Il fantasma sorridente di Mauro Rostagno

di Enrico Deaglio

Un libro di Adriano Sofri sul sociologo ucciso dalla mafia.

Il bel libro – deciderà il lettore se collocarlo nella categoria delle memorie, tra le cronache ottocentesche o le pièces teatrali – si apre con una visione. Chicca Roveri, la vedova di Mauro Rostagno, racconta al processo come vide la scena del delitto (è la prima volta; in un quarto di secolo, non era mai stata sentita). «Sono arrivata per prima, da sola. Ho capito che era già morto, mi sono seduta in braccio a lui, gli ho sfilato dal dito la fede che ci eravamo appena regalati. Ero sporca di sangue, gli ho parlato. Gli ho detto: adesso sei solo». Furono pochi minuti; sia Mauro che Chicca vestivano sempre di bianco, una regola della loro comunità.

Quindi, noi abbiamo – prima che arrivino i carabinieri, i lampeggianti, i fari della scientifica – il buio della notte e due corpi bianchi, come fantasmi, dentro una Fiat Duna dalle portiere aperte e i fari accesi in mezzo a una trazzera.…

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Ricordi, tic, battute. Ecco chi erano i miei fratelli d’Italia

di Paolo Mauri

Il titolo vero poteva essere “Ritratti italiani con Arbasino” perché l’autore davvero non lascia mai soli i suoi lettori e i “Ritratti” sono molto spesso incontri ravvicinati, istantanee che tramandano un’immagine, con successiva messa a fuoco del personaggio e del suo pensiero, ma senza nessuna accademia, caso mai con il gusto di una erudizione sciolta in amabile conversazione. Capita dunque di incontrare Gianfranco Contini sul terrazzo di Arbasino e di sentirlo lodare i bei tageti e già si capisce che un filologo della sua altezza non avrebbe mai detto: che bei fiori…

E capita, arretrando nel tempo, grazie al ritratto di Elvio Fachinelli, di ritrovarsi al Collegio Cairoli di Pavia dove il ventenne Arbasino studia e siede a tavola con Fachinelli, appunto, e con Alberoni. A pranzo, ma non a cena, perché la sera Arbasino prendeva il treno per Milano, andava a teatro e rientrava di nascosto (il portone era ormai chiuso) grazie ad una scaletta di corda che Fachinelli stesso faceva scendere da una finestra… E che dire di quella volta che al cinema Altieri di Roma (era un cinema da ottanta lire, precisa l’autore) credendo di sedersi su una poltrona vuota, si siede invece sopra Irene Brin tutta vestita di nero?…

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Ecco la guida al “femminaio” di Eugenio Montale

di Giuseppe Marcenaro

Nomi in codice: Volpe, Mosca, Gerti, Clizia… Un libro indaga sulle donne vicine al grande poeta. Tra molta ispirazione, tanti segreti e poco sesso.

Era nelle cose. Ci voleva qualcuno che compilasse, con speciosa iconografia, un catalogo delle donne di Eugenio Montale. Donne ispiratrici. Compagne di strada. Femmine ammirabili, angelicate e complici. Nella compilation (Giusi Baldissone, Le muse di Montale, Interlinea, pp. 120, euro 15) non vi sono scoop. Con diligenza accademica vengono elencate, una dopo l’altra, le figure femminili che hanno incrociato l’esistente di uno dei maggiori poeti italici del Novecento.

Senza sussulti, si evitano colpi al cuore e svelamenti clamorosi. Con l’uomo degli ossi di seppia non si è però mai certi. E qualcuno è sempre pronto a fargli le bucce, rinverdendo insane marachelle. Questo perché nella costruzione del proprio ingarbugliato femminaio, innocente fino in fondo Montale proprio non fu. Anzi, sornionamente depistando i critici, soprattutto a futura memoria, predisponendo letterine, potins, rebus e calembours vari, di mano sua intrecciò la ghirlanda delle ispiratrici.…

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La vittoria di Pirro

di Norma Rangieri

Chi sono i veri fili­bu­stieri? Quelli che si oppon­gono alle riforme costi­tu­zio­nali della mag­gio­ranza renzian-berlusconiana, o i par­titi di governo che impe­di­scono al par­la­mento di discu­tere come cambiarle?

