Chiacchericcio renziano contro la Costituzione e reggicoda accademici

di Angelo d’Orsi

La presentazione, svolta a Collegno, vicino Torino, del primo “Almanacco di storia” di MicroMega intitolato Ora e sempre Resistenza (2015), il 19 febbraio scorso, ha avuto un ottimo risultato, sia in termini di presenza di pubblico, sia per il dibattito scaturito dagli interventi di Loriano Macchiavelli (lo scrittore che ha collaborato al fascicolo di MicroMega), di Giampaolo Zancan, giurista e appassionato conoscitore e apologeta della Costituzione repubblicana, e del sottoscritto. Gli interventi hanno sottolineato la straordinaria qualità del dettato costituzionale, la leggerezza e insieme la forza delle parole usate dai Padri Costituenti e la enorme cultura non soltanto giuridica, ma storica, filosofica, e persino linguistica di quegli uomini e quelle donne. A me è toccato ripercorrere la vicenda del movimento di Liberazione sia nella storiografia, sia nel dibattito pubblico, compreso il chiacchiericcio mediatico dei revisionisti, che hanno finito per giungere al puro “rovescismo”, ossia l’ideologia programmatica del rovesciamento delle verità acquisite, e il ribaltamento dei valori politici e morali, tentando di cancellare il ruolo storico dell’azione dei partigiani, giudicato inutile in termini militari, se non, sovente, dannoso, e di collocare le loro figure sotto le fosche ombre del crimine organizzato.…

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La Resistenza come richiamo alla responsabilità

di Marco Matteucci*

In occasione del 25 aprile – anniversario della conclusione della lotta di Liberazione – probabilmente saremo inondati da fiumi di retorica proprio ad opera di coloro che lavorano per lo stravolgimento degli ideali della Resistenza. In un tempo nel quale sembra più attiva l’opera di espropriazione di democrazia da parte dell’ideologia dell’uomo solo al comando, che non trova una vera opposizione nell’opinione pubblica, credo che vada ribadito con forza che solo attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri e la presa di responsabilità, un popolo può dirsi ancora tale. Questa coscienza critica insieme a una scelta coraggiosa di vita, l’ebbero ben chiara coloro che si opposero al nazifascismo, dopo anni in cui la società italiana era stata acquiescente e passiva, lasciando la direzione della politica a chi avrebbe portato il Paese alla violazione di ogni diritto e al disastro della guerra. Ce lo ricorda in una lettera indimenticabile il giovanissimo Giacomo Ulivi – fucilato a 19 anni dalle Brigate Nere per il suo impegno nel Comitato di Liberazione Nazionale – della quale riporto uno dei brani più significativi: Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica.…

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25 aprile, Milano con i migranti

di Luca Fazio

Anche l’Anpi, di solito prudente, sottolinea che questo 25 aprile non è solo una festa. Le tragedie non sono da tenere vive solo nella memoria e non basta la retorica degli orrori che si possono ripetere, perché il 71esimo anniversario della Liberazione «cade in un complesso di vicende europee che riporta l’orologio della storia in un tempo dove la civiltà e le pratiche democratiche erano pesantemente oscurate». Dunque non sono manifestazioni rituali quelle che l’associazione dei partigiani sta organizzando per domani in tutta Italia (info: anpi.it). Come non è rituale la denuncia dei «movimenti di chiara marca neonazista e neofascista che arrivano fin dentro i governi». Non è questa «la società che sognavano i combattenti per la libertà», scrive l’Anpi riferendosi ai profughi in fuga da guerre e fame respinti dall’Europa.

