Hasta siempre, Comandante. I popoli della Patria Grande rendono omaggio a Fidel Castro

di Claudia Fanti

Non è solo Cuba a piangere la scomparsa per la morte di Fidel Castro, l’uomo che ha cambiato per sempre la storia dell’isola caraibica: sono tutti i figli e le figlie della Patria Grande, quell’America Latina intesa come continente spirituale più ancora che come realtà geografica, a rendere omaggio a colui che, pur tra inevitabili contraddizioni, ha fatto di una semi-colonia degli Stati Uniti non solo una fonte di ispirazione per i rivoluzionari e le rivoluzionarie del mondo intero – «Si dice Cuba come si dice dignità», affermava nel 2003 il Subcomandante Marcos –, ma anche un modello di solidarietà internazionale. Che la rivoluzione guidata da Castro abbia tradotto in realtà – come ha evidenziato l’Articolazione dei movimenti verso l’Alba (il progetto di integrazione alternativa ideato insieme a Hugo Chávez) – la massima di José Martí «Patria è umanità», sono gli stessi dati a dirlo: oltre 60mila i medici e gli operatori sanitari cubani impegnati a svolgere la loro missione in luoghi remoti e inospitali dell’America Latina, dei Caraibi e dell’Africa – più dei medici «inviati nel mondo da tutti gli altri Paesi e organismi internazionali messi insieme», come ha sottolineato João Pedro Stédile (Brasil de fato, 26/11), ricordando i 14.000 medici mandati in Brasile «affinché 44 milioni di brasiliani poveri potessero avere, per la prima volta in vita loro, cure mediche preventive e di qualità» –; centinaia di migliaia i pazienti che hanno ricevuto assistenza medica gratuita nel quadro dell’Alba; e altre decine di migliaia i giovani dei Paesi poveri che studiano gratuitamente nelle università cubane, compresi centinaia di giovani statunitensi esclusi dal sistema universitario della prima superpotenza.…

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Quella santità che diventa esperienza di popolo

di Carlo Maria Martini

Che cos’ è, che cosa si vuol dire e, soprattutto nell’ oggi, che cosa significa che esiste una santità di popolo? Il concetto di vocazione universale è sempre stato inteso nella Chiesa, e anche oggi viene inteso, viene vissuto, ma certamente con sfumature diverse. Grosso modo, si potrebbero porre tre modelli, tre interpretazioni pratiche di questa santità globale, universale. C’ è il modello della santità elitaria, cioè un gruppo che si stacca dalla massa un po’ tradizionale, un po’ amorfa, un po’ negligente, ritenuta massa post-cristiana, poco capace di capire le profondità del mistero di Dio e della vita spirituale.

Un gruppo si stacca per vivere un cristianesimo rigoroso, un cristianesimo puro. Questo è un tentativo continuamente rinascente nella storia della Chiesa; abbiamo continui esempi di queste forme di ricerca del cristianesimo puro e primitivo e quindi della santità vissuta. Ciò che è caratteristico di questo modello aristocratico-elitario è il fatto che esso è vissuto sempre in sottile polemica, in latente polemica col resto.…

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Fragili e religiosi, un binomio vincente

di Zigmunt Bauman

“Non c’ è più religione… Dio è morto”.

Lo sentiamo ripetere di continuo, e qualcuno di quelli che si lanciano in affermazioni del genere pretendono di avvalorarle anche con l’ autorità dei fatti: quanti sono oggi, per dire, i neonati che vengono portati in chiesa per essere battezzati, e non è forse vero che il numero delle persone che frequentano la messa domenicale è in calo – perlomeno in Gran Bretagna o nei paesi nordici?… Questi dati vengono trascelti proprio con l’ intento di appoggiare la tesi, e la loro reiterata ripetizione mira a far sì che, come accade con tutti gli altri pregiudizi, alla fine l’ affermazione sia considerata ben fondata e creduta vera.

