Persone, lavoro, democrazia

Il biciclettaiodi Stefano Fassina

“Noi raccogliamo la sfida dell’innovazione progressiva: valorizzare il lavoro come fonte di identità della persona e fondamento della democrazia”.

Oggi, siamo al passaggio conclusivo di un lungo percorso. È stato un percorso aperto. Un percorso di apprendimento collettivo. Abbiamo incominciato a costruire una lettura condivisa. Una consapevolezza comune. Abbiamo riscontrato quanto articolata e variabile è la condizione del lavoro oggi in Italia.

Abbiamo incontrato gli operai della Vynils a Porto Torres e a Porto Marghera, quelli della Fiat a Termini Imerese, a Pomigliano, a Mirafiori e quelli di Fincantieri qui a Genova e a Castellammare. Le donne e gli uomini della Thyssen e della Basel a Terni. Gli ingegneri informatici dell’Eutelia. I precari delle pubbliche amministrazioni, offesi dal Ministro Brunetta, al quale ribadiamo la richiesta di dimissioni. I precari dei call center. Gli artigiani della provincia di Verona ed i giovani avvocati a Roma. I micro-imprenditori de L’Aquila e gli insegnanti a Palermo.

Il lavoro nel primo scorcio del XXI secolo si esprime in una straordinaria varietà e variabilità di condizioni materiali, storie personali e collettive.…

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Siamo alla P4

la costituzione siamo noidi Giovanni Bianco

Ricordo che qualche tempo fa quando scrissi un articolo sulla P3 un commentatore stizzito intervenne accusandomi di esprimere convincimenti errati della sinistra, “teoremi” inventati da magistrati politicizzati, accuse prive di fondamento che erano soltanto il portato di un clima di odio e di disprezzo alimentato dai “tristi” progressisti e dagli oppositori del “buon governo” del Signor B. Mi auguro che costui, come molti altri, oggi provi profondo imbarazzo per le sue opinioni e per il grigio servilismo che circonda il sistema di potere denominato “berlusconismo”.

Il nuovo scandalo esploso da qualche giorno e culminato con l’arresto del faccendiere Gigi Bisignani non è nè marginale nè campato in aria, nonostante Don Silvio anche in questa circostanza, come in molte altre, cerchi di sollevare polvere, di delegittimare il potere giudiziario e le “maledette” “toghe rosse”. Tuttavia Bisignani non è uno sconosciuto qualsiasi: pare sia allievo diretto di uno dei “signori delle tenebre” della prima Repubblica (la cui ombra si posa ingombrante anche sulla seconda Repubblica), del materassio aretino capo della P2, quel Licio Gelli, il cui nome sempre ritorna nel “sommerso della Repubblica”.…

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Secondo livello

Things Come To A Headdi Concita De Gregorio

Quando più di un anno fa, nel mese di maggio del 2010, chiesi da queste colonne cosa ci facesse un tipo come Luigi Bisignani nelle stanze di palazzo Grazioli, ospite fisso munito di ogni comfort tecnologico e non solo, e quale ruolo esattamente avesse nello staff del Presidente del Consiglio ricevetti la mattina dopo, molto presto, quattro telefonate. Una era di un ex direttore di giornale che si congratulava, mi disse, per “aver avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga”. Un’altra di una collega celebre e sempreverde, fonte occulta e abituale di un sito di regolamenti di conti, uno di quei posti on line dove chiunque fa sapere quel che non può dire in modo da poterlo poi “riprendere” come se fosse una notizia: chiedeva se ne sapessi di più. La terza di un parlamentare di lunghissimo corso di area una volta andreottiana. L’ultima, la più importante, direttamente da palazzo Grazioli via centralino del Viminale, la Batteria.…

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“C’è voglia di cambiare e il Pd la sa intercettare”,intervista a Rosy Bindi

Rosy Bindidi Maria Zegarelli

Presidente Rosy Bindi, davvero non c`è collegamento tra i risultati dei referendum e la richiesta di dimissioni dei governo avanzata dal Pd? «C`è eccome un collegamento, nessuno ha voluto strumentalizzare il risultato del referendum o appropriarsi del voto di oltre 27 milioni di italiani, ma parliamoci chiaro: non siamo su Marte. E’ stata bocciata la politica del governo, soprattutto in materia di giustizia e il fatto che a bocciarla siano stati anche moltissimi elettori di centrodestra è una ragione in più per chiedere le dimissioni di questo governo. Non capisco i puristi dell`ultima ora…».

