Ora il premier deve dimettersi

di Ezio Mauro

I mercati danno la caccia all´Italia. È una doppia fragilità quella che espone il nostro Paese. La prima è strutturale, con un debito pubblico enorme e una manovra finanziaria che non prevede misure per la crescita ma taglia soltanto – con un segno di classe – aumentando le imposte, deprimendo consumi e investimenti e spostando ad un futuro incerto gli interventi decisivi. La seconda è politica, con la liquefazione della leadership di Silvio Berlusconi che palesemente non guida più né il governo, né la maggioranza né il Paese, oggi in balia dei venti come non è mai stato nemmeno nei momenti peggiori della prima Repubblica.
I mercati giudicano le debolezze e ne traggono profitto. Il premier è di fatto commissariato dall´autorità dell´Unione Europea, del Quirinale e di Bankitalia, con l´obbligo di varare una manovra che non voleva, che ha avversato e che ha votato contestandola. In mezzo alla tempesta della speculazione, il presidente del Consiglio non è stato in grado di spendere una parola di credibilità e di governo, si è preoccupato soltanto di chiedere l´impunità per l´onorevole Papa, il membro del suo partito su cui pende una richiesta di arresto per concussione e favoreggiamento.…

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Il falso testamento

di Raniero La Valle

È un pessimo segno dei tempi il fatto che il Parlamento, non potendo occuparsi del bene del Paese rimasto in poche sporchissime mani, si sia incattivito nell’impresa di dettare norme su come morire. Costituzionalmente disabile, per come è stato eletto, a provvedere alla vita, si dedica alla morte. Il Parlamento lo fa non solo dettando per legge i termini della “morte naturale”, ma intromettendosi in quella sfera personalissima che una volta era il cosiddetto testamento spirituale, nel quale ciascuno pensava se stesso nel momento futuro della morte, per vedere quale fosse l’ultima parola da lasciare ai vivi. Di questa parola il legislatore si appropria, del testamento fa carte false, o anche carta straccia; si chiama testamento biologico, ma in realtà è l’atto di fede in cui una persona dice come crede nella vita: se crede che la vita non stia tutta nella vita fisica, sicché se si lascia questa non è la vita intera che si lascia; se crede alla distinzione tra nuda vita, vegetale o animale che sia, e una vita rivestita dell’umano, e magari umanizzata dallo spirito divino; oppure crede che senza ventilazione non c’è nessuna vita.…

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La sinistra, la morale e la diversità perduta

di Eugenio Scalfari

Il 28 luglio del 1981 Repubblica pubblicò una lunga intervista con Enrico Berlinguer. Il tema era la questione morale.
Non era la prima volta che il nostro giornale affrontava quell´argomento; gli antecedenti rimontavano a prima della fondazione di Repubblica; la questione morale era stata uno degli elementi fondanti dell´Espresso fin dai suoi primi numeri, con l´inchiesta di Manlio Cancogni sul “sacco di Roma” dei palazzinari in combutta con le grandi società immobiliari e con il Comune. Erano seguite le inchieste sulle frodi alimentari di Gianni Corbi e Livio Zanetti e molte altre fino alla lunga polemica sull´Eni, su Eugenio Cefis e sulla “razza padrona” dei boiardi di Stato.
Per il Partito comunista invece era la prima volta. La questione morale contro i “forchettoni” della Democrazia cristiana faceva parte dello scontro politico-elettorale e veniva ritorta contro il Pci con le impiccagioni di Praga e i rubli che il Partito comunista sovietico inviava regolarmente a quello italiano. Ma non investiva il rapporto tra i partiti e lo Stato.…

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Trent’anni di questione morale

di Umberto Gentiloni

La questione morale «divora i partiti e le istituzioni», «nell’ Italia di oggi fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato»; questa frase domani compie trent’anni e non li dimostra, tanto appare legata all’attualità stringente. Tre decenni sono il tempo che ci separa dalla celebre intervista che il segretario del Pci Enrico Berlinguer concesse a Eugenio Scalfari (Che cos’è la questione morale, «la Repubblica», 28 luglio 1981). Un tempo lontano che traspare dalla lunghezza del testo, dal linguaggio di un mondo che non c’è più, dalla descrizione di un’Italia distante, attraversata da narrazioni identitarie e appartenenze contrapposte, segnata dalle ultime pervasive traiettorie della contrapposizione bipolare. Ma è anche un tempo terribilmente vicino per la qualità dell’analisi che si affaccia nella conversazione e per il peso di quella vicenda e del suo riproporsi nelle dinamiche dell’Italia successiva. L’intervista giunge dopo la formazione del governo Spadolini, la breve parentesi di collaborazione tra democristiani e comunisti è ormai al tramonto: il preambolo da una parte e l’alternativa democratica dall’altra mettono nuovamente i due principali partiti in competizione per la conquista di una posizione egemonica.…

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“I partiti sono diventati macchine di potere”. La questione morale

Pubblichiamo di seguito l’intervista a Enrico Berlinguer di Eugenio Scalfari, “La Repubblica”, 28 luglio 1981.

«I partiti non fanno più politica», dice Enrico Berlinguer. «I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia».

