La Chiesa di Dior

di Giovanni Colombo

La chiesa è quella del Premier Monti e quindi si può presumere che sia anch’ essa guidata dai preti più “tecnici” della Diocesi di Milano, in possesso di alte capacità per giostrarsi agilmente nelle realtà temporali.
Di fronte alla necessità di trovare fondi per l’ intervento conservativo dei fronti e delle cappelle laterali, questi tecnici non devono aver perso molto tempo prima di decidere di mettere la pubblicità sull’ impalcatura della facciata.
Mettere poster su una Chiesa non è osé? Non è mischiare il diavolo e l’ acquasanta? Ma se l’ hanno fatto sul Duomo, la Chiesa Madre, si può fare senza problemi anche sulle chiese figlie.
Dubito però che abbiano visto in anticipo il cartellone che l’ agenzia pubblicitaria ha deciso di esporre all’ inizio del mese di maggio. Chi passava davanti alla piazza vedeva una bellissima donna.
Chi è? La Madonna stella mattutina? Quasi: Charlize Theron, bionda fotomodella attrice sudafricana, fra le più gettonate del mondo.…

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Don Puglisi e gli altri santi che vanno tolti alla mafia

di Francesco Merlo

Non basta fare santo un eroe dell’antimafia, la Chiesa deve adesso strappare tutti gli altri santi alla mafia, compreso Gesù Cristo che nella devozione malata dei criminali è reso pari ad ogni malacarne messo ai ceppi dagli sbirri. Don Puglisi rischia di sentirsi solo in un Paradiso affollato dalle troppe preghiere dei boss, dai ceri dei sicari, dai te deum degli estortori, dalle orazioni degli stragisti. E dalle devozioni lautamente finanziate, dai peccatori sanguinari che hanno fatto della Chiesa meridionale il loro covo, la banca dei loro sentimenti.
Di sicuro il processo di beatificazione di don Puglisi, avviato da Benedetto XVI, è il primo atto di potenza spirituale di questo Papa così teologico, così professore, così lontano dalla vox populi che è sempre vox dei.
E difatti il parroco di Brancaccio, che adesso è in attesa di diventare un’immaginetta della Chiesa, era già un’icona, una faccia molto amata e molto raffigurata, con pennellate naïf, sui cruscotti, sui carrettini, sui muri.…

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La destra irresponsabile

di Pietro Spataro

Sull’Europa non soffia un buon vento. Le incertezze che avvolgono il vertice Ue di domani si ripercuotono su ogni Paese e richiedono a tutti un robusto senso di responsabilità. In Italia purtroppo le cose sembrano andare in un’altra direzione. Si stanno addensando nubi pesanti su Palazzo Chigi. La minaccia, ancora una volta, viene da destra. Il ritorno sulla scena di un aggressivo Berlusconi rischia si far saltare il fragile equilibrio della «strana maggioranza» che sostiene Monti. Sono troppi gli strappi che si fa fatica a pensare che si tratti solo di un movimentismo tattico. Il Pdl è ormai lacerato da tensioni e conflitti che nessuno riesce più a tenere la barra dritta, figurarsi un segretario che agisce sotto la tutela del suo ingombrante predecessore.
Sono molti i segnali che disegnano questa strategia di guerriglia politica. Anche ieri dopo il pranzo con Monti, nonostante abbia assicurato il sostegno, Berlusconi non solo ha lanciato quella pesante accusa («dal premier una indeterminatezza assoluta») ma con i suoi è stato più netto ricordando che l’elettorato del Pdl apprezzerebbe un gesto di rottura.…

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La Società delle Sanzioni

di Raniero La Valle

L’idea di un’Europa unita rappresentò, per i Paesi usciti dagli odi e dai tormenti della guerra mondiale, il sogno di una cosa: e questa cosa era che i popoli che si erano combattuti si riconoscessero e vivessero assieme, che le frontiere cadessero, che la sovranità di ciascuno Stato si rigenerasse, senza perdersi, in una sovranità più grande, e che i beni, i denari e i lavoratori circolassero liberamente in uno spazio comune. Questo sogno fu soffocato sul nascere perché la contrapposizione tra i due blocchi, divisi dalla cortina di ferro, spaccò per prima cosa l’Europa, e addirittura la Germania; e allora si fece finta di credere che l’Europa fosse quella “piccola” dei cinque Stati e mezzo rimasti in Occidente, e non potendosene fare un’unione politica si pensò bene di farne un’unione economica e mercantile, e di instaurarvi il capitalismo non semplicemente come sistema economico, ma come regime.
Da questa scelta fondativa l’Europa non si è mai più staccata e anche quando, rimosso il Muro, riunificata la Germania e aperte le porte ai Paesi dell’est, si sarebbe potuto prendere la strada dell’unione politica in regime di democrazia e in condizioni di pluralismo economico, si è preferito insistere nel vecchio progetto sacrificando tutto al mercato, instaurando la sovranità del denaro, mettendo l’unità nella moneta unica e riducendo miseramente l’Europa all’Euro.…

