Una lettera d’amore

di Raniero La Valle

C’è delusione per l’ “esortazione postsinodale” del papa a conclusione del Sinodo per l’Amazzonia.Ci si aspettava un’apertura sul ministero sacerdotale di uomini sposati e anche sull’accesso delle donne al sacro ordine del diaconato, che invece non c’è stata nonostante che il documento finale se l’ordinazione di uomini sposati “idonei e riconosciuti dalla comunità” e al n. 102 riconoscesse la “ministerialità che Gesù ha riservato alle donne”.

Sarebbe sbagliato però ridurre l’attenzione a questi due soli punti quando lo scritto del papa“Querida Amazonia”, Cara Amazzonia è di una ricchezza straordinaria ed esprime un’intensità di coinvolgimento e di amore per una terra e per i poveri che la abitano quale nessun papa aveva mai manifestato finora.
Si tratta di un testo intriso di poesia, e si sa che la poesia apre spazi che vanno ben oltre le parole, il che è un buon criterio ermeneutico per intendere anche ciò che nel testo non viene detto. Non si era mai visto un papa che in un documento magisteriale facesse propria una poesia così: “Del fiume fà il tuo sangue… Poi piantati, germoglia e cresci, che la tua radice si aggrappi alla terra perpetuamente e alla fine sii canoa, scialuppa, zattera, suolo, giara, stalla e
uomo” (da “Llamado” del peruviano Javier Yglesias).…

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Ferri corti in Vaticano

di Alberto Melloni

Che nella corte pontificia e nella curia romana vi siano duelli o conflitti è del tutto fisiologico. Ma più di un segnale dice che in questa fase si duella con ferri più corti del solito per varie ragioni. Pesano le tensioni attorno al sinodo della chiesa tedesca. Contano gli attriti negli avvicendamenti eseguiti o imminenti in grandi diocesi e in importanti congregazioni di curia. E non si deve escludere che il contesto politico internazionale — ad esempio con i milioni di voti cattolici nelle presidenziali americane — abbia un peso.

Eppure quello che è accaduto ieri dimostra che le tensioni interne — che il New York Times ha definito pochi giorni fa “intrighi” — sono oggi forti. Il quotidiano tedesco Tagespost ha infatti diffuso la notizia che monsignor Georg Gänswein, segretario di Ratzinger e prefetto del cerimoniale vaticano, era stato collocato a riposo. Precisazioni successive della sala stampa vaticana hanno minimizzato parlando di una mera «redistribuzione» di mansioni, che spiegherebbe l’assenza del prelato tedesco dalle più recenti udienze di papa Francesco.…

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Il “Giordano Bruno” di Anna Foa

di Aida Airaghi*

Il Giordano Bruno di Anna Foa, pubblicato più di vent’anni fa e ristampato nel 2015, mantiene ancora oggi freschezza e appetibilità di lettura per chi volesse avvicinarsi all’affascinante e controversa figura del filosofo di Nola in maniera non specificamente accademica.
L’autrice introduce il suo racconto con la descrizione del monumento eretto in Campo de’ Fiori a Roma nel giugno del 1889, che ritrae il frate eretico:

avvolto nel saio domenicano, un libro socchiuso fra le mani, il cappuccio abbassato sul volto, pensieroso e raccolto.

La statua, opera di Ettore Ferrari, fu posizionata, dopo molte polemiche, proprio nella piazza in cui Giordano Bruno era stato arso vivo tre secoli prima, il 17 febbraio del 1600, dopo la condanna dell’Inquisizione approvata dalla Chiesa di Clemente VIII e del Cardinale Bellarmino. La stessa Chiesa che a fine ’800 si oppose anche alla celebrazione laica del filosofo, continuando a vedere in lui “il simbolo di una modernità aborrita e combattuta”.
Anna Foa partendo proprio dalle dispute sorte tra l’area cattolica e quella liberale-massonica riguardo all’opportunità di dedicare un monumento a Bruno, ripercorre tutta la travagliata esistenza del pensatore campano, ricostruendone l’evoluzione filosofica e teologica, le resistenze, i dissensi e gli entusiasmi suscitati dalle sue teorie, i numerosi processi, fino alla condanna finale e alla morte.…

