Biden e Francesco…e i Vescovi Usa

di Marcello Neri

Joe Biden si è insediato quale 46mo presidente degli Stati Uniti, e con lui la sua amministrazione alla guida di una Nazione in disperato bisogno di abbassare il livello conflittuale delle plurime divisioni che la lacerano in tante sotto e para Americhe. Il discorso inaugurale ne ha mostrato piena consapevolezza, e non ha voluto esacerbare ulteriormente nessuna di esse. Al tratto retorico che caratterizza ogni buona liturgia si è unita la lucidità della percezione dello stato delle cose.

Ma è stato anche il giorno in cui il cattolicesimo, con il suo presidente, si è trovato convocato nel cuore della vita istituzionale degli Stati Uniti forse come non mai in precedenza. Dalla messa mattutina nella cattedrale di S. Matteo a Washington, con la presenza della vice-presidente K. Harris e i rappresentanti dei due partiti alla Camera e al Senato che hanno accettato l’invito di Biden a partecipare all’eucaristia, alla preghiera di invocazione nel corso della cerimonia di giuramento che è stata preparata e letta dal gesuita Leo O’Donovan, ex presidente della Georgetown University di Washington.…

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I principi

di Enrico Cattaneo

È difficile definire un personaggio così complesso come Origene. Nato ad Alessandria d’Egitto verso il 185 e morto a Cesarea di Palestina verso il 253, egli non è considerato un «Padre della Chiesa» in senso tecnico, ma solo uno «scrittore ecclesiastico», in quanto il suo pensiero ha sollevato perplessità dopo gli sviluppi teologici del IV e V secolo.

Origene fu un grande esegeta? Certamente, e forse il più grande della Chiesa antica, anche se la sua applicazione sistematica dell’allegoria fu e rimane ancora spesso incompresa, soprattutto se avulsa dalla sua spiritualità. In effetti, egli fu un grande mistico e un genuino uomo di Chiesa.

Può essere considerato un grande teologo? Anche qui la risposta non può essere che affermativa. La prova sta nell’opera che presentiamo. È intitolata I princìpi (Peri archōn), perché tratta di tutte le questioni basilari che un teologo deve saper esporre in un tutto coerente, se vuole essere detto tale: Dio, la Trinità, il mondo, le anime, l’uomo, il male, il libero arbitrio, la provvidenza, la Scrittura.…

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La modernità di Papa Francesco

di Francesco Cultrera

Papa Francesco suscita ampi consensi nell’opinione pubblica. Monica Simeoni ha chiesto a esperti di varie discipline un contributo che ci aiuti a comprendere meglio la sua «modernità».

Un primo approccio alla figura del Papa lo offre uno studio accurato sull’estensione e sulle modalità del consenso. Ci introducono al tema, a livello prevalentemente empirico, le analisi, tra loro notevolmente differenti, di Ilvo Diamanti, Simona Scotti e Roberto Cipriani. La dimensione culturale del «fenomeno» Bergoglio è affidata a Salvatore Abbruzzese. Spiccatamente antropologica, invece, è l’analisi del filosofo Massimo Cacciari.

Vivo interesse suscitano gli approfondimenti teologici. Tentiamo di presentarne una sintesi che attinge liberamente ai contributi di Enzo Pace, Francesco Vespasiano, Carlo Nardella e altri ancora. Papa Francesco è uno di noi, che cammina per le vie del mondo accanto a noi, e non al di sopra di noi. La sua vicinanza cela una forte dimensione teologica. Alcuni esperti «leggono» l’azione del Papa alla luce del Vaticano II, il cui dettato coinvolge i vescovi nel «discernimento» dell’azione dello Spirito nella realtà ecclesiale: fondamentale è la sua presenza nei poveri, negli emarginati e anche nelle altre religioni.…

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Immagini africane che abitano il mondo

di Silvia Nugara

«Camerun digitale» di Giovanna Santanera, per Meltemi. Un’indagine per le strade di Douala sui riflessi sociali della produzione e della cultura video.