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Riformare la Chiesa ritornando alle radici storiche. Un libro di Pablo Richard


Per promuovere una riforma autentica della Chiesa, non c’è modo migliore che ricostruire la memoria del Movimento di Gesù nei primi 500 anni della sua storia: è questo il senso del libro del biblista e teologo della liberazione Pablo Richard, Memoria del movimento storico di Gesù, pubblicato in italiano nella serie dei Quaderni della Fondazione Guido Piccini (Brescia, liberedizioni, 2011, info@fondazionegpiccini.org). Nel testo, frutto di un lavoro più ampio edito dal Dei, il Departamento Ecuménico de Investigación del Costa Rica, in cui il teologo dirige, da oltre 40 anni, il Movimento Popolare della Bibbia per l’America Latina, Pablo Richard attinge alla sorgente originaria del cristianesimo come «canone, modello e strada per una riforma della Chiesa attuale», confutando la posizione tanto di chi nega la possibilità di recuperare la memoria del movimento storico di Gesù nelle sue origini quanto di chi esclude la possibilità di ricostruirla nel nostro tempo. «Se non sappiamo verso dove andiamo – scrive il teologo nell’introduzione – recuperiamo almeno la memoria del passato da cui veniamo», tanto più che è proprio per il fatto di aver perduto la memoria delle origini che la Chiesa «ha perso la capacità di affrontare attualmente una profonda riforma di se stessa», come pure di capire la straordinaria complessità del mondo post-moderno con cui è chiamata a dialogare.…

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Ricordo di Gregorio Peces Barba

di Stefano Ceccanti

Gregorio Peces Barba, morto oggi, costituzionalista, era uno dei sette Padri della Costituzione spagnola, designato dal Psoe.
Era nato nel 1938 ed ha descritto il suo originale percorso in una splendida autobiografia, umana e intellettuale, “La democracia en Espana. Experiencias y reflexiones”.

Membro del gruppo degli intellettuali cattolici democratici Pax Romana di Madrid, si era laureato sul pensiero di Jacques Maritain a cui si era abbeverato per una critica democratica del franchismo e, più in generale, per dissociare le convinzioni religiose da un legame, sino ad allora ritenuto quasi indissolubile almeno in Spagna, con la destra politica.

In origine era stato favorevole a un’ipotesi di partito democristiano con un’impostazione marcatamente progressista. Ne fu poi dissuaso da un viaggio a Roma dove incontrò Carlo Donat Cattin. Egli spiegò a Peces Barba e agli altri giovani cattolici democratici che lo accompagnavano che le politiche da loro desiderate non sarebbero state perseguibili con un partito dc. Agli spagnoli perplessi che gli chiedevano perchè allora lui avesse scelto quello strumento Donat Cattin replicò che ciò dipendeva dall’egemonia comunista sulla sinistra con un equilibrio di forze “al millimetro” che non era responsabile mettere in questione, ma che ciò non poteva essere un modello positivo per altri..…

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Tra la terra e il cielo, il pane e le rose. Un convegno per “fare memoria” di Giulio Girardi

di Valerio Gigante

“Cieli nuovi e terra nuova”, profetizzava Isaia (Is 65,17). Ma prima ancora che al cielo è alla terra – anzi – alle tante terre abitate dai diseredati e dagli esclusi, come condizione fondamentale per parlare di cielo, che ha guardato con passione per tutta la sua vita Giulio Girardi, teologo e filosofo della Liberazione morto il 26 febbraio scorso ad 86 anni. Per questo, “Terre nuove, cieli nuovi. Il messaggio di Giulio Girardi” è stato il titolo scelto da amici, compagni di strada e di lotta, allievi ed estimatori di Girardi, per un convegno a lui dedicato, che intendeva “fare memoria” di una delle figure cardine della stagione conciliare e post-conciliare della Chiesa cattolica, di uno degli esponenti più significativi, dal punto di vista teorico ma anche dell’impegno concreto, di quella parte di mondo cristiano che negli ultimi 50 anni si è sforzata di liberare la fede nel messaggio di Gesù dalle sovrastrutture religiose, dalle incrostazioni teologiche ed ideologiche funzionali al dominio del sacro – spirituale e materiale – sui credenti, aprendo orizzonti nuovi di riflessione, di dialogo, di liberazione.…

