C’era una volta la sinistra…

di Benito Fusco*

C’era una volta la sinistra, quella sinistra che non aveva bisogno di raddoppiare un sostantivo o di aggiungere aggettivi per definirsi o essere identificata, né di affidarsi ad alberi o ramoscelli simbolici. Una bandiera rossa con falce e martello bastava: quelli sono compagni!, si diceva. Non c’era bisogno di etimologie o di vocabolari per spiegarli e raccontarli quegli uomini e quelle donne, e anche i luoghi dove quella sinistra abitava erano sempre significativi del suo essere e fare: le piazze, le campagne, le fabbriche, le cooperative, l’università, il sindacato. Proprio lì trovavi sempre la sinistra quando il lavoro, i diritti, la libertà, la Costituzione, lo Stato e la democrazia erano in pericolo. Perché era la sinistra, non “una sinistra”. E nei simboli elettorali, poi, potevi anche sbagliare: se sulle schede elettorali andavi oltre il primo in alto a sinistra e trovavi uno o due simboli in più con la falce e martello, alla fine sapevi però che sulle piazze, in fabbrica, nelle università, nel movimento cooperativo e sindacale sarebbero stati tutti insieme, e tutti insieme all’opposizione in Parlamento, perché il capitalismo andava sgretolato giorno dopo giorno, anche dentro le istituzioni, si diceva, e non c’era qualunquismo o antipolitica che tenesse, o si temesse.…

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Fra profezia e potere. Potere del sacro e liberazione del Vangelo:intervista a Vittorio Mencucci

di Luca Kocci

Qualsiasi sarà l’esito della “caccia ai corvi” in Vaticano che hanno diffuso a mezzo stampa documenti riservati fatti uscire dall’appartamento papale e dagli uffici della Curia, certo è che quello che si sta combattendo oltre il colonnato del Bernini è un conflitto di potere e per il potere. Perché quella che si è andata stratificando e costruendo Oltretevere è una struttura di potere che, dalla prima comunità degli apostoli, passando per l’imperatore Costantino – che ha tentato di utilizzare la Chiesa per riorganizzare l’Impero ormai in crisi e prossimo al crollo – e per i papi teocrati Gregorio VII e Innocenzo III, ha assunto e concentrato in sé tutta l’autorità, sacralizzando se stessa e autoproclamandosi padrona e dispensatrice della Verità.

Alla luce di tutto ciò, il volume di Vittorio Mencucci (parroco a Scapezzano di Senigallia, assiduo omileta della nostra agenzia per cui ha recentemente scritto le “omelie fuoritempio” della Quaresima 2012) appena pubblicato dall’editore Di Girolamo (Ma liberaci dal… sacro.…

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Tecnica e politica

di Raniero La Valle

Dove hanno sbagliato Mario Monti e il suo governo? Secondo Edward Luttwak, che si intende di cose italiane, Monti ha sbagliato perché invece di fare ciò che come tecnico poteva fare senza pagare pedaggi politici, come ad esempio ridurre drasticamente lo stipendio del capo della polizia che in Italia guadagna quattro volte di più del capo dell’FBI in America, e invece di fare qualche taglio salutare ai compensi sproporzionati di grandi funzionari e manager di Stato, si è messo in mente di rifondare la Repubblica e si è accanito su temi squisitamente politici e causa di sofferenza per tutti, come il regime delle pensioni e le modalità dei licenziamenti. A sua volta Obama ha lamentato che mentre la dottrina del rigore e gli interventi di sistema avranno effetti a lungo termine, è adesso che ci vogliono scelte di rilancio dell’economia e della fiducia. Insomma Monti non ha messo la tecnica al servizio della politica, ma ha messo la tecnica al posto della politica, nella presunzione sbagliata che i governi non debbano scegliere tra diverse alternative, ma solo applicare integralmente leggi incontestabili dettate dalla natura stessa delle cose, come sarebbero le leggi dell’economia, delle borse e dei Mercati.…

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L’assenza di una nuova narrazione

di Leonardo Boff

La fondamentale lacuna del documento delle Nazioni Unite per Rio+20 risiede in una completa assenza di una nuova narrazione o cosmologia che potrebbe garantire la speranza di un «futuro che vogliamo», che è lo slogan scelto per il grande incontro. Così com’è, il documento nega qualunque possibilità di un futuro promettente.

