Cinque sfidanti, un vincitore

di Curzio Maltese

Il vero vincitore del confronto televisivo è stato il Partito democratico che esce dalla campagna per le primarie con un’immagine nuova. Per il primo partito italiano, finalmente un’immagine moderna e perfino compatta. L’altra sera i cinque candidati erano o sembravano d’accordo su tutto o quasi, comunque molto di più di quanto immaginassero i cittadini abituati a considerare il Pd delle cento anime e altrettante correnti, in perenne rissa. Erano d’accordo contro, che è più facile. Contro Marchionne e il ministro Fornero, contro la rincorsa al centro di Casini, al quale soltanto Bersani ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma erano d’accordo anche a favore, per esempio a favore delle unioni gay e di una riforma del mercato del lavoro per favorire l’inserimento di donne e giovani. Naturalmente rimangono le differenze e sono diverse le storie. Ma per la prima volta il Partito democratico ha dato l’impressione di aver finalmente identificato un common ground, un campo di valori condivisi da tutti, il comune denominatore che sembrava mancare ai tempi dei duelli rusticani fra Veltroni e D’Alema o degli scontri ideologici, soprattutto sul tema dei diritti civili, fra ex democristiani e post comunisti.…

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L’oggetto del contendere

di Renato Sacco

Tutto come da copione. Scandalo compreso. E ovviamente, dietro allo scandalo… l’oggetto del contendere: la donna. Si, perché il gran parlare sul generale Petraeus conferma la considerazione della donna, appunto ‘oggetto’ del contendere. Ma che strano! Fiumi di inchiostro, servizi televisivi, con un po’ di morbosità che non guasta per le migliaia di mail: chissà cosa ci sarà scritto? Uno scandalo ‘inaccettabile’, come è stato definito dallo stesso protagonista! Non entro in merito alla questione che certo avrà tutte le implicazioni politico-nazionali-internazionali di sicurezza ecc. ecc. 
 Ma perché nessuno ha gridato alla scandalo quando il generale Petraeus ha progettato e realizzato la spartizione etnica della ex Jugoslavia? È normale, dirà qualcuno, è il suo mestiere di generale. E, infatti, molti scrivono della sua brillante carriera. Sì, perché dopo la ex Jugoslavia Petraeus è andato in Iraq a programmare anche lì la divisione, non ancora realizzata, tra Sciiti, Sunniti e Curdi. Poco importa se poi le minoranze vengano cancellate, cristiani compresi.…

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Tutte le passioni del giovane Sciascia

di Paolo Mauri

Leonardo Sciascia è sempre stato un uomo schivo, di pochissime parole: era così anche da ragazzo, quando frequentava le scuole magistrali a Caltanissetta. Un suo compagno di classe, Antonio Motta, racconta in questo piccolo libro-intervista la comune passione per la lettura ed il cinema. Siamo a metà degli anni trenta: Nanà (questo il nomignolo di Sciascia) veniva da Racalmuto. Aveva delle zie maestre che gli permisero subito di saccheggiare la loro modesta biblioteca (Pinocchio, I Miserabili, I Beati Paoli…). Poi arrivò un giovanissimo professore di lettere, Giugiù Granata, che fece conoscere ai suoi allievi i Lirici greci, Gozzano, Belli, Pascarella, Montale e la letteratura americana. Amanti del cinema i ragazzi erano attratti anche dalla rivista. “Ricordo che abbiamo fatto pazzie per una rivista di Nino Taranto, “Dodici gambe dodici”, racconta ad un certo punto Motta. Poi c’erano le ragazze, i primi timidi innamoramenti. Sciascia aveva messo gli occhi su una certa Di Naro e siccome si divertiva ad affibbiare il titolo di un film ad ogni compagno, lei fu “Primavera”.    …

