L’illusione della flessibilità

di Chiara SaracenoTroll

Sembra superata la brutta scivolata di ieri della ministra Fornero con l´infelice frase sulla “paccata di miliardi”. “Paccata di miliardi” che sarebbe disponibile solo se le parti sociali accettano preventivamente il pacchetto di riforme proposto dal governo. Per lo meno non ha fermato quel pezzo simbolicamente importante di negoziato che riguarda l´articolo 18. La voglia di arrivare ad un accordo sostenibile per tutti prevale, per fortuna, sulle irritazioni e i passi falsi. Anche se sarà bene che Elsa Fornero, come tutto il governo di cui fa parte, ricordino che l´ottica del bene comune non solo va verificata con i soggetti interessati, ma deve valere sempre, verso tutti i soggetti e interessi. Il negoziato con sindacati e Confindustria sta avvenendo in modo pubblico e trasparente, anche se con qualche insofferenza di troppo. Non così è andata sulle liberalizzazioni, dove più che di un negoziato sul bene comune si è avuta l´impressione di un cedimento agli interessi di lobby ristrette ma potenti, al riparo dagli sguardi dei cittadini che ne hanno visto solo gli esiti non sempre favorevoli per loro stessi.…

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Il declino dei partiti e il potere economico

La tentazione estremista..di Nadia Urbinati

La combinazione di capitalismo e democrazia costituisce un compromesso tra proprietà dei mezzi privati di produzione e suffragio universale, per cui chi possiede i primi accetta istituzioni politiche nelle quali le decisioni sono l´aggregato di voti che hanno uguale peso. Il keynesianesimo ha dato i fondamenti ideologici e politici di questo compromesso, e lo ha fatto rispondendo alla crisi del 1929 che lasciò sul tappeto una disoccupazione tremenda. Il compromesso con l´esistente dottrina economica consistette nell´assegnare al pubblico un ruolo centrale poiché invece di assistere i poveri come aveva fatto nei decenni precedenti, li impiegava o promuoveva politiche sociali che creavano impiego. Questo comportò l´incremento della domanda e la ripresa dell´occupazione. Come ebbe a dire Léon Blum, una migliore distribuzione può rivitalizzare l´occupazione e nello stesso tempo soddisfare la giustizia sociale. L´esito del compromesso tra democrazia e capitalismo fu che i poveri diventarono davvero i rappresentanti dell´interesse generale della società –la loro emancipazione bloccò le politiche restauratrici della classe che possedeva il potere economico.…

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La memoria è un bene comune

Genovadi Tonio Dell’Olio

Sabato prossimo 17 marzo ci ritroviamo a Genova per la Giornata della memoria e dell’impegno. Ricordiamo le vittime innocenti di mafia. Lo stesso si farà in mille città d’Italia il mercoledì 21. La memoria è un bene comune. È il tesoro dell’anima di un popolo. Perché se non ricordiamo non possiamo comprendere. E se non comprendiamo non possiamo né indignarci né impegnarci. Fare memoria delle vittime innocenti di mafia il primo giorno di primavera perché sia quotidiana la fantasia dell’impegno per una legalità di cui quei nomi sono seme fecondo.

(www.mosaicodipace.it , rubrica “mosaico dei giorni”, 14 marzo 2012)…

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Il dolore non si può sopportare

di Ferdinando Camon

Non ci sono gradazioni alla disperazione, perché la disperazione è lo stadio estremo del dolore. Ma se ci fosse una gradazione, questo sarebbe il vertice: un’ecatombe di bambini sui 12 anni, vitali e festosi, che rientrano a casa dopo una settimana bianca, in pullman, e vengono falciati in un incidente assurdo. Ventidue muoiono sul colpo, altri vanno in coma, altri ancora sono feriti gravi. È una di quelle scene che non hanno risposte sulla Terra, e ti fanno alzare gli occhi al cielo. L’uomo non è fatto per sopravvivere alla morte di un figlio, la morte di un figlio è un capovolgimento della natura. E qui è avvenuto un capovolgimento innaturale della vita di decine di famiglie, e delle famiglie a loro collegate. Non è umanamente possibile reggere questa piena di dolore. Nessuna delle esistenze toccate da questa tragedia potrà continuare come prima. Tutte le vite subiranno una deviazione, una stortura. Compiendosi in un attimo, la tragedia avrà conseguenze per sempre.…

