Il viaggio di Domenico Quirico alle origine del Grande Califfato

di Francesca Caferri

Il giorno in cui il progetto del Grande Califfato si palesò per la prima volta agli occhi di Domenico Quirico, poco lontano infuriava la battaglia: «Cristiano, tu non sai niente, il vero cambiamento è nelle mani di Dio – gli disse Abu Omar, l’emiro che lo teneva prigioniero in Siria – con l’aiuto di Dio noi spazzeremo via Bashar e uccideremo tutti gli alawiti, anche le donne e i bambini. Costruiremo, grazie a Dio Grande Misericordioso, il califfato di Siria. Poi sarà la volta degli altri capi traditori, in Giordania in Egitto in Arabia. Alla fine il Grande Califfato rinascerà, da al-Andalus fino all’Asia».

A quasi due anni da quelle giornate, parole che avrebbero potuto apparire visionarie paiono solidamente ancorate alla realtà: i compagni degli estremisti siriani che per cinque mesi tennero prigioniero Quirico hanno allargato il loro dominio, arrivando a conquistare mezzo Iraq e a minacciare la stessa capitale Bagdad.

Alle loro gesta si richiamano lupi solitari come i fratelli Khouaci, autori della strage a Charlie Hebdo, e Man Haron Monis, che ha tenuto l’Australia con il fiato sospeso minacciando la strage in una cioccolateria di Sidney.…

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La crisi della democrazia e le riforme istituzionali

Università degli Studi di Sassari
Dipartimento di Scienze politiche, Scienze della comunicazione ed Ingegneria informatica
Dottorato in Scienze politiche e sociali

Incontro di studi
La crisi della democrazia e le riforme istituzionali

Sassari, 28 maggio 2015, h.16

Indirizzi di saluto
Prof.Francesco Soddu (Vicedirettore Pol.Com.Ing., Università di Sassari)

Introduce e coordina
Prof. Giovanni Bianco (Università di Sassari)

Intervengono
Prof. Carlo Amirante (Università di Napoli Federico II)
Prof. Matteo Cosulich (Università di Trento)
Prof. Giuseppe Di Genio (Università di Salerno)

L’incontro di studi si terrà nell’ Aula Magna del Pol.Com.Ing., V.le Mancini,5

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Il giallo Vivaldi e le carte sparite

di Leonetta Bentivoglio

Federico Maria Sardelli ricostruisce l’avventurosa storia dei manoscritti segreti del compositore.

L’affare Vivaldi? È un gioco poliziesco, un’arca inseguita da un musicologo in veste d’Indiana Jones e un tesoro grossolanamente manipolato dall’insipienza del fascismo. Soprattutto è un viaggio plurisecolare di manoscritti lungo il quale un geniale e fertile musicista settecentesco, rimasto ignoto per uno sterminato arco di tempo, ha finito per trasformarsi in un fenomeno pop.
Si sa che il glorioso compositore veneziano Antonio Vivaldi viene oggi festeggiato e proposto in ogni salsa, in versione filologica o rock, sacrale o accelerata istericamente da gruppi barocchi alla moda. Ma in molti ignorano il destino di cui fu vittima la musica del Prete Rosso, caduta nel dimenticatoio per l’intero Ottocento.

I motivi e i percorsi di quest’enigma affiorano da un’abile inchiesta, oscillante tra Settecento e Novecento e scritta come un romanzo: L’affare Vivaldi (Sellerio, pagg. 304, euro 14), firmata dallo studioso e interprete vivaldiano Federico Maria Sardelli, direttore d’orchestra, fondatore dell’ensemble “Modo Antiquo” e responsabile del Catalogo Vivaldiano presso la Fondazione Cini di Venezia.…

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Gli invisibili d’Europa. Ritratto dei nuovi poveri orfani del welfare

di Paolo Griseri

Nel suo ultimo studio Chiara Saraceno analizza le condizioni di vita di un occupato su dieci del Vecchio continente: donne e giovani costretti a vivere con lo spettro dell’indigenza. Anche quando il lavoro c’è.