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L’obiezione

di Raniero La Valle

Un certo tasso di astensionismo elettorale è fisiologico: c’è sempre una piccola parte della popolazione che non sa, non può o non vuole andare a votare. Quando però l’astensionismo scende sotto il livello di guardia, e quasi scompare, e le percentuali dei votanti schizzano verso l’unanimità, vuol dire che c’è un regime a prova di bomba, di tipo plebiscitario, peronista, sovietico o bulgaro che sia. La gloria della democrazia italiana, forse perché troppo a lungo le urne erano state negate, era che l’astensionismo fisiologico c’era ma assai contenuto, e sembrava naturale che tutti i cittadini andassero a votare per concorrere a determinare, come dice la Costituzione, la politica nazionale. Questa volta in Sicilia (e i profeti di sventura dicono che così sarà anche nel resto del Paese) l’astensionismo ha raggiunto un picco superiore al cinquanta per cento, sicché da fisiologico è diventato patologico. Esso però non è la malattia, è il sintomo della malattia. Non è la malattia per il semplice fatto che i non votanti non sono caduti nell’astensionismo, come si cade nella malattia, ma l’hanno scelto di proposito, come si fa quando una scelta la si vuole manifestare.…

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Grillo e Di Pietro, il mito infranto del partito degli onesti

CHI ha paura di GRILLO???di Michele Brambilla

Dunque la stagione politica di Di Pietro pare giunta al capolinea: è stato per anni il leader della protesta, ora al massimo diventerà un grillino di complemento. Non è la prima volta che un integerrimo trova qualcuno più integerrimo di lui: accadde anche a Robespierre, e parabole del genere le ha raccontate benissimo perfino Alberto Sordi con i suoi film, dal «Vigile» al «Moralista». Non stupiscono quindi né la cancellazione del nome dal simbolo del partito (quante icone, in politica, sono diventate all’improvviso motivo di imbarazzo), né la probabile dissoluzione della stessa Italia dei Valori. A stupire, piuttosto, è la reazione, diciamo così, «garantista», dell’intero fronte, diciamo così, «giustizialista».

Di Pietro è difeso a sciabola sfoderata sia dal «Fatto quotidiano» sia da Beppe Grillo, il quale l’ha addirittura proposto per il Quirinale. «Certamente meglio lui, uomo onesto, di Napolitano, il peggior presidente che abbiamo avuto», ha detto più o meno il comico e nuotatore genovese, e basterebbe questo per far capire di chi e di che cosa stiamo parlando.…

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Meno dipendenti,più F35: il Senato approva

di Flavio Lotti*

Ieri pomeriggio l’assemblea di Palazzo Madama ha autorizzato i generali a tagliare i posti di lavoro nel settore della Difesa per comprare i tanto discussi aerei. In un´aula particolarmente rumorosa e disinteressata, 252 senatori contro 12 hanno approvato una legge che affida al prossimo Governo il potere di riorganizzare le Forze armate. Intervenendo nel dibattito, il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, ha ribadito che si tratta di una semplice «revisione in senso riduttivo» e non di un nuovo modello di difesa. Infatti, nonostante tutto quello che sta succedendo nel mondo, questa “riforma” è stata fatta proprio con l´obiettivo che nulla cambi. I vertici militari di questo nostro Paese vogliono continuare a comprare armi sempre più moderne e sofisticate e siccome sono costosissime e non ci sono più soldi, tagliano il personale.

Così, invece di approfittare della crisi finanziaria per fare una vera riforma motivata da una coerente analisi geopolitica e dalla definizione del ruolo dell´Italia, il Senato ha preferito cedere.…

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Il Pd ponte dell’alternativa

di Michele Prospero

Circola una caricaturale interpretazione del voto: le armate di Grillo sono alle porte e i partiti responsabili devono allearsi in nome dell’emergenza. Ma commetterebbe un grossolano errore di analisi il Pd se davvero partisse nella riflessione postulando la priorità della questione Grillo. E andrebbe di sicuro incontro alla sconfitta se ritenesse di muoversi lungo due opzioni speculari: promuovere una unione sacra di tutti i partiti «normali» contro la barbarie o assecondare una rapida adozione dei canoni dell’antipolitica rottamatrice come chiave magica per sgonfiare dall’interno la protesta raccolta adesso da Grillo. Il Pd non deve costruire l’alternativa al comico. Deve piuttosto confermare la sua centralità sistemica continuando ad essere il soggetto di ogni alternativa credibile alle destre e ai populismi. Questa è la funzione cruciale del Pd, la ragione del suo plusvalore politico, che esce confermata dalle urne. Quale è infatti il tratto di sistema del voto siciliano? La tenuta del Pd, come cardine di una alternativa, anche se maturata fra le macerie.…

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