Che faranno i cattolici?

di Raniero La Valle

Che faranno i cattolici? Alle elezioni, s’intende. La domanda è malissimo posta. I cattolici hanno cessato da tempo di essere una categoria politica ed elettorale. Nemmeno Luigi Sturzo, che fondò un partito apposta per loro, li chiamò in causa in quanto tali. Un partito è una parte in lotta con altre parti, disse, la Chiesa invece è di tutti. Nel dar vita al Partito popolare egli non volle pertanto creare la categoria dell’elettorato cattolico, bensì, per il bene del Paese, rimediare a una esclusione dei cattolici dall’elettorato che era stata decretata dal papa in  persona per protesta contro l’Italia che si era presa lo Stato pontificio.

Il concetto di elettorato cattolico fu invece introdotto dalla gerarchia ecclesiastica dopo il fascismo, a supporto della Democrazia Cristiana, in base al principio allora ritenuto non negoziabile dell’unità politica dei cattolici. Ciononostante la DC operò con una certa autonomia, appellandosi alla Costituzione e alla pretesa “aconfessionalità” del partito confessionale. Però quando Fanfani tentò di essere eletto presidente della Repubblica al posto di Leone, la Chiesa lo richiamò alla disciplina di partito, pretese che all’unità degli elettori cattolici corrispondesse l’unità degli eletti, e così grazie alla Santa Sede fu eletto Saragat, il primo presidente della Repubblica di nome socialista.…

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I valori condivisi

di Giovanni Bianco

La giornata della memoria dovrebbe essere una data ampiamente condivisa. In essa dovrebbero celebrarsi valori che appartengono indiscutibilmente ad una comunità, che ne costituiscono il necessario sostrato etico, quali la democrazia, la pace, l’eguaglianza e ricordare l’olocausto, i campi di sterminio, la “soluzione finale”,la barbarie nazifascista, la “Rassentheorie” e la “Rassenlehre”.

Anche oggi, in un giorno in cui sarebbe necessario far prevalere le ragioni che uniscono, Silvio B. non ha perso l’occasione, ha continuato ad esternare come gli riesce bene, finendo appunto con il non rispettare valori condivisi. Non c’è altra spiegazione al suo cercare pregi nelle scelte politiche del dittatore del ventennio littorio, non accennando neppure, con malafede ed approssimazione, ai crimini, alle persecuzioni, al tribunale speciale, alle inutili guerre portatrici di stragi e distruzioni, alle nefandezze compiute nelle operazioni belliche coloniali, all’omicidio Matteotti ed alla prigionia di Gramsci, all’esilio di spiriti “liberi e forti” quali don Sturzo e Salvemini.

Insomma, è l’ennesima prova, ammesso che fosse necessaria, che l’antifascismo come “nobilissima aspirazione ideale” ed “indirizzo di vita”, per riprendere parole di Aldo Moro, non è più un fattore che produce prevalentemente unità popolare ma purtroppo anche diatribe e divisioni.…

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Appunti per Scola.Laicità e democrazia

di Salvatore Rizza

Quando si parla di laicità, oggi è necessario ricollegarsi ai temi della democrazia, con il suo seguito di libertà, uguaglianza, rispetto, reciprocità e solidarietà. Non è possibile, infatti, disgiungere questi temi dalla laicità, che si identifica soprattutto con la declinazione della democrazia.
La laicità è la secolarizzazione del potere – di qualunque potere – e questa è la premessa della democrazia. Il cammino verso la democrazia e, quindi, verso la laicità, è sempre irto di difficoltà ed è un processo che va incontro a brevi fermate e a tentativi di cadute, ma è un processo irreversibile. Ci sono voluti quasi tre secoli per affermare i principi della democrazia e, nello stesso tempo, maturare i principi della laicità. Mettere insieme declino della laicità e qualità della democrazia non è una forzatura, poiché c’è un rapporto diretto tra le due qualità della società: un rapporto storico biunivoco e talmente forte che ne rende paralleli i destini. Qualcuno ha scritto che ci sono alternative (quali?)…