Chi non lavora non mangia. Ma non è detto che chi lavora abbia di che sfamarsi. La categoria dei “lavoratori poveri”, un ossimoro fino agli ultimi anni del Novecento, è solo uno dei sottinsiemi della povertà che Chiara Saraceno indaga ne Il lavoro non basta. La povertà negli anni della crisi.

Un affresco sulla miseria nell’Europa dell’euro, sul nostro abituarci all’aumento dei poveri nelle città, una specie di aggiornamento con dati e cifre di oggi dell’immagine dei Mangiatori di patate di Van Gogh, dipinto a fine Ottocento.

«Ho voluto rappresentare questa povera gente che mangia con le mani nel piatto e ha zappato la stessa terra dove quelle patate sono cresciute», raccontava il pittore olandese per illustrare il significato sociale della sua opera. Quanti sono oggi gli europei che, come i contadini di Van Gogh, non riescono a vivere del proprio lavoro?…

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Così fu ucciso Bonhoeffer.Teologo devoto a Dio e al mondo

di Vito Mancuso

Settant’anni fa fu giustiziato dai nazisti il grande studioso protestante. Che fece dell’amore per la vita il centro della sua fede.

Esattamente 70 anni fa, all’alba del 9 aprile 1945, completamente nudo, veniva giustiziato nel lager nazista di Flossenbürg il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer che scontava così la sua partecipazione alla Resistenza. Nel 1955 il medico del lager H. Fischer-Hüllstrung rilasciò una testimonianza, da allora ripetutamente citata, secondo cui il condannato prima di svestirsi si era raccolto in preghiera: «La preghiera così devota e fiduciosa di quell’uomo straordinariamente simpatico mi ha scosso profondamente; anche al luogo del supplizio egli fece una breve preghiera, quindi salì coraggioso e rassegnato la scala del patibolo, la morte giunse dopo pochi secondi».

Il medico concludeva: «Nella mia attività medica di quasi cinquant’anni non ho mai visto un uomo morire con tanta fiducia in Dio». Oggi sappiamo che queste belle parole edificanti sono una menzogna. Con esse il medico intendeva in realtà coprire la propria responsabilità, visto che il suo compito, come testimoniato da un sopravvissuto del lager, Jørgen Mogensen, diplomatico danese, era di rianimare i condannati per sottoporli al supplizio una seconda volta e prolungarne l’agonia.…

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Assenza del femminismo. Tra esclusione e autoesclusione

di Bia Barasini

La scena vede in primo piano un gruppo di ragazze, anzi un collettivo, come si diceva allora. Il Collettivo femminista di Lettere. Circa una ventina. Siamo all’università La Sapienza di Roma, la data non è precisa, nel ricordo. Dovrebbe essere il 1973, devo approfondire. È la seconda volta che si riuniscono, sono aumentate, sono molto contente. Si trovano nell’Aula VI, quella che nella Facoltà di Lettere e Filosofia per anni è stata a disposizione del movimento. La porta si apre, entrano alcuni compagni, tra i leader più noti del Collettivo di Lettere. Con loro ci sono anche delle compagne. Vogliono partecipare alla riunione, non capiscono e non accettano di essere esclusi, sono furenti. Parlano, parlano. Noi siamo decise, non li ascoltiamo. Alla fine se ne vanno. Non torneranno più. Le compagne, che non hanno aperto bocca, si presenteranno alla riunione successiva, da sole.

Italia, febbraio 2015, settimo anno della crisi più lunga mai sperimentata nella modernità, con effetti che investono con sempre maggiore violenza la vita delle persone.…

