Radicali liberi. Bertinotti, la sinistra (fallita) e il liberalismo

di Francesco Maria Tedesco

Ho ascoltato attentamente quello che ha detto Fausto Bertinotti a Todi pochi giorni fa. L’ex presidente della Camera ed ex esponente di Rifondazione comunista ha affermato, in soldoni, che «il comunismo ha fallito», e che la cultura politica da cui ripartire dopo questo fallimento è la cultura liberale, che si è occupata dell’individuo, difendendone i diritti anche contro lo Stato. Non si sono contate, sui social network, le reazioni tra l’ironico e l’indignato contro il vecchio dirigente lombardiano: il comunista in cachemire, il frequentatore dei salotti cafonal della Roma mondana, l’invitato ai matrimoni vip, uno dei soggetti preferiti dell’obiettivo impietoso di Umberto Pizzi. Dall’altro lato, l’abiura di Fausto ha mandato in sollucchero i liberisti alle vongole e quella destra italiana da sempre raccolta attorno agli ideali fané dell’anticomunismo di marca berlusconiana. In mezzo, un Pd del tutto disinteressato alla questione, certamente percepita da qualcuno come barboso vecchiume novecentesco che sottrae energie e tempo alla dromocrazia renziana, ostacolo “ideologico” – la parola-chiave degli ultimi due decenni, la briscola che permette di liquidare ogni discorso politico vagamente più articolato di un annuncio – alle imprese del futuristico premier che “pim-pum-pam” (o Bim Bum Bam) aggiusta tutto in cinque minuti.…

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Formidabile quel 1964

di Paolo di Paolo

L’autostrada. I primi topless. La Nutella e i juke-box. Storia di dodici mesi che hanno cambiato il paese.

Esistono anni che “pesano” più di altri, diventano simboli, segnano epoche, entrano nei libri di scuola come boe luminose: i punti fermi nelle interrogazioni di storia. Quando comincia questa o quella guerra? Quando inizia una crisi, cade quel muro, muore un papa, un uomo inciampa nell’America credendo sia l’India, un altro mette l’occhio dietro alla lente di un telescopio e un altro ancora, un piede sulla luna. Tutto il resto si perde nell’indistinto, è una sequenza buia di date immemorabili. Sapreste dire qualcosa del 1882? E di quel 1914 a cui Jean Echenoz dedica il nuovo romanzo, “14”, in uscita da noi in autunno – se non segnasse l’inizio della Grande Guerra? Ancora: del 1927, mettiamo, a meno che non sia l’anno di nascita di vostro nonno?

Lo scrittore americano Bill Bryson, che nella “Breve storia di quasi tutto” aveva condensato in un unico volume l’intera storia dell’universo, ha scelto un anno “qualunque” – il 1927 – e ne ha ricavato, come da un giacimento imprevisto, le oltre 500 pagine del suo nuovo libro.…

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Il lungo e misterioso viaggio nel cuore di tenebra di Friedrich Nietzsche

di Andrea Bajani

Un saggio di Maurizio Ferraris sugli “spettri” che si sono addensati nel tempo intorno al grande filosofo, dalle prime interpretazioni fino alla mistificazione nazista.

Il 12 febbraio 1888, in una lettera a Reinhart von Seydlitz, Friedrich Nietzsche scrive: «Sono diventato una specie di caverna – qualcosa di nascosto, che non si riuscirebbe più a trovare, anche se lo si andasse a cercare». Siamo all’inizio di un anno che passerà alla storia per il soggiorno torinese del grande filosofo, soggiorno che a sua volta entrerà piuttosto nel folklore, grazie all’episodio del cavallo abbracciato da un Nietzsche già in preda alla follia.

Maurizio Ferraris, che al pensatore di Così parlò Zarathustra dedica ora un libro importante intitolato Spettri di Nietzsche, mette in dubbio la veridicità dell’estasi equina: «Il 3 gennaio 1889 si dice che abbia abbracciato un cavallo frustato dal vetturino, ma ci sono buoni motivi per ritenere che si tratti di una leggenda».

Tuttavia, lungi dall’essere lo smascheramento di storie posticce, il libro di Ferraris è un viaggio nel cuore di tenebra dell’enigma e dello scandalo nietzschiano.…

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Francesco a prova di Sinodo

di Luca Kocci

Si capirà nelle prossime due settimane quale direzione prenderà la Chiesa cattolica di Francesco, al di là delle intuizioni, della rivoluzione lessicale e della potenza comunicativa e mediatica del papa arrivato «dalla fine del mondo».

