Lidia Menapace. Dalla Cattolica al Manifesto

di Ritanna Armeni

In casa di Lidia Menapace a Bolzano un posto d’onore spettava al ritratto di Rosa Luxemburg. Lidia ammirava molto la rivoluzionaria polacca uccisa e buttata nello Sprea. La sua idea di rivoluzione, la sua fiducia nelle masse, la convinzione del ruolo comunque limitato del partito, la sua avventura di donna nel mondo della politica maschile gliela rendevano vicina. Anche Lidia, come Rosa, usciva dagli schemi in cui sono in genere rinchiusi gli uomini di partito e le donne che agli uomini vogliono somigliare. Pacifista, femminista, ecologista, era lontana – più di chiunque altro – dai giochi di potere, dalle lusinghe delle apparizioni mediatiche, dalle conquiste realizzate una volta per tutti, dal narcisismo dilagante nell’establishment politico e culturale. Ma quel che davvero la univa a Rosa Luxemburg era un dato caratteriale di fondo.

Una condizione dell’animo. Rosa nei suoi scritti si definiva «una cinciallegra», la rivoluzionaria polacca pensava a se stessa come a un uccellino vivace e colorato che cantava anche d’inverno e che saltellava tra boschi e frutteti, facendo sentire dappertutto il suo allegro canto.…

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Renzi non dà via libera a Conte: “Prima voglio l’ok sul programma”

di Andrea Carugati

Crisi. Primo giorno di consultazioni dell’esploratore Fico. Il leader Iv: «Un cronoprogramma scritto». Bettini: «Lo prendiamo in parola»

Quando non ci si fida dell’interlocutore, sempre meglio chiedere un patto scritto. E’ quello che ha fatto ieri Matteo Renzi, consultato nel tardo pomeriggio dall’esploratore Roberto Fico dopo M5S e Pd. E se questi due partiti – e in serata anche Leu- hanno detto senza riserve che vogliono un nuovo governo guidato da Giuseppe Conte (per il grillino Crimi è «indiscutibile»), il capo di Italia Viva si è ben guardato dal fare il nome del premier uscente.

Anzi, all’uscita ha ricordato a più riprese che Conte faceva «riunioni fino all’alba», «emendamenti notturni», il contrario esatto di quello che Renzi ora pretende: un «documento scritto con chi fa cosa e in che tempi, per togliere a tutti gli alibi». Solo dopo questo programma alla tedesca, si potrà ragionare di nomi. «Faremo di tutto per trovare un punto di caduta, siamo a disposizione del presidente Fico», ricorda Renzi, che alla richiesta di «lealtà» avanzata poco prima da Nicola Zingaretti replica stizzito: «Lealtà significa dire in privato le stesse cose che si dicono all’esterno».…

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Trump e Francesco

di Raniero La Valle

Ora che Trump se n’è andato e Francesco invece è rimasto, si può valutare la portata della simultanea presenza di questi due grandi leader sulla scena mondiale. Sotto il velo di un rapporto politicamente corretto (non tanto, però, se Bannon è venuto a insidiare la Chiesa fin sotto il soglio di Pietro) si è trattato di un grande conflitto tra un potere temporale e un potere spirituale, come ai bei tempi delle investiture. La differenza rispetto a quel precedente era che l’uno non era capo dell’Impero e l’altro non aveva una “Cristianità” di cui pretendesse di essere il capo.

Ci sono stati dei momenti e delle partite in cui il conflitto si è manifestato con particolare potenza. Uno è stato il conflitto sul Medio Oriente e sulla Siria, che il papa ha difeso con particolare calore (fin dal momento, nel settembre 2013, in cui impedì con la forza della grande veglia in piazza san Pietro la guerra alla Siria) e che Trump voleva invece assoggettare e insanguinare fino a ordinare, come lui stesso ha rivelato nel settembre scorso, di uccidere Assad.…

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