Genova per noi

di Tonio Dell’Olio

La Genova del G8 è una ferita ancora aperta. Ma questo l’abbiamo già detto. La Genova del G8 è un incubo della democrazia di questo Paese. E forse anche questo l’abbiamo già detto. Quella Genova ha segnato la coscienza di una generazione. Anche questo l’abbiamo già detto. Ciò che ci resta da dire è che un altro mondo è ancora possibile. Anzi necessario, urgente. Che la folla degli affamati, dei bombardati, degli annegati, degli indebitati… chiede ancora alla folla delle coscienze attente di urlare il loro dolore. Perché la strada di Genova non si è fermata davanti ai manganelli battuti con ritmo marziale sugli scudi e sulle teste. Continua nei mille fiumi carsici di mille associazioni e nelle pratiche quotidiane di tanta gente. La Genova che stava fuori dalla zona rossa la trovi nelle strade non segnate nelle cartine ufficiali. Nei villaggi di Africa e di Asia e di America Latina del mondo e di casa nostra. Le scopri in mille iniziative e campagne per ridare dignità ai più poveri.…

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Beati i ricchi

di Antonio Di Lalla*

“Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”

Il governo, ormai tragico per gran parte dei cittadini, sicuramente comico a livello nazionale e internazionale tanto da non lasciar più spazio alla satira, ha fatto proprio questo aforisma di Ettore Petrolini. I soggetti deboli sono tartassati, a quelli privilegiati viene chiesto al massimo una tassa sul superfluo. La stangata per questo e i prossimi anni continua non solo a non dare prospettive, ma ad affamare ulteriormente quelle già in difficoltà, tra la goliardia dei ministri che non stimandosi si trattano da «cretini».

Le imprese licenziano, i precari e i giovani non hanno futuro, gli impoveriti aumentano, la ricostruzione nelle zone terremotate e alluvionate è pressoché ferma, gli immigrati, pur necessari, sono costantemente sotto ricatto. Il primo ministro, intanto, cerca codicilli per non restituire il maltolto, e i parlamentari, nominati più che eletti, tengono in scacco il governo facendo man bassa di tutto ciò che capita loro a tiro.…

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Il vento del cambiamento richiede più governo delle donne

di Roberta Agostini*

La nuova fase che si è aperta nel Paese a seguito delle elezioni amministrative e dei referendum è fortemente intrecciata con un protagonismo femminile che si esprime con caratteri di grande novità. Le donne hanno votato più degli uomini nei referendum e la partecipazione attiva nella campagna per le amministrative è stata riconosciuta nelle giunte paritarie che si sono formate a seguito della vittoria del centro sinistra in tante grandi e piccole città.Si tratta, io credo, di un protagonismo molto legato alle condizioni materiali di vita delle donne che l’Istat fotografa in modo inequivocabile come una realtà di disoccupazione crescente, di dimissioni alla nascita del primo figlio, di povertà in aumento, di marginalizzazione di una forza femminile che, in particolare nelle giovani generazioni ma non solo, ha molto investito su di sè con aspettative crescenti riguardo alla propria realizzazione personale e lavorativa e si è scontrata con quel un mix micidiale di disoccupazione, regressione culturale, taglio dei servizi e del welfare, che il centro destra ha perseguito da tre anni a questa parte e di cui la manovra economica di questi giorni è l’esito più grave e drammatico.…

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“Non donna di province” E Dante comprese tutto

