Politici e statisti

di Emilio Russo

I giornali commentano: “Il premier a Mosca cita De Gasperi e sferza i partiti”. Suscitando qualche critica a denti stretti specie tra chi mal sopporta la “sospensione della politica” e il “commissariamento” del governo dei tecnici e interpreta la citazione come una messa in mora della politique politicienne contrapposta alle virtù della tecnocrazia o addirittura come un insospettabile cedimento alle mode populiste. Gli aforismi però non sempre raccontano la complessità delle cose.

Nella fattispecie, la frase di De Gasperi evoca l’aporia antica che accompagna dagli inizi il dibattito sulla democrazia. Stretta tra l’esigenza di ricercare il consenso dei cittadini per la propria legittimazione e la vocazione a concorrere alla costruzione di una società giusta. A conti fatti, però, l’antitesi non è tra il politico e lo statista (c’è davvero una differenza irriducibile tra i due termini?) ma tra diverse concezioni e diverse pratiche della politica stessa. Che è costitutivamente votata a fornire una garanzia per il futuro e che, su questa base, costruisce la sua obbligazione.…

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Vita agra di Mastronardi solitario, geniale e ribelle

di Paolo Mauri

Quella di Lucio Mastronardi, l’autore del Maestro di Vigevano, è stata una vita difficile e tormentatissima.
Riccardo De Gennaro si assunse anni fa il compito di ricostruirla: aveva a disposizione il cospicuo carteggio tra Calvino e Mastronardi, utilissimo per ricostruire i retroscena della parte letteraria, ma per il resto occorreva ripercorrere le ore e i giorni dello scrittore cercando le persone che lo avevano conosciuto, nelle scuole dove aveva lavorato o anche nei caffè dove si fermava a chiacchierare. De Gennaro ha lavorato con grande sapienza e metodo , ma anche con forte passione.
Mastronardi è uno scrittore solitario e ribelle, che legge in chiave grottesca l’avventura capitalistica di Vigevano, città piena di soldi e senza neanche una libreria, come aveva scritto Giorgio Bocca. Poi Il Maestro diventò un film con Alberto Sordi e arrivò il successo, ma Mastronardi restava preda di disturbi della personalità che lo portarono più volte in manicomio e alla fine lo indussero al suicidio.…

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Noi, appesi come foglie d’autunno

di Barbara Spinelli

Nessuno di noi sa quel che voglia in concreto il governo tedesco: se vuol salvare l’euro sta sbagliando tutto. Se gioca allo sfascio ci sta mettendo troppo tempo. Nessuno sa come intenda procedere la Banca centrale europea. Draghi ha detto a Le Monde che l’euro è irreversibile che la Bce «è molto aperta e non ha tabù». Ha detto perfino che «non siamo in recessione». Ma venerdì scorso ha deciso che non accetterà più titoli di stato greci in garanzia, dando il via alle danze macabre attorno a Atene e votandola all’espulsione.
Decisione singolare, perché qualche giorno prima Jörg Asmussen, socialdemocratico tedesco del direttorio Bce, aveva detto alla rivista Stern che bisogna «aver rispetto per gli sforzi greci». Una contrazione di 5 punti di pil sarebbe tremenda per chiunque, Germania compresa: «Dovremmo almeno dire a Atene: ben fatto, buon inizio». La maggioranza nella Bce non sembra d’accordo: smentendo che siamo in recessione, si allinea non tanto alla Merkel ma all’ala più dura del suo governo.…

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Le radici di un’altra politica

di Alberto Leiss

“Pronti a tutto per salvare l’euro”. Draghi dixit e i mercati hanno subito festeggiato. Mentre scrivo (venerdì 27 luglio 2012) lo spread è ancora in calo. Domani chissà, sarà un altro giorno.Ma in quelle essenziali parole sembrano concentrati i dilemmi di un secolo.

