Cinque stelle, la vertigine della comunità

di Ilaria Casillo

Il Movimento Cinque Stelle prefigura una comunità che non è riconducibile alle forme della politica tradizionale. È fondata sulla partecipazione diretta, stretta in una rete che collega, ma anche intrappola Il M5S ci ha messi di fronte a un’inedita geografia elettorale, fatta di rete e di reti, più che di fortini rossi e neri. Esso esprime perfettamente questa riconfigurazione dello spazio politico italiano, non solo per il suo ricorso a Internet come quadro e dispositivo organizzativo, ma perché propone un passaggio da un regime all’altro: dal territorio alla rete, dall’alto al basso, dall’“uno per tutti” all’“uno vale uno”.

Di fronte a tutto questo, la reazione dominante è stata inizialmente quella della sottovalutazione focalizzandosi spesso sull’elemento meno indicativo, come dimostra l’esempio dell’accusa di populismo, l’argomento più frequentemente usato nell’analisi del M5S. Si è parlato di populismo democratico, di populismo di sinistra, ecologico, postmoderno, di web-populism.

E se dietro l’albero di quello che si definisce populismo si nascondesse in realtà una foresta del tutto diversa?…

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Il rogo che brucia i candidati per il Quirinale

di Concita De Gregorio

Veleno, pugnale o franchi tiratori. È così che si uccide un candidato sicuro. Lo spiegò Donat Cattin ai suoi il giorno in cui decisero di far fuori Leone in favore di Saragat, era il 1964 e moltissimi dei parlamentari oggi eletti alla Camera non erano ancora nati. “Moro mi ha detto di usare mezzi tecnici. Io di mezzi tecnici conosco solo questi tre”. Sono passati cinquant’anni e siccome nessun candidato è mai stato eliminato col veleno e col pugnale si può star sicuri di quale sia l’arma letale, ancora oggi: i cecchini dell’aula. Lo sanno bene tutti quanti, chi non lo sa – chi ancora pensa che sarebbe bellissimo eleggere al Colle un’alta e nobile personalità libera, una donna o persino un uomo di cultura e di pensiero – sarà bene che si affretti al ripasso.
C’è una ragione semplice per cui il candidato ufficiale, concordato, condiviso alla vigilia non è stato mai eletto, con due sole eccezioni, al Quirinale: quella ragione si chiama voto segreto.…

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Discorso sulla Costituzione del 26 gennaio 1955

di Piero Calamandrei

L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà.…

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Teologia dell’assialità e teologia assiale

di José María Vigil

PUNTO DI RIFERIMENTO: LA TEORIA DEL TEMPO ASSIALE

Nel processo di conoscenza e di recupero del nostro passato evolutivo, non molto tempo fa abbiamo individuato un fenomeno peculiare che ha preso il nome di “tempo assiale”. Per quanto Karl Jaspers abbia affermato, riguardo a tale espressione, di essere stato preceduto da Lasaulx, Viktor Strauss e Alfred Weber, tanto il concetto quanto il termine sono oggi solitamente attribuiti allo stesso Jaspers, che li ha resi popolari con la sua opera Origine e senso della storia.

Una prima accezione di Achsenzeit, tempo asse, tempo assiale, viene elaborata attorno all’idea di un immaginario asse nel tempo a cui tutto farebbe riferimento; un momento che segnerebbe un prima e un dopo nella linea del tempo. Jaspers inizia il suo libro dicendo che già Hegel contava su un tempo asse, che per lui era Cristo, come riferimento centrale della storia, un momento assiale attorno a cui girerebbe tutto il tempo. Oscar Cullmann, nella sua famosa opera Cristo e il tempo, aveva detto poco prima una cosa analoga: che tutto il tempo anteriore confluisce in Cristo, a partire dal quale sorge un nuovo tempo aperto al futuro assoluto; Cristo fungerebbe come l’alfa e l’omega di tutta la storia della salvezza, del tempo e dell’eternità…

Ma questa concreta concezione di un tempo asse – dice Jaspers – è religiosa, appartenendo concretamente alla fede cristiana, e non può per questo essere accettata scientificamente, sulla base di criteri dimostrabili e universali.…

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Sono e resto un uomo di sinistra

di Stefano Rodotà
Caro direttore, non è mia abitudine replicare a chi critica le mie scelte o quel che scrivo. Ma l’articolo di ieri di Eugenio Scalfari esige alcune precisazioni, per ristabilire la verità dei fatti. E, soprattutto, per cogliere il senso di quel che è accaduto negli ultimi giorni. Si irride alla mia sottolineatura del fatto che nessuno del Pd mi abbia cercato in occasione della candidatura alla presidenza della Repubblica (non ho parlato di amici che, insieme a tanti altri, mi stanno sommergendo con migliaia di messaggi). E allora: perché avrebbe dovuto chiamarmi Bersani? Per la stessa ragione per cui, con grande sensibilità, mi ha chiamato dal Mali Romano Prodi, al quale voglio qui confermare tutta la mia stima. Quando si determinano conflitti personali o politici all’interno del suo mondo, un vero dirigente politico non scappa, non dice “non c’è problema “, non gira la testa dall’altra parte. Affronta il problema, altrimenti è lui a venir travolto dalla sua inconsapevolezza o pavidità.…

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Appello Comitati Dossetti per la Costituzione

Appello al segretario Bersani, al segretario Alfano, al Presidente Monti, all’on. Vendola, al sen.Casini…

Contro il catastrofismo di quanti vedono nell’attuale appassionante battaglia parlamentare i segni della fine di un partito, dei partiti, o della stessa Repubblica, i Comitati Dossetti per la Costituzione rivendicano la piena legittimità delle singole scelte e del conflitto in corso per l’elezione del presidente della Repubblica, conflitto che pur così acceso rientra pienamente nella tradizione dell’Italia repubblicana.

