Uno sfregio più grave dei Buddha di Bamiyan

di Paolo Matthiae

Ormai si è superato ogni limite. Un agghiacciante video del-l’Is documenta la distruzione sistematica delle sculture assire e partiche di Ninive e di Hatra conservate nel Museo Archeologico di Mosul in Iraq, e dei monumentali tori androcefali dei grandi palazzi reali della cittadella di Ninive, Parco archeologico allestito fin dagli Anni ‘70 del secolo scorso nella periferia orientale della stessa Mosul. Opere di incalcolabile valore storico ed artistico degli anni della massima fioritura dell’impero d’Assiria del VII secolo a. C. e del maggiore centro del mondo partico dell’Iraq settentrionale sono state abbattute e poi polverizzate a colpi di mazza.
La nuovissima barbarie che infierisce spietatamente contro il patrimonio culturale dell’Iraq e dell’intera umanità sta andando al di là di ogni più tetra previsione. Dopo la distruzione di parti delle splendide mura di Ninive dell’età di Sennacherib (704-680 a. C.), sono oggi le eccezionali testimonianze scultoree di una delle massime espressioni artistiche del mondo preclassico che sono oggi definitivamente perdute.…

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Archeologia del politicamente corretto

di Arnaldo Testi

Dall’inizio degli anni 1990s, nel discorso pubblico americano, i termini «politically correct» e «political correctness» fanno parte del lessico politico-ideologico della destra. Definivano (e definiscono) idee, atteggiamenti, approcci culturali conformi a una supposta ortodossia progressista – radical o liberal che sia, senza distinzioni troppo sofisticate – che sarebbero promossi dalla egemonia della sinistra nelle istituzioni, nelle scuole, nelle università, nei mass media. Si tratta dunque di un insulto di parte, che denuncia sia la qualità del prodotto che la procedura per imporlo, che arriverebbe fino alla negazione della libertà di parola a chi non si adegua.

Alle origini, in effetti, la locuzione apparteneva alla sinistra. Era nata fra i comunisti degli anni 1930s, ed era rimasta nel linguaggio di alcune componenti della New Left negli anni 1960s, quando implicava essere in linea con una «giusta» interpretazione del mondo, marciare insieme con il Partito e con la storia. Negli anni 1970s cominciò a prevalerne, negli stessi ambienti di sinistra, un uso ironico e autoironico, magari in chiave un po’ elitaria e radical-chic: per dire, l’hamburger non è PC (un’altra sigla usata è p.c.),…

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Settant’anni fa l’arte di Malaparte diventava Kaputt mundi

di Matteo Nucci

Uscito a fine ’44 con grande eco internazionale, il romanzo consacrava un genio controverso.

Per Kurt Suckert, meglio conosciuto come Curzio Malaparte, quello di settant’anni fa fu un capodanno di festa. A poco più di un mese dall’uscita di Kaputt, le reazioni di stupore si reduplicavano e all’estero già si preparavano a tradurlo. Dalla casa di Capo Massullo, tuttavia, lo scrittore fingeva di riservare interesse a ben altre vicende. Il secondo capitolo dell’immane sforzo di raccontare «la peste della guerra» era già aperto (La pelle sarebbe uscito quattro anni dopo) e il bisogno di Malaparte di accreditarsi nel mondo nuovo che andava consolidandosi lo spingeva a cercare una sponda nelle fila del Partito Comunista.

Fu così che, mentre il consenso letterario accoglieva una delle più straordinarie opere del Novecento, nell’Italia ancora spezzata, Kaputt apparve anche come il furbo prodotto di quell’uomo dal passato fascista che gran parte del mondo politico e intellettuale si sarebbe poi affannato a condannare.…

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E’ questione di tempo

di Wlodek Goldkorn

Con la modernità e l’affermarsi del capitalismo abbiamo scoperto il tempo non come lo scorrere degli eventi di natura ma come una misura precisa. Quante volte abbiamo sentito dire «Il tempo è denaro»? Ma a pensarci bene, il tempo inteso come fenomeno oggettivo o come strumento per dare un senso alle nostre giornate (l’abbiamo utilizzato bene?) è fonte di disagio. Basta un viaggio, di quelli chiamati esotici, per accorgersi quanto ciò che per noi è una perdita di tempo, per altre culture possa equivalere a uno spazio di piacevole o necessaria conversazione. Non a caso, molte opere di letteratura e di altre arti del secolo scorso esprimono il fastidio dato dal mutamento dell’idea del tempo. Basti pensare ai romanzi e racconti dell’ebreo polacco Bruno Schulz (che il tempo lo sospende) o ai “Tempi moderni” di Charlie Chaplin.