A Milano, dove si terrà la manifestazione nazionale (da Porta Venezia, ore 14), risulta evidente l’urgenza di far vivere questo 25 aprire non limitandosi a commemorare il passato.…

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25 aprile, il messaggio di libertà e giustizia

di Tomaso Montanari*

In un Paese che non ha conosciuto rivoluzioni, la festa nazionale degli italiani celebra il giorno in cui un pugno di cittadini chiamò tutti gli altri all’insurrezione. Il 25 aprile del 1945 Sandro Pertini lesse a Radio Milano Libera il proclama del Comitato di Liberazione Nazionale: «Cittadini, lavoratori: sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire».
Non si sbaglia se si dice che il significato più alto e più attuale della festa della Liberazione è, dunque, la chiamata alla partecipazione. Di lì a poco, l’articolo 3 della Costituzione trasformò quel che era successo il 25 aprile nello scopo stesso dell’Italia che rinasceva: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».…

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Storia di Anna che fece l’Italia

di Giorgio Lonardi e Mario Tedeschini Lalli

Ancora poche settimane fa, l’8 marzo, per celebrare i quarant’anni dall’ingresso della prima donna nel corpo della polizia locale e i settanta dal voto alle donne, il Comune di Milano ha installato davanti al municipio una celebre fotografia: la ragazza sorridente che sbuca dalla pagina del Corriere della Sera il giorno della proclamazione della Repubblica, nel giugno 1946. E’ stato così per decenni. La foto di Federico Patellani è stata utilizzata per articoli e libri, mostre e manifestazioni politiche, una foto-icona, una splendida e anonima donna chiamata a impersonare la gioventù e la speranza di un Paese dopo il fascismo e la guerra. Oggi, a settant’anni di distanza, lo splendore di quel sorriso resta, il significato di quello scatto anche, ma l’anonimato non c’è più: quel simbolo ha un nome, un cognome e una sua storia. Che proponiamo alla vigilia delle celebrazioni del 25 aprile, e che scopriremo intrecciata in molti modi con quella del giornalismo italiano.…

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De Cecco, un eretico della globalizzazione

È morto a 77 anni Marcello De Cecco, economista e studioso degli squilibri dei vari capitalismi. Il suo “Money and Empire” analizzò i rapporti tra moneta e potere, senza astrattismi. Controcorrente rispetto al pensiero economico dominante, ha sempre posto attenzione critica sugli effetti della indiscriminata apertura ai movimenti internazionali di capitali e di merci.

di Emiliano Brancaccio

L’economista Marcello De Cecco è morto ieri, a Roma. Nato a Lanciano nel 1939, ha insegnato in vari atenei italiani ed esteri, tra cui Norwich, Siena, la Scuola Normale di Pisa e la Luiss di Roma. Raffinato interprete della storia della moneta e della finanza, De Cecco conquistò uno spazio nella ricerca accademica internazionale per i suoi contributi alla comprensione del funzionamento del «gold standard», il sistema aureo vigente fino alla prima guerra mondiale. Il suo Money and Empire, pubblicato nel 1974 da Basil Blackwell, è considerato un esempio di analisi storico-critica dei rapporti tra moneta e potere economico, fondata su un’interpretazione rigorosa delle fonti documentali ed espressamente scettica verso ogni tentativo di esaminare le relazioni economiche internazionali in base a teoremi astratti e decontestualizzati.…

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Liberalismo e dialettica in Croce. Intervista a Gennaro Sasso

di Francesco Postorino

Da poco meno di un mese è trascorso il 150esimo anniversario della nascita di Benedetto Croce (25 febbraio 1866). Ne abbiamo approfittato per fare il punto sul significato del suo pensiero con uno dei suoi più grandi studiosi, Gennaro Sasso

In una società sempre più piegata ai piani normativi dell’economia e all’«ospite inquietante» profetizzato da Nietzsche, la filosofia dello spirito, delineata da Croce, avrebbe qualcosa da dire oggi?

Non vorrei sembrare maleducato. Ma questa è la domanda che più mi aspettavo e che meno, tuttavia, avrei desiderato ricevere. Non ho mai avuto intenzioni pedagogiche e non sono in grado di leggere nel cuore nichilistico. In genere diffido dei filosofi considerati «attuali», ossia che hanno da dire qualcosa al nostro tempo. Perciò a questa domanda mi limiterei a rispondere: «direi di no, se il nostro tempo è determinato, nella filosofia, dai filosofi più letti o più nominati. Ma poi, chi sa».

