Il coraggio della pace

di Tonio Dell’Olio

Papa Francesco ai presidenti di Israele e Palestina.

(…) La vostra presenza, Signori Presidenti, è un grande segno di fraternità, che compite quali figli di Abramo, ed espressione concreta di fiducia in Dio, Signore della storia, che oggi ci guarda come fratelli l’uno dell’altro e desidera condurci sulle sue vie.

(…) Signori Presidenti, il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, è vero, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino.

Molti, troppi di questi figli sono caduti vittime innocenti della guerra e della violenza, piante strappate nel pieno rigoglio. È nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace, la forza di perseverare nel dialogo ad ogni costo, la pazienza di tessere giorno per giorno la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica, per la gloria di Dio e il bene di tutti.…

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L’Iri del Duce. E di Beneduce

di Valentino Parlato

Una ripetizione dell’Iri sarebbe oggi difficile e forse inutile, ma qualche altra forma di iniziativa di politica economica è necessaria. «Nell’esercizio dei compiti gravosi che lo Stato ha affidato all’Iri questo deve avere la possibilità di scegliere gli uomini da mettere al comando delle aziende nelle serie organizzazioni industriali del paese (…) Se l’Iri non potesse fare ciò esso fallirebbe certamente gli scopi che lo Stato gli ha imposto di conseguire». Così scriveva Alberto Beneduce ad Achille Starace, un importante gerarca fascista (da “Beneduce il finanziere di Mussolini” di Mimmo Franzinelli e Marco Magnani pagina 242 Mondadori 2009). L’economia italiana, dopo una fase di crescita subito dopo la fine della prima guerra mondiale, entrò in una seria crisi sia produttiva che finanziaria. L’inizio degli anni ’30 (pesava la crisi del ’29) fu molto grave e coinvolse anche le banche: si arrivò al rischio di fallimento della Banca d’Italia e così maturò la creazione dell’Iri, sigla che significa, appunto, Istituto di Ricostruzione Industriale.…

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Renzi, l’Europa e la sinistra

di Enrico Grazzini

Esiste una valida ragione per subordinarsi al governo Renzi e per rinunciare alla costruzione di una forza autonoma di sinistra? Una valida ragione per salire repentinamente sul carro del vincitore Renzi e creare un partitone unico pigliatutto del (più)centro(che)sinistra, come propongono Susanna Camusso e parte dei dirigenti di Sel? Non credo che esistano ragioni valide di inchinarsi al mattatore Renzi semplicemente perché la sua politica non può risolvere la crisi italiana. E perché il successo di Renzi è artatamente sopravvalutato. La sua fortuna è certamente più di immagine che di sostanza.

Il successo elettorale di Renzi probabilmente ha già toccato il suo apice. Questa Unione Europea sta svoltando ancora più a destra e molto difficilmente la Ue invertirà la sua politica deflazionistica: il risultato è che, con i pesanti vincoli posti dalla UE, il premier Renzi prevedibilmente non riuscirà a rilanciare l’economia e l’occupazione e fallirà prevedibilmente il suo mandato.

La crisi italiana ed europea – economica e politica, dell’occupazione e della democrazia – è purtroppo destinata a proseguire e molto probabilmente a peggiorare.…

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L’Europa e il mare

lampedusadi Raniero La Valle

Nemmeno quindici giorni prima delle elezioni europee, l’Europa è finita annegata nel mare tra Tripoli e Lampedusa. È lei che è colata a picco nel Mediterraneo con i due barconi di profughi affondati nel giro di due giorni con uomini donne e perfino neonati di pochi mesi. L’Italia ha cercato di salvarli: una bella cosa umanitaria nel mare comunque definito “nostrum”, in latino; il che vuol dire che attraversarlo senza visto è pur sempre un reato, la cui punizione però grazie ai maggiori scrupoli del centro-sinistra non è più la morte, cioè il lasciarli affogare. Ma è bastato che l’Italia decidesse di non fare annegare i naufraghi perché si mostrasse la durezza dell’Europa: l’Europa non li vuole, una volta salvati, perché gli uomini non sono capitali e la grande conquista europea è la libera circolazione dei capitali, non la libera circolazione degli esseri umani. Inutilmente il ministro Alfano e quella degli esteri Mogherini si lamentano “con l’Europa” perché non fa il suo dovere: vedete, dicono, questo non è un problema “nostro”, l’Italia è solo una porta d’ingresso, anzi gli immigrati nemmeno ci vogliono venire, sbarcano senza farsi riconoscere per non essere cacciati nei centri di detenzione e di espulsione, e subito cercano di raggiungere gli altri Paesi del continente.…