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L’identità ritrovata

di Ghisi Grütter

Valbona in Albania, con i suoi alti fiordi, è molto poco frequentata da turisti principalmente a causa della brutta strada impervia di accesso. Hana, vestita da uomo, scende a valle, si fa traversare lungo il fiume, arriva a Tirana da cui in pullman raggiunge Bolzano dove ha rintracciato Lila sua sorella d’adozione. Bellissime le immagini di questa parte del primo lungometraggio di Laura Bispuri, tratto dall’omonimo romanzo di Elvira Dones, presentato alla 65° Berlinale e vincitore del “Firebird Award” all’Hong Kong International Film Festival.
La vita delle due ragazze a Valbona era stata molto dura: una ferrea impostazione maschilista toglieva loro ogni possibilità sia di libertà, sia d’impegno nel lavoro sui monti e nella foresta.
Le due ragazze hanno dato due risposte diverse al problema: Lila non ha accettato un matrimonio combinato e se n’è scappata con l’uomo che credeva di amare trasferendosi all’estero. Hana soccombe alle tradizioni tribali, e si traveste da uomo (Mark) per poter lavorare in pace, cacciare e poi accudire la matrigna, una volta rimasta vedova.…

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Grandi processi di liberazione

di Aldo Moro

…La liberazione in corso nella società moderna (ma la Chiesa, sia pure con propri moduli, non vi è estranea) si esprime nella forte carica critica ed innovatrice, portata dai giovani, dalle donne, dai lavoratori, da un’età cioè che è essa stessa avvenire e speranza, dalla condizione della donna che reca nella società la forza dirompente della scoperta di sé medesima, dal mondo del lavoro con una problematica sempre più complessa e, per così dire, civile.
Non c’è dubbio che noi saremo giudicati sulla base della nostra capacità di interpretare questi fenomeni e di prendere su di essi una posizione appropriata. Non è in gioco solo il giusto assetto della nostra società, ma veramente la sua ricchezza e la qualità della vita. Perché la vita non è la stessa, ma migliore, se i giovani possono essere giovani, le donne donne nella pienezza, non deformata e costretta, della loro natura e i lavoratori cittadini in assoluto, al più alto grado di dignità…

(Dalla Relazione al XII Congresso della D.C.…

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In una parola/Coalizione

di Alberto Leiss

Fa discutere molto la Coalizione sociale di Landini, che sabato scorso ha avuto il battesimo della piazza a Roma.
Il dizionario per coalizione intende, per esempio, una “unione, per lo più temporanea, tra gruppi, partiti o stati per il conseguimento di vantaggi comuni”, oppure un “ragruppamento inteso a fronteggiare un avversario comune”. Le parole del leader della Fiom in piazza – il governo Renzi è peggio di quello Berlusconi – sembrano più sintonizzate con il secondo di questi significati, individuando nel presidente del consiglio il “nemico principale”. Dubito che sia giusto e opportuno, però sicuramente è chiaro.
Ma Landini, e con lui Stefano Rodotà, hanno sottolineato che questo “raggruppamento” ha l’ambizione in primo luogo di riunire espressioni dell’associazionismo con forti motivazioni etiche ( assistere i malati in situazione di guerra e di povertà, combattere le mafie ), e realtà del lavoro, del non lavoro, del lavoro autonomo e delle professioni oggi poco o per niente rappresentate dalla politica istituzionale (e anche dai sindacati), guardandosi bene dal mettersi a capo di qualche ulteriore progetto di “nuovo soggetto politico” con gli spezzoni di ceto politico sopravvissuti nell’area a sinistra del Pd.…

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Narrative di guerra/ Settimana santa

di Monica Luongo

E’ stata in qualche modo una settimana santa. A Lahore lo scorso fine settimana c’è stata la festa più famosa della stagione primaverile, il Mela Chiraghan o Festa delle Luci, che celebra la morte del poeta sufi e santo Shah Hussain. La festa si tiene nel santuario a lui dedicato e nei bellissimi giardini Shalimar.

E’ chiamata festa delle luci perché le persone portano candele accese al santuario e illuminazioni vengono sistemate nel parco e lungo i canali. Il santuario si trova nella parte vecchia della città, vicoli intasati da bancarelle di venditori di cibo, collane di fiori e candele. Il santuario è lontano dalla nostra idea cristiana e architettonica, è piuttosto uno spazio aperto con una area chiusa dove c’è la tomba del santo (non accessibile, una grata la protegge) a cui le persone si avvicinano portando fiori e vestendo sciarpe dai colori sgargianti. Un grande fuoco viene acceso e intorno a esso si prega e si danza, si bruciano essenze di gelsomino.…

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