Quattro regole per una buona legge

Diritto Civile Italianodi Claudia Mancina

L’obiettivo di una legge sulle direttive (o dichiarazioni) anticipate di fine vita dovrebbe essere quello di definire un quadro di regole che consentano il rispetto della volontà di un paziente non più in grado di esprimerla direttamente. Come tutte le questioni bioetiche, si tratta di situazioni complesse, nelle quali i beni che sono in gioco, e che si deve cercare di salvaguardare, sono diversi: l’autonomia del paziente, ma anche quella del medico, che ha il difficile compito di mettere la sua competenza al servizio del paziente; la difesa della vita, che non può non essere tra gli obiettivi dello stato. Si tratta dunque di cercare una soluzione il più possibile soddisfacente per tutelare insieme questi diversi beni.

Il nostro ordinamento prevede che non sia possibile costringere alcuno a ricevere cure che per qualunque ragione rifiuti: valgono gli artt. 13 e 32 Cost., ormai realizzati nella prassi del consenso informato. Nel caso delle direttive anticipate, però, c’è una difficoltà in più che deriva dall’assenza di una volontà attuale.…

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La casa sulla roccia

La casa sulla rocciadi Filippo Gentiloni

ANNO A – 6 marzo 2011 IX Domenica del tempo ordinario Dt 11,18.26-28.32 Sal 30 Rm 3,21-25a.28 Mt 7,21-27

Fra i testi liturgici di oggi spiccano i versetti 7,21-27 del Vangelo di Matteo, che contengono le ultime parole del famoso “Discorso della montagna” nel quale Matteo ha raccolto una sintesi particolarmente ricca dei discorsi di Gesù. Un finale significativo sulla autenticità della fede del credente (non basta dire…) e, di conseguenza, sulla facilità delle mille e mille falsificazioni. L’essenzialità dei fatti, il rischio della falsità delle parole. Un avvertimento e una minaccia che suonano particolarmente attuali ai nostri giorni. Quando le parole sono moltiplicate e quindi inflazionate e quindi degradate: è il problema tipico dei nostri giorni: con l’inflazione delle parole si sono corrotti i rapporti umani. E soprattutto è entrato a vele spiegate il denaro: è scomparso il gratuito, che collegava le parole con la grazia e ne assicurava, insieme alla gratuità, anche la verità. Quella verità che non è più garantita se le parole dipendono dal denaro.…

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Il biotestamento:un caso di eterogenesi dei fini?

di Stefano Semplici

Il testo del disegno di legge sulle Dat approvato dal Senato ormai due anni fa conteneva una macroscopica incongruenza. Nella relazione di accompagnamento si parlava di «scelte che riguardano un periodo nel quale il paziente si troverà in stato vegetativo» ed era in effetti a questa condizione estrema che si riferiva anche il comma 6 dell’articolo 3, sia pure con la bizzarra precisazione che tali dichiarazioni avrebbero assunto rilievo nel momento in cui un soggetto appunto in stato vegetativo non fosse stato più stato «in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze».

Precisazione bizzarra, perché sembra alludere alla possibilità che ci siano pazienti di questo tipo in grado di comunicare con chi si prende cura di loro… Il testo citava però in ben due passaggi (nell’articolo 1, oltre che nello stesso articolo 3) la categoria di gran lunga più ampia dei soggetti non più in grado di intendere e di volere, che comprende, per citare solo l’esempio più dolorosamente comune, le diverse tipologie di demenza senile e dunque diverse centinaia e non solo alcune migliaia di persone.Il…