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La farfalla gialla

di Tonio Dell’Olio

Non riesco a leggere o ad ascoltare il discorso pronunciato da Liliana Segre nell’aula del Parlamento Europeo senza commuovermi. Quelle parole trasudano vita, trasportano i reperti vivi di una sofferenza che non ha vocabolario, dicono del “male altrui” rinunciando persino al rancore che sarebbe umano, naturale. Quella voce è una vena carsica da cui zampilla acqua di sorgente. Liliana Segre è patrimonio dell’umanità. “Anche oggi fatico a ricordare, ma mi è sembrato un grande dovere accettare questo invito per ricordare il male altrui. Ma anche per ricordare che si può, una gamba davanti all’altra, essere come quella bambina di Terezin che ha disegnato una farfalla gialla che vola sopra i fili spinati. Io non avevo le matite colorate e forse non avevo la fantasia meravigliosa della bambina di Terezin. Che la farfalla gialla voli sempre sopra i fili spinati. Questo è un semplicissimo messaggio da nonna che vorrei lasciare ai miei futuri nipoti ideali. Che siano in grado di fare la scelta.…

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Dopo Auschiwtz

di Theodor W.Adorno*

Hitler ha imposto agli uomini nello stato della loro illibertà un nuovo imperativo categorico: organizzare il loro agire e pensare in modo che Auschwitz non si ripeta, non succeda niente di simile. Questo imperativo è tanto resistente alla sua fondazione quanto una volta la datità di quello kantiano.
[…].
Auschwitz ha dimostrato inconfutabilmente il fallimento della cultura. Il fatto che potesse succedere in mezzo a tutta la tradizione della filosofia, dell’arte e delle scienze illuministiche, dice molto di piú che essa, lo spirito, non sia riuscito a raggiungere e modificare gli uomini. In quelle regioni stesse con la loro pretesa enfatica di autarchia, sta di casa la non verità. Tutta la cultura dopo Auschwitz, compresa la critica urgente ad essa, è spazzatura. Poiché essa si è restaurata dopo quel che è successo nel suo paesaggio senza resistenza, è diventata completamente ideologia, quale potenzialmente era dopo che, in opposizione all’esistenza materiale, presunse di soffiarle la luce, offertale dalla divisione tra lavoro corporale e spirito.…

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Per George Steiner

di Franco Buffoni

Per ricordare George Steiner, recentemente scomparso, pubblichiamo un estratto di Maestri e amici. Da Dante a Seamus Heaney di Franco Buffoni, appena uscito per Vydia editore*

Non sono molti i libri di saggistica in grado di uscire rafforzati dalla prova del tempo. Dopo Babele di George Steiner, apparso in Inghilterra nel 1975 e tradotto in italiano nel 1984, è uno di questi. Steiner ha raggiunto notorietà internazionale anche come romanziere (suo Il correttore, 1990) e ha suscitato molto scalpore con altri saggi, come Vere presenze e Le Antigoni. Ma rileggendo Dopo Babele ci si convince che è con questo fondamentale testo che Steiner è destinato ha lasciare una traccia nel Novecento. E per due motivi, il primo concernente gli specialisti (linguistica, traduttologia, estetica), l’altro un ben più eterogeno pubblico di lettori colti. Sintetizzo il primo ricordando come, fino agli anni settanta, il campo degli studi sulla traduzione fosse dominio incontrastato della linguistica teorica. Che, per la sua stessa natura, non può considerare la traduzione se non processo di ricodifica, ovvero di sostituzione degli elementi della lingua di partenza in quelli della lingua di arrivo.…

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Morto George Steiner. L’intervista dell’aprile 2019: “la mia Europa sotto assedio”

di Nuccio Ordine

A Cambridge, tra libri e ricordi, un maestro della critica rompe un lungo silenzio:L’Italia («una delle mie patrie»), il tempo che passa, il vento xenofobo sul continente

«Ho un pensiero particolarmente affettuoso per i miei lettori italiani: la mia età non mi consente più di viaggiare, né di uscire di casa. Però il ricordo dei miei soggiorni a Roma, a Torino, a Bologna, a Venezia, a Firenze, a Palermo, a Cosenza, a Napoli è ancora vivo. Come dimenticare il profumo del gelsomino in Calabria e in Sicilia, i sapori dei cibi italiani, i vini piemontesi delle Langhe. E poi le Chiese, i palazzi e i monumenti, i preziosi musei, le opere d’arte di inestimabile valore. Qui ho vissuto in una delle mie tantissime patrie…»: George Steiner, uno dei critici letterari più influenti del Novecento, ha compiuto il 23 aprile novant’anni e decide di rompere il suo lungo silenzio per i lettori del «Corriere della Sera».

