La Costituzione imposta che dividerà i cittadini

di Nadia Urbinati

Il testo riformato della Costituzione della Repubblica Italiana è stato approvato in seconda lettura da una Camera semivuota e con i soli voti della maggioranza. Le opposizioni hanno lasciato l’aula. Il testo è nato e si è imposto come espressione di parte e che soddisfa prima di tutto e solo una parte.

E’ un esempio di come la politica ordinaria voglia costituzionalizzarsi; di come il potere di una parte voglia e riesca ad imporre le sue regole a tutti e su tutti. Dichiarando che chi si oppone non capisce o, se capisce, è conservatore. A questa visione manichea del prendere o lasciare — per cui hanno ragione solo coloro che vincono — si adatta bene lo stile maggioritarista di questo testo rivisto della Costituzione, un testo scritto con lo scopo dichiarato di dare alla maggioranza un potere straordinario – a questo serve la propaganda del “fare” e del “decidere”–, senza troppo preoccuparsi di equilibrarlo con poteri di garanzia e di controllo adatti a questo sbilanciamento esecutivista dell’ordinamento istituzionale.…

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La democrazia senza morale

di Stefano Rodotà

Nel marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su questo giornale un articolo intitolato “Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti”. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”. Per cercar di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde.

Quell’articolo della Costituzione dovrebbe ormai essere letto ogni mattina negli uffici pubblici e all’inizio delle lezioni nelle scuole (e, perché no?, delle sedute parlamentari).
Comincia stabilendo che « tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi » .…

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Figure dell’altro: fratello, vicino, straniero, nemico

di Sergio Benvenuto

Dal 4 al 9 aprile si terrà a Genova la nuova edizione della Genoa School of Humanities, dedicata all’indagine delle diverse forme di manifestazione dell’altro. Anticipiamo, per gentile concessione dell’autore e degli organizzatori, la relazione dello psicanalista Sergio Benvenuto.

1.

Sono sicuro che gli organizzatori sapessero bene che le varie figure dell’altro o dell’Altro di solito tendono a convergere sulla stessa persona. Il fratello o sorella è il primo dei nostri vicini, ma a un certo punto della vita può essere lo straniero o la straniera, e talvolta un nemico o una nemica. All’inverso, possiamo finire col renderci conto che il nostro acerrimo nemico non era altri che… nostro fratello.

Ora, dall’amico fraterno al nemico più acerrimo si dipana tutta una serie di vicinanze e lontananze che, almeno nella cultura occidentale, mi sembrano catalizzate da un significante assillante: il sangue.

Diciamo che il fratello e la sorella sono persone del mio stesso sangue; il vicino o amico è quello con cui posso mescolare il mio sangue; lo straniero è quello che ha un sangue diverso dal mio; il nemico è sanguinario, occorre quindi versare il suo sangue.…

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La “Civiltà Cattolica” e Renzi come destino

di Raniero La Valle

Si direbbe che i nomi che cominciano per “Occhett” non evochino un futuro rigoglioso per la democrazia italiana. Il primo, che era Achille Occhetto, rase al suolo la sinistra italiana, distruggendo durevolmente il sistema politico del Paese, fino agli esiti che oggi conosciamo. Il secondo che è il padre Francesco Occhetta, in un inciso di un lungo e problematico articolo della Civiltà Cattolica, lancia una scialuppa di salvataggio a un Matteo Renzi che rischia di naufragare con la sua nuova Costituzione, ipotizzando un “auspicabile successo del referendum”, che significherebbe in realtà il ribaltone costituzionale della democrazia. Secondo i giornali, con l’articolo di padre Occhetta “la Chiesa” avrebbe emesso la sua sentenza sul conflitto costituzionale in corso. Occorre subito aggiungere, però, che nello stesso tempo il saggio gesuita spiega al presidente del Consiglio che deve lasciare agli italiani di decidere nel merito della proposta riforma, e non secondo “le personalizzazioni e le strumentalizzazioni politiche del testo”, e gli dice anche che non si tratta (non dovrebbe trattarsi) di “un voto favorevole o contrario al governo”; il padre gesuita insiste anche sulla necessaria coerenza tra i principi e i diritti fondamentali della prima parte della Costituzione e l’”ingegneria costituzionale della seconda”, che è “una parte tutt’altro che neutra”, e già prenota “successive modifiche migliorative”, della nuova Carta, prefigurando una sorta di passaggio dalla Costituzione rigida dei padri costituenti alla Costituzione semper reformanda dei politici volubili di oggi.…

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Popolo, rivoluzione e costituzione

di Raniero La Valle

Per partire, come sempre si deve fare, dal contesto in cui si svolge questo evento, possiamo citare una notizia meravigliosa che si trova sui giornali di oggi: a Palmira, l’antica città romana in Siria appena liberata dall’ISIS, l’Orchestra di San Pietroburgo ha tenuto un concerto con musiche di Bach e di Prokofiev nell’anfiteatro romano che era stato fino a ieri la sede di feroci esecuzioni. Questo vuol dire che la distruzione non è per sempre. Questo vale anche per la Costituzione: se anche riusciranno ora a distruggerla, essa rinascerà, l’Italia non sarà senza Costituzione, non perderà il patrimonio ormai acquisito del costituzionalismo democratico.

Popolo

Nel merito dell’incontro di stasera, devo dire che, nonostante qualche difficoltà sono venuto a Brescia per l’apertura di questa campagna sul referendum costituzionale, per una ragione precisa: per parlare della Costituzione nel nome di un mio amico bresciano, l’amico più caro che ho avuto nella mia vita, Franco Salvi, che alla Costituzione, alla Repubblica, al bene comune ha consacrato tutta la sua vita.…

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I danni collaterali del terrorismo: inquinamento da valori.

di Carlo Augusto Viano

Perché ci siano danni collaterali sembra necessario che ci sia una guerra, con nemici e obiettivi ben identificabili; i danni collaterali sono quelli subiti dalle persone che non combattono e dalle cose che non sono mezzi diretti con i quali si conduce la guerra. Come ben sapeva Ugo Grozio, tracciare i confini entro i quali dovrebbe essere contenuta la violenza bellica non è facile, anche se questa operazione appariva più semplice quando le guerre erano soprattutto scontri tra eserciti, per alterare aspetti ben definiti delle relazioni esterne tra stati; in realtà anche allora gli eserciti saccheggiavano e uccidevano persone inermi e le guerre avevano conseguenze pesanti su popolazioni non direttamente interessate ai conflitti. Ma già per Grozio non era sempre facile dire se ci fosse una guerra o no. Era olandese e molto interessato alla rivolta che opponeva gli olandesi alla corona spagnola; ma una ribellione del genere era una vera guerra legittima? L’Europa moderna andava organizzandosi in monarchie, eredi dell’idea imperiale romana, mentre le repubbliche, come Genova e Venezia, sembravano residui della società medievale; l’Olanda, una repubblica “nuova” e anacronistica, nata dalla ribellione contro gli spagnoli, pretendeva addirittura di dare dignità di guerra alla propria rivolta, con cui violava il principio che le guerre le fanno i re.…

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