Comincia il 5 ottobre – fino al 19 – l’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi dedicato al tema della famiglia. È la prima tappa di un cammino che si concluderà ad ottobre 2015, con l’assemblea ordinaria. In quell’occasione il Sinodo formulerà le proprie conclusioni che, sebbene non vincolanti, delineeranno le forme e renderanno evidenti i rapporti di forza all’interno dell’istituzione ecclesiastica.

I temi all’ordine del giorno sono dirimenti. Si tratta di quei «principi non negoziabili» elevati al rango di dogmi da Wojtyla e Ratzinger e fissati come paletti per disegnare i confini invalicabili di una Chiesa che ha scelto di valorizzare il cristianesimo più come elemento culturale da far pesare nel dibattito pubblico che come esperienza di fede per una prassi pastorale profondamente ed unicamente evangelica: la «famiglia naturale» fondata sul matrimonio fra uomo e donna, le unioni di fatto, i divorziati risposati, le coppie omosessuali, la contraccezione.…

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La casta politica? Era tutto scritto quasi 130 anni fa

di Massimiliano Panarari

In I misteri di Montecitorio del 1887 Ettore Socci denunciava corruzione e feroce difesa dei privilegi

Nell’epoca postmoderna, le serie tv sono il nuovo romanzo d’appendice. Come House of Cards, Gli intrighi del potere, dedicata ad ambizioni sfrenate e sesso. Ma, senza bisogno di andare a Washington, c’era praticamente già tutto in un romanzo naturalista I misteri di Montecitorio (ora ripubblicato da Studio Garamond, pp. 176, euro 12), uscito a puntate, nel 1887, sul foglio La democrazia. Lo aveva scritto il giornalista e politico toscano Ettore Socci (1846- 1905), mazziniano e repubblicano, che a vent’anni si era arruolato volontario e aveva combattuto con Garibaldi a Porta Pia.

Direttore di giornali progressisti che vennero chiusi per «estremismo repubblicano » (con suoi svariati arresti), arcinemico di Crispi e intimo di Carducci e Felice Cavallotti, massone con Ernesto Nathan, Socci fu un personaggio emblematico delle passioni politiche che avevano animato il periodo dell’Unità d’Italia. Soprattutto fu figura integerrima e un moralista tutto d’un pezzo (oltre che un accanito fumatore di sigari), e col suo libro di impianto verista anticipò quello che avrebbe poi toccato con mano all’indomani della sua elezione a deputato, nel 1892, nel collegio di Grosseto, inserendosi in quell’assai disincantato filone del «romanzo parlamentare » che vantava esponenti illustri come Federico De Roberto e Matilde Serao.…

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Cerimonia militarizzata, il Papa ripudia la guerra

di Luca Kocci

C’è una sequenza che rende chiara l’ambivalenza della visita del papa al sacrario militare di Redipuglia, ieri, nel centenario dell’inizio della prima guerra mondiale. Durante l’omelia Francesco ripete che «la guerra è una follia», facendo risuonare le parole di Giovanni XXIII nella Pacem in terris: «Alienum a ratione», “roba da matti”. Pochi minuti dopo, durante l’offertorio, la ministra della Difesa Pinotti consegna a Bergoglio un altare da campo usato dai cappellani militari durante la Grande guerra, l’oggetto che più di tutti rappresenta la legittimazione religiosa del conflitto – una messa in trincea e poi via all’assalto del nemico – grazie al ruolo dei preti-soldato, inviati al fronte su richiesta del generale Cadorna che aveva bisogno di chi sostenesse spiritualmente i soldati, contribuendo così a mantenere salda l’obbedienza e la disciplina della truppa.

È tutta qui la contraddizione tra le parole pacifiste del papa e il contesto di una cerimonia fortemente militarizzata dalla gestione dell’ordinariato castrense – su 10mila fedeli partecipanti, 7.500 erano militari –, nonché l’ossimoro di una Chiesa militare, il cui capo, l’arcivescovo Marcianò, che celebra la messa con Bergoglio, è anche generale di corpo d’armata, e i cui preti sono incardinati con i gradi (e lo stipendio pagato dallo Stato) nelle Forze armate.…

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Non solo la musa di Kafka

di Wlodek Goldkorn

Un gruppo di uomini delle SA (i paramilitari nazisti; ndr) ha condotto un gruppo di ebrei verso un albero, li ha costretti a salire sui rami e a “fare gli uccellini”. Sotto c’erano uomini armati, sopra uomini adulti e barbuti, giovani donne e ragazzi sedevano sui rami e al grido: “Come fa l’uccellino?” rispondevano: “Pio pio pio!”».
La scena si svolge a Vienna nel 1938, pochi mesi dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania. A raccontarla è Milena Jesenská, in un articolo: “In cerca della terra di nessuno”.