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La Chiesa che vorrei. Don Di Piazza: “Senza paura verso il futuro”

stavropoleosdi Luca Kocci

Quella che sogna don Pierluigi Di Piazza– prete “di frontiera”, fondatore del Centro di accoglienza “Ernesto Balducci” di Zugliano (Ud) – è una Chiesa povera e senza potere, libera e liberatrice, non clericale, femminile, democratica e pluralista.

Per delinearla, nel suo libro appena pubblicato da Laterza (Compagni di strada. In cammino nella Chiesa della speranza, pp. 152, euro 12), ha scelto lo stile narrativo, del racconto di viaggio, insieme ad alcuni compagni di strada, credenti, non credenti e credenti in altre fedi – Margherita Hack, don Tonino Bello, don Puglisi, mons. Romero, il Dalai Lama, don Gallo, Eluana e Beppino Englaro e altri ancora –, che sono profeti e testimoni. Ciascuno “incarna” un valore, evangelico e laico allo stesso tempo: Margherita Hack , per esempio, la laicità ma anche l’etica dei non credenti. «Sono convinto – spiega don Di Piazza – della necessità di affermare e di praticare la laicità, la laicità autentica, libera dal confessionalismo, dall’integralismo e dal laicismo, perché ci possono essere posizioni di assolutismo in entrambe le posizioni, quindi di dipendenza, di chiusura, di ostilità.…

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Come si configura oggi il potere?

di Bruno Montanari

I profondi rivolgimenti che hanno investito l’età contemporanea hanno recato con sé anche la trasformazione del lessico politico-giuridico più tradizionale. La sequenza territorio – ordine – sistema è stata sostituita da quella di globalità – complessità – equilibrio. All’immagine piramidale del potere si sostituisce quella della rete, trama orizzontale e senza confini, determinata dalla forza dei suoi nodi.

1. Il comune cittadino, italiano e non solo, è quotidianamente sommerso da una cascata di notizie, che, per intensità di conseguenze, talora solo potenziali, appare somigliare ad un vero e proprio bombardamento. E del bombardamento, questo affluire incessante di notizie – eventi produce i suoi effetti più scontati: macerie.

Tra le macerie c’è chi continua a vivere e chi muore; nella esperienza che investe l’attuale ambiente sociale ciò che appare esser morto è l’idea stessa di società, di opinione pubblica, di diritto, di ordinamento giuridico, di legittimità istituzionale. Appaiono essere morte, cioè, quelle figure concettuali attraverso le quali il pensiero politico della “modernità” aveva stabilizzato la relazione tra gli uomini e il potere, imprimendo all’interpretazione di quest’ultimo una direzione sempre più “funzionale”, sostituendo via via gli aspetti “padronali”.…

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La politica oltre la magia del mercato

di Giovanni Dosi

Oggi in Europa servono programmi pubblici finalizzati a precisi obiettivi tecnologici soprattutto nel campo dell’ambiente e della salute Per una trentina d’anni, fino alla crisi del 2008, di politiche industriali e tecnologiche non si poteva parlare: erano brutte parole per tutta la gente per bene, inclusa la sinistra moderata e riformista, e non solo in Italia. Il mantra era – ed in buona parte è ancora – «la magìa del mercato», come la definì quel grande economista che era Ronald Reagan; una «magìa» che alimentava la retorica del «lasciar fare» e del «perché la politica dovrebbe saperne di più delle imprese?» È il momento di spiegare invece che le politiche tecnologiche sono state cruciali, almeno dalla seconda guerra mondiale in poi, nella generazione della maggior parte delle innovazioni di cui oggi godiamo (o soffriamo) e che le politiche tecnologiche ed industriali sono sempre state cruciali nei processi di industrializzazione soprattutto nei paesi ritardatari – e si ricordi che due secoli fa anche Usa e Germania erano ritardatari rispetto all’Inghilterra.…

