Il nero assoluto, fantasma dell’anima

di Claudio Magris

Esistono i colori, cosa sono, quali sono le loro relazioni reciproche? Se lo sono chiesti da sempre pittori, scienziati, filosofi e poeti, da Aristotele a Kant, da Goethe a Wittgenstein a Kandinsky. Qual è il colore delle cose, per citare il libro di Luisa Bertolini, quello che vediamo nel fulgore del mezzogiorno o quello che vediamo nell’ombra della sera? Certo, il colore è nel cervello, è la traduzione che il cervello fa di determinate onde elettromagnetiche che arrivano alla sua corteccia e non esiste senza l’occhio, così come, diceva Galileo, senza le orecchie non ci sarebbero suoni ma solo spostamenti d’aria.

Eppure i colori dicono la vita; il blu di Kandinsky è la profondità e nella tradizione, ricorda Manlio Brusatin, le virtù del pensiero stanno tra l’azzurro e il turchino. Life in Blu, dice il titolo di un affascinante libro di Gérard Georges Lemaire, scrittore e saggista poliedrico per il quale il colore è una chiave essenziale per entrare nel mondo dell’arte (non solo figurativa), della cultura, della vita stessa.…

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Il venticello del perdonismo

di Curzio Maltese

Nella seconda tangentopoli, fra tante analogie con la prima, colpisce il diverso sentimento con cui i media seguono il rosario quotidiano di scandali. Nei giornali, nei salotti televisivi, nei palazzi, ma perfino sui blog, soffia un venticello di perdono, un giustificazionismo impensabile vent´anni fa. Rosi Mauro? Un capro espiatorio, se la prendono con lei perché è donna. Il Renzo Bossi? Povero fesso, certo, ma insomma non si capisce quale sia il reato. La Minetti? Che male c´è se si usa la bellezza per far carriera, così fan tutte. Sia chiaro che nessuno rimpiange le lugubri carnevalate del ‘92, gli sputi e le monetine, la pena di morte per i tangentisti proposta perfino dalle colonne di giornali seri, il tintinnar di manette e lo sventolare del cappio in Parlamento. Tanto meno oggi, di fronte alla misera fine degli ex forcaioli leghisti. Ma disgusta pure questo perdonismo greve e ammiccante, alla “Vacanze di Natale”, sostenuto dalla retorica putrida del «tanto sono tutti uguali e il più pulito c´ha la rogna».…

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Usciamo dalla crisi di legittimità: l’integrazione dei cittadini deve andare di pari passo con l’integrazione degli Stati.

Bruxelles, Palais Berlaymontdi Jürgen Habermas

Nel processo dell’integrazione europea vanno distinti due piani [1]. L’integrazione degli Stati affronta il problema di come ripartire competenze tra l’Unione da un lato e gli Stati membri dall’altro. Questa integrazione riguarda dunque l’ampliamento di potere delle istituzioni europee. Invece l’integrazione dei cittadini riguarda la qualità democratica di questo crescente potere, ossia la misura in cui i cittadini possono partecipare al fine di decidere i problemi dell’Europa. Per la prima volta dall’istituzione del Parlamento europeo, il cosiddetto fiscal compact che si sta varando in queste settimane (per una parte dell’Unione) serve a far crescere l’integrazione statale senza una corrispondente crescita dell’integrazione civica dei cittadini [2].

Certo, il carattere astrattamente tecnocratico caratterizzante ab origine la politica europea rimanda alla sua nascita storica. L’unificazione fu spinta avanti dai governi e non dai popoli: associandosi sul piano economico-giuridico, i cittadini restavano soggetti di diritto privato. Solo a partire dal 1979 si formò un Parlamento europeo dotato di potere legislativo – un Parlamento che nel corso degli ultimi tre decenni ha visto progressivamente aumentare le sue competenze.…