di Sebastiano Vassalli

«L’avvenire è radioso», diceva una sentenza del presidente Mao, «ma il nostro cammino è tortuoso». L’avvenire dell’Occidente, e quello specifico dell’Italia, non promettono granché almeno per i prossimi due o tre anni. Tagli, risparmi, tasse. Per tirarci su il morale, guardiamo ai (rari) aspetti divertenti della cosiddetta «manovra». Per esempio al taglio delle Province: di cui da un secolo si proclama l’inutilità, e che per un secolo hanno continuato a moltiplicarsi. La Provincia di Novara ad esempio: all’inizio del Novecento comprendeva ben quattro Province attuali: Novara, Vercelli, Biella e Verbania. La prima a staccarsi, negli anni Venti, fu Vercelli: a cui «per un errore» (così almeno si dice) fu aggregata la Valsesia, poi venne Biella, e poi Verbania. Ora Verbania potrebbe salvarsi raggiungendo i fatidici tremila chilometri quadrati, se potesse inglobare la Valsesia: ponti d’oro, ma i valsesiani, giustamente, non ne vogliono sapere. Oppure potrebbe accordarsi con il Canton Ticino, che però è in Svizzera. Anche Savona guarda oltre frontiera: a Nizza e (perché no?)…

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Attenti alla rivolta anticasta può essere un favore alla destra

di Michele Prospero

Quando si giunge alla prossimità di una crisi di sistema torna sempre a risuonare il coro variopinto della rivolta anticasta. La degenerazione del ceto politico è reale e preoccupante, ma questa viene enfatizzata per occultare alcuni nodi storici di fondo. È più comodo sparare alla cieca sulla casta che riflettere sugli effetti perversi del potere personale di un capo d’azienda. Eppure c’è un qualche nesso tra il declino economico dell’Italia e il decadimento della realtà di partito.

La Germania, l’ultima roccaforte della partitocrazia, ha prestazioni molto differenti da quelle dell’Italia departitizzata. L’Italia è una lumaca con un record poco invidiabile: negli ultimi 15 anni è l’economia che è cresciuta di meno nel mondo. Ha poi salari fermi al ventitreesimo posto tra quelli dei paesi Ocse. La decrescita è la sua ormai cronica specializzazione. La povertà sociale la sua triste prospettiva.
La Germania è invece una locomotiva che cresce del 5 per cento, con salari (di per sé ben più cospicui di quelli della penisola) aumentati del 3,2 per cento, con servizi dignitosi e con il costo delle abitazioni nelle grandi città pari a quello di una decrepita periferia italiana.…

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Libertà per le donne. Se non ora quando

di Michela Marzano

Non ci sarà mai un buon governo finché si calpesteranno o si dimenticheranno i diritti delle donne. La prima ad averlo detto era stata, nel 1791, Olympe de Gouges, due anni prima di essere ghigliottinata. Oggi sono tante le donne che condividono quest´affermazione. Lo dimostra la manifestazione di Siena.
Dove è stato scelto di farne uno degli slogan dell´incontro organizzato per questo fine settimana dall´ormai celebre movimento “se non ora, quando?”. Sono tante e diverse le donne che non vogliono più essere ostaggio del potere maschile. Tante e diverse coloro che desiderano battersi perché gli uomini e le donne siano realmente uguali. Uguali in termini di diritti e di libertà. Uguali in termini di opportunità lavorative e intellettuali. Uguali non solo di fronte alla legge, ma anche nella vita di tutti i giorni. Perché, nonostante tutte le conquiste degli anni Sessanta e Settanta, la condizione della donna in Italia si è oggi notevolmente degradata e l´uguaglianza effettiva sembra ormai una mera chimera.…

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Lo scandalo del Tg1 nella Tv di regime

di Giovanni Valentini

La crisi del Tg 1, crisi di ascolti e di credibilità, ormai non è più un caso che riguarda soltanto la Rai o in generale il sistema televisivo italiano. È uno scandalo di regime. Il paradigma di una crisi più vasta, politica e istituzionale, che corrode lo Stato compromettendone la stabilità e la tenuta. L´agonia di un potere in coma irreversibile, attaccato disperatamente al respiratore artificiale di una tv subalterna e compiacente. C´è un danno emergente e un lucro cessante in questa parabola della maggiore testata televisiva nazionale. Ma anche qui non si tratta solo della Rai.
Per l´azienda di viale Mazzini, il danno emergente è rappresentato dal calo progressivo degli ascolti e di conseguenza della raccolta pubblicitaria: “La grande fuga”, la definì già un anno fa in copertina “Il Telespettatore”, mensile dell´Aiart, l´associazione degli utenti cattolici di cui è presidente Luca Borgomeo. Il lucro cessante è la svalutazione di un cespite aziendale, in termini di affidabilità, di autorevolezza e di prestigio.…