L’euro come fatto economico non sono in grado di capirlo fino in fondo, ma come fatto simbolico mi sembra chiarissimo: è l’idea, a lungo coltivata dopo due guerre mondiali nate in Europa, che un mondo migliore – anche dal punto di vista, oggi, di una maggiore capacità di controllo sulla dittatura della finanza globale – possa essere aiutato da un’Europa unita.
Per questo resto convinto che anche la sinistra che vuole combattere le ingiustizie del capitalismo dovrebbe unirsi – in questo – ai riformisti moderati che chiedono gli “Stati Uniti d’Europa”.

Ma perché, nonostante l’evidente fallimento dell’idea che i mercati sono in grado di autoregolarsi, il neoliberismo resiste con tanta forza?
Certo per l’enorme potere di chi dal disordine economico attuale trae smisurati profitti.Ma…

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L’armonia come sfida

di Tonio Dell’Olio

Economia tutto è economia. Sacrifici, lacrime e sangue proprio come davanti agli dei. Questa scelta cucita sulla pelle dei nostri giorni non provoca soltanto una modificazione del nostro modo di vivere e di valutare la realtà. È una vera e propria mutazione antropologica che riduce l’uomo ad una sola dimensione. Per questo (ma non solo per questo) il tema del 70° corso di studi cristiani di quest’anno alla Cittadella di Assisi (www.ospitassisi.cittadella.org) dal 20 al 25 agosto sarà: L’armonia come sfida? – homo sapiens, economico, tecnologico, artistico, religioso… Perché l’uomo nuovo sa abitare la complessità e goderne. Sa vivere i cambiamenti e se ne rende protagonista. E questi sono tempi di cambiamenti repentini che lasciano senza fiato in una rincorsa che sembra non terminare mai. Sull’armonia non bisogna solo scommettere e puntare ma soprattutto costruire sapientemente perché appare oggi come l’unica via. L’economia, l’arte, la tecnologia… possono costituire il passo della danza ma non devono essere ampliati a palcoscenico.…

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Il coraggio che manca

di Claudio Sardo

Ci vorrebbe coraggio. E invece il Pdl mostra un tatticismo vile, tutto volto a convenienze di parte, e persino di dubbia efficacia, mentre il Paese è nella bufera finanziaria e le famiglie hanno paura del domani. Dopo il voto in Senato sul semi-presidenzialismo, il cui scopo è affondare le riforme istituzionali possibili e guadagnare per la futura campagna elettorale una bandiera propagandistica, il partito di Berlusconi e Alfano ieri ha fatto saltare anche l’ipotesi di accordo sulla legge elettorale. Finché resterà una possibilità, continueremo a sperare che si recuperi il filo di un compromesso per cancellare il Porcellum. Ma è chiara la ragione egoistica del Pdl: rinviare comunque la scelta, allo scopo di togliere dalle mani del Capo dello Stato la carta delle elezioni anticipate a novembre.
Ovviamente si può discutere su quale sia la convenienza dell’Italia in questa congiuntura terribile. Ma sottrarre dal tavolo la possibilità delle elezioni in autunno – per di più per un motivo così di parte – è un atto che può infliggere danni seri al Paese.…

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La sindrome di Gulliver

di Bernardo Valli

È vero, la Germania di Angela Merkel a volte fa pensare a Gulliver, l’eroe di Jonathan Swift che si scopre un gigante impigliato tra i minuti abitanti dell’isola di Lilliput. L’idea è disinvolta, il paragone azzardato, perché l’Europa non è abitata da lillipuziani che dilagano nelle ricche vallate della Repubblica federale condizionandone i movimenti. L’immagine rispecchia tuttavia parte della realtà. Non è del tutto abusiva.
La Germania–Gulliver troneggia al centro dell’eurozona, ma è al tempo stesso impacciata, se non proprio prigioniera: i vicini più deboli esplorano la sua pancia, si muovono nella sua capigliatura come in una foresta, scalano le pieghe del suo corpo sprizzante salute. L’economia tedesca è sostanzialmente sana rispetto a quella dei Paesi limitrofi; i suoi conti pubblici sono quasi esemplari; ma le sue banche e i suoi esportatori sono fragilizzati dalla crisi in cui versano le indisciplinate società del Sud. Le quali si muovono nell’economia e nella finanza tedesche come, appunto, i lillipuziani sul gigantesco corpo dell’eroe di Swift.…