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Chi non vuole l’alternativa

democraziadi Alfredo Reichlin

Ci risiamo? Ciò che io mi chiedo è se non stiamo chiudendo gli occhi di fronte ai rischi (o forse solo le tentazioni) di uscire dalla crisi del Paese e dal collasso dei due partiti della destra (l’asse di governo Berlusconi-Bossi) con una avventura antiparlamentare. Molte cose spingono in questa direzione Una crisi economica che getta nella disperazione milioni di persone al punto che si moltiplicano i suicidi e il fango gettato ossessivamente, ogni giorno e ogni ora, sui partiti politici dipinti come tutti ladri e tutti uguali, sta creando una miscela esplosiva. È evidente ed è sacrosanta l’indignazione per i fatti di corruzione. Ma è solo di questo che si preoccupa un certo establishment che nuota nell’oro? Mi colpisce molto il fatto che per questa gente e per i loro giornali non va più bene nessuna riforma sul finanziamento pubblico ai partiti. Vogliono altro. Che cosa? Che vuole l’oligarchia, parola troppo vaga di cui mi scuso ma con la quale intendo non tutto ciò che esercita il potere e che continua a garantire l’ordine democratico (compreso, sia ben chiaro, il governo attuale), ma quell’intreccio di cose e di consorterie, compreso il controllo pressoché esclusivo del circuito mediatico?…

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Una legge in mezzo al guado

Milano il 25 aprile 2011, il cammino del popolo non addomesticato dai TGdi Raniero La Valle

L’innaturale alleanza dei tre partiti che sostengono il governo Monti, stipulata per fronteggiare l’emergenza, e legittimata dalla sua stessa provvisorietà, rischia di produrre, prima di sciogliersi, dei danni di lunga durata. Infatti i partiti di Alfano, di Bersani e di Casini hanno deciso tra loro di fare una nuova legge elettorale e una riforma della Costituzione che non promettono nulla di buono. Secondo i primi accordi, a quanto se ne sa, la nuova legge elettorale risulterebbe da una miscela di proporzionale e maggioritario, di collegi uninominali e liste bloccate, di seggi regalati agli uni e tolti agli altri, di sbarramenti per non far entrare i partiti minori in Parlamento e “diritti di tribuna” per dar loro uno strapuntino da cui parlare, di designazione preelettorale del premier e discrezionalità postelettorale dei partiti nella formazione dei governi. Insomma, come certi incauti riformatori, quelli che hanno ideato questa legge vogliono tutto, il contrario di tutto e subito. Non possiamo entrare qui nel merito delle singole misure, tanto più tecnicamente complicate quanto più figlie della contraddizione e del compromesso.…

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Dalla parte dei poveri

Il Balon dei poveri / Poor people´s antiques marketEra don Tonino a ricordarci spesso, con queste tre parole, il cammino e l’impegno a cui tutti, credenti in particolare, siamo chiamati: annunciare, denunciare, rinunciare. Non posso sentirmi cristiana o cristiano se non assumo dentro di me le sorti di mio fratello. Se ogni sorella non mi sta a cuore. I care, diceva don Milani. “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone”, sono le incalzanti parole di papa Ratzinger nel messaggio per la Quaresima 2012. Tempo che, pur nell’inquietudine di segreti violati e di veleni annunciati, restituisce speranza in mezzo al deserto che attraversiamo. Abbiamo davanti persone e volti da custodire, popoli da ascoltare, situazioni e contesti da capire. Annunciare e denunciare. Se è vero che sull’annunciare ci può essere unanimità, denunciare pone sicuramente più problemi. Serve metodo e rigore per denunciare, serve coraggio. Sembra invece prevalere la umana paura: è sempre un rischio mettere in luce interessi, giochi di potere oscuri, conflitti di interessi flagranti, guadagni più e meno leciti.…

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Bindi:”L’alternativa ai partiti? Populismo e tecnocrazia”

Rosy Bindidi Maria Zegarelli

Rosy Bindi, secondo alcuni commentatori di autorevoli quotidiani bisognerebbe eliminare i rimborsi elettorali ai partiti, anzi bisognerebbe fare a meno anche dei partiti.

«Non risponderò mai che ci vorrebbe una società senza giornali».

Ammetterà che lo scandalo Lusi prima e quello della Lega ora hanno messo il dito nella piaga. Soldi pubblici finiti nelle tasche private dei politici.

