Flotilla, lo show di Ben Gvir travolge la hasbara israeliana
di Michele Giorgio
Gaza Le immagini degli attivisti umiliati ad Ashdod scatenano proteste diplomatiche e nuove polemiche
Ieri a Praga il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, con accanto il suo omologo ceco Petr Macinka, aveva appena terminato di lanciare accuse contro i «governi di sinistra» europei che avrebbero un approccio «radicale e anti-israeliano», quando da Tel Aviv gli hanno inviato il video che il suo collega Itamar Ben Gvir aveva appena pubblicato con orgoglio sui social. In esso si vede il ministro della Sicurezza e leader dell’estrema destra mentre molesta e irride gli attivisti della Global Sumud Flotilla (Gsf), portati contro la loro volontà ad Ashdod dopo essere stati sequestrati in acque internazionali dalla Marina militare israeliana. Saar deve aver sudato freddo: in un attimo ha visto andare in fumo le sue costose iniziative per tentare di migliorare l’immagine internazionale di Israele, precipitata al minimo storico dopo la distruzione di Gaza. Di solito nessuno, o quasi, tra i governanti europei protesta per i prigionieri palestinesi maltrattati e umiliati ogni volta che Itamar Ben Gvir entra nelle carceri israeliane di massima sicurezza. Però stavolta di mezzo ci sono cittadini di paesi occidentali amici di Israele e, di fronte a quelle immagini, persino l’alleata di ferro Giorgia Meloni ha dovuto alzare la voce e protestare.
Saar, perciò, ha accusato Ben Gvir di aver danneggiato la reputazione di Israele. «Con questa vergognosa dimostrazione hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato, e non è la prima volta. Hai vanificato enormi sforzi, professionali e coronati da successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati delle Forze di difesa israeliane al personale del Ministero degli Esteri e a molti altri. No, non rappresenti Israele», ha scritto Saar su X. Poco dopo è intervenuto Benjamin Netanyahu affermando che, sebbene Israele abbia, a suo avviso, il diritto di rispondere alla flottiglia, «il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele». Contro Ben Gvir è sceso in campo persino l’ambasciatore israeliano negli Stati uniti, Yechiel Leiter, dimenticando che a inizio settimana aveva rivolto offese pesanti all’associazione ebraico-americana J Street perché critica delle politiche del governo israeliano. Anche i capi dei partiti di opposizione sono intervenuti, ma non per esprimere solidarietà agli attivisti dileggiati e umiliati. Hanno criticato Netanyahu, colpevole di aver dato ampia libertà d’azione a Ben Gvir, permettendogli di compiere azioni dannose per Israele. Quanto si è visto nei video, ha detto l’ex premier Yair Lapid, «è stato perpetrato da Ben Gvir, ma il responsabile è il primo ministro, che ha fatto entrare nel governo un criminale condannato, e chiunque abbia accettato di essere partner di una persona così totalmente irresponsabile». Più diretti sono stati alcuni ufficiali che alla tv pubblica Kan hanno dichiarato che Ben Gvir «ha sfruttato la sua posizione per attirare l’attenzione».
Si avvicinano le elezioni e il ministro della Sicurezza ha agito contro gli attivisti internazionali non solo per motivazioni ideologiche. Si è rivolto alla sua base di consenso e a quella consistente fetta di israeliani che non disapprova la linea del pugno di ferro contro la Flotilla perché considera i suoi attivisti dei «provocatori», nel migliore dei casi. Pertanto, mentre Netanyahu ha dovuto ingoiare le affermazioni di Donald Trump secondo le quali, sull’Iran, il premier israeliano sarebbe subordinato alle decisioni degli Stati Uniti – «Netanyahu farà quello che voglio io», ha detto il tycoon a un gruppo di giornalisti – Ben Gvir non ha fatto retromarcia. Anzi, rivolgendosi a Saar, ha tuonato: «Ci sono persone nel governo che ancora non hanno capito come comportarsi con i sostenitori del terrorismo. Ci si aspetta che il ministro degli Esteri capisca che Israele ha smesso di essere un bambino viziato. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà fermato e noi non porgeremo l’altra guancia».
Il caos interno provocato da Ben Gvir ha fatto passare in secondo piano l’approvazione, ieri in prima lettura, del disegno di legge per sciogliere la Knesset. Il voto, 110 a favore e zero contrari, è lo sbocco della crisi interna alla maggioranza di destra innescata dai partiti religiosi per la mancata approvazione della legge sull’esenzione dei giovani religiosi ultraortodossi dal servizio militare. Se la legge sarà approvata in via definitiva, le elezioni verranno anticipate di qualche settimana rispetto alla data fissata del prossimo 27 ottobre.
(il manifesto.it , 21 maggio 2026)