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Oltre il vecchio sistema politico

di Michele Prospero

La conferenza stampa di fine anno di Mario Monti riconduce d’un tratto alle consuetudini linguistiche della prima repubblica. Il suo pacato discorso presenta infatti delle studiate zone di opacità che sollecitano un arduo lavoro di decodifica per poterne af ferrare il senso. Le parole del premier, ad un rudimentale setaccio ermeneutico, possono essere lette al tempo stesso come un ritiro da ogni ruolo partigiano ma anche come un impegno diretto nell’agone politico. Con il suo linguaggio «polisemico» che nasconde e al tempo stesso disvela, Monti ha cercato di proteggere l’immagine super partes che non può permettersi di tradire il patto originario con i custodi della costituzione e con i partiti che più hanno sostenuto il governo. E però, nella formale aderenza al ruolo istituzionale neutrale, egli ha compiuto un passo ben visibile nell’arena politica con l’ambizione della leadership. Lo ha fatto preoccupandosi però di dissipare la sensazione di una riedizione di un novello partito personale. Con la creazione di una lista personale Monti avrebbe spinto a riscrivere la storia istituzionale della fase che ha visto la caduta di Berlusconi e la genesi di un governo tecnico.…

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Il futuro è possibile

di Raniero La Valle

La domanda che abbiamo messo in esergo a questa assemblea quando l’abbiamo convocata alcune settimane fa, se cioè “solo un banchiere ci può salvare”, ha avuto già una prima risposta: no, un banchiere non ci può salvare e di fatto non ci ha salvato. Nella tradizione ebraico-cristiana il salvatore è uno che salva una volta per tutte, non può essere uno che salva finché c’è, e dopo arriva il diluvio e cresce lo spread, non può essere uno che per continuare a salvarci deve continuare ad avere il potere, non può essere un commissario mandato dall’alto dei cieli europei con l’incarico di salvarci togliendoci indipendenza e libertà, nel coro osannante di giornali che non danno notizie ma oracoli. Fuori di metafora, non ci possono essere poteri che ci salvano una volta per tutte, e quando si stanano i grandi poteri perché governino direttamente la società, se ne possono lucrare vantaggi a breve termine, ma ci sono pericoli a lungo termine.                                                                                                            …

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L’ossessione di Simenon per le colpe nascoste

di Susanna Nirenstein

I romanzi di Simenon ruotano spesso intorno all’ossessione di un protagonista che esce dalla legge ma riesce a concepire solo in una piccola parte di sè la propria colpa mentre questa, invece, grande o piccola che sia, lavora dentro, destabilizza, corrode. Nessuno intorno sa che ha fatto del male, solo lui: pensateci, è un fenomeno che investe buona parte dell’umanità anche se su questioni meno diaboliche di morti o assassinii: ed è anche per questo che la sua visione ci entra dentro, ci appartiene, ci cattura. Ne I complici, scritto nel 1955, Joseph Lambert mentre guida la macchina tenendo una mano sulla coscia della sua taciturna quanto erotica segretaria Edmonde, invade un pò la corsia opposta: un pullman carico di bambini lo scansa finendo nel muro. Uno sguardo nello specchietto, nessuna parola con Edmonde, 47 morti.

Qualcuno può averlo visto? Lì per lì Lambert non lo crede. Torna alla vita normale, alle partitine a carte, ai bicchierini di cognac, alla moglie che non ama, alle scappatelle con le puttane, al lavoro naturalmente.…

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Oltre il governo Monti

di Claudio Sardo

L’Italia ha bisogno vitale di cambiare passo. Di aprire una nuova stagione di sviluppo e per fare questo di ridurre le disuguaglianze sociali, di abbattere le barriere corporative e i privilegi delle oligarchie, di spostare risorse dalla rendita al lavoro, di puntare sulla scuola, la ricerca e l’innovazione, di ricostruire una solidità istituzionale e politica dopo le torsioni della seconda Repubblica.
Il governo di Mario Monti ha salvato l’Italia dal baratro in cui l’aveva sospinta il populismo e l’antipolitica di Berlusconi. I meriti del premier vanno condivisi anzitutto con il Capo dello Stato, e in misura non marginale con quelle forze di opposizione al Cavaliere che hanno posto l’interesse nazionale davanti a quello di parte. I meriti del premier non sono neppure disgiunti da errori e da forti iniquità nelle successive manovre finanziarie.
Tuttavia è chiaro che Monti ha conquistato un credito presso gli italiani. La sua visione politica – ispirata a valori liberali e a culture distanti dalle sinistre cattoliche e socialiste – non gli ha impedito di cercare, nella difficile transizione, un terreno comune di ricostruzione nazionale.…