Ormai da molto tempo vive ritirato nella sua casa di Cambridge, nel Regno Unito.…

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George Steiner, l’intervista postuma. “L’Europa è un sogno che resta vivo”

di Nuccio Ordine

Il grande critico George Steiner è morto il 3 febbraio 2020 nella sua casa di Cambridge. Questa intervista venne rilasciata dallo stesso Steiner a Nuccio Ordine il 21 gennaio 2014 (e poi in parte rivista successivamente) con l’intesa che sarebbe stata pubblicata solo dopo la sua scomparsa.

Qual è il segreto più importante che vuoi svelare in questa intervista postuma?
«Posso dirti che per 36 anni ho indirizzato a una interlocutrice (il suo nome deve restare ancora segreto) centinaia di lettere che rappresentano il mio “diario”, in cui ho raccontato la parte più rappresentativa della mia vita e gli avvenimenti più significativi che hanno marcato la mia quotidianità. In questa corrispondenza ho parlato degli incontri che ho fatto, dei viaggi, dei libri che ho letto e scritto, delle conferenze e anche di episodi semplici e banali. Si tratta di un “diario condiviso” con la mia destinataria, in cui è possibile ritrovare anche i miei sentimenti più intimi e le mie riflessioni estetiche e politiche.…

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Emanuele Severino. L’ordine dell’essere e l’incerto destino

di Andrea Tagliapietra

Emanuele Severino aveva una voce profonda e potente, dotata di una musicalità ipnotica, che sapeva ammaliare gli ascoltatori. Parlava adagio, ma non troppo lentamente, e le pause erano scandite da un particolare modo di far schioccare le labbra e il palato che, una volta udito, non era facile da dimenticare. Questi intervalli servivano a segnare il ritmo, a far prendere fiato e a riorganizzare le idee a chi fin lì era giunto. Non certo a rivelare un’esitazione del pensiero che sembrava fluire nelle sue parole con continuità e consecutività inesorabili. Il ricordo di Severino inizia dalla voce, perché è certo la voce quella che ci viene affidata da chi scompare e, anche da morto, continua a parlarci, nelle circostanze intenzionali della memoria, come in quelle intermittenze pensose e involontarie della vita quotidiana in cui non siamo mai soltanto noi stessi, ma il teatro silenzioso delle voci altrui. Soprattutto delle voci di chi non è più, come si suol dire, contravvenendo così, nelle espressioni del linguaggio comune, al più ostinato degli asserti severiniani, quello che avverte nell’affermazione del non essere di un essente lo stesso effetto di una stecca nell’esecuzione di una partitura musicale.…

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Scardinare l’ovvio.In ricordo di Emanuele Severino

di Cristina Coccimiglio

Filosofo e pensatore audace, le cui parole di misurato oratore sono state sempre frutto di una ricerca incessante, di una messa in questione radicale del presente e di uno strenuo confronto con la tradizione e con la storia della metafisica. Artefice di una provocazione filosofica in grado di disturbare le sensibilità del postmodernismo. Ma non solo. «Affamato disperatamente di verità», ha guardato negli occhi il mito della morte di Dio non riducendola a mero relativismo e ha discusso il dominio del divenire, della temporalità e della storicità dell’esperienza umana. Questo è stato Emanuele Severino.

I suoi poderosi lavori gli sono valsi, per motivi diversi, gli apprezzamenti di Heidegger, cui inviò da giovanissimo la propria tesi di laurea, ma anche l’esilio dalla Cattolica di Milano, seguito al processo davanti alla Congregazione per la dottrina della fede e le critiche dal mondo della scienza. Proprio di quest’ultima più tardi disse che è una forma potente di fede capace più della fede di trasformare il mondo.…

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