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Un ebreo ascetico chiamato Gesù

di Susanna Nirenstein

Il Vangelo dei bugiardi è la storia della vità di Gesù scritta da un’ebrea angloamericana in modo avvincente con un passo biblico, un ritmo, un tono, un vocabolario che Naomi Alderman conosce bene, visto che è nata in una famiglia di ortodossi. Narrato da quattro personaggi centrali, eppure scrutati in modo del tutto nuovo – una Miryam addolarata del distacco volontario di suo figlio, un Iehuda (Giuda) discepolo devoto eppure sempre più scandalizzato e quini pronto a “tradire” quando Cristo finisce per proclamarsi il messia degli ebrei; da Caifa, il sommo sacerdote, smarrito e convinto di dover mantenere la pace con gli occupanti per salvare Israele; e da Bar-Avo (Barabba) brigante solo in quanto leader della rivolta contro i romani e per questo salvato dall’acclamazione popolare – questo strano Vangelo certo non racconta che Yehoshua (Gesù) sia Dio. Lo rivendica piuttosto come un ebreo qual’era, erede ascetico dell’ “ama il prossimo tuo come te stesso”, e soprattutto ricolloca e dipana con sapienza quegli anni nel loro sanguinoso contesto storico, nella Gerusalemme stretta intorno al Tempio e all’unico Onnipotente che riconosca, un popolo offeso, ribelle, e infine schiacciato da Roma.…

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Speranza contro realpolitik:la guerra dei figli di Abramo

di Claudio Sardo

Spes contra spem, avrebbe detto Giorgio La Pira. Quel passo della lettera ai romani di Paolo di Tarso era diventato per lui il motto della profezia che genera politica, della fede religiosa che si incarna nelle contraddizioni del presente, della storia che Dio ha deciso di condividere con la libertà degli uomini. La speranza contro la speranza. Ovvero, la forza di osare ciò che appare impossibile. C’era questo azzardo, questo sguardo oltre l’orizzonte, questo desiderio rivoluzionario e in apparenza irragionevole, nell’incontro di preghiera per la pace che Papa Francesco ha voluto organizzare con Simon Peres e Abu Mazen nella «sua casa», ieri all’imbrunire. È stato emozionante, commovente, vedere l’abbraccio tra i presidenti di Israele e dell’Autorità palestinese, ascoltare le loro parole dopo le invocazioni di perdono e le letture di testi ebraici, cristiani, musulmani. Eppure, nonostante lo storico incontro, siamo a un punto morto dei negoziati israelo-palestinesi. La pace è lontana, anzi talvolta pare scomparsa dall’agenda diplomatica. E le tensioni sociali, i muri, le occupazioni militari allargano quei giacimenti di odio, su cui poggia il Medio Oriente e che il mondo, dolosamente, sottovaluta.…

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Il coraggio di Meriam

di Barbara Stefanelli

La storia di Meriam è semplice e sconvolgente. Per i giudici sudanesi è un’apostata: figlia di un musulmano e di una cristiana, che l’ha cresciuta da sola, ha abbracciato la religione della madre e non quella del padre come prescrive il diritto islamico. Per questo è stata condannata a morte da una corte locale. Per quei giudici è anche un’adultera: musulmana per forza, in base alla nascita, ha sposato un cristiano e il matrimonio — celebrato in abito bianco, come testimonia la foto che la ritrae il giorno delle nozze — è di conseguenza nullo. Alle donne non è concesso sposare un non musulmano (agli uomini sì). Per questo è colpevole di adulterio e per questo sarà frustata cento volte prima di essere impiccata. L’apostasia è vietata nei Paesi islamici. Pochi però prevedono la pena capitale. Nei più moderati la soluzione teologica è quella di concedere ai colpevoli «il tempo necessario a pentirsi»: anche tutta la vita. Ma qui siamo a Khartum, nelle terre di Omar Al Bashir, ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità.…

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