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Uno sguardo sulla vita

di Roberto Mancini

L’opera di Capitini, più che un pensiero della nonviolenza, mi pare sia una soglia dentro il presente, una possibilità di accesso a un altro sguardo sulla vita, a un altro modo di esprimerla, dal punto di vista sia personale che collettivo. (…) L’incontro con Capitini quindi non è tanto, per me, l’incontro con un autore che ha scritto libri e formulato idee, ma è la possibilità di attingere a un senso per una esistenza trasformata e vissuta diversamente.

(…) Capitini non è tanto, come potrebbe sembrare, un pensatore forte dal lato intuitivo, dal lato euristico, cioè uno che apre delle strade, ma senza preoccuparsi eccessivamente di giustificarle. In realtà, Capitini è una delle figure teoriche che più di tutte ha fondato la prospettiva della nonviolenza, cioè ha offerto ragioni di plausibilità che sono poi riportabili all’esperienza concreta del cammino umano.

Qual è il percorso fondativo? Il primo passo è quello di cogliere la sproporzione tra il dolore e il valore: cioè tra quello che lui chiama la realtà insufficiente, con le sue negazioni, i suoi fallimenti, le sue miserie, e una realtà di valore così forte che non può essere neppure incasellata dentro la finitezza.…

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Il risveglio sul Titanic

di Massimo Giannini

SE QUELLO che si sta consumando sotto i nostri occhi in questo agosto di tregenda non fosse un vero dramma, verrebbe da dire che siamo ancora una volta alle “comiche finali”. Un governo senza storia, guidato da un premier senza vergogna, insegue un obiettivo senza speranza. Ritrovare la forza di una politica e la dignità di una leadership, per imporre al Paese la cura dolorosa ma necessaria senza la quale c’è solo l’Apocalisse. Questo tentativo, continuamente inseguito e continuamente fallito, marchia a fuoco la via crucis degli incontri tra la risibile “armata berlusconiana” e le parti sociali. Li rende ogni volta velleitari, deludenti e dunque alla fine tragicamente dannosi.

“Negli ultimi cinque giorni tutto è precipitato”, sostiene preoccupato Gianni Letta. Peccato che il governo non se ne sia accorto. L’effetto della “scoperta” fatta dal plenipotenziario del Cavaliere è quanto meno surreale. Ricorda il ministro della Propaganda iracheno, che diceva davanti alle telecamere “We are in controll” mentre i tank americani sullo sfondo varcavano le porte di Bagdad.…

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Cervantes alla guerra d’Inghilterra.Il “Don Chisciotte” nacque dopo il disastro dell’Invencible Armada

di Pietro Citati

Miguel de Cervantes (1547-1616) viene preso prigioniero dai pirati barbareschi musulmani nel 1575 e recluso ad Algeri. Sarà liberato per un riscatto di 500 scudi nel 1580. Nel 1605 Cervantes pubblica il primo volume del suo capolavoro «Don Chisciotte». Il titolo originale è «El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha». Il secondo volume esce nel 1615
Il 12 dicembre 1584, Miguel de Cervantes sposò a Esquivias, cittadina non lontana da Madrid, Catalina de Salazar, che forse aveva nelle vene qualche goccia di sangue ebraico. Cervantes aveva trentasette anni, la fronte liscia, gli occhi vivaci e la barba bionda: gli amici dicevano che «metteva in tutte le cose una grazia particolare». Se si guardava alle spalle, scorgeva una vita drammatica e romanzesca. Nella battaglia di Lepanto (1571), un colpo d’archibugio l’aveva colpito alla mano destra: questa ferita, che a molti sembrava ripugnante, gli pareva bellissima, «perché l’aveva ricevuta nella più alta e memorabile occasione che abbiano visto i secoli passati».…

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