Quel che è successo dentro alla Diaz

Iwo Jima Chroniclesdi Massimo Calandri

Dieci anni dopo, a questa storia manca ancora la parola fine: sarà la Cassazione a confermare o meno le condanne nei confronti dei super-poliziotti. E allora vale la pena rileggersi cosa accadde a Genova la notte del 21 luglio 2001: il massacro di 93 persone inermi da parte di chi aveva invece il dovere di proteggere. E poi ancora due lustri di menzogne, di silenzi, di depistaggi: perpetrando con cinismo le pagine più nere nella storia della Polizia di Stato. Diaz ripercorre quanto è accaduto da quella notte del G8 a oggi: dalla palestra insanguinata della scuola alle aule dei tribunali, passando per le ferite dei no-global, il tormento delle forze dell’ordine, l’impegno dei magistrati. Chi ha vissuto queste vicende sa quanto sia difficile restare equidistanti, soffocare le emozioni: Alessandro Mantovani ci prova, raccoglie fatti, lancia le opinioni ai lettori. Però gli scappa una riflessione: “Dopo quel massacro, in un’Italia normale, il capo della polizia sarebbe andato in televisione, avrebbe chiesto scusa e si sarebbe dimesso”.…

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Ragioni e illusioni di un piccolo partito

Un piccolo passo... / One small step...di Concetto Vecchio

Democrazia Proletaria fu a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta “il piccolo partito delle grandi ragioni”, mai una volta che andò oltre l’1,7 per cento, anche se con il proporzionale senza sbarramento bastava per fare eleggere sei deputati. Ma più che un piccolo partito è stato un mondo al cui altare sacrificare tutto se stessi. Matteo Pucciarelli, a vent’anni dallo scioglimento, in un bel libro mette insieme i cocci di quella storia , impasto di ideali generosi e di illusioni svanite, la più grande delle quali andò in scena alle politiche del 1976 quando la sua coalizione elettorale, che comprendeva anche Lotta Continua, Pdup, Manifesto e Avanguardia Operaia, finì per sbattere duramente contro il muro della realtà. Giovanni Russo Spena, a lungo segretario, ricorda che a un certo punto il movimento dovette fare i conti con la droga, “quanti compagni morti”, famiglie che si sfasciavano, depressioni, suicidi. Era un militante anche Peppino Impastato, ucciso dalla mafia lo stesso giorno che ammazzarono Moro.…

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Guerra in Libia. Il castello di bugie e il sonno del pacifismo

Supports going up after battle to relieve the front trenches, note the three observation balloons above the bright clouddi Marinella Correggia

Quindici febbraio 2003: decine di milioni di persone in centinaia di città di decine di nazioni nei cinque continenti scendono in piazza a manifestare contro la minaccia anglostatunitense della guerra all’Iraq, condotta con il pretesto delle armi di distruzione di massa che poi non furono affatto trovate.

Due giorni dopo, il New York Times faceva notare che erano rimaste solo due superpotenze nel mondo: la prima, gli Stati Uniti, la seconda, l’opinione pubblica mondiale. L’Italia in particolare registrò forse le manifestazioni più oceaniche: tre milioni a Roma; uno sbocco delle iniziative dei mesi precedenti, che videro appendere dalle finestre d’Italia svariati milioni di bandiere arcobaleno. Lo sgorgare a fiotti del sentimento pacifista non rimase senza conseguenze. Di lì a pochi giorni, i ministri degli Esteri di 22 nazioni arabe incontrandosi al Cairo chiesero a tutti i Paesi arabi di evitare qualunque assistenza alle azioni militari (nella prima guerra contro l’Iraq nel 1991 furono in prima linea sia l’Arabia Saudita e gli Emirati del Golfo sia Paesi come Marocco, Egitto e Siria).…

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Il “Gesù” di Paolo Flores d’Arcais

The Christ - Main vault of the Cathedral of Pise Italydi Gianni Vattimo

Il direttore di Micromega, e militante di tante battaglie politico-culturali, diventa storico del Cristianesimo? Il denso libretto su Gesù che ha pubblicato di recente (Paolo Flores d’Arcais, “Gesù. L’invenzione del Dio cristiano”, Add editore, pp. 127, € 5,00) attesta un interesse per le origini del cristianesimo, che qualche apologeta potrebbe interpretare come l’inizio di un cammino di conversione. Flores, tuttavia, arriva a studiare la figura di Gesù partendo dalla Chiesa cattolica e dal Papa, temi a cui si dedica da tempo con chiaro spirito polemico. Ha ragione almeno in questo, che non si può dedicarsi allo studio di Gesù se non parlando della Chiesa. I due temi – Gesù di Nazareth e il cristianesimo con la sua storia – non sono separabili. Il che ha molte implicazioni: per esempio, e non è il caso di Flores, non si può decidere che si guarda al messaggio originale di Gesù prescindendo dalla Chiesa (e dalle tante sue magagne) – come spesso hanno voluto fare gli uomini di Chiesa.…

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Guerre dimenticate? Dimenticate la guerra

di Nandino Capovilla Pas de guerre, pas de terrorisme / No war, no terrorism

Si è fatto coraggio. Ha cambiato il tono della voce. E dopo una lunga pausa ha scandito forte al microfono: «Credo sia arrivato il momento. Forse la nostra presenza in Afghanistan va rivista. Certamente va rivista». E un boato di applausi ha riempito la grande chiesa di Ancona. Questo particolare lo ricordano perfettamente tutte le migliaia di persone con cui abbiamo camminato la sera del 31 dicembre scorso per ricordare al Paese e alla comunità ecclesiale che la pace esige di essere continuamente rimessa in “marcia”, per scuotere il nostro torpore di cittadini e di cristiani che dimenticano troppo facilmente tanto l’art.11 della Costituzione quanto il Vangelo della pace.

