Il Partito-Paese, e le riserve inesplorare del genoma Gramsci

di Luciana Castellina

Profondo rosso. Non è vero che poi tutto è finito in nulla: senza quella soggettività che produceva quell’impegno, non si sarebbero ottenute dall’opposizione le migliori riforme conquistate nel nostro paese

Mi chiedo: ma c’è in Italia un altro partito oltre al Pci che per un suo anniversario – 100 anni certo è un secolo, ma anche 50 o 20 sono di solito occasione di celebrazione – sia mai stato ricordato così coralmente da tutti i possibili media: tv, radio, quotidiani, settimanali, riviste, e non solo italiane viste le interviste richieste dall’estero; e poi istituti storici e non storici, circoli, reti, centri, e non so quant’altro? Già questo mi pare basti a dire molto su questo partito, non c’è bisogno di saggi di esperti.

La migliore fra le succinte spiegazioni che del fenomeno è stata data resta per me quella che, dopo aver indagato nel nostro paese di cui era molto curioso, ebbe a dare Jan Paul Sartre: «Adesso ho capito – disse – il Pci è l’Italia!».…

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D’Alema: il partito comunista è sempre stato riformista

di Ezio Mauro

Analisi degli ideali e delle contraddizioni, a cento anni dalla fondazione di Livorno: “L’ambiguità era praticare il gradualismo nascondendolo col linguaggio della rivoluzione”. E sui rapporti con l’Urss: “La rottura fu tardiva, Occhetto ha un merito storico”

Massimo D’Alema, lei è stato il primo presidente del Consiglio venuto dal Pci, nella percezione comune viene considerato come l’ultimo comunista, il figlio di quel partito. Voltandosi indietro, come giudica la scissione di Livorno del 1921 che portò alla nascita del Pci?

«Io penso che il gruppo dirigente del Pci si sia formato proprio nella riflessione autocritica sul congresso di Livorno. Tutto il pensiero di Gramsci è un’analisi autocritica sugli anni Venti: anzi, si potrebbe dire che Gramsci ha scritto un’opera monumentale sulle ragioni della sconfitta della sinistra in Italia. Quindi il ’21 è celebrato come l’evento della nascita del Pci ma in realtà risulta una sconfitta, una frattura del movimento operaio, proprio quando stava sorgendo il fascismo».

C’è voluto un secolo per arrivare a questa lettura?…

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Nel tempo dei post

di Tonio Dell’Olio

Non mi riferisco ai post dei profili o degli account dei social network ma piuttosto a quelli che sembrano definire il tempo che viviamo. Postumano e postmoderno, postdemocratico (soprattutto dopo l’attacco a Capitol Hill) e postindustriale, postcristiano e postcapitalista, postantropocene e postfemminismo. E sono altresì convinto che ciascuna di quelle definizioni sarebbe oggetto di lunghe discussioni con posizioni molto differenti al punto da rischiare una situazione postraumatica, ma l’unica cosa certa è l’incertezza. Un tempo segnato dal post, è un tempo che vaga nel buio perché ha abbastanza chiaro ciò che si lascia alle spalle ma non ha ancora un porto dove approdare e, forse, nemmeno una rotta e una bussola. Come sarebbe bello se invece decidessimo tutti, o almeno in tanti, di dare inizio al tempo del “pre” inteso come cammino verso una meta ben definita. E questo nostro tempo sarebbe trasformato in un’epoca prefraterna, preugualitaria, preecologica. Perché i cammini sono di per sé incerti e rischiosi ma quanto meno scommettono sulla scoperta di una terra nuova e di un futuro migliore.…

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Responsabilità limitata, martedì di passione per Conte

di Andrea Colombo

Balla al centro. La crisi si avvita, il premier nel rebus della fiducia a Palazzo Madama con vista Colle. Fino a ieri mattina regnava un certo ottimismo. Il gelo dei centristi di Cesa ha rianimato Renzi.