Ma, svolgono essi il compito loro assegnato? Forse lo farebbero, se non fosse per l’ enorme e crescente volume di altri fatti che suggeriscono – e dimostrano – la diagnosi esattamente contraria: e cioè che la religione esiste e continua ad avere forza e influenza, e che i necrologi per Dio sono, quantomeno, assolutamente prematuri.…

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Intorno ad alcune confutabili tesi dei sostenitori del “si”

di Giovanni Bianco

Ho letto con viva attenzione, in questi giorni di intenso dibattito postreferendario, alcuni articoli e contributi di convinti ed appassionati sostenitori del “si”, ritrovandovi spesso pregiudizi e talora persino stereotipi.
E anzitutto riduttivo bollare i ssotenitori del “no” quali conservatori. Su quali basi politiche, storiche e culturali si basa una definizione così affrettata? Di certo essa è espressione di quel “nuovismo a tutti i costi” che molto ha caratterizzato la politica renziana, fatta di frasi ad effetto.
Seguendo il filo di questi ragionamenti coloro i quali hanno difeso con rigore e coerenza l’attuale Legge Fondamentale opponendosi ad una “controriforma” sciatta e contraddittoria, di dubbia costituzionalità in non poche norme (mi riferisco in primis a quello che sarebbe dovuto essere il nuovo art.57 Cost.), sono tutti etichettabili quali conservatori.
Quest’idea è di facile confutazione, tanto più che nel fronte del “no” diversi sono convinti sia che la Costituzione vigente meriti di essere rispettata ed attuata progressivamente, sia che difenderla da presunte riforme, che sono nei contenuti alteratrici della sua stassa fisionomia, non vuol dire volerla conservare per sempre così com’è, quale un testo sacro, ma auspicare eventuali interventi di “manutenzione costituzionale” congrui ed adeguati.…

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Intervento alla presentazione del volume “Cronache ottomane”

di Raniero La Valle*

Cari Amici, a partire dal 20 novembre uno scompenso cardiaco mi ha tagliato fuori dalle battute finali della campagna elettorale, non senza però che vi potessi intervenire con un ultimo appello per il NO in nome di Moro martire e di Dossetti costituente.
Questo stesso motivo mi impedisce di partecipare all’incontro di oggi quando ancora non sono guarito. Però sento l’obbligo di ringraziare la casa editrice coraggiosa che pubblica ora questo volume: un libro che partendo dalle “cronache ottomane” di Renato La Valle da Costantinopoli, quando perfino l’Islam accarezzò l’idea della Costituzione, attraversa un secolo di dolori, dall’Italia laica ma “potenza cristiana” che conquista la Libia, alla shari’a sempre attuale, fino ai genocidi dell’900, per giungere alla folgorante conclusione che la guerra santa non c’è più. Proprio quando più la si evoca ed esalta, la guerra santa è finita, non la si può più fare sotto qualsiasi forma, perché il Dio della guerra non esiste e la religione, qualsiasi religione, che sia cristianità, o sionismo, o islamismo, o teismo, se non prende congedo definitivo da ogni idea di un Dio violento e vendicatore, non è più nemmeno una religione, e nei confronti di questo Dio ogni abitante della terra, papa in testa, ė giustamente ateo; anzi la definitiva separazione dall’eredità di un Dio della sovranità terrena e del dominio, come dice oggi Roma, produce una svolta nella storia dell’umanità e cambia l’idea stessa di religione.…

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Cattolici e referendum

di Franco Monaco

Se Dio vuole, ci siamo messi dietro le spalle il referendum costituzionale che ha diviso il paese, il centrosinistra, il PD, le famiglie. E anche il mondo cattolico. Per un verso, lo si può considerare normale: è nella natura duale del referendum ed è giusto che da una comune ispirazione cristiana possano sortire diverse opzioni pratiche, come nel caso dei modelli istituzionali. Sta scritto chiaramente nella enciclica sociale “Centesimus Annus”: la Chiesa non si lega ad alcun modello istituzionale. Ferma restando la propria contrarietà ai regimi che manifestamente violino la dignità e la libertà della persona.

Sul punto ho avuto modo di esprimere il mio amichevole dissenso da Raniero La Valle che si è battuto per il no “in quanto cattolico”. Ciò detto, non va però sottaciuta la circostanza che, non fosse altro che per ragioni storiche legate al decisivo, qualificante contributo dei costituenti di parte cattolica alla elaborazione della nostra Carta fondamentale, i cattolici italiani, pur di diverso orientamento, hanno sempre coltivato uno speciale attaccamento ad essa.…

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Intervista a Carlo Amirante. “Quello di Renzi e Napolitano è stato un delitto tentato.Ora non gli resta che piangere”

di Alessandro Bianchi

Il risultato del Referendum costituzionale è una risposta etica e politica agli attentati alla Costituzione di cui il principale responsabile è stato il presidente Napolitano”. Così Carlo Amirante, già professore di Diritto Costituzionale alla Federico II di Napoli e una delle voci giuridiche più critiche della riforma costituzionale proposta da Renzi ascoltato da l’AntiDiplomatico.


