La guerra di Hormuz

di Lucia Malatesta

Ancora i raid americani, ancora l’ira di Teheran: «Così si vanificano gli sforzi di pace». Il tycoon dice di aver riattivato il blocco dello snodo («Ne saremo gli angeli custodi»), gli ayatollah affermano che sono loro a controllarlo e colpiscono obiettivi in Bahrein, Qatar e Oman. La tregua ormai è una finzione.

Il braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran, per il controllo dello snodo, assomiglia alla geografia stessa della mappa di guerra: ricalca il profilo del braccio d’acqua per cui si torna a combattere, Hormuz – il vero premio strategico della guerra. Bahrein, Giordania e Kuwait ieri si sono tutti svegliati affrontando «bersagli aerei ostili»: i razzi sciiti.

«Game over Usa»: questo c’era scritto sul missile balistico Ghadr che gli iraniani hanno usato per colpire le basi americane in risposta alla «nuova ondata di attacchi offensivi» rivendicata dal Comando centrale Usa, che ieri ha usato per la prima volta i Corsair, droni marini da combattimento contro la base navale di Bandar Abbas.…

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Nemici interni e esterni per Ucraina e Mosca. Kiev verso il rimpasto

di Francesco Brusa

Fronte orientale La premier Yulia Svyrydenko conferma le proprie dimissioni

Fronte esterno e fronte interno. Mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinsalda i rapporti con gli alleati europei più “volenterosi” in quel di Parigi, in patria inizia a concretizzarsi il rimpasto di governo annunciato nel fine settimana. La premier Yulia Svyrydenko ha infatti confermato le proprie dimissioni dopo poco meno di un anno di servizio, cosa che dovrebbe portare anche alla sostituzione di diversi ministri: sebbene non siano state fornite motivazioni ufficiali per la decisione, è difficile non supporre che si tratti di una delle conseguenze della definitiva caduta politica e giudiziaria di Andriy Yermak – ex-braccio destro di Zelensky arrestato due mesi fa con accuse di riciclaggio, cui Svyrydenko era molto legata (tant’è che alcuni membri del suo gabinetto vennero travolti dalle vicende legali).

I MEDIA UCRAINI segnalano inoltre la scarsa autonomia e indipendenza dimostrate dalla primo ministro nel corso del suo mandato, cui era arrivata passando dall’ufficio presidenziale e poi dirigendo le politiche economiche del paese.…

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Edgard Morin: tessere ciò che è separato

di Marco Sanchioni

Ci sono oggi più articoli scientifici pubblicati ogni anno di quanti un essere umano potrebbe leggere in mille vite. Più dati, più specialisti, più risposte verificabili su ogni aspetto della realtà. Eppure di fronte alle grandi crisi del nostro tempo — climatica, demografica, tecnologica — una domanda torna con insistenza: chi tiene insieme i fili?

Edgar Morin ha dedicato l’intera vita a questa domanda. La risposta che ha costruito in oltre settant’anni di ricerca ruota attorno a una parola latina: complexus. Che significa, letteralmente, ciò che è tessuto insieme. Non complicato, non caotico: intrecciato. Come lo è la realtà, quando non si taglia per comodità quello che non si riesce a contenere in un unico sguardo. E capire, per Morin, significava anzitutto imparare a vedere il tessuto — prima ancora di analizzare i singoli fili.

Scomparso oggi all’età di 104 anni, Morin è stato uno dei pensatori più longevi e fecondi del Novecento. Filosofo, sociologo, combattente della Resistenza francese, ha attraversato quasi un secolo di storia intellettuale mantenendo fino agli ultimi anni una capacità rara: quella di interrogare il presente senza rassegnarsi alle sue semplificazioni.…

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Chiesa, lo strappo dei lefebvriani. E arriva la scomunica

di Paolo Rodari

Il rito come un sudario, un panno che avvolge, protegge e nello stesso tempo separa non solo da Dio ma anche dal mondo. Ieri a Écône, in Svizzera, nella francofona Valle del Rodano, i lefebvriani hanno sancito la fuoriuscita dalla comunione con Roma con l’ordinazione, in diretta social, di quattro vescovi attraverso il rito antico, in latino e spalle al popolo, in vigore fino alla metà dello scorso secolo. Un rito di separazione, che non a caso ha sancito per la comunità ultratradizionalista fondata da Marcel Lefebvre la scomunica “latae sententiae”, la pena canonica in cui si incorre automaticamente per il solo fatto di aver commesso un delitto.

Un rito, ancora, che il venerdì santo contempla la preghiera “pro perfidis Judaeis”, per gli ebrei infedeli che, non a caso, i lefebvriani considerano da convertire in scia al più vetusto dei proselitismi.

TUTTO IERI SEMBRAVA immobile, fermo a prima del Concilio Vaticano II, l’assise che negli anni Sessanta ha traghettato la Chiesa verso la modernità, una grande onta per i lefebvriani.…

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