Sulla carta la crisi dovrebbe concludersi martedì al Senato. Potrebbe invece limitarsi a entrare in una nuova fase. Il problema è semplice: i costruttori non ci sono e se non si materializzeranno nelle prossime ore la coalizione di governo dovrà fare i conti con un quadro numerico e politico molto diverso da quello che si aspettava. In questa situazione, secondo alcune voci, non è escluso che Conte decida di evitare il passaggio al Senato per dimettersi subito dopo aver incassato la fiducia alla Camera. Palazzo Chigi però smentisce.

Conte, assicurano, è deciso ad andare avanti comunque, anche con un governo non solo di minoranza ma di minoranza esigua, limitata a 151-53 senatori. Solo di quelli ieri sera poteva essere dato per certo il voto.…

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Hélder Camara

di Maurizio Mazzurco

Chi ricorda oggi Hélder Câmara? A 21 anni dalla morte del vescovo brasiliano ci viene in aiuto la biografia di Anselmo Palini, insegnante impegnato a livello ecclesiale e civile, che nei suoi studi si occupa dei temi della pace e dei diritti umani.

Ritornare su questa figura è importante per gli anziani, che hanno vissuto i tempi del Concilio e potrebbero averlo dimenticato, ma anche per i giovani, ai quali, come osserva nella prefazione mons. Bettazzi, Câmara «illustra quanto di grande e di profondo ha preparato il mondo d’oggi e potrebbe renderlo sempre più vero e più pieno di speranza» (p. 9).

Dom Hélder, fin da giovane, si rivela un sacerdote molto attivo e grande organizzatore. Alimenta questo carisma con la preghiera, abituandosi a lunghe veglie notturne di contemplazione. La sua missione sacerdotale è caratterizzata da «un lungo cammino di conversione» (p. 195). Formatosi nella contrapposizione manichea fra il comunismo, male assoluto, e la difesa del capitalismo e dei valori della tradizione, Câmara si schiera inizialmente su posizioni integraliste, dalle quali poi si allontana sempre più.…

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Stati Uniti, l’intervento di Sadiq Khan: “L’attacco al Campidoglio è un segnale d’allarme per tutte le democrazie”

di Sadiq Khan

La sconfitta di Donald Trump non significa la fine della sua ideologia politica di estrema destra. Più di 74 milioni di persone hanno votato per lui e da Orbán a Bolsonaro, sono tanti i leader populisti, scrive il sindaco di Londra. Contro razzismo e divisioni bisogna alzare la voce.

Gli eventi a cui abbiamo assistito nel Campidoglio, la sede del Congresso americano a Washington, sono stati sconvolgenti, ma purtroppo non sorprendenti. Sì, il presidente Donald Trump ha incitato una teppa fascista a cercare di rovesciare con la violenza l’esito legittimo di un’elezione democratica, ma questa è stata la conseguenza, tragica quanto inevitabile, del movimento di estrema destra costruito e incoraggiato dal presidente negli ultimi cinque anni.

Molti, in tutto il mondo, ammonivano da tempo che le cose sarebbero potute andare a finire in questo modo, se non peggio. Trump ha seguito la falsariga dei dittatori e degli autocrati fascisti che presero il potere negli anni 30 e 40 del secolo scorso.…

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La lunga marcia sul Campidoglio

di Bruno Cartosio

The day after. L’elezione di Biden e Kamala Harris e la epocale duplice vittoria di Ossoff e Warnock in Georgia sono segnali importanti di ricomposizione, analoghi a quelli del 2008. Tuttavia, anche senza Trump, ideologia e prassi del trumpismo restano, come restano neoliberismo, disuguaglianze e divisioni sociali

La lunga indecenza finisce in un crescendo di sconcezze. E di violenza. Dopo l’invasione del Campidoglio da parte delle milizie trumpiane, la vittoria di Biden è stata comunque ratificata il giorno dopo. Trump resta, ma tra ora e il 20 gennaio, quando Biden entrerà in carica, nessuno più obbedirà ai suoi ordini. Il 6 gennaio il padrone di casa l’ha fatta troppo grossa anche per i suoi servi: prima nel discorso delirante con cui incitava i suoi a seguirlo nella marcia sul Campidoglio, poi nel messaggino in cui, dopo il refrain sulla vittoria rubata, diceva loro – «very special people», «we love you» – di tornare a casa «in peace».