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Il Pd all’esame del riformismo

il manifestante riformistadi Miguel Gotor

Dopo il governo Monti nulla sarà come prima, cantilenano i gattopardi italiani. Dal momento che siamo un Paese gerontocratico dobbiamo però chiederci a quale “prima” si vuol fare riferimento. L´impressione è che ci sia in giro una gran voglia di riesumare un reperto archeologico, gli anni Settanta, con il suo inevitabile rosario di citazioni pasoliniane: a destra l´antagonismo è ridotto a terrorismo in base a un´inedita strategia del rancore, mentre tra i radicali il movimento No Tav è cavalcato per nuocere al Partito democratico, all´eterno grido del tradimento a sinistra. Riflessi antichi, quelli di un sistema anchilosato che si regge solo per il suo irrigidimento da paralitico, avrebbe detto Antonio Gramsci. Spia di questa convergenza è la sottovalutazione di un fatto grave in una democrazia, ossia l´occupazione della sede nazionale del Pd da parte di un gruppo di No Tav, una distrazione che vela un evidente compiacimento: quello di vedere ancora una volta quel partito, proprio come il Pci che fu, in balia di «opposti estremismi», vittima della sua presunta ambiguità costitutiva.…

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La voce di Turoldo

Nebbia e sole (fog and sun)di Tonio Dell’Olio

Vent’anni sono passati dal giorno in cui la voce tuonante di Davide Maria Turoldo si è spenta per sempre. Un poeta innamorato di Dio e della sua terra che non è il cielo. Un uomo perduto come può esserlo chi ama. Turoldo che aveva vissuto la resistenza per consegnare un altro domani alle future generazioni e Turoldo che aveva vissuto la stagione conciliare con il cuore straripante di speranza per la Chiesa e per il mondo intero. No, quella voce non si è mai spenta e continua a tormentare le nostre coscienze, a incalzare i nostri giorni, a profumare la nostra preghiera. È il segreto della poesia. Parole ridotte all’essenza della vita. Lamento, grido e canto. Davide Maria Turoldo ha messo in versi i nostri passi incerti trasformandoli in danza. Per questo gli siamo grati. E per il suo impegno senza riserve, per il suo parlar chiaro, per aver condannato alla macchia ogni timore reverenziale. E per aver aperto la parola al dialogo e all’incontro.…

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L’assessorato in eredità

Snow on Rossanodi Antonio Ricchio

Gli incarichi politici in Calabria si ereditano? Sembrerebbe di sì, almeno a guardare quanto succede a Rossano, grosso centro del Cosentino, dove il primo cittadino di centrodestra, Giuseppe Antoniotti, chiamato a sostituire l’assessore Giuseppe Caputo, ha nominato al suo posto il primogenito di quest’ultimo affidandogli pure l’incarico di vicesindaco e le deleghe alle Attività produttive e agli Affari generali. Caputo padre, è anche consigliere regionale ed è stato costretto ad optare per uno dei due incarichi scegliendo quella in seno all’assemblea legislativa calabrese.

L’INCOMPATIBILITÀ -Per inquadrare bene la vicenda è necessario un passo indietro. Lo scorso 22 novembre una sentenza della Corte costituzionale dichiara illegittima la legge calabrese che consente ai politici di mantenere i doppi incarichi. Nel collegato alla Finanziaria 2011, per iniziativa degli ex comunisti, diessini, democratici ora componenti del gruppo Misto, Peppe Bova e Nicola Adamo, con il consenso della maggioranza di centrodestra, in pieno clima natalizio (la legge è stata approvata il 29 dicembre 2010), viene inserito un codicillo: «Anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 4 della legge 54/81 e dell’articolo 65 decreto legislativo 267/00 le cariche di presidente e assessore dei Comuni compresi nel territorio della Regione sono compatibili con la carica di consigliere regionale».…

