“Crociata”, una parola che ritorna

di Lorenzo Prezzi

Daniele Menozzi è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei. Studioso dei rapporti tra Chiesa e società, ha pubblicato per conto di Carocci Editore, nella collana Frecce, il libro dal titolo “Crociata”. Storia di un’ideologia dalla Rivoluzione francese a Bergoglio, pp. 244 – . Gli abbiamo sottoposto alcune domande.

Prof. Menozzi, nel volume che lei dedica all’indagine sulle Crociate conclude con un singolare paradosso. Mentre il papato sta abbandonando ogni giustificazione del richiamo alla Crociata, il suo uso non è affatto esaurito nella politica. La sua ideologia sopravviverà senza il consenso del papato?

Il futuro è un argomento particolarmente ostico per uno studioso di storia. Si può però fare una considerazione. Negli ultimi due secoli il papato, pur riservandosi la facoltà di bandire una crociata militare qualora lo ritenesse opportuno, non l’ha mai concretamente promossa sul piano bellico. Tuttavia ha fatto largamente uso del lessico della crociata per mobilitare i fedeli (ad esempio la “crociata del rosario” di Leone XIII, la “crociata missionaria” di Pio XI, la “crociata sociale” di Pio XII).…

Leggi tutto

Discorso per il trentennale della Resistenza

di Aldo Moro

“L’Italia rivive cosi una drammatica ma esaltante esperienza ed approfondisce la sua identità nazionale. Quella identità nazionale appunto che si rivela in momenti di svolta, destinati ad esercitare una decisiva influenza nella storia dei popoli. La Resistenza fu uno di questi momenti. Ad essa dunque, ancora oggi, facciamo riferimento. Ad essa ci rivolgiamo come al luminoso passato, sul quale è fondato il nostro presente ed il nostro avvenire. La Resistenza fu lo scatto ribelle di un popolo oppresso, teso alla conquista della sua libertà. Ma essa non fu solo un moto patriottico-militare contro l’occupante tedesco, destinato, perciò, ad esaurirsi con la fine del conflitto mondiale. La Resistenza viene da lontano e va lontano. Affonda le sue radici nella storia del nostro Stato risorgimentale. E’ destinata a caratterizzare l’epoca della rinnovata democrazia italiana. Un dato storico è da mettere in rilievo: alla Resistenza parteciparono, spontaneamente, larghe forze popolari, e non solo urbane, ma della campagna e della montagna. Furono coinvolti ad un tempo il proletariato di fabbrica, che difendeva gli strumenti essenziali del suo lavoro, e la realtà contadina.…

Leggi tutto

Gesù, il progetto umanizzante di Dio

di Paolo Gamberini

Il saggio del teologo spagnolo J.M. Castillo è stato inizialmente pubblicato in Spagna nel 2010. Assieme ad altri significativi teologi (J.A. Pagola, J. Arregi e X. Pikaza), l’A. rappresenta l’avanguardia della riflessione cristologica in Spagna. Benché sia un’opera di agevole lettura e comprensione – merito anche della scorrevole traduzione italiana di L. Tommaselli e D. Culot – si tratta di un testo quanto mai complesso e articolato.

L’intento fondamentale del saggio è di rimettere al centro della riflessione cristologica l’uomo Gesù (le sue parole e le sue opere, il suo stile di vita e il suo messaggio), liberando la comprensione della sua persona da costruzioni e incrostazioni ideologiche, provenienti non solo dalle definizioni dogmatiche dei concili (Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia), ma anche dalle varie ricostruzioni storiografiche compiute dalle varie correnti della ricerca storico-critica su Gesù. Il nostro A. vuole liberare infatti la figura di Gesù dalle precomprensioni devianti che ne ha dato il sistema religioso lungo i secoli.…

Leggi tutto

Viaggio al termine del buio

di Claudio Corvino

«Cieli neri. Come l’inquinamento luminoso ci sta rubando la notte» di Irene Borgna, per Ponte alle Grazie

L’oscurità di un cielo stellato è da sempre mappa geografica di poeti, navigatori, eroi che abbandonano le certezze del giorno per seguire avventure e sentimenti, a volte combattimenti con le terribili forze dell’altro mondo, incorporea proiezione del lato oscuro. Eppure l’Italia, risaputamente terra di eroi, poeti e navigatori, ha paura del buio. Più dei francesi, dei tedeschi e soprattutto degli abitanti del Regno Unito, che sborsano per l’illuminazione pubblica, rispettivamente, la metà, meno della metà e quasi un quarto di quanto spendiamo noi. Certo è che le strade italiane sono sempre più illuminate, e sempre peggio: meravigliose città, fari di una cultura che si è irraggiata nel mondo, al tramonto diventano lattiginose metropoli texane folgorate e afflitte dai nuovi lampioni a led, considerati più performanti. Parliamo di città come Roma o Verona, dove Romeo non potrebbe mai più dire della sua amata che «Par che sul buio volto della notte ella brilli come una gemma rara pendente dall’orecchio d’una Etiope» (atto I, scena V).…

Leggi tutto

L’emergenza del futuro

di Ferdinando G.Menga

Nei discorsi morali attuali, dominati dalla semantica presentistica, l’appello alla responsabilità per gli esseri futuri non trova collocazione. Lo sostiene Ferdinando G. Menga, nel suo libro appena uscito: L’emergenza del futuro. I destini del pianeta e le responsabilità del presente (Donzelli). Ne pubblichiamo un estratto, corrispondente all’“Introduzione”, per il quale ringraziamo sia l’autore sia l’editore.