Napolitano, la vera mente delle riforme, è il grande sconfitto oltre a Renzi?

Si certamente. Dopo aver condizionato l’accettazione di un secondo mandato all’impegno del Parlamento e del futuro Governo di cambiare la Costituzione e realizzare ampie riforme economiche, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione vigente – passaggio obbligato prima di assumere la carica – si è poi impegnato con tutto il peso della sua carica a stravolgere la Costituzione nominando una commissione di costituzionalisti con la quale ha anche dialogato, provando a trasformare il Paese in una repubblica semipresidenziale o evocando addirittura una ipotetica repubblica presidenziale. Purtroppo, il meritatissimo impeachment contro il Capo dello Stato promosso dai Cinque Stelle, si è arenato in parlamento nell’omertà di parlamentari incapaci di valutare il comportamento di Napolitano, palesemente in contrasto con il suo ruolo istituzionale.…

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Osservazioni sull’esito referendario

di Giovanni Bianco

Il risultato del referendum costituzionale è più roseo del previsto. Fa un certo effetto vedere Renzi comparire davanti agli schermi con un atteggiamento ben diverso da quello di pochi giorni fa, pronto a riconoscere i meriti dell’avversario, disposto ad affermare la vittoria della democrazia, dimissionario senza se e senza ma.
Si chiude una fase della politica italiana? Di certo è giunto al capolinea l’ennesimo tentativo di modificare la Carta Costituzionale con un colpo di mano della maggioranza e, peraltro, con un Parlamento delegittimanto dall’ottima sentenza della Consulta, la n.1/’14, che dichiarò incostituzionale la legge elettorale maggioritaria, il “Procellum”, vigente al tempo delle ultime elezioni politiche, quelle del 2013.
La Costituzione ha resistito ai tentativi di manipolazione di Craxi, di Berlusconi ed ora di Renzi, sembra esserci, come qualcuno poc’anzi ha osservato, una sorta di “Provvidenza laica” che l’assiste, oppure, mi vien d’aggiungere, l’ “astuzia della Provvidenza” di vichiana memoria.
La storia della Repubblica italiana dimostra che ogni qualvolta una maggioranza governante ha cercato di varare revisioni della Costituzione alteratrici degli equiilibri tra i supremi poteri dello Stato, o pure della fisiologica dialettica tra governanti e governati, ha fallito.…

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Brevi riflessioni critiche sulla “controriforma costituzionale”

di Giovanni Bianco

Domani ci si recherà alle urne. Negli ultimi infuocati giorni di campagna elettorale il premier è comparso in ogni canale televisivo nazionale, persino più di quanto apparisse in passato Berlusconi, in qualsiasi ora del giorno.
E’ comparso anche dietro la sua scrivania con voce tonante, da autentico piazzista, pronunciando slogan contro le presunte “grosse bufale” dei sostenitori del “no”, oppure in dibattiti televisivi, con stile aggressivo, o in piazza con sorrisi, pacche sulle spalle, strette di mano, tipico clichè del leaderismo populista.
E’ il portato della politica rottamatrice, del nuovismo ad ogni costo sbandierato di continuo e senza pause, dello sloganismo privo di progettualità solida e di lungo periodo, sprovvista di adeguati contenuti.

Lo sforzo di far passare una “controriforma costituzionale” per una “saggia riforma” è stato davvero notevole.
Molti i comitati territoriali per il “si”, i dibattiti per il “si”, le dichiarazioni, anche dell’ultim’ora. per il “si”, i poteri forti e le lobbies per il “si”.
Persino “L’Unità”, il quotidiano che ebbe come fondatore Antonio Gramsci, è divenuto uno dei fogli filogovernativi più agguerriti, uno degli strumenti di lotta quotidiana del premier e dei suoi uomini di fiducia.…

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