“L’istituto per la regolazione degli orologi” del turco Ahmet Hamdi Tanpinar (Einaudi, traduzione di Fabio Salomoni, pp. 448, euro 22) con l’intelligente prefazione di Andrea Bajani, è un altro esempio di un romanzo, un capolavoro, costruito attorno alla questione di cosa succede a una società sottopposta a una modernizzazione accelerata.…

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Gemelli diversi

di Massimo Cacciari

Benedetto Croce, trent’anni, intellettuale. E Giovanni Gentile, ventun anni, studente. Iniziano a scriversi nel 1896. Continuano fino al 1924. Un grande filosofo spiega cosa quel “Carteggio” finalmente pubblicato insegna sui due titani del Novecento italiano .

L’epistolario Croce-Gentile viene finalmente pubblicato riunendo le lettere di entrambi secondo la loro esatta datazione e permettendo così di “partecipare” all’intenso e spesso drammatico dialogo che dal 1896 al 1924 si svolse tra questi due protagonisti della cultura europea.

Dobbiamo quest’impresa all’editore Aragno, a Natalino Irti dell’Istituto italiano per gli studi storici e a Gennaro Sasso della Fondazione Gentile per gli studi filosofici, alle due curatrici Cinzia Cassani e Cecilia Castellani, alle famiglie e agli eredi dei due filosofi.

Il primo volume contiene le lettere tra il 1896 e il 1900. Sono quelle tra un giovane (Croce è del’66) e un giovanissimo (Gentile è del ’75); si potrebbero perciò credere lettere (tutte rigorosamente con il “lei” e, poi, il “voi”) che introducono soltanto a quella operosissima collaborazione, che farà della loro presenza un fattore decisivo (se non egemonico, come avverte Sasso nella sua Introduzione) per la cultura italiana del Novecento, e invece esse già ci portano in medias res, chiariscono motivi fondamentali di discussione e anche di aperto dissenso, rivelano i tratti di personalità ben diverse e per molti aspetti radicalmente lontane.…

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Scrivere salva

di Mario Fortunato

Ho incontrato Frank Conroy (1936-2005) tanto tempo fa, quando dirigeva lo Iowa Writers Workshop, la scuola di scrittura creativa più famosa al mondo. Era l’autore di una manciata di libri, il più celebre dei quali esce ora in italiano: “Stop-Time” (Fandango, traduzione di Matteo Colombo, pp. 350, euro 19,50), un memoir pubblicato la prima volta nel 1967, che diede subito una certa fama all’autore -fama che è poi cresciuta silenziosamente nel tempo. Tuttavia, benché Conroy sia divenuto col suo libro uno scrittore particolarmente caro ad altri scrittori, la sua stella non ha mai toccato la grande popolarità che forse avrebbe meritato.

Conroy veniva da una famiglia piuttosto squinternata – padre americano con seri problemi psichici, madre danese eternamente déracinée.

“Stop-Time” racconta appunto le sue origini, fra New York e la Florida alla fine degli anni Trenta e i primi Quaranta del Novecento, fino alle soglie della giovinezza: il libro finisce infatti quando l’autore ha diciotto anni e, dopo un periodo passato in Europa (in Danimarca, a Parigi), torna negli Usa per studiare all’università, avendo già intravisto la propria vocazione di narratore.…