In un regime par­la­men­tare, l’ultima carta di una demo­cra­zia è l’ostruzionismo e la sto­ria della nostra repub­blica è ricca di pagine che rac­con­tano per­so­naggi e inter­preti del fili­bu­ste­ring nei momenti di mag­gior con­tra­sto politico.

Con i nuovi rego­la­menti oggi è molto più dif­fi­cile pra­ti­carlo, ma deci­dere di tron­care il dibat­tito sulla più pro­fonda tra­sfor­ma­zione dell’assetto costi­tu­zio­nale mai rea­liz­zata dal dopo­guerra, sce­gliendo un rigido con­tin­gen­ta­mento dei tempi per­ché l’8 di ago­sto il pre­si­dente del con­si­glio deve por­tare a palazzo Chigi il bot­tino di guerra è, innan­zi­tutto per lui, il segno di una vit­to­ria di Pirro.

Chi vuole vin­cere senza con­vin­cere, chi mostra i muscoli per nascon­dere la con­fu­sione, in realtà rivela la pro­pria debo­lezza. Non si pos­sono appro­vare riforme cru­ciali senza il neces­sa­rio, fati­coso, eser­ci­zio del com­pro­messo e della media­zione politica…

Se ancora c’era qual­che dub­bio sulla natura post-democratica del lea­der che ci governa, da ieri sarà più dif­fi­cile soste­nerlo.…

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Corrado Alvaro.Quel paese in Calabria che non compare su nessuna carta geografica

di Francesco Erbani

Esce da Donzelli una raccolta di inediti del grande scrittore. Fra questi una novella che anticipa molti temi di “Gente in Aspromonte”.

Il racconto Un Paese è un embrione di Gente in Aspromonte, dal quale lo separano un gruppo di anni, dal 1916 al 1930, che Corrado Alvaro spende maturando come scrittore, come giornalista e come osservatore di cose e di uomini. In quegli anni Alvaro si allontana dalla sua Calabria e il distacco mette a fuoco la fotografia di una civiltà che scompare e sulla quale «non c’è da piangere, ma bisogna trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie».

Un Paese, come gli altri testi raccolti e introdotti da Vito Teti (cinque racconti, un dramma e cinquanta poesie), fa parte di un fascio di carte che Alvaro affida nel 1940 a un suo ex compagno di liceo, Domenico Lico (nel volume, edito da Donzelli e in libreria da oggi, compare anche un saggio di Pasquale Tuscano).…

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Così nasce l’Europa dei diritti

di Vincenzo Ferrone

La soluzione dell’enigma dell’Illuminismo sta per larga parte racchiusa nella scoperta e nella sua appassionata lotta a favore dei diritti dell’uomo.

Per troppo tempo il punto di vista dei grandi filosofi, da Kant a Hegel, rilanciato da numerosi epigoni in ogni angolo d’Europa e nelle forme più diverse, ha condizionato la concettualizzazione e la ricostruzione storiografica del mondo dell’Illuminismo, facendone, in ultima analisi, un disincarnato frammento settecentesco – seppure importante – della storia della ragione e della razionalità in Occidente o di una indecifrabile fenomenologia dello Spirito, infelicemente estraniato a se stesso e fautore principale della crisi rivoluzionaria in Francia. Solo negli ultimi decenni, con la nuova storia culturale, è balzato in primo piano il tema dell’Illuminismo come originale tentativo di costruzione di un nuovo umanesimo dei moderni, di una straordinaria rivoluzione culturale dell’Antico Regime destinata a condizionare ancora il nostro presente.

Con la Rivoluzione francese e il Terrore, il progetto illuministico di difendere, emancipare e rendere felice l’uomo attraverso la pratica dei diritti s’interruppe: finì sostanzialmente nell’oblio e in un cono d’ombra storiografico.…

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Ci vuole più Fede per la pace che per la guerra

di Raniero La Valle

Era il giorno di Pentecoste, che certo aveva rappresentato una sorpresa per gli apostoli riuniti nel Cenacolo. Ricordando quell’evento papa Francesco a mezzogiorno, alla recita del “Regina Coeli”, aveva detto che una Chiesa che non avesse questa stessa capacità di sorprendere, sarebbe una Chiesa ammalata, morente, dovrebbe al più presto essere ricoverata in sala di rianimazione.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, l’8 giugno, la Chiesa di Francesco sorprendeva il mondo con la preghiera comune, rivolta al Dio a tutti comune, dal più inedito e improbabile “quartetto” che si sia mai occupato della pace in Medio Oriente. Il quartetto, visto in diretta da tutto il pianeta, era formato dal papa di Roma, dal patriarca di Costantinopoli, dal Presidente dello Stato di Israele e dal Presidente dello Stato futuro di Palestina. Un’azione sacra compiuta non nella città santa di Gerusalemme, dove non si era trovato un posto dove tutti potessero pregare insieme, ma nell’angolo più poetico e mondano possibile dello Stato pontificio, i giardini vaticani, dove mai si era parlato né ebreo né arabo, e forse nemmeno si era mai pregato se non per qualche peripatetico rosario privato.…