Ma la “colpa” di mons. Giancarlo Bregantini, criticato appena le agenzie hanno battuto la notizia, era evidente: si era dimenticato che certi discorsi è meglio non tirarli fuori, meglio non immischiarsi nella politica e nelle strategie della politica estera. Insomma, faccia il vescovo e lasci stare la guerra. Che si tratti di quella in Afghanistan o in Libia poco importa.…

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Utopie letterarie di un vero intellettuale

Aliano_Casa di Carlo Levidi Nello Ajello

Un’elegia indirizzata a un amico d’un tempo lontano. C’è questo nel libro di Giovanni Russo, Carlo Levi segreto . Commemorando l’artista torinese che tentò di aggiornare la tradizione del pensiero meridionalista con il suo Cristo si è fermato ad Eboli, l’autore ne ripercorre la generosa utopia letteraria. Gremiscono le pagine di Russo gli intellettuali che egli ha conosciuto insieme a lui o per il suo tramite: Giulio Einaudi, Umberto e Linuccia Saba, Danilo Dolci, Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Aldo Carosci, Francesco Rosi. Al di sopra di tutti Rocco Scotellaro. Si rivedono l’abitazione romana di Levi in palazzo Altieri e i rifugi di villa Strohl-Fern e poi di Via del Vantaggio. L’autore mira a sottrarre il “levismo” alle accuse di chi scorge nell’apoteosi della civiltà contadina, promossa nel “Cristo”, una mera favola estetizzante. Si tratta, ai suoi occhi, di un pregiudizio che ha accomunato i comunisti -da Mario Alicata a Carlo Muscetta- a taluni liberali post-crociani. In quella “riscoperta del Sud”, Russo appare ancora oggi pienamente coinvolto.…

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Le donne, leva del cambiamento

E’ uscito il libro di Alberto Leiss “Libertà e conflitti nella città-mondo. A dieci anni dal G8 di Genova”(Sagep ed., Genova,2011). Il testo raccoglie interviste sulla città (Giuseppe Pericu, Giuseppe Rasero, Roberto Cingolani, Luigi Merlo, Marta Vincenzi) e sui temi della critica alla globalizzazione (Claudio Burlando, Donald Sassoon, Saskia Sassen, Anna Bravo, Sabina Siniscalchi, Giuliano Ferrara, con un colloquio inedito con Edoardo Sanguineti). Pubblichiamo il capitolo con l’intervista alla storica Anna Bravo.

di Alberto Leiss

Incontro Anna Bravo mentre sta per partecipare insieme alla storica francese Françoise Thebaud a uno degli ultimi dibattiti della “Storia in Piazza”. Il titolo, un po’ spiazzante – “ E le donne?”- allude all’interrogativo: nelle guerre, faccenda che nella storia è rimasta a lungo di esclusiva competenza maschile, oggi il ruolo femminile si pone ai margini o al centro del conflitto?

Anche a proposito dell’irruzione della violenza durante le manifestazioni al G8 di Genova ci fu, e anche oggi si ripropone, una dialettica acuta tra donne e uomini.…

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80 miliardi di rigore senza crescita

di Eugenio Scalfari

È sbagliato sostenere che Tremonti abbia ceduto alle pressioni congiunte di Berlusconi e di Bossi rinviando il grosso della manovra (40 miliardi) al biennio 2013-14. Il calendario era stato concordato da tempo con la Commissione di Bruxelles: i conti pubblici italiani erano considerati in sicurezza fino al 2012 dopo le manovre effettuate nel biennio precedente. Ci voleva una manovra ulteriore per arrivare entro il 2013 all´eliminazione del deficit ed entro il 2014 al pareggio del bilancio. Perciò – l´ha sottolineato anche Napolitano – tutto procede secondo i ritmi prestabiliti anche se il peso della manovra si scaricherà sui primi due anni della nuova legislatura e del governo che ne sarà l´espressione. Il Presidente della Repubblica ha anche osservato che decidere oggi quello che dovrà avvenire tra due-tre anni vincola la responsabilità dell´attuale maggioranza. È un auspicio che tenta di stabilire un collegamento e una coerenza di comportamenti tra la maggioranza attuale e quella della nuova legislatura, quale che ne sarà la composizione e il colore; ma è un auspicio scritto sull´acqua perché, fermo restando il fine del pareggio del bilancio, i modi per arrivarci riguarderanno il futuro Parlamento, il futuro governo ed anche il futuro Presidente della Repubblica.…

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