Che cos’è l’oligarchia?

di Jeffrey Winters

L’oligarchia è una forma di potere minoritario che trova il suo fondamento nella ricchezza materiale. Le democrazie capitalistiche contemporanee combinano il suffragio universale e la libertà d’espressione con forme oligarchiche di concentrazione del potere. Dato che il potere degli oligarchi è basato sulla ricchezza, è proprio la distribuzione della ricchezza, piuttosto che l’inclusione partecipativa, che può contrastare il loro potere.

Introduzione

[Lorenzo Del Savio e Matteo Mameli]

La democrazia e le oligarchie sono forme di governo incompatibili l’una con l’altra? O è invece possibile avere democrazie all’interno delle quali il potere politico effettivo è nelle mani delle oligarchie? Qual è la fonte del potere delle oligarchie? E come opera questo potere? In cosa le oligarchie si differenziano dalle élite? Questi sono i temi affrontati da Jeffrey Winters nelle sue ricerche, temi che hanno una rilevanza cruciale per il dibattito sul populismo e sulla crisi della democrazia rappresentativa che questa rubrica sta ospitando.[[i]]

Le ricerche di Winters esplorano il fenomeno oligarchico nel tempo e nello spazio: Atene e Roma, l’Europa medievale, gli Stati Uniti dal diciottesimo secolo ad oggi, l’Indonesia degli ultimi trent’anni, ecc.…

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In una parola/Unità

di Alberto Leiss

Non posso fare a meno di provare a dire una parola sulla nuova crisi e sul futuro del giornale in cui ho lavorato molti anni e al quale resto molto affezionato: L’Unità. Forse dovrei aggiungere un’altra parola sulla circostanza che mi capita di scriverla sul manifesto. Non credo interessi a tanti: mi limito a dire che oggi qui mi sento libero, e ringrazio amiche e amici (compagne e compagni!) di questo giornale per l’ospitalità che mi offrono, e per l’impegno che investono per tenere in vita anche questa testata. Del resto questa ospitalità mi era stata spesso offerta quando scrivevo quotidianamente sul giornale fondato da Antonio Gramsci. E qui c’è una prima considerazione: può esserci spazio, nel campo dell’opinione pubblica e delle pratiche politiche a sinistra, per diversi quotidiani come l’Unità, il manifesto, Europa? Nonostante la presenza del gigante Repubblica e con una gravissima comune crisi dell’editoria della carta? Bisogna rispondere programmaticamente di sì, perché – sarà una malinconia senile – una presenza anche nella carta stampata mi sembra essenziale per confermare e costruire l’autonomia dei soggetti politici che in diverso modo si impegnano nel campo della sinistra.…

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Salvare il prestigio della Costituzione

Appello dei Comitati Dossetti*

I Comitati Dossetti per la Costituzione lanciano un grido di vivissimo allarme per le modalità non prive di forzature autoritarie attraverso cui sta procedendo e viene presentata all’opinione pubblica la revisione della Costituzione. Non basta che non ci siano intenzioni autoritarie nei riformatori, né nella nuova Costituzione stessa, se sono autoritarie le forme in cui essa viene progettata e “portata a casa”, come si dice con orribile senso di appropriazione, dagli esponenti del governo. La Costituzione repubblicana gode di un altissimo prestigio presso i cittadini, non solo per i suoi contenuti, ma anche per il modo in cui essa è stata pensata, discussa e consegnata al Paese. Il rischio è che oggi una riforma, anche eventualmente ben fatta, per le modalità e i linguaggi che la configurano, possa far perdere alla Costituzione il suo prestigio, e farla cadere dal cuore degli italiani. Rischio tanto maggiore in quanto l’obiezione sollevata dalla Corte Costituzionale sulla illegittimità del modo in cui gli attuali parlamentari sono stati eletti, potrebbe tradursi in una percezione popolare dell’illegittimità dell’intera Costituzione, quale da loro modificata e riscritta.…

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In una parola/ Sinistra (2) e tv

di Alberto Leiss

La querelle aperta tra il presidente del Consiglio Renzi e il mondo Rai sui 150 milioni, con tanto di sciopero di tutte le categorie e tutte le sigle sindacali, propone temi fondamentali anche per l’identità di una sinistra, per così dire, all’altezza dei tempi. Si tratterebbe infatti di ridefinire che cosa si intende per intervento e servizio pubblico, e anche di avere un’idea aggiornata e convincente del rapporto tra democrazia, informazione, spettacolo. Non mancano posizioni, assai diverse, ma aperte: Angelo Guglielmi (ieri su Repubblica), Giuliano Ferrara (sul Foglio del lunedì) Giuseppe Giulietti (sul sito di Articolo 21). Andrebbero tutte nel senso di suscitare finalmente un serio discorso sulla riforma della Rai per qualificarne le varie capacità produttive, superando vecchie logiche di appartenenza politica e di protezione oligopolistica. Mi è capitato, molti anni fa, di collaborare per un anno con la Rai, scoprendone la realtà ricca e contradditoria: una specie di mega-ministero burocratico e lottizzato, ma anche un laboratorio di nuove professionalità, di ricerca, dotato di uno straordinario archivio della memoria del paese.…

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