La Consulta e il problema del bilancio nazionale

di Paolo Pombeni

La recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la riforma Fornero che bloccava la perequazione delle pensioni anche di basso importo agli andamenti dell’inflazione merita una riflessione che vada oltre i tecnicismi giuridici e finanziari su cui noi, lo dichiariamo tranquillamente, non siamo competenti.

Le sentenze della Consulta hanno spesso, specie quando si occupano di certe tematiche, un valore che va oltre il mero dato giuridico relativo alla questione che ne è l’oggetto specifico: sono, in senso alto, prese di posizione di “indirizzo politico”.

Nel caso specifico ci pare esistere una prima trappola interpretativa da evitare, cioè l’impressione che siamo davanti ad una sentenza che si pronuncia a favore della teoria della intangibilità dei presunti “diritti acquisiti”. Come si sa, questa è una interpretazione profondamente conservatrice, attraverso cui tutto il nostro sistema corporativo (che è molto ramificato) difende privilegi spesso insostenibili delle generazioni mature a scapito delle generazioni più giovani e di quelle che verranno. A leggere quel che della sentenza è riportato non ci pare proprio che questa sia stata l’ottica della Corte.…

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In una parola/ Massacri

di Alberto Leiss

Il Papa ha parlato di “silenzio complice”, di chi ha potere nel mondo, ma anche di noi tutti, di fronte ai massacri che colpiscono sempre più spesso cristiani, persone colpevoli solo di credere in un dio diverso da quello dei loro assassini. O anche semplicemente di frequentare scuole che assomiglino al modo occidentale di fare cultura e formazione. E’ giusto – almeno – non distogliere subito lo sguardo da quelle immagini che descrivono la strage compiuta all’università di Garissa in Kenya. Mi ha colpito il ragionamento, volutamente provocatorio, con cui Paolo Giordano, sul Corriere della sera di sabato, esortava a “rompere il nocciolo dell’apatia” provando a immaginare che tutti quei corpi di giovani uccisi avessero la “carnagione chiara, rosata, più simile alla nostra”, come se il massacro fosse avvenuto in una università europea. Forse l’intenzione dell’autore è buona, ma a me è venuto da pensare l’esatto contrario: lo sforzo su noi stessi dovrebbe essere tale da produrre un sentimento, una reazione di tipo diverso da quello che proviamo quando sentiamo attaccato e ferito un “noi”.…

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