Barcellona, la Global Sumud Flotilla in viaggio per rompere l’assedio

Global Sumud Flotilla, cos'è la flotta internazionale a sostegno della popolazione di Gaza | Sky TG24di Lorenzo D’Agostino

Parte oggi da Barcellona il primo gruppo di barche della Global Sumud Flotilla. Mentre una parte della città continua la routine turistica di fine agosto, ovunque spuntano manifestazioni di solidarietà con la Palestina. Davanti a un supermercato Carrefour un picchetto invita al boicottaggio della catena francese che opera nelle colonie israeliane. Gruppi avvolti in kefieh e bandiere si muovono verso il Moll de la Fusta, il lungomare di Barcellona dove sono stati organizzati due giorni di dibattiti, conferenze e concerti. Oggi una grande manifestazione saluterà la partenza della flottiglia con gli aiuti.

I partecipanti e gli organizzatori non riposano: ci sono pezzi meccanici da sostituire all’ultimo minuto, un passaporto smarrito, liberatorie non firmate. La maggior parte dei volontari non sa su quale barca salirà: la riservatezza è totale, al limite della paranoia, per il timore di infiltrazioni e sabotaggi. Tra chi è venuto a sostenere le delegazioni da 44 paesi, c’è Alexandre Duran Danvins, un giovane artista, «perché non posso lasciare che il sistema generi in me apatia davanti a uno sterminio. Se non c’è niente che ci tocca, possono fare di noi quello che vogliono».

Un gruppetto di bambini osserva una delle imbarcazioni ormeggiata al molo, sorvegliata da volontarie che non le staccano gli occhi di dosso. Lois, 10 anni, ha sentito raccontare che «a Gaza lanciano il cibo dal cielo e Israele spara su chi si avvicina a prenderlo». Per questo, se avesse l’età, partirebbe pure lui. Per la città si aggirano anche i passeggeri Vip che, nelle speranze degli organizzatori, faranno da “scudo umano” con la loro celebrità. Ada Colau, ex sindaca di Barcellona, ha annullato le vacanze per imbarcarsi: «Per me è doppiamente emozionante partire da Barcellona. Non è una coincidenza che la missione salpi da qui, questa è una città con una popolazione civile storicamente impegnata nella difesa dei diritti umani e, in particolare, della causa palestinese».

Nadir Al Nuri, membro del comitato organizzativo, rifiuta l’etichetta di «missione degli influencer occidentali» fatta propria anche dalla propaganda israeliana. Guida una nutrita delegazione della Malesia, dell’organizzazione Sumud Nusantara patrocinata ufficialmente dal governo del paese asiatico: «Quello che veniva chiamato fardello dell’uomo bianco appartiene al passato. Celebrità e personaggi pubblici recidono i fili della fama e del denaro per schierarsi dalla parte giusta, dentro un movimento globale. Solo pochi governi restano indietro, continuando a sostenere questa follia a Gaza». Parlando con il manifesto, vuole mandare un messaggio agli italiani: «Avete un eroe martirizzato a Gaza, Vittorio Arrigoni. Dovreste mettere da parte le paure e seguire il suo esempio. Così lascerete una traccia non solo per voi stessi, ma anche per i vostri figli e per il vostro paese».

Il grosso della missione non è fatta di celebrità né di eroi ma di gente comune: un tassista parigino di origine algerina, un sindacalista andaluso, un artista di strada sivigliano, una poetessa irlandese. La delegazione irlandese è numerosa e combattiva. Spiega il perché Francis Hughes, pensionato: «Vediamo i paralleli tra l’Irlanda sotto il dominio coloniale britannico e la Palestina sotto quello britannico prima, sionista poi. Siamo anche un popolo indigeno vittima di genocidio. Due milioni di irlandesi morirono di fame tra il 1847 e il 1852, una carestia prodotta dal governo britannico. Oggi vediamo un regime sionista fascista e razzista usare la fame come strumento di controllo, sottomissione e genocidio contro i palestinesi di Gaza. Per questo siamo sulle navi».

(ilmanifesto.it , 31 agosto 2025)

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