I moralizzatori del giorno dopo

di Massimo Villone

Sulla vicenda Expo il pre­mier dichiara che intende fer­mare i delin­quenti, non i lavori, e aggiunge bel­li­co­sa­mente che ci mette la fac­cia. Bene. Ma la domanda è: che altro ci mette?

Oltre vent’anni dopo tan­gen­to­poli il Cor­rup­tion Per­cep­tion Index 2013 di Trans­pa­rency Inter­na­tio­nal ci pone al 68mo posto nel mondo, pre­ce­duti da Mace­do­nia e Mon­te­ne­gro, e seguiti da Kuwait, Roma­nia, Bosnia-Erzegovina. Inu­tile dire che ai primi posti tro­viamo Dani­marca e Nuova Zelanda, Fin­lan­dia, Sve­zia e Nor­ve­gia. Non con­sola la con­sta­ta­zione che nel 2012 fos­simo al 72mo posto, alla pari appunto con la Bosnia-Erzegovina, che abbiamo valo­ro­sa­mente supe­rato. Eppure, il costo della cor­ru­zione per il sistema Ita­lia è — secondo una stima — 60 miliardi di euro (all’anno). Se si riu­scisse ad abbat­tere, altro che spen­ding review e can­cel­la­zione del senato elettivo.

Nes­sun paese è, o potrà mai essere, total­mente immune dalla cor­ru­zione. La dif­fe­renza è data dalla capa­cità di con­te­nere sta­bil­mente la malat­tia entro livelli minimi e com­ples­si­va­mente tol­le­ra­bili.…

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L’Europa, Renzi e il centrismo attraente

di Bia Sarasini

Non è solo in Italia che il risultato del Pd (40,81%) cambia lo scenario. Nel parlamento europeo uscito dalle elezioni del 25 maggio, con i suoi 31 eletti il Pd è secondo solo ai 34 della Cdu della cancelliera tedesca Merkel,(inferiore nelle percentuali, con il 35, 5 % dei voti, ma premiata dal vantaggio della maggiore popolazione). Nel Pse è di gran lunga il partito più forte,che ha staccato sia la Spd (27 seggi) che i laburisti (20 seggi), che i disfatti socialisti francesi (13 seggi). Un cambiamento che è stato messo alla prova subito, ierisera, nell’incontro tra capi di stato per decidere chi scegliere come presidente della Commissione Europea. Matteo Renzi giocherà un ruolo determinante nelle alleanze? E quali politiche sceglierà? E se per ora i governanti europei decidono per la lentezza e affidano un mandato esplorativo (molto italiano ma per nulla renziano) a Van Rompuy, nulla fa pensare a prospettive diverse dallelarghe intese. E dato che in tanti, a partire da Hollande, dicono che occorre cambiare, perché Marine Le Pen e tutti gli euroscettici non prendano il sopravvento definitivo, forse Renzi potrà dare suggerimenti utili.…

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No profit: innovazione o privatizzazione?

di Alessandro Messina

Si torna a parlare di impresa sociale, ma le proposte legislative in campo sembrano mirare solo all’appiattimento del nonprofit alle logiche di mercato, e rischiano di essere l’ennesima occasione sprecata
L’impresa sociale torna ad essere terreno di confronto politico. Tutto nasce da una proposta di emendamento al decreto legislativo 155/2006, primo firmatario Luigi Bobba, agganciata al provvedimento “Destinazione Italia” promosso dal Governo Letta. L’emendamento non è passato.
Oggi Bobba è sottosegretario al Lavoro e alle Politiche sociali del Governo Renzi e la sua proposta è destinata ad essere ripresentata presto. Il tema è, tra l’altro, fortemente dibattuto anche all’interno dei Gruppi di lavoro dell’Advisory board per la Task Force italiana sulla Social Impact Finance, di cui si è già scritto (1).
L’approccio a questa materia è sempre stato vittima di forti interessi materiali di pochi (la Compagnia delle Opere su tutti), basso livello di razionalità e incompetenza di molti (spesso a sinistra), inconsistenza del confronto politico, facile preda di sterili ideologizzazioni.…

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L’Europa di oggi

di Rossana Rossanda

Il parlamento europeo si è spostato a destra e resterà incollato più che mai alla linea di questi ultimi anni, garante il Ppe. Oggi come oggi l’Europa è questa, una miscela in cui gli umori restano quelli che erano e non si sono affatto rielaborati e tantomeno fusi in un crogiolo per mancanza di qualsiasi fiamma

