Giuseppe Dossetti e Divo Barsotti. Un rapporto durato quarant’anni

di Giampiero Forcesi

Nel corso di una settimana di esercizi spirituali, il 24 ottobre del 1952, quando ha già lasciato il suo impegno politico e ha rimesso il suo mandato parlamentare, Giuseppe Dossetti annota: “Proposito fondamentale: fare di tutto per accelerare da Dio la grazia di un direttore spirituale saggio e santo, adeguato ai bisogni dell’anima mia. (…) Gli parlerò delle mie ansietà ricorrenti e mi assoggetterò alle sue decisioni in spirito di mortificazione del mio orgoglio”. Perché è questo per Dossetti “il punto nodale” da affrontare: la lotta al suo orgoglio. “Cercare le umiliazioni – scrive – per conquistare pian piano l’umiltà e attraverso essa avere ogni altra grazia: la povertà, l’ubbidienza, la castità, l’unione intima con l’Istituto, con tutti i fratelli entro e fuori il Corpo visibile della Chiesa, l’amore vero verso tutti, la carità e l’abbandono totale a Dio”. Un direttore spirituale, Dossetti, lo ha cercato da molti anni, fin da quando ha sentito nascere dentro di sé una forte vocazione religiosa.…

Leggi tutto

Se il pifferaio stona, il concertone diventerà una gazzarra

di Eugenio Salfari

Oggi il tema che l’attualità mi suggerisce riguarda l’Italia e l’Europa, ma non posso tralasciare quanto sta avvenendo nella striscia di Gaza, un dramma storico che si protrae ormai da oltre mezzo secolo, una strage che non trova soluzione e della quale il resto del mondo ha in realtà cessato d’occuparsi con la serietà necessaria.

Ricordo ancora la guerra dei sei giorni, uno dei tanti episodi della tragedia mediorientale, la sconfitta fulminante che Israele inflisse a Egitto, Giordania, Siria e al movimento palestinese allora guidato da Arafat. Ci fu una crisi all’interno dell’Espresso e una rottura che non posso dimenticare tra il gruppo dei liberali che avevano come riferimento politico e culturale Ugo La Malfa, Arrigo Benedetti e Mario Pannunzio da una parte e me che allora dirigevo l’Espresso dall’altra. I liberali esaltavano la forza militare di Israele e la civiltà occidentale che lo Stato ebraico rappresentava di fronte a cento milioni di arabi. Io scrissi un articolo che determinò la rottura con quei vecchi e fedeli compagni di idee, intitolato “I veri amici di Israele”.…

Leggi tutto

Abc, l’esperimento democratico di Napoli

di Ugo Mattei

La crisi industriale richiede un nuovo intervento pubblico e riporta all’ordine del giorno la questione del governo democratico dell’economia. Ma – come ci ricordano i casi di politiche sbagliate e di corruzione – non basta dare potere e risorse a soggetti pubblici per risolvere i problemi: serve un controllo democratico e forme di gestione rivolte a tutelare l’interesse collettivo. La stagione dei beni comuni – referendum sull’acqua, occupazione dei teatri, costituente per i beni comuni ha radicalmente posto in discussione la dicotomia tra pubblico (Stato) e privato (mercato), e in particolare la riduzione della questione democratica alle istituzioni del primo. Certo, la critica alla rappresentanza non poteva che rivolgersi principalmente alle istituzioni politiche pubbliche: la «ripubblicizzazione» dell’acqua e degli altri servizi di interesse economico generale non può coincidere con un ritorno a un pubblico burocratico, gerarchico e verticale. Ma la questione democratica si pone naturalmente anche nelle sedi economiche, e non più soltanto in quelle politiche. In questo quadro ho seguito l’importante esempio di trasformazione dalla veste privatistica (Spa) a quella pubblicistica (Azienda speciale) avvenuto a Napoli, dove l’acquedotto, un servizio a vocazione industriale con fatturato ben superiore ai 100 milioni di euro e con un numero di dipendenti dell’ordine del mezzo migliaio è stato definitivamente trasformato in Azienda Speciale ABC (Acqua Bene Comune) nell’aprile del 2013, proponendosi come modello (finora non seguito) di ottemperanza fedele al referendum di tre anni fa.…

Leggi tutto

La verità in ritardo. L’assassinio del vescovo argentino Enrique Angelelli

di Claudio Ferlan

Se ne è scritto molto, non solo in Argentina: venerdì scorso, 4 luglio, il tribunale della città di La Rioja ha condannato all’ergastolo due ex militari, Luciano Benjamin Menéndez e Luis Fernando Estrella. Li ha riconosciuti quali mandanti (autores mediatos), dell’omicidio del vescovo di quella diocesi, Enrique Ángel Angelelli, e del ferimento di un suo assistente, il sacerdote Arturo Pinto. Si legge nel dispositivo della sentenza che i due ex-militari, stretti collaboratori del dittatore Videla sono stati “responsabili di un’azione premeditata, provocata ed eseguita nella cornice del terrorismo di Stato”.