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Viva vox constitutionis

di Piero Calamandrei

In occasione dell’elezione del dodicesimo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ripubblichiamo questo articolo del giugno 1955 in cui Piero Calamandrei, prendendo le mosse dal messaggio al popolo italiano del neopresidente Giovanni Gronchi, delineava le attribuzioni del presidente della Repubblica. A chi ricorda quegli anni non sfuggirà che la non attuazione della Corte costituzionale, del Consiglio superiore della Magistratura e dell’ordinamento regionale rappresentava un pesante vulnus della Costituzione e tuttavia la Democrazia cristiana, con un oblio sistematico dei suoi doveri nei riguardi della Costituzione, faceva di tutto per non dar corso a tali istituti. Calamandrei dal 1948 al 1956 batté con caparbietà su questo argomento insistendo sul colpevole immobilismo costituzionale del partito di maggioranza. Da qui l’importanza del presidente della Repubblica quale custode di una Costituzione programmatica, di una Costituzione, cioè, che avrebbe dovuto indirizzare e prefissare l’iniziativa politica del governo. A noi sembra che tali attribuzioni a tutt’oggi non siano mutate. Il presidente della Repubblica non può essere una figura neutra, un “arbitro”, come l’attuale presidente del Consiglio vorrebbe!…

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Attacco al Papa coraggio

di Raniero La Valle

Le ostilità contro il papa sono cominciate ufficialmente la vigilia di Natale, quando il Corriere della Sera ha pubblicato in prima pagina un articolo di Vittorio Messori dal titolo “I dubbi sulla svolta di papa Francesco”, nel quale si chiamava in causa un preteso “cattolico medio” che sarebbe sconcertato per la “imprevedibilità” delle scelte del pontefice.
Il fatto che la critica non fosse diretta a specifiche iniziative di Francesco, ma alla stessa autorità della sua leadership, e che seguisse immediatamente a un severo discorso rivolto dal papa ai vertici vaticani in occasione degli auguri di Natale, ha ingenerato l’idea, apparentemente ovvia, che si trattasse di un attacco al papa della Curia. Ma è davvero così?
Il monito del papa era stato in effetti pesante. Si trattava di quindici ravvedimenti da altrettante malattie curiali che papa Francesco aveva diagnosticato prima di Natale. Esse tuttavia sembrano materia più di un confronto interno all’establishment ecclesiastico che di un dibattito pubblico sui giornali della Repubblica.…

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Lettera ai cappellani militari

di Lorenzo Milani

Ridiffondiamo il testo della “Lettera ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11 febbraio 1965”, a cinquantanni dalla sua diffusione, uno dei documenti poi raccolti, insieme alla successiva “Lettera ai giudici” (l’autodifesa milaniana al processo in cui fu imputato proprio per aver scritto quella lettera aperta), nel volume intitolato “L’obbedienza non e’ piu’ una virtu'”, che costituisce uno dei grandi testi a sostegno dell’obiezione di coscienza contro ogni guerra, contro ogni esercito, contro ogni uccisione.

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.
Avremmo pero’ voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.
Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.…

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Papa Bergoglio comincia a far paura ai tradizionalisti

di Luca Kocci

Che nella Chiesa cattolica sia in corso un rimescolamento delle posizioni storicamente consolidate risulta evidente da quello che sta avvenendo in questi giorni sui media e nella rete. Papisti, tradizionalisti e conservatori criticano papa Bergoglio e le sue novità, in nome dell’immutabilità di santa romana Chiesa. Preti di frontiera, comunità di base e movimenti riformatori da sempre considerati ad un passo dall’eresia difendono Francesco e i suoi segnali di apertura, lanciando un appello che in poche ore ha raccolto oltre 4mila firme, di don Farinella (che ha lanciato l’iniziativa), don Santoro e la Comunità delle Piagge, padre Zanotelli, don Ciotti, don Bizzotto e i Beati i costruttori di pace, i preti operai, il movimento Noi Siamo Chiesa, le Comunità cristiane di base (fra cui quella romana dell’ex abate di San Paolo Franzoni), tanti cattolici “ordinari”, diversi laici,

L’evento scatentante è stato un fondo sul Corriere della Sera (alla vigilia di Natale) di Vittorio Messori, giornalista di fiducia dei due papi precedenti (Wojtyla e Ratzinger) e “profeta” della stessa elezione di Bergoglio, sebbene confessò il suo vaticinio – sempre sul Corriere – il giorno dopo la fine del Conclave.…

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