Tanto per non fare i nomi, Antonio Di Pietro. Che adesso ritiene inutile anche una mozione delle opposizioni in Aula. Come se la spiega questa posizione all`improvviso moderata?

«Non mi sono chiari i motivi di questo argomentare di Di Pietro. Qui nessun partito si vuole intestare il risultare ma la volontà popolare quanto più è ampia tanto più nettamente boccia il governo. Il Pd ha fatto una richiesta politica, le dimissioni, se il Pdl e la Lega fossero responsabili non direbbero che non ci sono conseguenze politiche dopo i referendum.…

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Saper perdere

di Nadia Urbinati

Uno degli obiettivi messi a segno dalle democrazie costituzionali moderne è stato quello di consentire di perdere. Perdere è stato per secoli un problema maledettamente serio, anche perché si traduceva quasi sempre con la soppressione del perdente o il suo assoggettamento servile al volere del vincitore. Le città e gli Stati erano turbolenti proprio perché il potere non si adattava alla mortalità, non solo per l´ovvia ed eterna regola per cui chi ce l´aveva non lo voleva cedere, ma anche perché perderlo era decisamente molto pericoloso. Nelle repubbliche classiche, per esempio quella romana, le cariche circolavano tra una ristretta élite di senatori ed erano annuali così da consentire a tutti loro di coprirle prima o poi. La rotazione è stata una strategia molto lungimirante ma poté funzionare fino a quando la classe politica era molto ristretta per numero. L´inclusione di un più largo popolo nelle repubbliche umanistiche è stato un fattore tragico di conflitti violenti anche perché il “volgo” veniva usato dai potenti per distruggersi l´un l´altro fino a quando non si ergeva un signorotto più arrogante o potente degli altri che si teneva tutto il potere per sé, interrompendo la competizione.…

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Referendum:istruzioni per l’uso

Io ci saròdi Edoardo Raffiota

Il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 della Costituzione italiana consiste nel sottoporre al corpo elettorale un “quesito” la cui risposta (tradotta nel barrare il «sì» o il «no» di una scheda) comporta l’abrogazione o meno di una legge (o parte di essa). La stessa disposizione costituzionale attribuisce il diritto di richiedere il referendum a cinquecentomila elettori o a cinque Consigli regionali. Tale richiesta è tuttavia sottoposta ad alcuni controlli: un primo “formale” da parte dell’Ufficio centrale per il referendum (costituito presso la Corte di cassazione) che verifica ad esempio la raccolta delle firme, la formulazione del quesito; ed un secondo di ammissibilità da parte della Corte costituzionale volto ad accertare che il quesito non rientri tra quelli direttamente o indirettamente contrastanti con la Costituzione. Lo stesso art. 75 Cost., infatti, esclude che alcune leggi possano essere sottoposte al voto referendario, ad esempio tutte quelle la cui complessa disciplina non può essere modificata per mezzo di una semplice abrogazione che il «sì» sulla scheda comporta (è il caso ad esempio delle leggi tributarie e di bilancio).…

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Il Paese cresce se studiano tutti

di Tullio De MauroLove is everywhere!

Negli ultimi anni c’è stato un succedersi di libri dedicati alla nostra scuola intitolati allo «sfascio» , al «fallimento» . E qualcuno non ha resistito alla tentazione di sferrare un attacco agli insegnanti, accusati d’essere fannulloni oppure agitprop. Degli attacchi hanno fatto le spese anche ragazze e ragazzi, autorevolmente dipinti come svogliati e peggio. È giusto un quadro del genere? Con la sua scrittura piacevole Paola Mastrocola ha il merito di spingerci a riflettere sulle possibili risposte a questa domanda. Lei sembra non avere dubbi sulla risposta. La scuola merita di funzionare per le ragazze e i ragazzi che troviamo disponibili ad accogliere il nostro insegnamento: uno su venticinque nella sua classe. Gli altri si arrangino in canali scolastici per gli svogliati e, insomma, «tolgano il disturbo» a se stessi e a noi che vorremmo accrescere il loro sapere. Questa risposta trova consensi. E se i consensi fossero seri e dovessero persistere darebbero una mano a chi di taglio in taglio delle risorse prefigura una scuola ridotta ai minimi termini.…