I fatti

Era il 4 agosto 1976 quando la macchina sulla quale viaggiavano Angelelli e Pinto fu coinvolta in un incidente stradale, che a molti sembrò provocato. Angelelli non sopravvisse. Trentotto anni dopo, superando numerosi ostacoli, depistaggi e tentativi di insabbiamento la verità giudiziaria ha stabilito che fu omicidio: una tesi che a molti apparve chiara fin da subito. Il vescovo e il sacerdote stavano viaggiando verso La Rioja di rientro da Chamical, una cittadina della diocesi che aveva appena vissuto un grave fatto di sangue.…

Leggi tutto

Non sopravvalutiamo il semestre italiano

di Lorenzo Ferrari

Il 1° luglio è cominciato il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. È almeno dalle elezioni politiche del 2013 che in Italia si parla molto del semestre europeo: non può cadere il governo durante il semestre, non si può tornare a votare durante il semestre, e così via. Mi pare che in questi mesi si sia molto sopravvalutata l’importanza del turno di presidenza del Consiglio, e soprattutto che vi siano state riposte delle aspettative eccessive. I risultati che ci si può realisticamente attendere da questo semestre sono limitati, e i risultati che arriveranno non dipenderanno solo dal fatto di detenere la presidenza di turno. Fino al 2009, la presidenza di turno comportava anche la presidenza del Consiglio europeo, e dunque offriva la possibilità di incidere con forza sull’agenda politica. L’ultimo caso di presidenza che esercitò un’influenza notevole fu quella francese del 2008, che riuscì a lanciare iniziative ambiziose come l’Unione per il Mediterraneo. A partire dal 2009, le opportunità offerte dal turno di presidenza sono diminuite.…

Leggi tutto

L’industrial compact non cambia la Ue

Industrial-Grade P-8 Lifter Robotdi Matteo Lucchese

Made in Italy/Le politiche industriali europee, promosse per bilanciare gli effetti recessivi del Fiscal compact, non affrontano il problema della competitività

Il 22 gennaio scorso la Commissione ha reso note le priorità in tema di politica industriale dell’Unione Europea da qui al 2020. Il documento, passato sotto l’enfatico nome di Industrial Compact, è stato promosso dagli ambienti industriali europei (in particolare da quelli tedeschi e italiani) al fine di rilanciare la crescita e bilanciare gli effetti recessivi del più noto Fiscal compact, simbolo dell’austerità europea. L’obiettivo è favorire il rilancio degli investimenti industriali, invertire il declino della manifattura e riportare il peso del settore industriale europeo al 20% del Pil entro il 2020, dal 16% attuale. La strategia della Commissione, oltre ad auspicare il completamento dell’integrazione del mercato unico, punta a supportare investimenti in settori in rapida crescita e ad alto valore aggiunto, come quelli legati all’efficienza energetica, alle tecnologie verdi, alla transizione digitale. Gli strumenti di finanziamento per raggiungere questi obiettivi sono quelli previsti dal piano Horizon 2020 (che dovrebbe finanziare progetti di ricerca generici, ma che avrà un occhio di riguardo verso progetti di ricerca industriale), dai fondi a disposizione nel progetto Cosme, dai fondi strutturali e dai co-finanziamenti nazionali, con un impegno complessivo stimato dai più ottimisti in circa 150 miliardi di euro.…

Leggi tutto

A proposito di Harry.Ragazzino in fuga dall’Argentina del ’76

di Roberto Brunelli

I desaparecidos, la paura, le violenze nello sguardo di un bambino con la passione per il mago Houdini. È “Kamchatka”, il romanzo di Marcelo Figueras.

Arriverà Superman a salvarti dagli uomini in nero, dai mostri baffuti in uniforme, oppure da quelli che ti caricano su automobili senza targa e ti fanno scomparire per sempre. Meglio ancora se in squadra con i Beatles e Scooby Doo. Se non altro, lui e la sua banda di eroi pop ti salveranno l’anima, ti proteggeranno dall’orrore, alimentando la vita quando nella vita si aprirà uno squarcio. E qui lo squarcio è immenso: Argentina, 1976, i desaparecidos, la violenza di Stato, la repressione, le uccisioni, la paura.

