Biden e Francesco…e i Vescovi Usa

di Marcello Neri

Joe Biden si è insediato quale 46mo presidente degli Stati Uniti, e con lui la sua amministrazione alla guida di una Nazione in disperato bisogno di abbassare il livello conflittuale delle plurime divisioni che la lacerano in tante sotto e para Americhe. Il discorso inaugurale ne ha mostrato piena consapevolezza, e non ha voluto esacerbare ulteriormente nessuna di esse. Al tratto retorico che caratterizza ogni buona liturgia si è unita la lucidità della percezione dello stato delle cose.

Ma è stato anche il giorno in cui il cattolicesimo, con il suo presidente, si è trovato convocato nel cuore della vita istituzionale degli Stati Uniti forse come non mai in precedenza. Dalla messa mattutina nella cattedrale di S. Matteo a Washington, con la presenza della vice-presidente K. Harris e i rappresentanti dei due partiti alla Camera e al Senato che hanno accettato l’invito di Biden a partecipare all’eucaristia, alla preghiera di invocazione nel corso della cerimonia di giuramento che è stata preparata e letta dal gesuita Leo O’Donovan, ex presidente della Georgetown University di Washington.

Nel tardo pomeriggio (ora europea), dopo che Biden aveva giurato quale 46mo presidente degli Stati Uniti, papa Francesco gli ha inviato un caloroso messaggio di augurio per il nuovo impegno istituzionale, breve ma non convenzionale: “prego che le sue decisioni siano guidate dalla preoccupazione per costruire una società caratterizzata da un’autentica giustizia e libertà, insieme a un rispetto incrollabile per i diritti e la dignità di ogni persona, in particolare i poveri, i vulnerabili e coloro che non hanno voce. Allo stesso modo, chiedo a Dio, sorgente di ogni sapienza e verità, di guidare il suo impegno per sostenere comprensione, riconciliazione e pace negli Stati Uniti e tra le nazioni del mondo per portare avanti il bene comune universale”.

Anche il presidente della Conferenza episcopale statunitense, J. Gomez, con una mossa inusuale, ha invita una lettera al nuovo presidente – pubblicata poco dopo il suo giuramento. Rispetto allo scritto del papa, quello dei vescovi americani più che un augurio sembra essere il programma dichiarato di un’opposizione a tutto campo in materia di aborto, contraccezione, matrimonio e gender.

Come hanno notato alcuni commentatori, al di là dell’opportunità di inviare (sembra per la prima volta a un presidente appena entrato in carica) una simile lettera, quello che sorprende è il presupposto che su questi temi tra i vescovi cattolici e il cattolico Biden non ci possa essere nessun dialogo, nessun confronto argomentativo, ma solo la constatazione di due posizioni contrastanti – e che, quindi, il conflitto non può essere che l’unica forma del rapporto istituzionale in materia. “Ciò che non capisco – ha detto il card. Tobin, vescovo di Newark – sono le persone che usano toni estremamente duri e vogliono tagliare ogni linea di comunicazione con il presidente a motivo di ciò”.

La lettera di Gomez ha colto di sorpresa i suoi colleghi vescovi, che l’hanno ricevuta solo poche ore prima che venisse pubblicata senza essere stata previamente discussa collegialmente nelle sedi opportune. Il card. B. Cupich, arcivescovo di Chicago, ne ha preso immediatamente le distanze giudicandolo un testo mal concepito, che avanza la pretesa di essere una parola dei vescovi senza che i vescovi abbiamo potuto esprimere parola nella sua redazione. R. McElory, vescovo di San Diego, nel suo comunicato ha semplicemente ignorato la lettera della Conferenza episcopale e si è rifatto al messaggio inviato da papa Francesco in cui si rispecchiava completamente.

Il tono e lo stile dicono più delle parole, come la capacità o meno di discernere l’uso di queste ultime se si sceglie di rompere un protocollo assodato. Gran parte del corpo episcopale americano ha tentato di stare nel mezzo tra messaggio papale e lettera di Gomez, barcamenandosi a non rendere palesemente irrilevante il primo ritrovandosi rappresentati nella seconda. Il cattolico Joe Biden può a questo punto iniziare lecitamente a chiedersi se sia lui il vero oggetto del contendere, che continua a dividere la Chiesa americana, o se piuttosto non si tratti di Francesco (raggiunto via Biden dalla Conferenza episcopale con la sua lettera).

Nella battaglia che contrappone larga parte del corpo episcopale e del cattolicesimo americano a papa Francesco Biden rischia di uscirne come una vittima collaterale. Il ruolo di un “grande riconciliatore”, di cui la Nazione avrebbe disperatamente bisogno, dovrebbe essere assunto dalla Chiesa locale, che non lo può fare perché da decenni ha deciso di giocare quello del grande divisore. Toccherà al nuovo presidente farsene carico, cosa che è parte del suo mandato a livello politico e sociale, ma non certo a quello della Chiesa a cui appartiene. A una riconciliazione del cattolicesimo americano con papa Francesco, e quindi con lo stesso Biden, la Conferenza episcopale non sembra essere interessata – Biden sicuramente lo è.

(SettimanaNews , 21 gennaio 2021)

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