Il solo modo di tradire in questo frangente consisterebbe nell’operare e nel votare non per incrementare il bene della Repubblica e della Costituzione, ma per sovvertirle e distruggere.

A questo punto del confronto, tuttavia, i Comitati Dossetti per la Costituzione ritengono che l’elezione del capo dello Stato debba essere sottratta agli schemi di una democrazia conflittuale e bipolare che sono estranei alla Costituzione e di fatto travolti dai risultati delle ultime elezioni. Le aggregazioni fisiologiche per l’elezione del presidente della Repubblica non sono necessariamente quelle che suppongono un dualismo tra metà del centro con la destra e metà del centro con la sinistra ma, secondo lo spirito della Costituzione, devono inscriversi in un più ampio e ricco pluralismo che dalla società si trasferisce e trova la sua rappresentanza nei Grandi Elettori.…

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La lotta e il compromesso

di Alfredo Reichlin

Comincio ricordando a me stesso che, dopotutto, la differenza tra destra e sinistra esiste. Non meravigliamoci delle difficoltà che ha incontrato l’iniziativa di Bersani. Erano oggettive ma avrebbe avviato una grande svolta riformista. La gente l’ha capito? Io vedo zone di vera e propria disperazione e urgenze estreme di intervento, e vedo gente anche nostra molto disorientata. È difficile parlare di politica. L’argomento è: non interessano le vostre dispute, fate qualche cosa per noi.

Forse non siamo riusciti a rendere del tutto evidente che quella di Bersani non era solo l’unica proposta di governo possibile. Era la sola credibile, se le riforme vogliamo fare sul serio. Gira e rigira il problema resta sempre questo. È positiva la decisione di Napolitano di affidare a un gruppo di cosidetti «saggi» il compito non di sostituirsi alla sovranità del Parlamento ma di facilitare il confronto politico sul merito, sulle cose, i programmi, i bisogni del Paese. È una decisione saggia, evita il rischio di trascinare subito il Paese in una nuova rissa elettorale, senza modificare il «porcellum» che, come si è visto, condanna l’Italia all’impotenza.…

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Il messaggio è il fine

di Raniero La Valle

Un governo ci vuole. Ma intanto la cosa da fare, fino a quando il nuovo presidente della Repubblica con tutti i suoi poteri, compreso quello di sciogliere le Camere, potrà rimettere in marcia la politica nazionale, è di legiferare. Non è affatto vero che senza un governo in piena funzione le Camere non possono fare le leggi: il loro è un potere autonomo, e anzi sarebbe bene che finalmente si legiferasse non per via di decreti-legge fatti dal governo, ma con leggi veramente generate dal Parlamento. Per questo occorrerebbe che tutti i gruppi parlamentari si mettessero alla stanga, che lavorassero sei giorni alla settimana e in pochissimo tempo dessero al Paese le leggi di cui il Paese ha urgente bisogno, e che non è qui il caso di ricordare. Come hanno scritto i “Comitati Dossetti” ai parlamentari del centrosinistra esortandoli a questa scelta, ben prima che Grillo ne proponesse una variante sovversiva (“meglio stare senza governo”) ciò “farebbe per la prima volta del Parlamento il luogo privilegiato e più d’ogni altro visibile della politica e della vita democratica”.…

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Il Papa del sogno conciliare

di Raniero La Valle

Non ha fatto il “discorso dell’incoronazione” come si diceva una volta del Papa che salendo sul trono enunciava il programma del suo pontificato; e non lo ha fatto semplicemente perché non c’è corona e non c’è trono, di cui sono ormai caduti anche gli ultimi orpelli. Non che il successore di Pietro, ha detto Francesco nella sua omelia, non riceva con la sua elezione anche un potere; ma è il potere di pascere, cioè soprattutto di nutrire, e custodire, il gregge di Dio, fino a dare la vita per lui; e questo potere non si può declinare in nessun altro modo che come servizio.
Messe così le cose, papa Francesco non ha voluto fare del suo discorso in piazza San Pietro, dinanzi a una comunità diocesana sempre più pronta all’ascolto, dinanzi a fedeli giunti da tutto il mondo, dinanzi al Patriarca di Costantinopoli, ai vescovi ed esponenti di molte Chiese e ai potenti della terra, il “pezzo forte” di questi primi giorni del suo pontificato.…

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Italia, “Stato pontificio”

di Giovanni Avena

L’Editto di Costantino di 1700 anni fa (quello che poneva ufficialmente termine a tutte le persecuzioni religiose e proclamava la neutralità dell’Impero nei confronti di qualsiasi fede, ndr) è un falso, ma la donazione che Costantino fece a papa Silvestro I è vera: gli regalò Roma. E da quel momento il potere temporale ha dilagato.
Da studente liceale rimasi impressionato imbattendomi, nella Divina Commedia – nella terza bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, quella dei simoniaci – in Dante che grida: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, non la tua conversion, ma quella dote che da te prese il primo ricco patre!».
Costantino ha dato Roma al papa e questi dopo si è preso ben altro. Poi ci ha pensato Mussolini a rinnovare il potere temporale, e quando il potere della Chiesa si è apparentemente indebolito è arrivato Craxi, e con lui il Nuovo Concordato e una pioggia di soldi.
E le gare di donazioni. Sì, perché i governi di centrodestra e di centrosinistra hanno fatto a gara per dare alla Chiesa quanto più potevano, per farsi belli agli occhi di papi e cardinali.…

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