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Ristabilire il senso del limite

di Ugo De Siervo

Per comprendere l’eccezionalità del ricorso per conflitto di attribuzione deciso dal Presidente della Repubblica nei riguardi della procura di Palermo, occorre anzitutto considerare che in 56 anni di funzionamento del nostro sistema di giustizia costituzionale questo è il secondo caso nel quale un Presidente della Repubblica ha ritenuto di rivolgersi alla Corte Costituzionale per chiedere ad essa tutela (il caso precedente è stato quello del presidente Ciampi, relativo alla titolarità del potere di decidere sulla grazia).
Ma poi, in questo caso, il Presidente della Repubblica, che presiede anche il Csm ed è certamente un sicuro difensore dell’autonomia della magistratura ordinaria, ha ritenuto che una importante struttura giudiziaria abbia addirittura menomato i poteri della Presidenza della Repubblica. Ed, infine, il presidente Napolitano ha deciso di ricorrere malgrado il suo mandato sia entrato nel periodo finale e quindi possa avvenire che la sentenza della Corte Costituzionale giunga dopo la sua sostituzione: a questo proposito, anzi, egli ha opportunamente ricordato la preoccupazione di Einaudi di mantenere integre anche per il prossimo Presidente della Repubblica, «le facoltà che la Costituzione gli attribuisce».…

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I cocci del Medio Oriente

di Raniero La Valle

C’è stato un momento in cui tutto sembrava possibile. È stato il 4 giugno 2009 quando Barack Obama, da poco presidente degli Stati Uniti dopo la catastrofica presidenza Bush, tenne un discorso all’università del Cairo, per offrire all’Islam e annunciare al mondo una nuova politica di pace e di cooperazione internazionale volta alla costruzione di un’unica, pluralistica comunità mondiale. Il giorno dopo Obama sarebbe volato a Buchenwald, per ricordare la tragedia ebraica, e intanto quel giorno, nel cuore del mondo arabo, egli annunciava il ritiro dall’Iraq, la rinuncia degli Stati Uniti a decidere quali governi dovessero avere i popoli, la volontà di collaborare in condizioni di parità con i musulmani (quelli che hanno “inventato la bussola”) e il fermo proposito di portare a termine la sofferenza palestinese realizzando con Israele la soluzione dei “due popoli in due Stati”.
In pochi anni queste speranze sono cadute. Obama, braccato dalla destra interna, osteggiato dai vescovi cattolici, tenuto sulla corda dagli avversari dell’assicurazione sanitaria, perturbato dalla crisi economica e dalla speculazione finanziaria, si è ritirato nella dimensione domestica, non è riuscito nemmeno a chiudere Guantanamo; non ha fatto altre guerre, ma sembra che nella dimensione internazionale gli Stati Uniti, se non fanno la guerra, non sappiano fare altro.…

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Mercato del lavoro e diseguaglianze

di Chiara Saraceno

C’è un dato relativamente nuovo nel Rapporto Ocse sulle prospettive dell’occupazione, per quanto riguarda l’Italia: l’aumento della disoccupazione di lunga durata. Contrariamente ad ogni mitologia sugli effetti benefici, per il dinamismo del mercato del lavoro, della flessibilità in uscita, emerge che chi perde il lavoro difficilmente ne trova un altro entro uno, e persino due anni. Nel migliore dei casi, la flessibilità in uscita si trasforma in turn-over, in sostituzione di un lavoratore con un altro. Nel peggiore, e più frequente, si trasforma semplicemente in perdita sia di lavoro per chi lo aveva, sia di occupazione complessiva.
L’anno scorso il 51,9% dei disoccupati lo era da più di 12 mesi contro il 48,5% nel 2010.
Oltre alla mancanza di reddito, questo dato nasconde enormi rischi di perdita di capitale umano e professionale e di fiducia nel futuro. Contribuisce anche ad alimentare il fenomeno dei lavoratori scoraggiati, ovvero di coloro che non cercano più un’occupazione ed escono, almeno ufficialmente, dalle file degli attivi.…

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