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Scelta di civiltà

DSC_2960di Raniero La Valle

Il sovversivismo delle classi dirigenti, a suo tempo diagnosticato nella analisi gramsciana, si attua oggi nell’attacco portato all’integrità e unità dell’ordinamento dello Stato. In questo senso l’azione del governo ancora in carica, anche se si è fermata un attimo prima di mobilitare la piazza contro i magistrati, si pone in obiettivo contrasto anche con il Quirinale. Il presidente della Repubblica ha infatti un ruolo peculiare come rappresentante dell’unità nazionale e garante dell’unità dei distinti poteri e delle diverse funzioni dello Stato: del potere esecutivo, che deriva dalla nomina che a lui compete del presidente del consiglio e dei ministri; del potere legislativo, condizionato dalle sue firme di autorizzazione e di promulgazione delle leggi; della magistratura, di cui presiede il Consiglio Superiore; delle Forze Armate di cui ha il comando, presiedendo anche il Consiglio Supremo di Difesa. Rompendo l’unità dell’ordinamento, sottraendosi come imputato al controllo di legalità, mettendo il governo contro l’ordine giudiziario e lanciando i ministri nell’esercizio delle loro funzioni contro il presidente della Camera, Berlusconi rompe anche l’unità rappresentata dal presidente della Repubblica e dunque obiettivamente si pone in alternativa a lui.…

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Il Pci distante dall’Urss e sempre antisocialista

Tessera PCI 1945 - Fronte & Retrodi Mario Pirani

Sia pure con un mese di ritardo (febbraio 2011) la rivista di Emanuele Macaluso, “Le nuove ragioni del Socialismo”, dedica un inserto (Macaluso, Petruccioli, Formica, Cafagna, Landolfi) al 91° anniversario della nascita del PCd´I (21 gennaio 1921), come si chiamò ai suoi primordi il Pci. Molti possono chiedersi quale attualità abbia oggi una riflessione politica su questa esperienza, al di là dell´interesse storiografico, ma, quanto a me, resto del parere che ripercorre con spirito critico alcuni momenti di questi 90 anni, possa ancora servire a mantenere idealmente aperta la prospettiva di una sinistra di governo. Uno dei temi che tornano nei saggi su ricordati è il permanere nel Pci, lungo quasi tutto l´arco della sua storia, ad esclusione dal ventennio 1936-1956, caratterizzato dal patto di unità d´azione, di una pulsione anti socialista a pressione variabile ma, comunque, tale da rendere velleitaria la costruzione di una sinistra di governo anche nei momenti in cui Pci, Psi e Psdi sfiorarono il cinquanta per cento dei suffragi.…

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Don Giovanni all’inferno e Benigni in paradiso

di Eugenio Scalfari

TANTO era stato reto­rico e melenso il Festi­val di San­remo, con le sue can­zoni nuove e medio­cri e quelle anti­che ridotte ad ali di far­falla appic­ci­cate al muro con lo spillo, e tanto si è tra­sfor­mato in una festa popo­lare, colo­rata, irri­ve­rente e istrut­tiva non appena Roberto Beni­gni è apparso sul pal­co­sce­nico dell’Ariston sul cavallo bianco e con in mano la ban­diera dai tre colori. Così, per qua­ranta minuti, 20 milioni di ita­liani hanno riso, hanno applau­dito, hanno preso a cuore il Risor­gi­mento e una patria creata da una mino­ranza di gio­vani corag­giosi che hanno dato la vita per far sor­gere una nazione. Beni­gni ha toc­cato tutti i tasti del suo ini­mi­ta­bile reper­to­rio, ha lan­ciato bona­ria­mente le frecce della sua mici­diale comi­cità ed ha con­tem­po­ra­nea­mente dispen­sato pre­ziosi inse­gna­menti di etica pub­blica che forse molti degli ascol­ta­tori ave­vano dimen­ti­cato. Ha dato anche noti­zie di fatti anti­chi pro­ba­bil­mente ignoti ai più; la più com­mo­vente è stata quella del ven­tenne autore del nostro inno nazio­nale che pochi mesi dopo averlo com­po­sto morì nello scon­tro di Porta San Pan­cra­zio dove cad­dero insieme a lui i Manara, i Cai­roli e i gio­vani della Legione lom­barda gui­dati da Gari­baldi per difen­dere la Repub­blica romana.…