Non è il meno interessante dei segnali quello che ci mandano le ultime elezioni, vistosamente segnate anzitutto dal rifiuto di votare: è la tendenza all’interpretazione casalinga che viene loro data dalla Francia che si è scoperta di colpo per il 40 per cento di destra e dall’Italia esultante per la vittoria di Renzi. È visibile a occhio nudo che il voto francese significa un furioso “no” a Francois Hollande per aver disatteso le sue stesse promesse più che l’adesione a Marine Le Pen mentre la soddisfazione italiana implica una vistosa perversione del senso delle parole “sinistra “e “riformismo”. Del resto valgono i numeri: il parlamento europeo, che doveva essere prodigiosamente rinnovato o almeno pareggiare fra socialisti e conservatori, si è spostato a destra e resterà incollato più che mai alla linea di questi ultimi anni, garante il Ppe; mentre il nostro vittorioso Pd ha raccolto il 40 per cento perché svuotato di qualsiasi contenuto sociale progressista.…

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Una soluzione di compromesso seguendo la via tedesca sulla legge elettorale

di Mario Dogliani

1.- Ringrazio dell’onore che mi è stato fatto invitandomi a questa audizione davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati.
I tempi strettissimi della convocazione mi hanno impedito di stendere una relazione ampia che affrontasse tutti i problemi giuridici e politici che la preparazione di una nuova legge elettorale implica.
Mi limiterò dunque a poche considerazioni prendendo spunto dalle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale che questa notte abbiamo avuto occasione di conoscere.
La sentenza presenta molti aspetti problematici sotto il profilo processuale: innanzi tutto, la confusione tra pregiudizialità ed incidentalità, il limite temporale alla cd. retroattività, le contraddizioni sui presupposti della parte “additiva” del dispositivo.
Ma in questa sede tali problemi non sono di immediato interesse (lo saranno all’interno di una auspicabile riflessione che il Parlamento vorrà intraprendere sulle cause dell’espansione del ruolo delle giurisdizioni interne, internazionali e sovranazionali, a discapito del principio della certezza del diritto, e sulla parallela compressione del ruolo e della legittimazione della decisione politico-rappresentativa).…

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Populismi

di Guido Formigoni

E’ diventato un luogo comune suddividere il mondo politico in populisti e democratici. L’accusa di populismo dilaga, coprendo anche fattispecie piuttosto diverse e non sempre contribuendo a chiarire il quadro. A me pare che dovremmo tenere per “populismo” quello che originariamente esso vuol essere: cioè l’appello al “popolo”, alla “gente comune”, contro il potere, contro il “quartier generale”, contro i privilegiati del “Palazzo”. Il punto da notare è che questa impostazione porta con sé certamente semplificazioni e sloganismi, ma copre a sua volta approcci diversi. Può essere una retorica usata da chi effettivamente vuole criticare dall’esterno il sistema: pensiamo all’ondata di micro o macro-rivendicazionismi e movimenti polemici, a volte localistici, a volte generalisti (dai “forconi” in giù, fino ai grillini). E pensiamo invece all’uso di categorie e linguaggi populistici da parte di chi il potere lo gestisce in prima persona: abbiamo avuto nell’ultimo ventennio il preclaro esempio berlusconiano (cioè di colui che si presentava come estraneo alla politica anche lustri dopo essere entrato in parlamento e aver guidato il governo!),…

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Fallimento (del mercato)

di Alberto Leiss

Occupandomi professionalmente delle attività di una Regione (nel caso la Regione Liguria) mi sono reso conto tempo fa che l’iniziativa pubblica, regolata da occhiute norme europee, è autorizzata a intervenire economicamente per sostenere la disponibilità di certi beni nelle aree cosiddette “a fallimento di mercato”. E’ il caso per esempio dell’estensione della banda larga e dell’accesso al web. Dove il gioco della concorrenza e della offerta di servizi da parte delle aziende private del settore non riesce a intervenire (per esempio in zone montuose e poco abitate dove il costo per installare gli impianti necessari non sarà mai coperto dal pagamento degli abbonamenti ecc.) il pubblico può investire e realizzare le tecnologie necessarie per superare davvero il digital divide.
Credo che questo concetto di fallimento di mercato risalga alle teorie liberiste di Pareto, ma non sono un economista: mi limito a constatare che anche nell’Europa dell’austerità e del neoliberismo sta scritto che il mercato può fallire.
Ci sarebbe da discutere sull’entità di questi fallimenti che vanno ben al di là del non poter garantire l’accesso a Internet tra le montagne, cosa pur grave.…

