L’economia politica del Renzismo

di Mario Pianta

Per capire la politica economica del nuovo governo di Matteo Renzi si è tentati di partire dalla sua intervista al “Foglio” dell’8 giugno 2012: “Dimostreremo che non è vero che l’Italia e l’Europa sono state distrutte dal liberismo ma che al contrario il liberismo è un concetto di sinistra, e che le idee degli Zingales, degli Ichino e dei Blair non possono essere dei tratti marginali dell’identità del nostro partito, ma ne devono essere il cuore” (www.ilfoglio.it/soloqui/13721). L’economista della Chicago School Luigi Zingales è ora vicino agli ultrà liberisti di “Fermare il declino”, Pietro Ichino è senatore di Scelta Civica e Tony Blair consiglia i governi di Albania, Kazakistan, Colombia.

Il quadro, tuttavia, è molto più complicato. L’orizzonte economico del Renzismo ha quattro punti cardinali. Il primo è l’ancoraggio internazionale. Matteo Renzi è il primo leader politico italiano con un rapporto prioritario con la finanza internazionale, attraverso il finanziere di Algebris Davide Serra, suo stretto consigliere.…

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Renzi, giro di boa per il Pd

di Rossana Rossanda

Affermare – come ha fatto Matteo Renzi nell’introduzione alla nuova edizione di “Destra e sinistra” di Norberto Bobbio – che il Pd non intende più collocarsi a sinistra conclude l’ultimo giro di boa del partito democratico. Simbolico, ma fa impressione che questo arrivi proprio quando in Italia si superano i 4 milioni di senza lavoro

Si conclude, con il nuovo governo e la sua carta di identità allegata su Repubblica da Matteo Renzi, l’ultimo giro di boa simbolico del Pd. Simbolico, perché nelle scelte concrete era già consumato da un pezzo, ma dare il vero nome ai fatti non è cosa da poco (non è passatempo da giorni festivi, come verseggia Eliot a proposito del nome da dare al proprio gatto). Che il Pd precisi come la sua immagine non debba più essere a sinistra, o di sinistra, riconoscendo come sola discriminante culturale e sociale “il nuovo e il vecchio” non è una gran novità, il concetto ci svolazza attorno da un bel pezzo, ma affermare che il Pd non intende più collocarsi a sinistra resta uno scatto simbolico rilevante.…

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Il Pd nel Pse: fine dell’anomalia italiana

di Paolo Soldini

Sabato il Pd farà il suo ingresso nel Partito socialista europeo. Con il congresso di Roma si aggiungerà un mattone al muro del bipolarismo politico dell’Unione europea. Nelle assise sarà formalizzata la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione Ue. Anche così l’Italia diventa quel «Paese normale » che in passato non è stato, o non è stato abbastanza. Con l’ingresso del Pd nel Partito socialista europeo, che sarà sancito proprio a Roma sabato prossimo, scompare un’anomalia e la scena politica italiana si allinea a quella dei grandi paesi del continente: una sinistra che si richiama ai valori e all’esperienza della socialdemocrazia (rinnovata quanto è indispensabile, va da sé) contro una destra conservatrice che è andata negli ultimi anni allontanandosi dalla matrice cristiana e sociale e ha perso progressivamente l’ispirazione «popolare» di cui conserva il nome. Un sostanziale bipolarismo che costringe allo schieramento a sinistra o a destra le altre forze, pur per nient’affatto marginali, che esistono sulla scena europea.…

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Fine della Dc, non dell’impegno dei cattolici

di Luciano Guerzoni

Vent’anni fa, il 19 gennaio 1994, il congresso di fondazione del Partito popolare italiano decretava la fine della Democrazia cristiana. Era l’esito politico dell’ultimo, “disperato” tentativo di autoriforma o rifondazione del “partito cattolico”. Ma poteva ancora prefigurarsi un partito cattolico? E si dava ancora, nel radicale mutamento della società italiana, un mondo cattolico suscettibile come tale di una rappresentanza unitaria nell’ambito politico-istituzionale?

In realtà, nonostante la permanenza nella Dc – fino alle elezioni politiche del 1992 – di un consenso elettorale maggioritario dei cattolici, il cosiddetto mondo cattolico e con esso l’unità politica dei cattolici nella Dc si erano dissolti vent’anni prima, nella prova cruciale quanto emblematica del referendum sul divorzio del maggio 1974.

In quel tornante della storia civile e religiosa dell’Italia, il voto di un’estesa minoranza di cattolici – visibile e organizzata nel movimento dei “cattolici per il no”, in aperto dissenso con le direttive dell’episcopato e con la scelta della Dc – era stato determinante per la bocciatura (con quasi il 60% dei voti) del quesito referendario abrogativo della legge civile sul divorzio.…

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Chi farà la rivoluzione di Francesco?

di Raniero La Valle

C’è una questione seria: chi farà la rivoluzione di papa Francesco? Non parlo della  rivoluzione nella Chiesa, che papa Francesco chiama «conversione» o anche «permanente riforma» e che, come dice nella Evangelii Gaudium, deve cominciare dalla conversione del papato: questa la deve fare lui e con lui la devono fare i credenti della sua Chiesa Ma la rivoluzione che papa Francesco invoca per la società, e che lui chiama riforma finanziaria ed etica, per cambiare «un sistema sociale ed economico ingiusto alla radice» (E. G. n. 59) e abbattere la «dittatura dell’economia senza volto né scopo realmente umano», la dobbiamo fare noi, i cittadini, uomini e donne amanti dell’umanità e della giustizia, credenti o non credenti che siamo.

