Improvvisazione.Ontologia di una pratica artistica

di Alessandro Bertinetto*

Ne Il pensiero dei suoni[1] mancava, per motivi di spazio, un capitolo dedicato specificamente all’ontologia della musica. Questo libro intende espressamente colmare quella lacuna. Il suo taglio è però diverso. Mentre il volume del 2012 era di carattere introduttivo, questo ha natura più marcatamente teorica. Non si limita a presentare e discutere le diverse posizioni filosofiche relative all’ontologia della musica, ma intende difendere due tesi, che s’intrecciano e si accavallano anche nell’ordine dei capitoli. Per un verso, intendo discutere il carattere specifico dell’ontologia dell’improvvisazione musicale. Per altro verso, voglio sostenere come proprio l’improvvisazione, che sfugge alle sistemazioni rigide del mainstream dell’ontologia della musica, ci aiuti a riformare l’ontologia della musica nel suo complesso, stabilendo il primato del performativo, del pratico e dell’estetica sull’ontologia. L’improvvisazione – questa almeno la mia convinzione – rende così un ottimo servizio all’ontologia della musica come ontologia di una pratica artistica.

Si giustifica così anche l’apparente natura paradossale del titolo. Non sarebbe fuori luogo domandarsi: come si può eseguire l’inatteso?…

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Simone de Beauvoir madre del femminismo

di Claudia Mancina

Donna non si nasce, si diventa. Questa semplice frase riassume l’esplosivo contenuto del capolavoro di Simone de Beauvoir, uscito con grande scandalo nel 1949 (e inserito nel 1956 nell’Indice dei libri proibiti). Essere donna non è un fatto naturale, non si spiega con la biologia né con la psicoanalisi. È un fatto culturale, il risultato dell’azione di processi di costruzione simbolica che sono all’origine della storia umana. Le donne che oggi hanno acquistato i diritti di una formale eguaglianza si trovano, secondo la scrittrice francese, di fronte all’immane compito di scoprire chi sono. Nessuna donna infatti può pretendere di porsi al di là del proprio sesso: nemmeno una donna privilegiata come lei, che non ha sperimentato direttamente la discriminazione. Ciò a cui nessuna donna può sfuggire è la domanda su che cosa significa essere una donna. L’identità femminile è qualcosa di estraneo, costruita dallo sguardo dell’uomo. La donna non è se stessa ma l’atro dell’uomo, il suo oggetto.…

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Nuova luce su una storia italiana

di Anna Foa

L’ultimo lavoro di Giacomo Todeschini, La banca e il ghetto. Una storia italiana, è un libro importante che apre nuove prospettive di interpretazione e ricolloca in una luce nuova la storia degli ebrei italiani tra il XIV e il XVI secolo. Esso pone un nesso molto stretto tra l’affermarsi della banca cristiana in Italia nel XV secolo e la chiusura degli ebrei italiani nei ghetti. Una banca, quella cristiana, che è un’invenzione tutta italiana, il frutto specifico della struttura politica ed economica delle città e degli Stati italiani fra Due e Cinquecento. La storia del prestito ebraico viene interpretata da Todeschini in un’ottica, fin dalla sua origine, di stretto sia pur marginale rapporto con il prestito cristiano, e la sua crescente marginalizzazione si traduce alla fine in una separazione anche spaziale, oltre che economica e finanziaria, dal mondo cristiano: il ghetto. Giacomo Todeschini non è uno storico economico tradizionale, attento solo a privilegiare i flussi monetari e le trasformazioni economiche rispetto alla società e alla cultura.…

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In una parola/ Radicalizzarsi

di Alberto Leiss

Di fronte a tanta violenza, orrore e terrore, si esita a esprimere opinioni supposte razionali. Mi verrebbe però la voglia di proporre una piccola ( o grande, non so) battaglia linguistica, pacifica ma determinata, contro l’uso del termine radicalizzati per definire la condizione degli uomini che agiscono violenza in nome di ideologie assurde e mostruose, o perché preda di stati mentali ” disturbati”.
Sono infatti molto affezionato alle parole radice e radicale, non solo perchè ogni tanto – anzi ogni spesso – mi trovo d’accordo con proposte e opinioni dei radicali italiani ( in queste ore, per esempio, sul l’idea di eliminare il proibizionismo per la cannabis ) ma perché sin da ragazzo, anche leggendo certi passi del giovane Marx, mi sono convinto che una buona politica non può che essere fondata su ciò che per uomini e donne corrisponde a una radice appunto. E la radice più vera per ogni uomo “è l’uomo stesso”. O la donna, naturalmente, anche se questa differenza si tende a rimuoverla.…

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