Il cantastorie urbano Makalapati si aggira in bicicletta per le strade di Douala, in Camerun, presentando al pubblico storie esemplari. I protagonisti dei suoi racconti sono disoccupati, domestici, studenti, prostitute, marabutti, bendskineurs (autisti di moto-taxi) alle prese con miseria, corruzione, conflitti famigliari e aspirazioni. Questa la cornice narrativa di «Balade dans la cité», nata nei primi anni 2000 come trasmissione radiofonica poi trasformatasi in telefilm a episodi per l’emittente camerunense Equinoxe Télévision.

Si tratta di uno dei prodotti audiovisivi di cui si occupa l’antropologa Giovanna Santanera nel suo Camerun digitale. Produzione video e diseguaglianza sociale a Douala (Meltemi, pp. 200, euro 16), uno studio agile e accessibile dell’impatto che il digitale ha avuto sulla produzione di immagini in movimento nella capitale economica del paese africano tra dinamiche sociali, strutture economico-produttive e immaginari plurali. Non di sola autorialità vive infatti il cinema di paesi come Senegal, Burkina Faso o Camerun tanto più che le opere apprezzate dal pubblico colto occidentale fino a poco tempo fa erano poco visibili agli spettatori del continente a causa di infrastrutture distributive limitate ma anche per questioni di gusto e linguaggio.…

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“Fascismo eterno”?

di Renato Moro

Le cronache e le immagini giunte da Washington lo scorso 6 gennaio hanno purtroppo, per lo storico dell’età contemporanea, l’odore di qualcosa di conosciuto.

Il pensiero va immediatamente all’Italia del 28 ottobre 1922, quando un movimento politico che aveva 35 deputati in un Parlamento di 535 promosse una marcia delle sue squadre armate sulla capitale come arma di pressione e di ricatto sul governo e sul re. Va poi alla Francia del 6 febbraio 1934, quando migliaia di ex-combattenti della Prima guerra mondiale, radunati dall’estrema destra filo-fascista, marciarono sul Parlamento e cercarono di invaderlo per abbattervi il governo che accusavano di corruzione e di incapacità. Va infine alla Spagna del 23 febbraio 1981, quando un gruppo di militari nostalgici del franchismo, mitra alla mano, fece irruzione nel Parlamento.

L’assalto al Parlamento sembra dunque appartenere al Dna dei movimenti fascisti. Significa questo che stiamo assistendo, e nella più grande democrazia del mondo, a una resurrezione del fenomeno?

E dalla fine del 2015 che, di fronte alla crescita globale del populismo di destra e all’ascesa di Trump, l’accademia e la politica progressista americane insistono su questa idea.…

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Primo piano. L’assalto che viene da lontano

di Cristina Mattiello

L’impensabile è accaduto in diretta, davanti agli occhi del mondo, rimbalzando dalle Tv ai social. Segna un prima e un dopo, una frattura da cui non si potrà più prescindere. E che ci riguarda tutti da vicino, noi in Europa e soprattutto noi in Italia, dove gli emuli del trumpismo sono così forti e hanno dietro folle di seguaci molto simili. Il 6 gennaio non è solo l’immagine degli Stati Uniti che è andata in frantumi, lasciando a Biden un’eredità pesantissima, è il concetto di democrazia occidentale che è entrato in crisi profonda. Se si può impunemente – perché così è stato – assaltare e invadere un Parlamento, il senso stesso di quest’ultimo è messo in discussione. Si potrà fare o minacciare di farlo molte altre volte. Perché gli arresti e lo stesso  all’insurrezione” sono stati tardivi (la sinistra del Partito democratico li chiedeva fin dai primi momenti) e non potranno cancellare nell’immaginario la massima sede istituzionale del “Paeseguida”, carica di significati storici e simbolici, così violata.…

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Il Big Bang è cominciato

di Ezio Mauro

Contemporaneamente, due soggetti fanno irruzione nella nebbia della crisi italiana, il presidente della Repubblica e l’Europa. La risultante, quasi obbligatoria e comunque naturale, è Mario Draghi, incaricato di formare un governo istituzionale: ultima spiaggia per evitare lo scioglimento delle Camere in questa fase d’eccezione, dopo il fallimento della politica, incapace di trovare una maggioranza con le sue forze e nel suo perimetro, dentro il quale la crisi di governo si sta avvitando fino a diventare crisi di sistema. Chi crede di aver vinto al tirassegno, oggi, non mette in conto questa impotenza della politica (certificata dall’innaturalità della crisi, aperta mentre il Paese è assediato sul piano sanitario, economico, sociale), che comporta un indebolimento della democrazia e degli equilibri istituzionali nel nostro Paese, in un momento delicato con la necessità di scelte cruciali. Tutto ciò che è successo in questi ultimi due giorni, infatti, concorre a spiegare lo stato d’emergenza che il Quirinale ha certificato scendendo in campo nella crisi con l’appello alla responsabilità del parlamento e dei partiti.…