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Un’altra Europa, le nostre misure

di Rossana Rossanda

Il 28 giugno si riuniranno a Bruxelles, nei dintorni del Parlamento europeo, coloro che hanno partecipato all’elaborazione della Rotta d’Europa, proposta da Sbilanciamoci con la collaborazione del manifesto. Sono gruppi diversi, associazioni, movimenti che, assieme a molti esperti, hanno lavorato non solo all’analisi della crisi ma ad alcune proposte essenziali per impedirne la precipitazione. Siamo infatti ormai da un paio di anni sull’orlo d’un disastro che ha già coinvolto diversi paesi della cosiddetta periferia sud, ha fatto a pezzi la Grecia, ha costretto qualche giorno fa la Spagna ad accettare i diktat della troika per avere un prestito, e stringe l’Italia a una politica di rigore unilaterale, accettata da otto mesi da un parlamento unanime – nuova anomalia peninsulare. Già nel continente la crescita è a livelli minimi, la disoccupazione non cessa di salire, lavoratori – precari o no – e pensionati sono costretti a un sempre più pesante regime di sacrifici per evitare, se mai lo eviteranno, di sprofondare nella trappola del debito.…

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Chiesa, dittatura e diritti umani.La resistenza non violenta di Pérez Esquivel

di Francesco Comina

Dios no mata, Dio non uccide, era la scritta che Adolfo Pérez Esquivel – pacifista argentino, vincitore del premio Nobel per la Pace nel 1980, per la sua azione di opposizione alla dittatura argentina – aveva letto su un muro della cella dove venne rinchiuso nel 1977 dal regime militare che comandò l’Argentina dal 1976 al 1983. E Dio non uccide è il titolo della prima biografia italiana dedicata ad Adolfo Pérez Esquivel in uscita a fine mese per la casa editrice Il Margine di Trento (pp. 192, 16€). Il libro, scritto dal giornalista bolzanino Arturo Zilli, ricostruisce la storia e la vicenda politica di uno degli uomini simbolo della difesa dei diritti umani e della resistenza nonviolenta ai tiranni del nostro tempo. Pérez Esquivel sarà in Italia dal 30 giugno al 5 luglio (vedi box), su invito del Centro per la Pace del Comune di Bolzano, per presentare questo nuovo libro e per affrontare alcuni temi spinosi della situazione attuale di un mondo ancora dominato dalla violenza e dalla negazione dei diritti fondamentali della persona umana.…

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Come siamo arrivati a questo punto, come possiamo uscirne

di Nino Galloni

Dopo la crisi del 1929 e la fine della seconda guerra mondiale venne presentato il verbo keynesiano che comprendeva: a) la possibilità, per i singoli Stati, di indebitarsi (a bassi tassi di interesse) o di spendere in deficit (emettendo moneta sovrana) allo scopo di effettuare investimenti e riassorbire la disoccupazione, ovvero provvedere di un reddito i disoccupati (e, in alcuni casi – Beveridge, La Pira – i poveri); b) un sistema di regolazione e regolamentazione internazionale per sostenere i disavanzi delle bilance commerciali dei Paesi che dovevano importare beni finalizzati a dotarsi di un adeguato apparato industriale (Fondo Monetario Internazionale e accordi di Bretton Woods del 1944, ben presto traditi per aiutare, invece, i soli Paesi allineati agli USA senza distinguere tra importazioni di beni strumentali necessari allo sviluppo e movimenti speculativi di capitali finanziari); c) un “paniere” di monete agganciate al dollaro, a sua volta convertibile – per i non residenti, in base ad una parità fissa – col metallo aureo (il che voleva dire che non si prendeva in considerazione la capacità produttiva di ogni singolo Paese e, quindi, che la moneta non era veramente sovrana, ma doveva la sua efficacia, per i non residenti, ad un legame con l’oro; e Lord Keynes – si dice – ne morì).…

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