La passione è finita?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.…

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Il doppio Stato

di Carlo Galli

Gli italiani hanno scoperto di esser stati governati per anni da un esecutivo Berlusconi-Bisignani. Ci eravamo abituati a criticare con estrema durezza il potere pseudo-carismatico, mediatico, affabulatorio del premier. A criticare la sua prassi extra-istituzionale di rappresentare i cittadini – trasformati in popolo adorante che si identifica in una icona, in un corpo mistico virtuale –, il suo indirizzarsi contro gli avversari come contro dei ‘nemici´, il suo saper produrre prevalentemente immagini (sogni o incubi) a uso e consumo degli italiani, e il suo interessarsi solo a sé e ai suoi amici per quanto riguarda gli interessi concreti da salvaguardare. A opporci alla sua pretesa di essere sopra la legge, oltre la Costituzione, ai limiti della democrazia (e estraneo alla democrazia liberale parlamentare e alle sue garanzie).
Sembrava, tutto sommato, di avere a che fare con un potere eccezionale, con un concentrato di potenza difficilmente riconducibile alla misura costituzionale, con un´enormità e con un´anomalia che sovrasta (o cerca di farlo) l´ordinamento.…

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Il vento

di Tonio Dell’Olio

Non lo decidi tu il tempo del vento. Soffia nella direzione e con la forza che lui stesso determina. E forse nemmeno lui stesso. Quando vuole. Il massimo che puoi fare col vento è di dargli un canale, una via. Cercare di farti strada con una vela. Ma il vento non puoi metterlo in bottiglia e tantomeno venderlo con un’etichetta. Però è vero che puoi studiarlo con la rosa dei venti e imparare a riconoscerlo. Ma non a chiamarlo. Ci sono venti che annunciano pioggia ma anche quelli che spazzano le nuvole. Venti caldi che arrivano dall’Africa. Quelli che squarciano anche le vele e quelli che accompagnano le onde spingendo le barche. Quelli che si insinuano tra le cime e diventano voci dell’aria. Venti dolci del Mediterraneo che accarezzano i capelli delle donne. Per questo è più giusto dire cambiamento del vento piuttosto che vento del cambiamento. Perché il vento è la più bella immagine della storia che non puoi costruire come una strada e si cerca le sue vie.…

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La felice fatica di Sisifo per salvare la democrazia

di Gunter Grass*

ALBERT Camus ha offerto una nuova interpretazione di Sisifo e del suo mito. Già il fatto che il suo saggio, tanto breve nella lunghezza quanto duraturo per l’ influenza, sia stato pubblicato dalla Librairie Gallimard a Parigi nel 1942, quando la Francia oscillava tra la resistenza e la collaborazione, è una prova di ciò che può aver indotto Camus a dare una vivida forma concettuale all’ assurdità degli eventi: la pietra che non sta mai ferma.
Ma non sarà che al giorno d’ oggi molte pietre stiano muovendosi verso di noi? Considerando l’ ultimo semestre, risulta evidente quanti grandi eventi, uno dopo l’ altro, abbiano gonfiato i titoli dei giornali di ogni angolo e di tutte le province del mondo e si siano a vicenda disputati la precedenza. Sembravano già finiti, acqua passata, e nondimeno continuavano a condizionare le vicende politiche ed economiche. (…) In sintesi si può dire che il giornalismo di cui oggi parliamo e che vuole mettersi in questione, vive alla giornata, si nutre di sensazioni e non trova tempo o non si prende abbastanza tempo per illuminare i retroscena di tutto ciò che a intervalli sempre più brevi ci porta a crisi di lunga durata.…

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L’eccezione siriana.I problemi dei giornalisti arabi di fronte alla repressione in Siria.

di Mohammed El Oifi

Contrariamente al caso della Tunisia, dell’Egitto o dello Yemen, la copertura mediatica della crisi in Siria ha dato luogo a un vero e proprio dibattito tra i giornalisti arabi. In effetti, la Siria godeva, fino agli ultimi avvenimenti, di una posizione privilegiata nel mondo arabo grazie alla sua politica estera.

Eredi del nazionalismo arabo, i dirigenti siriani, dall’arrivo al potere del presidente Hafez al-Assad nel 1970, hanno portato avanti una politica estera che attira la simpatia di larghi settori dell’opinione pubblica araba. Così, nonostante abbia partecipato, a fianco degli Usa, alla guerra contro l’Iraq nel 1991, la Siria ha saputo costruire e difendere l’immagine di un Paese che si oppone all’ascendente statunitense in Medio Oriente (Nel 2003, ad esempio, il presidente Bachar al-Assad ha denunciato la guerra contro l’Iraq e ha messo in guardia dalle conseguenze nefaste per la regione). A dispetto della calma che regna dal 1973 sulle frontiere israelo-siriane, senza il sostegno della Siria ai «movimenti di resistenza arabi» contro Israele e in special modo ad Hamas e Hezbollah, questi non avrebbero potuto sopravvivere così a lungo.…

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Il buon politico secondo Don Sturzo

di Tonio Dell’Olio

“C’è chi pensa che la politica sia un’arte che si apprende senza preparazione, si esercita senza competenza, si attua con furberia. È anche opinione diffusa che alla politica non si applichi la morale comune, e si parla spesso di due morali, quella dei rapporti privati, e l’altra (che non sarebbe morale né moralizzabile) della vita pubblica. La mia esperienza lunga e penosa mi fa invece concepire la politica come saturata di eticità, ispirata all’amore per il prossimo, resa nobile dalla finalità del bene comune”.

Decalogo del buon politico:

1. È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso.

2. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica.

3. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico.

4. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.

5. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.…

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