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Roma-Berlino, la trappola antropologica

di Gian Enrico Rusconi

Prepariamoci ad una possibile turbolenza tra Germania e Italia. Ci sono tutte le premesse. Ma la peggiore sarebbe quella di attingere al collaudato armamentario dei reciproci giudizi e pregiudizi. Magari con la retorica della «memoria storica» – quella lunga, più che centenaria (per rimanere soltanto alla storia dei nostri Stati nazionali) o a quella più recente della costruzione europea.
La cosa peggiore è ricorrere all’antropologia da strapazzo, camuffata da «psicologia dei popoli», che parla genericamente «degli italiani» e «dei tedeschi». E’ tempo di cambiare stile e modo di argomentare. Scambio di ragioni, senza malcelati sospetti, senza risentite accuse di reciproci inadempimenti.

Domenica scorsa, su questo giornale, abbiamo criticato un noto giornalista tedesco per l’infelice titolo di un suo commento «Il tradimento dell’Italia» (Faz). Era basato sull’assunto che «l’Italia riceve aiuti immediati contro vaghe promesse, e la Germania ha motivo di sentirsi raggirata». E’ forse questo ciò che teme il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, con il suo commento ironico al discorso di Matteo Renzi?…

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In una parola/Sinistra

di Alberto Leiss

Ora bisognerebbe pensare e fare per costruire una sinistra politica quale strumento utile per chi si oppone alle ingiustizie sociali e cerca la libertà – e perché no, la felicità – senza voler negare quella di altri e altre.
Ho votato per Tsipras per due motivi: sostenere, anche in Italia, chi indica con successo ai Greci, vittime delle conseguenze peggiori dell’”austerità”, la via di un’altra idea di Europa, opposta a quella delle forze nazionaliste, razziste, e alternativa anche a quella neoliberista. In secondo luogo ero abbastanza sicuro che il tanto conclamato “sorpasso” da parte di Grillo sul Pd non ci sarebbe stato. Immaginavo un Pd oltre il 30 % e un 5 stelle intorno al 25. E’ andata molto meglio per il partito di Renzi e peggio per Grillo e a me non dispiace affatto.
Mi auguro che a sinistra ci possa esser scambio critico, anche conflitto e competizione, ma per cogliere l’occasione di una azione comune in Italia e in Europa.…

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E’ tutta colpa di Berlinguer?

di Redazione ilmiolibro

A trent’anni dalla morte del segretario del PCI ecco un romanzo che racconta in chiave autobiografica la generazione degli anni “60, l'”ultima impegnata”, come la definisce l’autore, e attraverso di essa la storia del nostro paese, con gli eventi nazionali e internazionali che ne hanno influenzato i percorsi. Francesco Serra mette al centro di è Tutta colpa di Berlinguer un’Italia attiva che ancora credeva nei partiti e nell’utilità della politica. Quando, insomma, alle elezioni votava il 93% degli Italiani, e non il 58% come oggi. Oggi che, sfiduciati, disamorati, rassegnati o arrabbiati, gli Italiani sembrano aver rinunciato a rincorrere i propri ideali, o addirittura ad averli, assuefatti ormai a quell’Italia di “corruzione ed evasione fiscale” contro cui si batteva Berlinguer (e “di P2”, aggiungeva lui, ma ora non se ne parla più).

In questo romanzo l’affresco del nostro paese, con gli eventi che hanno segnato trent’anni della nostra storia, si intreccia al susseguirsi di scene vissute, alla vita di Lupo, del cugino Sergio che lo iniziò all’attivismo militante, ai primi amori adolescenziali e poi a quelli più maturi, e ai nuovi temi (l’omosessualità, il femminismo) che si scoprivano e affrontavano giorno dopo giorno.…

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