Jesenská è nota come la donna amata da Franz Kafka, nonché traduttrice dei suoi romanzi in ceco. O come compagna di prigionia a Ravensbrück (dove morì nel 1944) di Margarethe Buber Neumann, intellettuale tedesca, consegnata da Stalin, assieme a un gruppo di comunisti, a Hitler, a suggello del patto tra i due dittatori nel 1939. Ma Milena Jesenská è stata prima di tutto una grande giornalista, capace di unire al racconto dei fatti un’analisi innovativa e profonda.…

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Attenti ai capitalisti del web che fanno regredire il mondo ai “Tempi moderni” di Chaplin

di Maurizio Ricci

Nel suo nuovo saggio, “Rete padrona”, Federico Rampini racconta i monopolisti di Internet: pericolosi quanto gli squali di Wall Street.

Chi sono oggi i Padroni dell’Universo, i cavalieri del capitalismo rampante che tengono in scacco i mercati e, dunque, l’intero pianeta? Quelli che stanno a Wall Street, nelle cattedrali della finanza? O quelli che stanno a Silicon Valley, nei templi del presente di Internet e del futuro digitale?

Federico Rampini, che li segue da tempo tutt’e due, propende per i secondi. Che suona strano, perché l’immagine che associamo ai Masters of Universe – e alle avventure del capitale rapace, cinico e spietato – si staglia nitida nei canyon di grattacieli del sud di Manhattan, ma fatica a mettersi a fuoco nel sole della California. Nessuno ha mai pensato che John Rockefeller e la Standard Oil, J. P. Morgan e l’omonima banca, Henry Ford e le sue catene di montaggio fossero simpatici. Di sicuro, loro non si sforzavano di esserlo.…

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La polemica tra Gerhard Kittel e Martin Buber durante l’ascesa di Hitler. Terra e popolo

di Cristiana Dobner

L’editrice Edb, dando alle stampe La questione ebraica. I testi integrali di una polemica pubblica a firma di Gerhard Kittel (il benemerito curatore del prezioso e monumentale Dizionario teologico del Nuovo Testamento) e di Martin Buber, dimostra un notevole coraggio (Bologna, 2014, pagine 169, euro 15). Indispensabile per la comprensione di un testo e di un periodo storico complesso, intricato e di grande sofferenza, risulta l’introduzione a firma di Gianfranco Bonola che guida con mano sicura nei meandri e nei baratri che, nel susseguirsi delle pagine, continuano ad aprirsi e a rendere difficile un giudizio sereno sull’opera e sull’autore.
I problemi sollevati sono onerosi: culturali, religiosi e umani. Chiunque presti l’orecchio o sia coinvolto nel dialogo ebraico-cristiano non può ignorare questo testo. Lo stesso momento storico della stampa è arduo: 1933. Adolf Hitler era salito al potere il 31 gennaio, le misure repressive contro gli ebrei ormai erano più che evidenti. In questo stesso anno Edith Stein — che si considerava cittadina tedesca colma di amore per la patria e non ebrea assimilata — espulsa dall’insegnamento all’Accademia di Münster non trova più sbarrata la via per entrare nel Carmelo.…

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Edgar Morin : « Il n’y a pas de solution, mais il y a une voie »

Dossier – Nous avions laissé Edgar Morin en 2011 inquiet de voir les hommes avancer « comme des somnambules vers la catastrophe ». Trois ans plus tard, le philosophe se dit affligé par la pauvreté de la pensée contemporaine, mais affirme déceler sur la planète de multiples signes, certes atomisés, qui augurent de futures métamorphoses. Pour lui qui a traversé le XXe siècle, c’est dans « l’inespéré que réside l’espoir ». A condition de maintenir la résistance face à la « double barbarie du vichysme rampant et du néolibéralisme ».

Edgar Morin, comment va notre monde ?

Il va de mal en pis. Les processus qui nous poussent vers des catastrophes – dont on ne peut prévoir ni la date ni l’ampleur, mais qui seront certainement interdépendantes – continuent. Je pense à la dégradation globale de la biosphère. Les Etats ne sont pas prêts à quitter à la fois ce qui constitue leur égoïsme et leurs intérêts légitimes. Je pense à la prolifération des armes nucléaires qui se poursuit, au recours à l’énergie nucléaire pacifique, dont aucun effort sensible, hormis quelques exemples locaux, comme en Allemagne (Le pays va abandonner totalement l’atome d’ici à 2022, ndlr), ne vise la réduction massive.…

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