«Sono molto amareggiata dal fatto che a scatenare tutta questa offensiva contro i partiti e il finanziamento pubblico sia stata la vicenda della Lega. È come se per qualcuno fosse crollato l’ultimo baluardo della legalità e della moralità. Non sono soltanto amareggiata ma anche indignata: ritenere la Lega un serbatoio di moralità è il segno di come una società e alcuni commentatori non abbiano memoria di quello che è accaduto negli ultimi anni. La Lega ha finito per rappresentare tutte le contraddizioni di questo Paese».

Per Bossi è stato fatale l’abbraccio con Berlusconi?

«L’alleanza con Berlusconi ha avuto il suo peso, ma non è solo questo.…

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Il personaggio. Il candidato socialista ancora in testa ai sondaggi a sei giorni dal voto

di Anais Ginori

Sulla linea della metropolitana, i militanti socialisti che vanno a vedere François Hollande fino al Château de Vincennes, nell’est della capitale, passano per la fermata Concorde, dove si tiene il comizio di Nicolas Sarkozy. Qualcuno fischia, altri intonano “François Président”. C’è anche chi non dice nulla, alza solo lo sguardo, come un gesto di preghiera a invocare la sospirata vittoria. «Sono pronto» ripete diverse volte il candidato socialista sul palco, davanti alle bandiere con la rosa nel pugno. Hollande vuole esprimere l’urgenza della sfida che si sta per compiere. Mancano solo sei giorni al voto del primo turno ma è almeno da un decennio, ricorda il candidato socialista, che la gauche è condannata all’opposizione. Le changement c’est maintenant, il cambiamento è adesso, martella lo slogan disseminato sui manifesti. «Nessuno ci fermerà» aggiunge Hollande che ha organizzato il raduno come una festa popolare, bancarelle con vino e salsiccia, orchestrine e teatro di marionette per i bambini. Sullo sfondo il maestoso castello voluto da Carlo V.…

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Don Gallo: “Sto con i partigiani della Val Susa”

La testimonianza di don Andrea Gallo che si schiera senza mezzi termini con il movimento No Tav e invita il governo ad ascoltare davvero la protesta.

«Io sto con chi protesta contro la Tav, sto con i “partigiani” della Valle che hanno scelto la democrazia e la difesa della salute contro affari e cricche». Don Andrea Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al Porto, sta dalla parte delle persone che «lottano per la verità contro un’opera inutile, pericolosa e disastrosa». «Da quelle parti c’è uno spirito di libertà – sottolinea all’Adnkronos il prete di strada – nelle catacombe del convento dei frati di Susa c’era la sede del comitato di Liberazione nazionale. Questa è una vera e propria resistenza per il futuro dell’ambiente e della democrazia». «In quella Valle hanno creato una rabbia, e non sarà facile farla rientrare», rimarca don Gallo. Che punta il dito contro chi condanna il Movimento, chiamando in causa Palazzo Chigi: «Perchè il governo non ascolta i veri comitati della Val di Susa?…

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Il naufragio della sinistra

di José Ignacio González Faus

IDENTITÀ DELLA SINISTRA

È falsa e inumana la convinzione che ci è stata iniettata che non ci sia “niente da fare”. Di fronte a tale scetticismo postmoderno bisogna proclamare che vi sono sempre cose da fare: non sappiamo che esito avranno, ma sappiamo che possono essere fatte. In molti avvertono che l’indifferenza è oggi il più grave dei nostri crimini e la più ipocrita delle nostre scuse. Stéphane Hessel, militante della resistenza francese, prigioniero a Buchenwald e unico ancora in vita tra i redattori della Dichiarazione dei diritti umani del 1948, argomenta che, se si fosse pensato così, ci troveremmo ancora sotto il nazismo.

“UOMINI DI POCA FEDE”

Nei vangeli, quando Gesù dice «la tua fede ti ha salvato», non si riferisce a una fede di dogmi religiosi, ma alla fede nel fatto che le cose possano cambiare. Questa fede che rivendicava Gesù merita un commento.

Se domandassimo a delle persone cristiane quale sia la parola più di sinistra della Bibbia, probabilmente citerebbero frasi famose, di grande durezza, dei profeti di Israele o della lettera di Giacomo (…).…

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