E infine, a disastro compiuto e con cinque morti sul gobbo, riprendeva la parola per dire di avere voluto accertare la regolarità del voto, e preannunciava la pacifica transizione dei poteri e la “riconciliazione”.…

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Sciacalli nella crisi

di Tonio Dell’Olio

“Tutta la classe dirigenziale non ha diritto di dire io… deve dire noi e cercare una unità di fronte alla crisi”. In questo momento, ribadisce Papa Bergoglio, “un politico, un pastore, un cristiano, un cattolico anche un vescovo, un sacerdote, che non ha la capacità di dire noi invece di io non è all’altezza della situazione”. E soggiunge che i “conflitti nella vita sono necessari, ma in questo momento devono fare vacanza”, fare spazio all’unità “del Paese, della Chiesa, della società”. Dopo aver ascoltato queste parole, ciascuno deve eseguire innanzitutto una spietata radiografia della propria coscienza e subito dopo applicare quelle considerazioni del Papa alla vita della propria chiesa locale, del proprio Paese, della condizione economica in cui versiamo. Certo, chi per predisposizione naturale non riesce a vedere al di là del proprio naso o è ripiegato sul proprio ombelico, presenta come primo sintomo grave quello di non riuscire ad ascoltare le ragioni degli altri e pertanto non ha sentito (o non ha compreso) il significato delle parole del Papa.…

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Tutte le poesie di Bartolo Cattafi

di Antonio Spadaro

Occorre davvero celebrare la pubblicazione in un volume unico di tutte le poesie di Bartolo Cattafi, uno dei poeti maggiori del nostro Novecento, tutto da riscoprire. Finalmente abbiamo in quasi 1000 pagine la raccolta di testi editi e inediti, grazie alla cura di Diego Bertelli, che redige tutti gli apparati con perizia: un’accurata biografia, le ampie notizie sui testi, la bibliografia delle opere e della critica. Il volume è introdotto da Raoul Bruni.

Nel 1958 Mondadori pubblica la prima grande raccolta di poesie di Cattafi: Le mosche del meriggio. In questi componimenti l’autore si concentra sugli oggetti e sulla loro forza individuale. La tensione è dalla nuda descrizione superficiale all’attrazione verso un enigma profondo, inciso dentro la realtà, sempre però a partire dall’oggetto. Lo sguardo tende a muoversi non dentro l’oggetto in se stesso, ma dentro il suo senso metaforico. La poesia cattafiana è tesa verso il mistero del reale.

Nel 1964 l’autore pubblica L’ osso, l’anima, che segna la sua definitiva consacrazione poetica.…

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Lavoratori e ambiente: i soliti sconfitti dai Trattati

di Emanuele Giordana

L’altra faccia del Rcep, l’accordo di libero scambio asiatico. Se secondo l’economista coreano Lee Jong-Wha, Rcep «manca di regole per proteggere l’ambiente e i lavoratori e le riduzioni tariffarie che richiede non sono così ampie come quelle del Cptpp», le maggiori preoccupazioni vengono dalle organizzazioni della società civile per gli effetti dell’accordo su quei segmenti di popolazione più fragili, come i contadini o gli artigiani

A metà novembre, durante un summit virtuale ad Hanoi, è nato il Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep). Un accordo commerciale che include le 10 nazioni del Sudest asiatico (Asean) e i maggiori Paesi di Asia e Oceania: Giappone, Cina, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. In calce all’accordo, che rappresenta circa un terzo del Pil e della popolazione mondiale, ci sono anche due grandi assenti: Stati Uniti e India. I primi si erano già ritirati dalla Trans-Pacific Partnership (Tpp ora Cptpp), cui guarda adesso anche la Cina. L’India si è invece autoesclusa ritirandosi l’anno scorso.…

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