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La verità sui caccia F-35 non può venire dal Ministero della difesa

50° Anniversario Frecce TricoloriComunicato della Campagna “Taglia le ali alle armi”

Ancora una volta i fautori del programma JSF in Italia continuano a diffondere dati e considerazioni non corrispondenti alla realtà sulla situazione e i costi del programma. Le puntualizzazioni della campagna “Taglia le ali alle armi!” in seguito all’audizione odierna alla Camera del gen. DeBertolis. Ancora una volta, dopo l’audizione odierna in Commissione Difesa del Gen. De Bertolis (Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti) la campagna “Taglia le ali alle armi” si dice sconcertata dall’opacità dei dati presentati a riguardo del programma Joint Strike Fighter dei caccia F-35. Un tipo di comunicazione (sia al Parlamento che all’opinione pubblica) inaugurato dal Ministro-Ammiraglio Di Paola con una continua opera di “informazione a senso unico” tramite televisioni e giornali. Continuiamo a ritenere che il Ministero della Difesa e i fautori senza ripensamenti dell’F-35 (mentre tutti i partner e perfino gli USA ridimensionano le partecipazioni al JSF) non possano essere le fonti principali sui dati relativi a questo programma, come ha già dimostrato la questione delle “penali inesistenti” e tutta la storia passata di opacità sulla partecipazione italiana al programma.…

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La rinascita della politica

La Libertà Che Guida Il Popolodi Nadia Urbinati

La dialettica politica e partitica mal si adatta ai tempi di emergenza. Il governo Monti è un governo ad interim che per unanime consenso è temporaneo perché di emergenza. Secondo gli scettici della democrazia parlamentare, nei momenti di crisi radicale serve un forte esecutivo che risolva l´impotenza della deliberazione collettiva di decidere con celerità e senza calcoli elettoralistici. In questi mesi di guerra dei mercati finanziari agli stati democratici, la politica è stata messa all´angolo. Il fatto poi che l´Italia abbia avuto per anni un governo a dir poco imbarazzante ha reso il silenzio della politica addirittura desiderabile. Ma la politica deve uscire dall´angolo e tornare a coprire il suo ruolo di governo della società per mezzo della libera competizione di programmi e idee. In un´intervista rilasciata in questi giorni a Repubblica, Gustavo Zagrebelsky ha con chiarezza richiamato l´attenzione sulla provvisorietà di questo tempo e l´urgenza di “riportare in onore la politica,” affinché le forze politiche non siano più ridotte “al mugugno o al mugolio” ma parlino, facciano proposte e sappiano rimettere il futuro, la progettualità, al centro del presente.…

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E scomparve la ferula conciliare

più avanti: il Baldacchino di Gian Lorenzo Berninidi Alberto Melloni

Pochi al mondo sanno chi è Lello Scorzelli. Ma un numero immenso di esseri umani ha visto almeno una sua opera, piccola, del peso di pochi chili, ma di immenso significato. A questo scultore napoletano nato all’inizio degli anni Venti, con studio in Vaticano, Paolo VI commissionò per la chiusura del Concilio una nuova «ferula»: cioè quel bastone sormontato dalla croce, sul quale Scorzelli pose anche un Gesù crocifisso, esile ed eppure capace di piegare col peso della sua concentrata sofferenza la trave del più celebre e delicato simbolo cristiano.

Le foto conclusive del Vaticano II vedono Paolo VI portare questo segno che apparteneva dal Medioevo al corredo pontificio, ma che dal Cinquecento veniva usato solo in circostanze molto rare. Lo aveva con sé, quasi come una estensione statuaria, anche quando celebrò la messa in morte di Moro. E lo lasciò ai successori. Giovanni Paolo I e poi Giovanni Paolo II, che iniziò a brandirlo, ad alzarlo, a farlo volare con sé in ogni angolo del mondo: con una ritrovata audacia prima, poi come un perno attorno a cui raccogliersi nell’intensità della preghiera e infine come un sostegno al quale aggrapparsi, debole e sfinito.…

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