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Se i partiti non difendono la politica

di Norma Rangeri

Di poche cose siamo sicuri. La prima è che siamo un paese commissariato, un paese che ha bisogno di «governi del presidente». Ogni volta che la situazione economica incontra momenti drammatici e di svolta, arriva l’uomo solo al comando, meglio se uomo e uomo dei poteri finanziari. E la seconda è che questa pioggia di miliardi di euro del Recovery Fund, ha risvegliato forti, variegati, trasversali appetiti. A cominciare da quelli confindustriali, passando per quelli mediatici che, insieme, e fin dall’inizio avendo come coagulo politico Renzi e Berlusconi, hanno avversato la maggioranza di un centrosinistra anomalo presieduto da Conte.

Tuttavia la campagna contro il governo ha potuto fare breccia non solo grazie al lavoro ai fianchi dello sfascia carrozze toscano, ma anche a causa della crisi dei partiti, diciamo pure del loro spappolamento, che reclamerebbe un generale mea culpa, considerando il grave colpo inferto all’autorevolezza della politica nella già debole considerazione dei cittadini. Adesso è probabilmente troppo tardi per cercare di rimettere insieme i cocci ma ognuno dovrebbe quanto meno provare a fare autocritica.…

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Draghi, ecco cos’è il governo del Presidente. Le differenze con quelli tecnici, istituzionali e di scopo

di Emanuele Lauria

La formula utilizzata da Mattarella presupppone una scelta diretta del premier incaricato da parte del Capo dello Stato, quando le, forze politiche non trovano accordo su una proposta. I casi più famosi quelli di Ciampi nel 1993 e Monti nel 2011

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’ha definito “governo di alto profilo”. Sarà di certo un governo del presidente, con il nome del premier incaricato scelto direttamente dal Capo dello Stato e non il risultato di una proposta condivisa da una maggioranza. Ma sarà un governo tecnico puro o sarà un governo politico? O si tratterà piuttosto un misto tra le due forme? Mentre Mario Draghi si avvia a ricevere l’incarico al Quirinale, le prime ipotesi sulla squadra di governo non sciolgono tutti i dubbi sulla caratura dell’esecutivo E la domanda delle prossime ore è dunque: quanta politica ci sarà nel governo Draghi? Sulla presenza dei partiti saranno decisive le scelte che si compiranno a breve, quando si riuniranno i gruppi dirigenti di ogni formazione.…

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L’impeachment di Trump è rinviato, tutti contenti

di Marina Catucci

Stati Uniti. Accordo democratici-repubblicani, al Senato si inizia il 9. E Biden avrà il suo gabinetto. La Casa bianca vuole più tempo anche per votare il pacchetto di aiuti economici

Il processo di impeachment all’ex presidente Donald Trump inizierà il 9 febbraio, in base a un accordo raggiunto venerdì dai due leader del Senato, il democratico Chuck Schumer e il repubblicano Mitch McConnell, che hanno deciso di ritardare il procedimento di due settimane.

L’accordo è giunto dopo una situazione di stallo sulle tempistiche di un processo cruciale per gli Stati uniti, che potrebbe impedire permanentemente a Trump di ricoprire cariche pubbliche.

Già il 13 gennaio la Camera aveva approvato un unico articolo di impeachment, «incitamento all’insurrezione», e avrebbe potuto costringere il Senato a iniziare immediatamente il processo semplicemente trasmettendo i documenti attraverso il Campidoglio.

Un ritardo, però, serve anche all’attuale presidente. Se da una parte Trump sta lottando per mettere insieme una squadra legale e una linea di difesa, dall’altra Biden ha bisogno di tutto il tempo del Senato per confermare la maggior parte dei suoi incaricati di governo.…

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