Per coloro che lo hanno elaborato, il futuro dipende dall’economia, poco importa l’aggettivo che la definisca: sostenibile o verde. È soprattutto l’economia verde ad operare il grande assalto all’ultimo ridotto della natura: trasformare in merce quello che è comune, naturale, vitale e insostituibile per la vita come l’acqua, il suolo, la fertilità, le foreste, i geni, ecc, ponendo a tutto un prezzo. Quello che appartiene alla vita è sacro e non può essere ricondotto al mercato degli affari. Ma è quello che sta avvenendo, sotto l’imperativo categorico: appròpriati di tutto, fai commercio di tutto, soprattutto della natura e dei suoi beni e servizi.

Ecco qui l’egocentrismo supremo, l’arroganza degli esseri umani, quello che può anche essere definito antropocentrismo.…

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La prova matematica

di Claudio Sardo

La discriminazione ai danni degli operai iscritti alla Fiom – a cui la Fiat ha negato l’assunzione nella newco di pomigliano proprio perché iscritti alla fiom – era la più odiosa, tanto odiosa da essere intollerabile. Un vulnus ai principi della convivenza, oltre che a quelli della Costituzione. Che il giudice del lavoro (di Roma, anche se per rafforzare il nostro titolo lo abbiamo per un giorno «trasferito» a Pomigliano) ha finalmente sanato con una sentenza che, speriamo, una grande azienda come la Fiat non tenti ora di aggirare. Di tante cose è giusto discutere. Su tante questioni ci si può dividere e scontrare. Ma in questo caso la violenza della strategia Fiat era in così palese contrasto con l’etica più elementare da pretendere un atto riparatore, preliminare ad ogni confronto sui piani industriali futuri, sulla strategia degli accordi separati, sui contenuti delle relazioni sindacali. E bene ha fatto la Fiom ad assumersi, in prima persona, la responsabilità di promuovere questa azione civile.…

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Le ragioni dei deboli

di Luciano Gallino

Questa volta la Fiat ha perso seccamente. Aveva quattro fattori contro: troppi anche per la sua potenza legale ed economica. C’erano le ragioni della Fiom: come si fa a escludere da una fabbrica meccanica il sindacato più rappresentativo del settore, come si può pensare di impedirgli di nominare i propri rappresentanti? C’era una direttiva della Commissione europea, che non ammette discriminazioni di sorta nell’assunzione di lavoratori. Si è aggiunto un professore di statistica inglese, che ha ridicolizzato le affermazioni dei capi di Pomigliano secondo le quali non c’era stata nessuna discriminazione: era un puro caso se su oltre duemila assunti nella nuova società nata nella vecchia sede nemmeno uno risultava iscritto alla Fiom. Infine c’è stato un Tribunale che sembra non abbia guardato in faccia nessuno: ha trovato una direttiva europea favorevole ai lavoratori Fiom e su di essa ha fatto leva per emettere la sua sentenza. Non era scontato: da tempo infatti la giurisprudenza del lavoro ha dato sovente il maggior peso alle ragioni delle imprese, proprio in tema di licenziamenti, che non a quelle dei lavoratori.…

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Per il documento introduttivo.Comitato Diritti del Pd

No al razzismo: primo maggio milanese internazionalista1. Il tema dei diritti riveste per il PD un’importanza centrale. 1.1. In quanto partito “democratico”, il PD ha scelto di porre la propria storia dentro quel grande movimento di democratizzazione della società che si è avviato con le Dichiarazioni dei Diritti dell’uomo e del cittadino nel secolo XVIII e che – attraverso le lotte di emancipazione sociale e del lavoro, la resistenza al totalitarismo, le lotte per l’emancipazione femminile – ha contribuito a scrivere le Carte dei Diritti che dalla fine della Seconda Guerra mondiale reggono a livello internazionale come a livello nazionale la nostra convivenza. In questa fase, di gravissima crisi non solo economica ma anche politica e culturale dell’Europa e dell’Occidente, un partito democratico non può non riaffermare che tra i diritti cosiddetti civili e quelli cosiddetti sociali e del lavoro c’è un rapporto di mutua implicazione: la natura a un tempo singolare e relazionale di ogni persona fa sì che la tutela dei primi non possa prescindere dai secondi, e viceversa.…