Eppure questa non è una storia sui desaparecidos. È la storia di un ragazzino di dieci anni, Harry, che in realtà non si chiama Harry. Così come sua madre non si chiama Flavia e suo padre non si chiama David: per la precisione, è l’avventura di un bambino costretto a vivere, con la sua famiglia, sotto un’altra identità, perché papà e mamma sono impegnati politicamente, e si sa cosa fa il regime agli oppositori.…

Leggi tutto

Quell’utopia dell’unità cristiana

di Francesca Bolino

La Russia come terra promessa o terra santa, destinata ad accogliere la ricomposizione del popolo di Dio. La Chiesa d’Oriente, portatrice dell’unità spirituale, chiamata a ricomporre il “grande scisma” e a ripristinare l’unità cristiana di cattolici e ortodossi, ancor prima di sanare lo scisma, raskol, interno all’ortodossia. In quest’ottica, cristianesimo e giudaismo non possono restare separati, anzi, Solov’ev sente la necessità di affrontare il “problema ebraico” all’interno della stessa questione cristiana. Ancora una volta la Russia riveste un ruolo imprescindibile, essendo abitata da numerosi ebrei e comprendendo, all’epoca, anche la Polonia, nazione eminentemente cattolica. L’unità dei cristiani, per questo risoluto ed originale sostenitore della teocrazia, non è una conquista da acquisire ma un ritorno all’originario dono di Cristo, tocca alla Sapienza smontare inganni e sofismi, sconfiggere l’Anticristo e unire l’umanità nel principio divino ed eterno. Un’utopia fantastica, un Leviatano teocratico che fece dubitare il suo stesso autore.

Il destino della teocrazia di Vladimir Solov’ev, trad.di D.Caristina, Mimesis editore, 2014

(“La Repubblica”, 8 giugno 2014, p.44)…

Leggi tutto

Giudici, il danno di quel blitz

di Giovanni Pellegrino

Non è facile inserire una qualche riflessione serena nelle polemiche suscitate dall’approvazione da parte della Camera di una nuova norma sulla responsabilità dei giudici. Voglio comunque provarci. Certamente è inaccettabile il modo con cui la Camera è intervenuta in una materia estremamente delicata, che non solo influisce direttamente sul funzionamen- to del servizio giustizia, ma in qualche modo ha riflessi sul generale equilibrio dei poteri. Una riforma di tale rilievo necessita indubbiamente di un approccio diverso, chiedendo di essere affidata a proposte consapevoli e meditate, sulle quali una discussione ampia e approfondita si attivi prima nelle commissioni competenti e poi nelle aule parla- mentari. In ciò ogni forza politica è tenuta a prendere una posizione precisa, assumendosene la responsabilità nei confronti dell’elettorato di riferimento; e in ambito parlamentare chiamando i gruppi ad un dovere di coerenza, che lasci spazi limitati a casi di coscienza e ad opinioni motivate di dissenso. Non è accettabile che una riforma di tale portata sia affidata ad una imboscata parlamentare e cioè alla presentazione in aula di un emendamento ad una legge, che tratta argomenti diversi, e che viene approvato a voto segreto tra notevoli assenze e numerose distrazioni.…

Leggi tutto

Confini e frontiere in un mondo globale

di Roberto Esposito

Considerati un retaggio del passato in un pianeta che non oppone limiti alla potenza del mercato, i luoghi di margine vedono rivalutate vitalità e capacità di innovazione.

Ad appena un anno di distanza dalla caduta del grande Muro, il guru giapponese Kenichi Ohmae pubblicava le sue lezioni di management con il titolo Il mondo senza confini ( tradotto da Il Sole 24 Ore). Termini come “flussi”, “ibridazioni”, “postnazionalismo” disegnavano il nuovo mondo globale come uno spazio liscio ed omogeneo, aperto alla libertà di un mercato senza confini.

È bastato poco perché tale scenario andasse in frantumi. A partire dall’ipotesi di un rapido tracollo degli Stati-nazione. I quali devono certamente adattarsi alla convivenza con altre formazioni spaziali che ne alterano il profilo e ne riducono le prerogative. Ma rimangono gli attori principali della politica.

In realtà lo scenario che nell’ultimo ventennio si è andato delineando appare irriducibile a tutte le formulazioni precedenti. Né la divisione tra Est e Ovest né quella tra Nord e Sud, né il modello unilaterale né quello multilaterale sono in grado di rappresentare un mondo unificato dalle differenze, orientato insieme all’inclusione e all’esclusione.…

Leggi tutto