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Senza pudore

di Paolo Pombeni

Quanto è accaduto al Consiglio dei Ministri e dopo in relazione al decreto che istituisce la festività del 17 marzo lascia più che sconcertati. Per quanto si potesse più che legittimamente discutere sulle modalità in cui era possibile approntare una appropriata celebrazione della ricorrenza del 150° dell’unità nazionale, quel che non doveva proprio accadere è che il governo si dividesse platealmente su un tema così delicato e che tanto quelli a favore quanto quelli contrari usassero spesso argomenti piuttosto bizzarri per giustificare le loro posizioni. Se vogliamo essere franchi, dobbiamo riconoscere che la vicenda delle celebrazioni del centocinquantesimo non sono state gestite bene sin dall’inizio. Non si è mai deciso veramente su cosa dovessero incentrarsi le celebrazioni (su una data simbolica o su una lunga vicenda di storia nazionale condivisa), si è lasciata fiorire senza una salda regia una ridda di iniziative ed interpretazioni, non ci sono state forti reazioni culturali al solito festival di quelli che, scusate la brutalità, debbono sempre fare i fenomeni con storielle sui lati oscuri del Risorgimento e della storia seguente e sulla “revisione” fumettistica di eventi storici.…

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Messico ostaggio della criminalità

di Tonio Dell’Olio

Ci sono città in Messico, dove a governare sono le bande criminali, i cartelli della droga. Gli abitanti sono letteralmente ostaggio dei narcos che impongono il coprifuoco, danno ordini alla polizia e al sindaco, impediscono alla gente di uscire di casa. Gente inerme viene quotidianamente coinvolta negli scontri a fuoco tra clan rivali o nei conflitti con i militari. Avviene così a Ciudad Juarez, a Zacatecas, a Tijuana, a Guadalupe… È drammatico. Una bancarotta delle istituzioni e della democrazia. Il governo non ce la fa. Sono ragioni sufficienti per chiedere uno sforzo della comunità internazionale, una solidarietà straordinaria, un intervento più deciso. Sembra quasi che i parametri di allerta delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza riguardino schemi di conflitto antichi. Ma in Messico il livello di allarme ha da lungo tempo superato quello di Afghanistan e Iraq, giusto per fare due nomi a noi più familiari. Più di 30.000 persone uccise dal 2006 ad oggi. La gente che è obbligata dalla paura e dalla legge imposta dai narcos a restare in casa, si sfoga su facebook lanciando veri e propri SOS.…

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L’Egitto siamo noi

di Lucio Caracciolo

L’Egitto è un’occasione che perderemo. L’occasione è storica: spezzare nel più strategico paese arabo il circolo vizioso di miseria, frustrazione, regimi di polizia e terrorismo – spesso alimentato dai regimi stessi per ottenere soldi e status dall’Occidente – che destabilizza Nordafrica e Vicino Oriente fino al Golfo e oltre.

Il successo della rivoluzione avvierebbe la transizione a un Egitto “normale”, con un potere politico legittimato dal popolo. Dopo la scintilla tunisina, il segno che la nostra frontiera sud-orientale può cambiare. In meglio. Avvicinandosi ai nostri standard di libertà e democrazia. Cogliendo le opportunità di sviluppo perse per l’avidità delle élite postcoloniali, impegnate a coltivare le proprie rendite, indifferenti a una società giovane, esigente. L’Italia più di qualsiasi altra nazione europea dovrebbe appassionarsi al sommovimento in corso lungo la Quarta Sponda. Chi più di noi dovrebbe interessarsi alla ricostruzione del circuito mediterraneo, destinato a intercettare la quasi totalità dei flussi commerciali fra Asia ed Europa, di cui saremmo naturalmente il centro?…

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Padoa-Schioppa e le virtù collettive

di Romano Prodi

Non riesco a parlare al passato di Tommaso Padoa-Schioppa. Non mi è possibile farlo per l’affetto e l’amicizia che ci hanno da sempre legati. Non mi è possibile perché l’attualità della sua lezione umana e professionale, lo stile della persona e il suo rigore vanno ben oltre i limiti del tempo. Più volte ho incrociato nella mia vita la sua metodica precisione che, abbinata alla curiosità che solo una mente aperta può avere, ne ha fatto per me un punto di riferimento. Egli è uno degli europeisti più convinti che abbia conosciuto, uno degli economisti più raffinati, uno degli intellettuali più puri. In questa breve riflessione sugli anni di Governo di Tommaso Padoa-Schioppa non mi è nemmeno facile separare il ricordo delle nostre conversazioni libere e aperte (a volte arricchite da una certa comune ingenuità) da quello delle lunghe e faticose riunioni nelle quali si cercava di approfondire gli aspetti tecnici e le conseguenze economiche delle nostre proposte e dei nostri provvedimenti.…

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