solo grazie alla capacità di negoziare anche con un Parlamento ostile. Anche i diritti umani sono stati un elemento chiave del governo del presidente Boric. Il Piano nazionale di Ricerca (Plan de Búsqueda): per la prima volta, lo Stato si è fatto carico della localizzazione di oltre mille persone scomparse durante il regime di Pinochet. Il presidente ha inoltre ordinato la fine di alcuni privilegi a Punta Peuco, il carcere creato nel 1995 per i criminali della dittatura condannati per violazione dei diritti umani. Ha inoltre decretato l’espropriazione di parte dell’ex Colonia Dignidad, l’insediamento tedesco in Cile, teatro di crimini atroci e centro di collaborazione con la repressione durante la dittatura. Qui saranno costruiti un sito commemorativo e un centro di documentazione. In risposta al caso di adozioni illegali all’estero durante la dittatura, che potrebbero essere più di 20.000, il governo ha annunciato indagini ed è stata promulgata una nuova legge che migliora il sistema e cerca di impedire le acquisizioni irregolari di bambini.
Ma il vero problema è stato governare senza una maggioranza al Congresso, che ha costretto il governo a negoziare costantemente con l’opposizione. Questo squilibrio di forze ha costretto l’esecutivo a un pragmatismo strutturale, rivedendo il programma originario e privilegiando le riforme che potevano trovare un accordo minimo con l’opposizione. Pur raggiungendo alcuni accordi, altre promesse, come la riforma fiscale, non hanno potuto essere mantenute. Il fallimento del processo costituzionale è stato uno dei maggiori oneri. Dopo due tentativi, l’opinione pubblica non ha approvato le proposte e la Costituzione promulgata durante la dittatura è ancora in vigore. Inoltre l’immigrazione irregolare continua a essere una preoccupazione pubblica, sebbene mostri una tendenza al ribasso dopo aver raggiunto il picco nel 2022. Anche il tema della sicurezza è al primo posto tra le critiche dell’opposizione. Sebbene il Cile abbia tassi di omicidi inferiori rispetto alla maggior parte dei Paesi latinoamericani, la violenza e gli omicidi legati al narcotraffico e all’arrivo di gruppi criminali stranieri sono aumentati, insieme alla percezione di insicurezza. Secondo l’indagine dell’istituto statunitense Gallup, il Global Safety Report 2025, il Cile è il sesto Paese più “pauroso” al mondo. I suoi cittadini sono più timorosi che in qualsiasi altro Paese latinoamericano (ad eccezione dell’Ecuador), nonostante la maggior parte di questi Paesi presenti livelli di insicurezza più elevati. Al contempo, in termini di dati e performance economiche, il Cile sta ottenendo buoni risultati nella regione e ha mantenuto una posizione stabile. Tuttavia, il governo non è riuscito a sviluppare una narrazione coerente per comunicare al pubblico le sue politiche e i suoi successi.
“RIPRISTINO DELL’ORDINE”
Proprio qui si è incuneato Kast, che ha concentrato tutta la sua campagna elettorale sulla sicurezza e sulla immigrazione, nell’ambito del concetto di “governo di emergenza”. Così facendo, il candidato ha evitato di affrontare questioni complesse per il suo settore politico, come l’aborto e le violazioni dei diritti umani durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990). Ha inoltre concentrato le sue critiche sul presidente Gabriel Boric, che non è stato in grado di evitare di rispondere agli attacchi. In particolare, Kast ha presentato il Plan Implacable, una proposta incentrata sulla lotta alla criminalità organizzata e sul “ripristino dell’ordine”, secondo il suo programma elettorale: «Il Cile sta procedendo a ritroso: i criminali sono liberi e i cittadini onesti vivono in carcere». Tra le principali misure del piano, Kast ha proposto la costruzione di carceri di massima sicurezza con isolamento totale per i leader del narcotraffico, il divieto dei narco-funerali, l’inasprimento delle pene per le bande criminali e l’invio di una task force speciale per bonificare le aree dominate dalla criminalità. Sulla scia del “trumpismo” ha proposto di rendere l’immigrazione irregolare (i dati parlano di 330.000 persone presenti su territorio cileno) un reato, di limitare i benefici pubblici in materia di sanità, istruzione e alloggi per i migranti senza documenti e di promuovere un piano di deportazione su larga scala.
I risultati elettorali non dovrebbero essere visti come una nuova tendenza, ma piuttosto come la più chiara espressione dell’esaurimento di un ciclo politico e dell’incapacità delle forze tradizionali – Sinistra, Centro e Destra – di offrire risposte credibili a un Paese afflitto negli ultimi anni da una confluenza di crisi di ordine, governance e aspettative. Kast è stato capace di capitalizzare le paure accumulate e il malcontento persistente che la politica convenzionale non è stata in grado di affrontare. La sua vittoria, quindi, non dovrebbe essere interpretata come un’approvazione maggioritaria di un progetto ideologico coerente – allineato al conservatorismo radicale e al liberalismo di mercato – né come una nostalgica rivendicazione del pinochetismo, ma come una richiesta securitaria da parte dell’elettorato.
(confronti.net , 18 dicembre 2025)