La critica al sistema economico dominante in nome dei poveri e degli esclusi Bergoglio l’ha formulata ben prima di diventare papa, insieme a tanti preti e vescovi che per questo, fossero o no partecipi della teologia della liberazione, in Argentina erano chiamati «comunisti».…

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Moderati

di Carlo Galli

(Dal lat. modus: misura, norma, regola, termine)
Coloro che ispirano il loro agire all’equilibrio, alla ponderatezza e  rifuggono violenze, eccessi ed estremismi.

In politica la moderazione è un metodo, ovvero una prassi di tolleranza, prudenza, misuratezza; è la capacità di conciliare i contrasti, la ricerca della concretezza e la diffidenza per l’astrattezza dogmatica. In questa accezione, moderati si trovano in tutto lo spettro politico, dalla destra alla sinistra, e sono caratterizzati essenzialmente dalla propensione alla mediazione.

Ma la moderazione è anche una posizione politica di Centro, un liberalismo conservatore, eppure non reazionario, che all’occorrenza sa farsi propugnatore di novità, ma sempre rifiutandole posizioni estreme. Nel  Risorgimento i moderati sono stati di fatto il  Centro che ha espresso le posizioni dei liberali (cattolici e laici) e gli interessi della borghesia, in concorrenza rispetto ai mazziniani, democratici e repubblicani (e in seguito anche ai socialisti). Moderati sono stati quindi, tra gli altri, Gioberti, D’Azeglio, Cavour, modelli di un moderatismo élitario e attivo, contrapposto sia al minimalismo sia al massimalismo, che fa le rivoluzioni perché non le facciamo altri, più radicali.…

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Rottamatore…di democrazia. Un coro di no alla riedizione della “porcata”

di Giampaolo Petrucci

Porcellinum”, “Maialinum”, “mini Porcellum” o “Porcellum 2”, “Caimanum”, “Pregiudicatellum”: qualsiasi nomignolo i commentatori della stampa nazionale gli abbiano affibbiato, l’“Italicum” – la proposta di legge elettorale, maturata al Nazareno durante li controverso incontro del 18 gennaio tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, e poi modificata con un secondo accordo tra i due lo scorso 28 gennaio – è parsa al mondo cattolico una riedizione della Legge Calderoli. In sostanza, un’altra “porcata”, per certi aspetti più antidemocratica e incostituzionale della precedente.

Certo, qualcuno avrà pure salutato con favore lo spregiudicato interventismo del neosegretario Pd che, dopo 8 anni di chiacchiere e connivenze, sembra essere riuscito a centrare l’obiettivo di modificare la legge “porcata” di Calderoli. Ma di fronte alla clausole dell’accordo, anche le posizioni più ottimistiche sembrano essere definitivamente venute meno. Tre, principalmente, i nodi indigesti del provvedimento: la soglia di sbarramento all’8% (4,5% in coalizione), voluta dai due leader per escludere dallo scacchiere politico i “fastidiosi” partitini, considerata profondamente antidemocratica perché lascerebbe un’ampia fetta di popolazione italiana priva di rappresentanza parlamentare; il premio di maggioranza, assegnato alla coalizione che raggiunge la soglia del 37% al primo turno o che si aggiudica il secondo turno, secondo la logica del “chi vince prende tutto”; infine il veto posto da Berlusconi – accolto da Renzi – sulle preferenze: con il pretesto di evitare il voto clientelare, soprattutto nelle Regioni meridionali dove le preferenze vanno per la maggiore, si è delusa la principale aspettativa degli elettori, che con le preferenze credevano di salutare una volta per tutte i “Parlamenti dei nominati”, spesso composti da “impresentabili”, amici, parenti, amanti, avvocati, matusalemme dei vecchi partiti e soggetti considerati incompetenti e poco interessati a perseguire il bene comune.…

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Rottamazioni in corso

di Raniero La Valle

Ha fatto presto Berlusconi a innalzare il suo trofeo: queste – ha detto – non sono le riforme di Renzi, sono le mie riforme, che io perseguo da vent’anni, fin dalla mia discesa in campo. E Renzi si è vantato di aver fatto in un mese ciò che gli altri non erano riusciti a fare per vent’anni; gli altri, cioè, appunto, Berlusconi. Sicché non a torto i costituzionalisti, criticando la legge elettorale presentata dai due, e giudicandola peggiore del “Porcellum”, hanno scritto che “l’abilità del segretario del PD è consistita nell’essere riuscito a far accettare alla destra più o meno la vecchia legge elettorale da essa varata nel 2005 e oggi dichiarata incostituzionale”.

Nel trofeo innalzato dall’uno e dall’altro non c’è però solo la legge elettorale, c’è anche l’abolizione del Senato e la modifica dell’ordinamento costituzionale delle Regioni. Che poi davvero queste tre riforme vadano in porto è tutto da vedere: gli emendamenti piovono copiosi, l’accordo PD-Forza Italia è presentato come un prendere o lasciare, e con questi metodi prepotenti così lontani dalla mediazione politica, diventa molto probabile che si sfasci tutto, a cominciare dal governo.…

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