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Cronache d’autore per Paolo VI in Terra Santa. The plane, the plane!

di Dino Buzzati

Inviato speciale del «Corriere della Sera», Dino Buzzati seguì nel 1964 il viaggio di Paolo VI in Terra Santa. I suoi servizi sono stati raccolti nel libro Con il Papa in Terrasanta (a cura di Lorenzo Viganò, Milano, Henry Beyle 2014, pagine 131, Copyright Eredi Dino Buzzati. Tutti i diritti riservati trattati da Agenzia Letteraria Internazionale, Milano). Pubblichiamo brani dagli articoli usciti sul quotidiano del 20 dicembre 1963 e del 5 gennaio 1964.

Cronache d’autore per Paolo VI in Terra Santa.

Con la sola forza dello spirito. Il mondo sbalordito e commosso trattiene il respiro
L’ottava crociata sta per partire ma il porto è deserto, non ci sono galere e galeazze, non si vedono corazze né cavalli né archibugieri né fanti, le banchine sono deserte, il porto non esiste. Eppure la ottava crociata della storia comincia. La crociata è fatta da un uomo solo, l’erede di Pietro, il vescovo di Roma, un uomo non vecchio ma già avanti negli anni, dalla faccia intensa e scavata, che senza navi, né eserciti, né principi, né ammiragli va da solo a liberare il Sepolcro di Cristo.…

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Un’altra strada per l’Europa

di Rete europea degli economisti progressisti

Alla vigilia delle elezioni europee del maggio 2014 l’Europa è colpita dall’austerità, dalla stagnazione economica, da disuguaglianze sempre più gravi e dal crescente divario tra Paesi del centro e della periferia. La democrazia viene esautorata a livello nazionale e non viene sviluppata a livello europeo. Il potere è concentrato nelle mani di istituzioni tecnocratiche che non rispondono delle loro decisioni e dei Paesi più forti dell’Unione. Allo stesso tempo, cresce in tutto il continente un’ondata di populismo, con l’affermarsi in alcuni Paesi di pericolosi movimenti nazionalisti.

Questa non è l’Europa immaginata decenni fa come uno spazio di integrazione economica e politica, libera dalla guerra. Questa non è l’Europa che prometteva progresso economico e sociale, l’estensione della democrazia, dei diritti e del welfare. È necessario un radicale cambiamento di rotta. Le elezioni europee del maggio 2014 sono un’opportunità importante per uscire dall’impasse neoliberista, fermare le tentazioni populiste e affermare che un’altra strada per l’Europa è possibile.…

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Cosa succede se usciamo dall’Euro

di Tito Boeri

C’è una domanda cui tutti i detrattori dell’euro, soprattutto quelli più violenti sul web, si rifiutano di rispondere: come si fa ad uscire dall’euro? Ammesso e niente affatto concesso (ne abbiamo già discusso su queste colonne) che convenga farlo, cosa accadrebbe durante la transizione dall’euro alla nuova/vecchia lira? Sarebbe davvero rapida e indolore come ci fanno pensare coloro che si ostinano a non volerne parlare? Bene partire dalla prima domanda, quella su come si puòuscire.
L’Europa non sarà certo un esempio di democrazia, ma in tutti i paesi con l’euro c’è una maggioranza di cittadini a favore della moneta unica, come certificano i sondaggi Eurobarometro condotti a fine 2013, dopo 7 anni di crisi. L’uscita dall’euro sarebbe, invece, profondamente antidemocratica, come la nostra entrata in guerra cent’anni fa: senza un voto del Parlamento, scavalcato dalla decisione del re di rompere la posizione di neutralità assunta sin lì dal nostro paese nella Prima Guerra Mondiale. Come allora, sarebbe un atto d’imperio, un Consiglio dei ministri straordinario, convocato di notte, a decretare l’uscita dell’Italia dall’euro, mentre in via Capponi negli stabilimenti della Zecca di Stato si stampano segretamente i biglietti in lire.…

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