Su Croce e sull’idealismo, senza essere un fedele né dell’uno né dell’altro, ho scritto molto: qualcuno, non a torto, potrebbe dire che ho scritto troppo.…

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E’ morto Hilary Putman, “patriarca” della filosofia

di Maurizio Ferraris

Meno di un mese dopo il suo amico Umberto Eco se ne è andato l’altroieri Hilary Putnam. Aveva fatto in tempo a vedere le bozze del suo ultimo libro Naturalism, Realism, and Normativity, in uscita da Harvard University Press, a cura e con una illuminante introduzione del suo allievo e amico Mario De Caro. Nato a Chicago il 31 luglio 1926, avrebbe compiuto tra pochi mesi novant’anni, una età da patriarca della filosofia, che stabilisce un parallelo con un patriarca della letteratura anche lui di Chicago, Saul Bellow, morto dieci anni fa. Professore emerito all’Università di Harvard, dopo aver studiato all’Università della Pennsylvania, essersi addottorato a Los Angeles, e aver insegnato alla Northwestern University, a Princeton e all’MIT, il 2 novembre 2011 a Stoccolma gli era stato conferito il Rolf Schock Prize, l’equivalente del Nobel per la filosofia e la logica.

Putnam era un filosofo analitico, ma non aveva niente dell’angustia culturale che talvolta caratterizza questa disciplina soprattutto in Europa, dove essere filosofi analitici significa spesso parlare in inglese, ostentare indifferenza per la storia della filosofia e per la letteratura, e occuparsi di minuzie di scarso interesse.…

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Habemus Papam rivoluzionario

di Emma Fattorini

E così sono trascorsi tre anni da quando il cardinale Bergoglio, appena eletto papa ci stupiva con un “buona sera”, pronunciato con naturalezza dalla solenne loggia di S.Pietro.
Come se fossimo improvvisamente finiti dentro un remake del film di Nanni Moretti Habemus papam.

Un film che sarebbe stato di gran lunga superato dai tanti, inediti gesti di quel papa che come il pontefice del film di Moretti, avrebbe amato mangiare una bella pizza in mezzo alla gente.
Tre anni pieni di gesti sorprendenti che, nella loro spontaneità, sembrano studiati. Gesti più che simbolici: non abitare nella solitudine degli appartamenti pontifici, mangiare alla mensa con gli altri perché da soli è triste, portare la borsa di lavoro con sé perché è più pratico, sicuro e perché così facciamo tutti. Così ha conquistato molti, stanchi di figure ieratiche e lontane e ha infastidito altri che vi leggevano un’ eccessiva indulgenza allo spirito populista dei tempi. In realtà i suoi comportamenti sono stati “segni”, non estrinseci, non demagogici ma testimonianze di un’ unità di vita: di un comportamento che non è in contrasto con le convinzioni che si proclamano.…

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L’Europa e il fantasma di Colonia

di Bia Sarasini

Ci si ricorderà, della notte di fine anno 2015 a Colonia. Per la notizia clamorosa, balzata sui media internazionali dopo qualche giorno, che un migliaio di uomini identificati come “arabi, o nordafricani” avevano molestato, derubato, violentato decine di donne sulla piazza tra la stazione e la cattedrale della città renana. Per il montare delle reazioni e dei commenti, sfociato in un generale “giù le mani dalle nostre donne”, in quello che è stato interpretato subito dai media mainstream come una tappa centrale della “guerra di civiltà” in corso tra Occidente e l’Islam. Per la difficoltà ad appurare cosa sia realmente accaduto, quella notte, mentre si è cercato a lungo di accreditare che si trattasse di un attacco programmato, quasi una variante “sessuale” di un piano terroristico contro l’Europa. Per i cambiamenti reali che ne sono seguiti, prima di tutto in Germania, nelle politiche di accoglienza ai migranti. Se a Colonia si è manifestato un fantasma, si tratta di un fantasma potente.…

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