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Il laboratorio di Bersani

di Curzio Maltese

La scelta di Bersani di fare le primarie anche per i candidati del Pd al Parlamento, subito imitata da Vendola e Sel, è la più onesta e la più intelligente che si potesse compiere. La scelta di Bersani è segno che le due cose insieme sono possibili perfino nella politica italiana. La più onesta, perché restituisce agli elettori, almeno a quelli del centrosinistra, la facoltà costituzionale di scegliersi i propri rappresentanti. Un diritto ormai da anni sequestrato dalle segreterie dei partiti, grazie alla vergognosa barricata eretta dalla destra intorno al Porcellum. La più intelligente, perché segnala a tutti gli elettori, non soltanto al popolo di sinistra, qual è oggi l´unica parte interessata a riformare la politica, nei fatti e non nei proclami.
Se tutto sarà concepito con la massima trasparenza, come vogliamo pensare, si tratterà di una rivoluzione in potenza più esplosiva delle primarie per la guida del centrosinistra appena celebrate. In pratica, il 29 e 30 dicembre si decreterà la vera fine della seconda repubblica e del modello che l´ha contraddistinta, il partito padronale.…

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A proposito del riformismo montiano

di Giovanni Bianco

Mario Monti è sceso in campo. Con supponenza, formalismo, qualche formula scontata, sviste, alcune buone idee (soprattutto di centro).                                                       

Propone dal suo punto di vista e con rigore manicheo la distinzione trita e ritrita tra populisti e riformisti, tra non europeisti ed europeisti, tra “cattivi” e “buoni”. Chi sono i populisti? A destra, e sul punto si concorda, il Signor B. e la lega, a sinistra, ed al riguardo si dissente (almeno in linea di massima), i settori più socialdemocratici del Pd, i vendoliani  e gli ingroiani.

Quindi Monti si è definito un “riformista”, escludendo categoricamente che lo siano quelle forze politiche e sociali distanti dal suo programma. Tuttavia l’autodefinizione (sia pure soltanto politica) in questo caso, come in altri, è errata e poco aderente alla realtà effettuale delle cose.

Anzitutto l’humus politico-sociale e culturale. La lista presentata da Monti è indiscutibilmente espressione di poteri forti e lobbies confindustriali che di riformista (almeno nell’accezione progressista del sostantivo) hanno molto poco; anzi in essi sono anche presenti le sembianze del conservatorismo  aggressivo e dell’egoismo di classe perchè poco propensi ad accettare un’idea solida ed estesa di democrazia sociale.…

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Quella borghesia dal fiato corto

di Gad Lerner

È davvero straordinaria l’enfasi con cui da più parti Mario Monti viene sollecitato a trasformarsi da tecnico “super partes” in leader politico dei moderati. Per il prestigio di cui gode a livello internazionale, egli viene invocato alla stregua di una figura salvifica. Una figura che dopo anni di tentativi fallimentari sarebbe finalmente in grado di realizzare il sogno di un partito “europeo” della borghesia italiana. Quel sogno, cioè, infrantosi con inesorabile puntualità ogni qual volta al cospetto s’è dovuto misurare con i vizi storici, economici e culturali della classe dirigente chiamata a farsene protagonista.
L’attuale reincarnazione di tale progetto dovrebbe vedere la luce nell’ambito del Partito Popolare Europeo, cioè la famiglia politica che nel 1998 accolse nelle sue file il movimento fondato da Berlusconi e ora lo riconosce con imbarazzo come un corpo estraneo. “La partecipazione di Mario Monti al vertice del Ppe a Bruxelles è uno di quei dettagli suscettibili di cambiare la storia di una nazione”, ha scritto – niente meno – il solitamente compassato Sole 24 Ore.…

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