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La liberazione è vicina

25 APRILE A MILANOdi Raniero La Valle

“Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. L’antica parola profetica è quella che meglio esprime il senso di ciò che è avvenuto il 30 maggio, con i risultati della consultazione elettorale da Milano a Napoli, da Trieste a Cagliari, da Mantova ad Arcore. Si tratta forse di una parola sproporzionata rispetto a un evento politico, di per sé normale in una democrazia, nel quale non era in gioco il futuro del mondo, ma semplicemente la scelta di amministratori pro tempore di città e province? No, non è sproporzionata se proprio in questi termini sia Pisapia che De Magistris hanno definito il significato della loro vittoria: “Abbiamo liberato Milano”, “Napoli si è liberata, trasformando la sua indignazione in liberazione”; e non è inappropriata questa parola se la liberazione di una città non è principalmente quella dai nemici, ma è dalle culture che la corrompono, che la inducono all’egoismo e all’odio, che ne frantumano l’unità mettendo gli uni contro gli altri, che ne eccitano l’intolleranza e ne alimentano le paure.…

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La laurea? Italiani disincantati, non ci credono quattro su dieci

Laurearsi: perché no?di Federico Pace

I giovani italiani sono quelli che in tutta Europa considerano meno attraente l’opzione dell’istruzione universitaria. E continuano a preoccuparli il lavoro che non si trova e la paga quasi mai non adeguata ai costi per mantenersi. Indagine di Eurobarometro su aspirazioni e timori di 30 mila ragazzi europei tra 15 e 35 anni. Forse perché il lavoro continua a essere una risorsa sempre più introvabile. Forse perché non c’è una sufficiente informazione sui vantaggi concreti, seppure meno significativi di quanto non fossero in passato, che ancora può offrire. Forse perché la delusione per le sempre minori opportunità che vengono offerte loro è ormai il sentimento più radicato. Sta il fatto che i ragazzi italiani sono quelli che in Europa, tra i loro coetanei, guardano con meno interesse all’istruzione universitaria. Il risultato emerge dall’indagine di Eurobarometro che ha sentito più di trentamila giovani con un’età compresa tra 15 e 35 anni per capirne preoccupazioni e aspirazioni.

In Italia quattro su dieci, di questi giovanissimi e meno giovani, pensa che l’istruzione universitaria non sia una soluzione appetibile.…

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Ma questo impedimento è illegittimo

referendumlegittimoimpedimentodi Cinzia Capano

Il legittimo impedimento è un diritto di tutti i cittadini sancito dal’ art. 420 ter del codice di procedura penale. Chiunque abbia un impedimento legittimo ha diritto di chiedere al giudice il rinvio del proprio processo ed il giudice ha l’ obbligo di concederlo quando l’ impedimento sia provato ed il rinvio non sia di pregiudizio allo stesso processo ed agli interessi delle altre parti coinvolte. Quel che la legge che si vuole abrogare ha inserito è, quindi, il diritto “speciale” del presidente del consiglio e dei suoi ministri ad ottenere il rinvio della causa in virtù del loro ruolo più che in relazione alla rilevanza del loro legittimo impedimento.

La Corte Costituzionale ha già provveduto, pronunziando la parziale incostituzionalità’, ad eliminare la assoluta automaticità’ contenuta nella legge tra funzione rivestita e diritto al rinvio del processo espungendo dal catalogo dei legittimi impedimenti tutti quelli, come ad esempio le varie attività’ preparatorie, che difficilmente avrebbe potuto essere oggetto di verifica del giudice e ribadendo la competenza del giudice a valutare la rilevanza e congruità’ del legittimo impedimento.…

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