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La vera malattia europea è la cecità dei suoi leader

di Antonio Puri Purini

Ognuno pensa per sé, a partire da noi. Invece serve un piano ambizioso: con la Germania, non contro. La passione civile è assente nella crisi dell’euro. Questo spiega perché la classe dirigente, nella più grave crisi mai attraversata dall’Europa, dimentica che la saggezza consiglia di contare fino a dieci prima di parlare. Convinzioni radicate facilitano il successo. Altrimenti, tutto si ridimensiona. C’è da rimanere quindi stupefatti di fronte all’incapacità, in tutta l’Europa, di parlare della moneta unica con la gravità che sarebbe doverosa e alla leggerezza del dibattito europeo in Italia. Mentre i mercati aggrediscono l’euro come un torrente in piena, le classi dirigenti assomigliano all’oligarchia veneziana alla vigilia della scomparsa, per volontà di Napoleone, della gloriosa repubblica nel 1797. Allora come oggi, trionfa l’opportunismo, la furbizia, l’attesa, la sottovalutazione del pericolo. L’inettitudine della politica nel banalizzare la gravità della situazione diffonde angoscia anche presso la gente comune. Ognuno diffonde un proprio punto di vista, alla faccia dell’obiettivo comune.…

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L’Europa difficile

London from the Stone Gallerydi Rossana Rossanda

Nel nostro forum «Un’altra strada per l’Europa» del 28 giugno a Bruxelles, la prima sessione ha avanzato delle proposte in larga parte convergenti sui limiti da porre al dominio della finanza e alle banche, e sugli interventi d’emergenza per i paesi colpiti dalla speculazione. Come è noto, il Consiglio europeo, che si svolgeva in contemporanea, ne recepiva una parte minima. È altrettanto noto che la stampa ha inneggiato a questo minimo – azione «antispread» e unione bancaria – con toni trionfalistici, attribuendolo al passaggio della presidenza della repubblica francese del liberista Sarkozy al socialista (se non keynesiano) Hollande, e al salto del liberista Monti da alleato con la Germania ad alleato con la Francia, la Spagna e l’Italia. Vittoria dei paesi del sud, hanno strillato, tale e quale come all’Euro 2012 del football. La signora Merkel ha incassato e ha fatto incassare anche al Bundestag il modesto passetto indietro… Tutto questo è avvenuto nella sede della Ue ma fuori da ogni procedura comunitaria, perché non è scritto da nessuna parte che le decisioni continentali si debbano al cambiare di orientamento dei governi di un paio di nazioni.…

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Europa, va a scuola da Keynes

di Amartya Sen

La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni: se questa massima avesse bisogno di una conferma, potremmo trovarla nella crisi europea. Le intenzioni, indubbiamente apprezzabili ma non lungimiranti, dei politici dell’Ue appaiono inadeguate al compito di risanare l’economia europea. Provocando anzi condizioni di miseria, confusione e caos. E ciò per due ragioni. Innanzitutto, a volte anche le intenzioni più rispettabili mancano di lucidità: di fatto, i fondamenti dell’attuale politica di austerità, in un contesto di rigidezza come quello dell’Unione monetaria europea (in assenza di un’unione fiscale) non costituiscono certo un modello di coerenza e sagacia. In secondo luogo, un’intenzione fine a se stessa può confliggere con una priorità più urgente, che in questo caso è quella di salvaguardare un’Europa democratica e impegnata per il benessere sociale. Sono questi i valori per i quali l’Europa si è battuta per molti decenni. È indubbiamente vero che alcuni Paesi europei avrebbero dovuto adottare da tempo comportamenti economici e gestionali più responsabili.…

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