La pandemia e la posta in gioco del futuro

1. Icone di tempi inquieti

Vorrei iniziare con due immagini che, in modi diversi, eppure connessi, raccolgono in sé e trasmettono uno spaccato assai rappresentativo dei «tempi interessanti»[1] che stiamo attualmente vivendo.

Traggo la prima dal periodo di lockdown primaverile imposto dalle misure sanitarie in risposta alla pandemia da Sars-CoV-2. Tra le tante sequenze di immagini circolate, attraverso i molti canali istituzionalizzati e informali, è probabilmente quella che conserverò maggiormente impressa nella memoria. Si tratta del video girato dallo smartphone di un passante all’inseguimento affannato e sbigottito della carovana composta da un’anatra e i suoi piccoli che, silente e indisturbata, sfilava lungo il ciglio di una strada deserta del centro di una cittadina del Nord-est.…

Leggi tutto

Il seme eretico dell’inquietudine

di Luigi Ciotti

L’impegno comune su 5 parole: ingiustizia, ecologia integrale, rigenerazione, diritti

Cinquant’anni di pensieri critici e voci non allineate, cinquant’anni di «eresia». Nel vero senso, però, di questa parola non sempre compresa.

Eresia deriva infatti dal greco airesis, che significa scelta.

In origine eretico è colui che sceglie, sceglie perché ama la propria libertà al punto da pagare prezzi altissimi per difenderla: dall’esclusione all’esilio, dalla prigione al martirio.

Eretico è colui che, più della verità, ama la ricerca della verità. Per l’eretico ricerca e verità, libertà e responsabilità sono inseparabili.

Questa, secondo me, è stata la preziosa funzione del manifesto in questi cinquant’anni: informare ma, al tempo stesso, far riflettere, mostrando di volta in volta l’enorme differenza tra comprensione e giudizio, conoscenza e definizione.

Un giornale irriverente, fuori dal coro, un veicolo d’inquietudine: quella sana inquietudine che viene dall’abitare le domande con radicalità, senza rimuoverle o ridurle a risposte precostituite, a quella parola facile che tutto semplifica e riporta all’ordine.…

Leggi tutto

Il primo maggio del lavoro che verrà

di  Valerio Castronovo

Quest’anno la ricorrenza dei Primo Maggio cade nel mezzo di una pandemia che sta decimando pressoché dovunque le fila dell’occupazione e mette a repentaglio anche la transizione dal lavoro ai lavori, in corso da vent’anni a questa parte, innescata dalla quarta rivoluzione industriale. Ci troviamo perciò a che fare con una situazione estremamente ardua e senza precedenti. Poiché la falcidie di milioni di posti di lavoro provocata dai devastanti effetti economici del coronavirus è venuta sovrapponendosi a un processo in atto, già di per sé complesso e travagliato, consistente nel passaggio verso una struttura occupazionale caratterizzata da una crescente mobilità spaziale e flessibilità temporale della forza lavoro. In seguito all’impiego delle “macchine intelligenti” e alla diffusione della Rete, il lavoro standardizzato, concepito in funzione di un perimetro prefissato e garantito da rapporti contrattuali per lo più a tempo indeterminato, che era il piedistallo nell’industria manifatturiera e in alcuni importanti settori di servizio, ha cessato man mano dì avere il ruolo preminente che rivestiva in passato.…

Leggi tutto

Festa del non lavoro: 900 mila posti in meno da inizio pandemia

di Nina Valoti

Lo certifica l’Istat anche se a marzo la disoccupazione cala al 10,1% Pil del primo trimestre: -1,4%. Crolla la locomotiva tedesca (-1,7%). Il primo trimestre 2021 vede la scomparsa di 254 mila lavoratori. A marzo cala la fascia 35-49enni, donne e dipendenti fissi, ma c’è il recupero di 34 mila occupati in totale

Il primo maggio di quest’anno è la festa del lavoro che non c’è. Sono quasi 900 mila gli occupati persi dall’inizio della pandemia fino a marzo 2021. E il calo prosegue nei primi mesi dell’anno, con il primo trimestre che vede la scomparsa di 254 mila lavoratori, secondo gli ultimi dati Istat. Nel frattempo però Pil italiano meglio del Pil tedesco nel primo trimestre dell’anno. La sorpresa arriva alla vigilia del primo maggio e ringalluzzisce tutte le componenti della composita maggioranza Draghi. Ripresa italiana rinviata al secondo trimestre, ma la flessione dei primi tre mesi dell’anno è inferiore di quella della Germania, che con il suo brusco calo zavorra tutta l’Europa.…

Leggi tutto

I giusti salari della virtù. La pandemia e il lavoro da più stimare

di Luigino Bruni

Una delle eredità della pandemia è lo svelamento della qualità del lavoro di cura e delle sue virtù. Virtù, una parola che avevamo dimenticato, che con il tempo aveva assunto una sfumatura di vecchio un po’ stantia, è tornata al centro della scena pubblica ed etica. Finalmente abbiamo visto molte cose che prima non vedevamo o non vedevamo abbastanza, e tra queste molte, moltissime virtù, soprattutto in lavori dove non riuscivamo a vederle.

Quando, sull’inizio dell’Ottocento, la prima rivoluzione industriale stava cambiando radicalmente il mondo del lavoro, i migliori economisti iniziarono a formulare teorie su come remunerare il lavoro. Prima di loro, il lavoro che passava attraverso il “mercato” riguardava una piccola minoranza di persone. La quasi totalità delle donne ne era fuori, nei campi i lavori erano svolti in regime di servitù dove non si vendevano ore di lavoro ma uomini, gli aristocratici e i nobili non lavoravano e interpretavano il loro non-lavoro come privilegio e libertà: «Il nascere agiato mi fece libero e puro, né mi lasciò servire ad altro che al vero.…

Leggi tutto