Casale,la ricchezza e la morte
di Enrico Deaglio
L’ottocentesco Teatro Municipale di Casale Monferrato era gremito: platea, palchi, loggione. Il coro cittadino diretto da Giulio Castagnoli, quello in cui aveva cantato Luisa Minazzi fino a quando la malattia glielo aveva permesso, cantò due brani dal Requiem di Mozart. Poi cominciò il film Polvere, il grande processo dell’amianto, e tutti stettero zitti, perché sullo schermo passava la loro ecatombe. Nella cittadina piemontese, più o meno 35 mila abitanti, un abitante su dieci dal dopoguerra a oggi è vittima dell’asbestosi e di un tumore che nasce subdolo e silenzioso, ma non lascia scampo: il mesotelioma pleurico, provocato dal contatto con l’amianto. Tremila morti. Li ha causati l’Eternit. La fabbrica che arrivò ai primi anni del Novecento fu per i casalesi «l’America in casa» e ora – benché chiusa da 25 anni e da sei addirittura abbattuta – continuerà a uccidere, senza scampo: le previsioni annunciano per Casale quasi 50 morti all’anno per i prossimi vent’anni. Il nome della cittadina piemontese verrà associato, per la vastità della strage e per la responsabilità delle industrie, a quelli di Bhopal in India, Chernobyl in Ucraina e probabilmente Fukushima in Giappone.…
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